La prima immagine di un buco nero.

Commenti

  1. Accidenti, quanta Bellezza! E’ trainante, è affascinante, è coinvolgente, è entusiasmante!…
    Grazie, Marco.

    Grazie per queste riflessioni che, partendo dal cielo, raggiungono il cuore dell’uomo, cellula pensante ed amante dell’universo stesso.

    Con un pizzico di invidia per il cielo stellato che ti puoi gustare dalla casa di Abruzzo, mentre io – a causa dell’inquinamento luminoso della città in cui abito – non avrò possibilità di contemplare lo spettacolo delle stelle cadenti maggioline in onda sul nostro firmamento proprio in queste notti,
    ti abbraccio con affetto e gratitudine.
    E con un sorriso,
    angela

  2. Grazie infinite Marco,
    che dire? Mi sono emozionato leggendo questo post, e lo rileggerò, e lo rileggerò…
    Di nuovo grazie e buona giornata.
    Benigno

  3. Cara Angela, caro Benigno,

    grazie per i vostri commenti! Il mio tentativo era di parlare di questa scoperta, raggiungendo però al contempo il cuore, il centro delle emozioni, e non appena il dato empirico. Sono proprio contento che almeno un po’ questo tentativo sia riuscito! Angela carissima, hai ragione dalla città non si vede quasi più la volta stellata: io da Roma vedo praticamente niente, e fatti salvi quei (pochi!) giorni in montagna, potrei dimenticarmi che esiste la volta stellata! Benigno grazie perché la tua emozione, la vostra emozione è, in ultima analisi, la ragione per me per aver scritto questo pezzo.

    Vi abbraccio.

  4. giancarlo salvoldi dice

    L’UOMO E’ L’INCARNAZIONE DELL’UNIVERSO CHE PENSA ED AMA?

    Marco e Marco, il primo, Guzzi, mi ha fatto vivere e sperimentare una conoscenza nella profondità dei miei abissi, e il secondo, Castellani, mi offre una pista di pensiero, che dà soddisfazione anche alla mia insaziabile, un po’ egoica, voglia di sapere, ed è pista che conferma le intuizioni riguardanti il trascendentale.
    Così mi sembra di sentire più forte la relazione tra me e il cosmo, non solo a livello emotivo ma anche razionale.

    La mia storia mi suggerisce due parole che colorano il mio sguardo sul “concavo cielo”: desiderio e nostalgia. Guzzi parla molto dei desideri che animano l’uomo e tutta la sua vita: la parola desiderio significa proprio “de-sidera” e cioè qualcosa che scende dalle stelle, ed è significativo che l’uomo abbia coniato questa parola molto prima di inventare i telescopi.
    La poesia e una fede hanno spinto e guidato lo sguardo dell’uomo verso alcune verità su cui una scienza arida può solo arrancare.

    La parola nostalgia, “nost-algia” significa “dolore del ritorno” ed è il lancinante, irresistibile, desiderio di tornare a casa: è il richiamo del cosmo, dell’infinito che ci abita e che ci affascina.

    I primi scritti di Castellani mi hanno trasmesso l’idea che l’Uni-verso possa aver espresso coscienza di sé attraverso l’uomo: se così fosse, poichè un’entità cosciente è viva, verrebbe spazzata via l’idea di un cosmo freddo e senza senso.

    Quella speranza ha fatto lentamente maturare in me l’altra speranza che quel cosmo, nella mia fede creato dallo Spirito, se ha senso e se quindi prende il calore della vita, abbia espresso attraverso l’uomo anche la sua capacità di amare.

    L’UOMO POTREBBE ESSERE INCARNAZIONE DELL’UNIVERSO CHE AMA: forse non ne è l’unica forma, e lo può essere nonostante la presenza del mistero del male.

    Mi convince ciò che dicono Guzzi e Castellani, che l’uomo può tornare a percepire un cosmo accogliente e con significato perchè può uscire dalla gabbia di una ricerca scientifica, indispensabile e preziosa, ma ancora illuministicamente parcellizzata , per andare verso una ricerca più potente, nella consapevolezza che ogni ricerca presuppone una fede, anche se lo scienziato ricercatore non sempre lo sa.
    Nella libertà dei figli di Dio, ognuno ha il cosmo che sceglie di avere.
    Senza una fede sono arido e vedo un universo insensato, mentre con una fede posso sperimentare che l’immenso patrimonio della cultura greca e giudaico-cristiana può salvare me e ridare speranza all’umanità.
    Esprimo la mia gratitudine a chi ci aiuta nel nostro cammino,
    GianCarlo

  5. Carissimo Giancarlo,

    amico mio, sono onorato del tuo esteso ed intelligente commento. Grazie di cuore.

    Metti proprio il dito nel cuore della questione, quando scrivi “… mi hanno trasmesso l’idea che l’Uni-verso possa aver espresso coscienza di sé attraverso l’uomo: se così fosse, poichè un’entità cosciente è viva, verrebbe spazzata via l’idea di un cosmo freddo e senza senso.”

    Sì carissimo. Tutta la mia urgenza di comunicare è in queste tue parole. Pensare un cosmo freddo e senza senso è sempre possibile, è certo una possibilità del pensiero, perché siamo stati creati liberi. Però non è senza conseguenze! Perché di fronte a questo cosmo così pensato l’unica cosa che ha senso (o meno nonsenso) è l’espansione egoica (in fondo è la stessa cosa espressa nella Prima Lettera ai Corinzi, con straordinaria potenza e concisione, “Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo.”) Afferrare tutto il possibile prima di scomparire, inghiottiti nel nulla cosmico. E questo però non soddisfa, nemmeno nel corto periodo, lo sappiamo. Qui, non si vince comunque.

    Diverso se è un cosmo “amorevole”, o comunque trasparente all’Amore, che permette che questo Amore venga cercato, implorato, desiderato, pianto per la sua percepita assenza, gioito per la sua presenza, accolto. Perché in un campo di amore si respira, si inizia a respirare. A guardare davvero. Anche la smania di possesso, che è alimentata dalla paura, si attenua, all’attenuarsi del timore. “Non abbiamo nulla da temere” dice spesso Marco Guzzi. Ecco, abbiamo la possibilità di guardare il cielo così, le stelle così. Il cammino che facciamo in Darsi Pace, ma direi il cammino personalissimo che ognuno fa, con gli strumenti che qui e altrove gli vengono offerti, alla fine è per quello. E allora, anche nella sofferenza, abbiamo già vinto. Qualcuno ha vinto, per noi.

    Dice il mio calendario oggi che “Guarire è toccare con amore ciò che precedentemente abbiamo toccato con paura” (S. Levine). Anche le stelle si possono “toccare” con amore. Nell’amore in effetti non vi è altro che il tocco, il contatto.

    Un abbraccio!

  6. Giuseppina Nieddu dice

    Grazissime di cuore ai due Marco, Castellani e Guzzi e a G.Carlo Savoldi!!!
    Le vostre risonanze “trinitarie” concordano in una visione cosmica veramente poetica senza l’uso dei visori 3D. La forza dei vostri dialoghi ” a distanza” ci immergono dentro un cosmo “amorevole” che ci chiama ad essere uomini cosmici risanati dalla paura di toccare per imparare finalmente libera-mente ad amare. Siamo chiamati a fare Spazio dentro e fuori, senza barriere di tempo per vivere e costruire futuro.
    Alleluya Alleluya Alleluya !!!
    Un abbraccio cosmico
    Giuseppina

  7. ivano caminada dice

    Impressionante, strabiliante, esaltante, commovente. La sorpresa di queste vostre rivelazioni ” trinitarie ” che mostrano l’unità , che si realizza nella coscienza umana , tra le cose del cielo e quelle della terra, oltre che tra di voi pensanti relazionali, mi colpisce e mi interroga come Newton , quando lo colpi in tesa una mela matura, anche se non aveva ancora scoperto la forza di gravità. Ovvero il cielo decise quello che , venne poi compreso , sulla terra ! Partirei dai vostri imput, per formulare questa ipotesi da verificare in noi: L’universo è un essere pensante e relazionale, che può qualificarsi come un IO SONO che si rivela nei nostri desideri umani d’amore aperti ad ogni possibile. Una verfica la feci già da bambino, quando ero lontano da casa e solo . Allora ” accarezzavo le stelle ” con grande nostalgia, e ricevevo l’IO SONO che mi mancava . Forse sono blasfemo, ma gli scienziati , anche quelli interiori come me, devono pur osare e rischiare .
    “Guarire è toccare con amore ciò che precedentemente abbiamo toccato con paura” Bellissima verità cosmica, sperimentabile in noi !
    Grazie amici inter-stellari , un carissimo abbraccio.
    Ivano

  8. Grazie per le vostre riflessioni così rasserenanti.
    Riflettevo su queste due visioni del cosmo:

    “Pensare un cosmo freddo e senza senso. Afferrare tutto il possibile prima di scomparire, inghiottiti nel nulla cosmico.
    Oppure pensare a un cosmo “amorevole”, o comunque trasparente all’Amore, che permette che questo Amore venga cercato, implorato, desiderato, pianto per la sua percepita assenza, gioito per la sua presenza, accolto. Perché in un campo di amore si respira, si inizia a respirare.
    Guarire è toccare con amore ciò che precedentemente abbiamo toccato con paura.”

    E mi sono venute in mente queste parole di Gesù
    “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”

    Un abbraccio

  9. Grazie Giuseppina, grazie Ivano, le vostre risonanze sono per me preziose perché mi confortano nella condivisione di questo spunto nuovo di vedere il cosmo, trapuntato di calda speranza: che poi niente altro è che lo sviluppo coerente di quello che ci viene suggerito nel percorso Darsi Pace, quello che si evince dai saggi su cui lavoriamo, come la “La Nuova Umanità” nonché da alcune delle letture indicate, come il “Tao della Liberazione” (che ha alcuni capitoli molto significativi sulla cosmologia).

    Caro Aldo, grazie a te e per la frase di Gesù, mi viene da pensarla non più ad una lettura “moralistica” (ovvero, “se non obbedite sarete puniti”) come il nostro ego ci suggerisce – e purtroppo non solo quello a volt – ma ad una semplice e partecipata evidenza, detta in amicizia ed empatia (“vi imploro di iniziare a pensare l’universo in modo diverso, altrimenti la bellezza non vi potrà raggiungere”).

    Un abbraccio.

  10. giancarlo salvoldi dice

    Altrimenti detta, con tono schietto e sorridente, può suonare così:” Convertirsi conviene!”

  11. Stefano Sandron dice

    Grazie Marco e tutti voi per queste
    riflessioni molto profonde, nelle quali il mio piccolo io si perde e non sa cosa dire.
    Poi espiro e ricordo che ho sempre guardato il cielo, con una grande curiosità e con grande rispetto, provando sempre (quando sono un po’ meno distratto) un senso di libertà nel relazionarmi con questo spazio senza confini.
    In questo percorso in darsi pace, ho riscoperto e la sconfinata libertà dello “spazio” e imparato a percepire il peso del confine, del mio limite.
    Due realtà che sorprendentemente coesistono nell’uomo…in me, che sono “fatto” di particelle infinitamente piccole e vivo in uno spazio infinitamente grande.
    Mi hanno sempre affascinato l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. Studiamo e cerchiamo le particelle sub atomiche più piccole, per trovarne il fondamento, e studiamo ed osserviamo lo spazio siderale nel tentativo di capire da dove veniamo, dov’è il suo ed il nostro inizio.
    Scoperta melodiosa…
    proprio noi siamo l’espressione dell’universo, che contiene queste due direzioni, che in noi si incontrano, l’ascesa verso le stelle e la discesa nei misteri della materia.
    Proprio in noi si manifesta continua-mente quell’inizio che cerchiamo nell’infinitamente grande e nell’infinitamente piccolo.
    Proprio noi abbiamo questa delega spaventosamemte grande di dare spazio in noi all’inizio di tutto, in ogni momento.
    Noi siamo infinita-mente un luogo abitato, ab-soluta-mente abitato, senza soluzione di continuità, luogo abitato.
    Mi pare sempre di nuovo, grazie a queste condivisioni, che tutto sia così sensato perché profondamente pensato, desiderato.
    Circa 20’anni fa, ho fatto il muratore ed ho imparato che per fare una casa semplice con muri e tetto, ci vuole molta intelligenza, molto impegno, per niente casualità. Dovessimo lanciare miliardi di volte in aria a caso tutto il necessario per costruire una casa, mai otterremmo ciò che desideriamo. Figuriamoci per avere un fiore, un albero, l’azzurro del cielo, la pioggia, gli astri, l’universo… ogni organo del mio corpo… Io.
    Tutto mi pare attenta-mente pensato.
    I monti sono pensiero, gli astri sono pensiero, io (noi) sono (siamo) pensiero.
    A volte percepisco un senso di appartenenza a questo pensiero, come se queste cose mi appartenessero o meglio come se mi abitassero, se io appartenessi a questo pensiero.
    Poi mi distraggo e rientro nell’ingnoranza di tutto ciò.

    Un ringraziamento a Marco Castellani e a tutti voi per la condivisione di questo “spazio”, che ci contiene e ci abita.

    Stefano

  12. Grazie caro Stefano,

    il tuo intervento è ricco di spunti interessanti, sarebbero veramente da seguire uno alla volta. E’ bello condividere con voi, in questo spazio, questo tentativo sempre approssimato, sempre perfettibile, di non essere (troppo) separato dall’universo. Devo dire che ho iniziato a vedere il vero valore della mia scelta professionale quando, grazie alle letture e grazie sicuramente anche al percorso Darsi Pace, ho iniziato a vedere che la mia scelta poteva essere “messa a servizio” di questa possibilità. Ad ora non vedo che in essa la sua vera dignità, ed il suo significato per la mia vita.

    E’ bello provare a sentire ed esplorare questa connessione con il cosmo, anche dai vostri commenti è evidente che sorgono sempre nuovi spunti, ed è veramente corroborante poterli seguire, approfondire. L’attitudine aperta verso il cielo, è qualcosa che rallegra, conforta, aiuta. E’ bello studiare il cielo se possiamo dirlo alle persone, aiutarle a riconciliarsi con esso, a pensarsi immersa in un cosmo vastissimo, ma pieno, morbido, accogliente.

    Per che deve nascere il “cosmo” in fondo è così, l’universo è esattamente la pancia della mamma, calda, accogliente, sicura. Possiamo osare di recuperare questo senso, in modo più radicale ancora, meno immediato ma forse non meno vero? Penso a questo quando Guzzi dice nei corsi, che siamo in un ambiente “ben protetto”.

    Per me un ambiente ben protetto, è una pancia. Inutile girarci intorno. E’ così.

    Dante pure mi sembra d’accordo (anzi rilancia alla grande, in modo meta-fisico), quando afferma coraggiosamente,

    “Nel ventre tuo si raccese l’amore,
    per lo cui caldo ne l’etterna pace
    così è germinato questo fiore.”

    Un cosmo così, non a caso ha dei caratteri femminili, opposti a certa visione unilateralmente maschile, di “dominio” (di un maschile irrelato alla parte femminile, dove solo nella relazione maschile e femminile fioriscono nella loro vera natura).

    “La luce delle stelle fisse / come un rifugio capovolto” cantava Fabrizio de André molti anni fa.
    Anche questa immagine mi è sempre piaciuta.

    E quando dici

    “Tutto mi pare attenta-mente pensato.
    I monti sono pensiero, gli astri sono pensiero, io (noi) sono (siamo) pensiero.”

    come non pensare ancora a Dante, il suo “Amor che muove il Sole e le altre stelle” ?

    Non si tratta di questo?

    E’ evidente che il bimbo in attesa di nascere è oggetto di una storia di amore (almeno nella gran parte dei casi).
    Vive per quella, si nutre di quella.

    Possiamo riprendere questa evidenza, nel nostro universo?
    Provocatoriamente, direi, può essere per noi una “pancia” ?

    Che altro c’è di più interessante, da studiare? Da sperimentare?
    Da provare, da sperare di sperimentare?
    Da lavorare, ogni giorno, per alimentare questo sperare?

  13. Stefano Sandron dice

    Ancora grazie ancora a te Marco e a tutti voi,
    mi dispiace di non poter scrivere ed interagire spesso qui e nel blog, ma purtroppo tempo ed energie sono risicati. (l’argomento maschile femminile è certamente nuovo terreno di crescita) speriamo di potersi incontrare magari (almeno alcuni) a Trevi.

    Un saluto a tutti.
    Stefano

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