Cattedrali di nuova umanità

La cattedrale verde opera dell’artista olandese Marinus Boezen è stata l’immagine sulla quale il gruppo Darsi pace di Milano ha meditato e lavorato seguendo il metodo integrato del nostro laboratorio.

Una vista aerea rivela l’opera di Land Art: una cattedrale “positiva”
in cui gli alberi a portamento colonnare delimitano gli spazi e una “negativa” cioè un vuoto che ricalca per dimensioni e forma la precedente: un prato chiuso da querce e carpini.

Questa opera ha suggerito al gruppo i dualismi “pieno/vuoto”, “dentro/fuori”, “bene/male”, ha rammentato la necessità della cura verso noi stessi e quanto sia difficile liberarci di un “pensiero rappresentativo” che spesso, per paura, tratta le nostre idee come cose reali, costruendo “cattedrali” di astrazioni invece che accoglienti case di umanità, corpo di reali relazioni umane.

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Io sono un mistero

Da un po’ di mesi sento in me una strana agitazione, energia ingolfata che non fluisce armoniosa nel corpo. Sono inquieta, non ci sono problemi particolari a preoccuparmi, non sono  gravata da impegni lavorativi, eppure non riesco a stare tranquilla, a vivere piacevolmente le situazioni  che la vita mi offre e mi disturba non riuscire a capire cosa mi stia accadendo.

Diversamente dal passato e  grazie al lavoro interiore, non rifiuto questa sgradevole percezione, la ascolto e l’ascolto si fa accoglienza, discesa nelle mie  profondità fino a riconoscere  la paura, la disperazione, il dolore, l’antico dolore, sempre lo stesso.

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Tempo di ricapitolare

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Da quando sono in pensione vivo in un tempo dilatato e rallentato che segue il ritmo  dei miei gesti dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina.

Non c’è fatica nel movimento, nel susseguirsi di azioni, di parole, di sguardi, di silenzi che si fanno e si disfanno nell’adesso, nel tempo che è.

Non c’è il dovere prima e dopo il piacere, ma lo stare dentro ciò che accade.

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Gruppo Darsi Pace Palazzolo s/O

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Incontrai Lucia in un supermercato.

Non la vedevo da tempo e, tra i consueti aggiornamenti, le raccontai la mia esperienza in Darsi pace. Ne fu interessata ed anche entusiasta e decise di partecipare, insieme ad altre amiche, agli intensivi di Albino. In seguito mi chiese se potevamo costituire un gruppo anche nella nostra città per continuare insieme l’esperienza  e così nacque il gruppo Darsi pace Palazzolo s/O.

Lucia coinvolse oltre al marito alcune persone che si unirono a quelle già iscritte ai corsi telematici, dodici in tutto.

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Condividere il dolore

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L’esperienza di questi anni in Darsi Pace rende evidente ai miei occhi, soprattutto durante la condivisione nel gruppo, il dono che siamo l’uno per l’altro.

Nel gruppo comprendo che, pur dentro storie e contesti diversi, funzioniamo tutti nella stessa maniera, maschi e femmine, giovani e meno giovani, praticanti iniziali e praticanti avanzati.

Nel gruppo comprendo che siamo tutti segnati dallo stesso dolore, quello della ferita di non essere amati.

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E le acque tornano a scorrere

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Poco tempo fa ho sognato di camminare nel mare dalle acque trasparenti vestita di bianco lasciando alle spalle una figlia accanto alla madre.

Il sogno me ne ha ricordato un altro, sognato a vent’anni, nel quale fuggivo dalla chiesa in cui avrei dovuto sposarmi e trovavo pace  lasciandomi portare dalle acque del fiume che scorre nella mia città.

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Stare dentro l’attesa

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Sono partita per Roma l’aprile scorso sentendo nell’aria primaverile e dentro di me una voce che mi diceva:

“Lasciati portare, stai dentro ciò che accade”.

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Gli occhi miei volgo al monte

Realizzai questo video quando sentivo finire dentro di me  l’esperienza della montagna e nello stesso tempo mi riusciva difficile lasciarla andare.

Il video, insieme alla rilettura dei quaderni montani sui quali annotavo le mie riflessioni, mi aiutarono a comprendere meglio ciò che la montagna era venuta a dirmi ue ad attendere fiduciosa ciò che ancora non sapevo. [Continua a leggere…]

La casa

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Sette anni  di laboratorio Darsi Pace mi aiutano a fare esperienza concreta dei misteri della fede cristiana e a comprendere la realtà della natura spirituale dell’essere umano.

Muovo i primi passi in questa dimensione e cerco, in un certo senso, di  re-imparare a parlare.

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Quarant’anni dopo

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Il primo amore non si scorda mai – dice un vecchio proverbio.

Pur non scordandolo, a me è capitato di non riconoscerlo quando l’ho incontrato… quarant’anni dopo.

Eppure ciò che quell’incontro mi ha regalato è stato davvero un momento meraviglioso.

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