Perché Darsi Pace

Già diverse persone in questo blog hanno dato la loro personale risposta a questa domanda: perché Darsi Pace? E perché proprio adesso?
Vorrei provare a rispondere anch’io, ma per farlo voglio partire da un’altra domanda: che cos’è Darsi Pace?
È un’associazione culturale? Un gruppo di ricerca spirituale? Un gruppo ecclesiale?

Darsi Pace, per quello che ho sperimentato io, è prima di tutto un metodo.
È un modo per imparare a fare qualcosa, un modo ben fondato nella teoria e nella pratica, graduale e sapiente. È radicato nella storia del pensiero umano ma allo stesso tempo è un metodo pratico, concreto, un insieme di strumenti che lavorano direttamente sul nostro corpo (fisico, psichico, emotivo). [Continua a leggere…]

Un piccolo laboratorio di guarigione

Quando ci siamo incontrati su Skype la prima volta, non sapevo bene cosa aspettarmi da questo esperimento, nemmeno quanto sarebbe durato. Ero però sicura che stavamo per iniziare qualcosa di importante, di sicuro importante per me.

Tutto era iniziato a dicembre 2014, a seguito di un post di Iside su questo blog. L’idea era quella di creare dentro Darsi Pace uno spazio per lavorare a una guarigione-salvezza che includesse più apertamente i nostri corpi sofferenti. Questa cosa la desideravo da tempo: infatti, avevo bisogno di andare più a fondo in questo lato della mia vita e volevo farlo con chi condivideva con me non solo un’esperienza simile, ma anche lo stesso linguaggio e lo stesso orizzonte di speranza. Ci siamo così ritrovati in quattro, tutti della stessa annualità di Darsi Pace e tutti con un’esperienza personale di disabilità, anche se in forme e con gravità diverse. [Continua a leggere…]

Relazioni primitive

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Rubo questa definizione alla chiacchierata con un’amica, perché l’accostamento dell’aggettivo “primitivo” a molte relazioni che io vivo mi è sembrato azzeccato.

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La mia guarigione

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La domanda arriva inaspettata, mentre stiamo parlando d’altro: “Ma tu vuoi ancora guarire? Preghi per la tua guarigione? Credi veramente che Dio possa guarirti?”
Resto per un attimo senza parole. Sì certo che voglio guarire, no non mi sono arresa, ma la voce non esce. Sono stata colta nel vivo e non riesco a rispondere.
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Giochiamo?

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Se penso al gioco e al giocare, la prima cosa che mi viene in mente sono bambini sudati che si rincorrono, o seduti per terra tutti intenti ad escogitare qualche nuova avventura. È il ricordo piacevole e ancora vivo di un’infanzia, la mia, fatta di spazi estivi dilatati, pieni dell’entusiasmo di inventare il proprio tempo insieme con una combriccola di piccoli amici.

Poi si diventa grandi e il gioco diventa un’attività sempre più marginale, da nascondere nelle pieghe di altre attività più produttive e socialmente accettate. In fondo per tanti anni al gioco non ho pensato più, tutta intenta a realizzare concretamente gli obiettivi che ritenevo giusti per la mia vita.

Poi durante un esercizio del terzo anno di Darsi Pace è successa una cosa inattesa. [Continua a leggere…]

L’anima

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“Non trovo io qualcosa cui si possa paragonare la grande bellezza di un’anima e la sua grande capacità. […] E veramente a stento arrivano a comprenderla le nostre facoltà d’intendere, per quanto acute, come non possono arrivare a considerare Dio, poiché Egli stesso dice di averci creato a Sua immagine, e somiglianza. […] Consideriamo la nostra anima come un castello, fatto tutto da un diamante, o da un cristallo chiarissimo, nel quale ci sono molte camere, come nel Cielo ci sono molte dimore […] castello meraviglioso e risplendente, questa perla orientale, quest’albero di vita piantato nelle stesse acque vive della vita che è Dio.” (Santa Teresa d’Avila)

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Cattivi

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Cattiva, invidiosa, superba: no, io non sono così. Eppure… gli esercizi dei primi due anni dell’Approfondimento mi hanno fatto vedere qualcosa di diverso.

La distruttività che demonizzo negli altri si trova anche a casa mia. Il mio modo di viverla non è eclatante, non è apertamente violento, ma dentro, quanto è potente, quanto mi scardina e mi consuma?

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Fame di…..

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Vorrei provare a scrivere qualcosa sul cibo e sulla cucina e sul disagio che provo quando vedo in tv programmi che parlano in modo ossessivo di ricette e di piatti sempre nuovi, improbabili, sorprendenti.

Mi piace mangiare cose buone, meglio se sane, ma ho un passato da bambina golosissima e oggi diffido di tutti gli eccessi, quantitativi e qualitativi, che riguardano il cibo.

Il rapporto con ciò che mangiamo è pieno di implicazioni simboliche e psicologiche, a livello individuale e collettivo.

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La vita vera

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  In questo periodo non riesco a conciliare la vita vera con la vita “vera”. Cioé, volevo dire…  la vita di tutti i giorni, il lavoro, la famiglia, quello che succede nel mondo… e dall’altra parte la meditazione, la preghiera e il nostro lavoro interiore. Sento come un cortocircuito con la vita, appunto… ma qual è poi delle due la vita ” v e r a “?  

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Decrescita

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Mentre politica, giornali e tv sono sempre più ossessionati dalla mancanza di crescita economica, un pensiero diverso si sta diffondendo nel sottobosco mediatico: l’idea che sia necessario ripensare la nostra società non in termini di crescita, ma di decrescita. Ho iniziato a leggere qualcosa sull’argomento un paio di anni fa, e mi piacerebbe condividere con voi alcune idee alla base di questo pensiero e alcune mie riflessioni.

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