Cosa è cambiato in me grazie a Darsi Pace

Cambiamento

Non è affatto semplice o scontato rispondere a questa domanda: «Cosa è cambiato in me da quando frequento i percorsi di Darsi Pace?». Sono itinerari dello spirito, culturali, filosofici, psicologici che si intersecano o viaggiano per vie parallele che tuttavia si scrutano e dialogano tra loro. È proprio questo aspetto «multidisciplinare» che mi ha colpito e che mi indusse, dopo aver attinto qualche informazione sommaria da mia cugina Filomena, collaboratrice del gruppo, ad iscrivermi al corso telematico, non potendo raggiungere la sede di Roma, dove si tengono gli incontri fisici.

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Kronos o Kairos?

tempo libero

I bambini sanno come occupare il loro tempo libero, ammesso che ne abbiano ancora e che non sia rigidamente programmato da madri e padri: giocare.

Si concentrano sul gioco e non fanno altro. Nel gioco il bambino è presente con tutto sé stesso e non si cura d’altro. Non così vanno le cose per gli adulti, il cui minimo comune denominatore è lo stress (distress), uno stato di disagio che può comportare conseguenze anche molto gravi.

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Completezza e totalità

PERFEZIONE

Siamo così intenti ogni giorno ed in ogni occasione a sottolineare le differenze che ci sono fra noi al punto di non accorgerci più delle sovrabbondanti convergenze che ci sono o che potrebbero esserci fra noi. Questa incapacità di sorvolare sulle particolarità che ci dividono è tipica delle personalità ansiose ed emotive, le quali tendono a rimarcare i dettagli.

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Ripugnanze significanti

Ossessione

Nel cammino di crescita psicologica e spirituale è importante esaminare ciò che ci ripugna e ci allontana dal cuore pulsante della vita. Provare repulsione verso ciò che è male – inteso come tutto ciò che è portatore di morte, mortifero, come qualcosa di nocivo alla crescita integrale della persona umana – è (dovrebbe essere) secondo natura, cioè secondo l’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio.

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IMMAGINAZIONE E REALTA’

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Durante il cammino di purificazione della psiche ci si imbatte nel nodo “immaginazione”. “Fantasia” ne è un sinonimo. L’immaginato che si struttura si fa realtà, così accade che il reale diventi immaginato. In altre parole, la realtà non è quella che è, ma è ciò che non è, rectius è la proiezione del nostro immaginario, è il costrutto delle nostre fantasie ricorrenti. Quando l’immaginario si flette verso l’egoico, le nostre azioni saranno scandite dall’egoico. Io sarò il centro della realtà immaginaria. Se esso, invece, tende a figurazioni dell’io sano o risanato, le nostre azioni saranno movimenti di liberazione.

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Le relazioni, la parola e la via angusta

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Le relazioni che intessiamo sono di diverse specie: affettive, sentimentali, lavorative, di interessi, etc. Tutte hanno in comune il dato dell’interrelazione o dell’interazione, in quanto ogni relazione postula un “io” ed un “tu”, in senso singolare o plurale. Siamo esseri naturalmente relazionali, nati per assurgere alle vette della relazione, sia che riguardi l’io e l’io in contatto con l’altro/a, sia che attenga a Dio. Più siamo capaci di relazioni autentiche e non mediate dall’ego distorto ed alienato, più siamo vicini alla nostra realizzazione, alla nostra mèta di esseri umani, creati ad immagine e somiglianza di Dio. Difatti, presupposto è la nostra discendenza divina, a meno che non si vogliano attribuire al Caso le stesse peculiarità di Dio.

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Errante e Orante

ORANTE E ERRANTE

            Errare. Il verbo ha due significati. Apriamo il vocabolario (v. Sabatini Coletti) e leggiamoli. Il primo: sbagliare, ingannarsi; in senso morale, commettere una colpa, peccare. Il secondo significato: andare qua e là, vagare, peregrinare senza mèta o scopo in un luogo; deviare, allontanarsi da una certa direzione, anche con valore figurativo.

            Orare. Questo secondo verbo significa “parlare” [dal latino orare «parlare» (che nel latino ecclesiastico acquistò il significato di «pregare»), derivato di os oris «bocca»]. Quindi, parlare a Dio, pregare Dio. Nel latino classico anche parlare in un’adunanza, arringare, perorare (v. Treccani).

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Maria, Magistra Meditationis

Maria, Magistra Meditationis

Riflettendo sulla meditazione, mi sono venute alla mente le parole di Luca a proposito dell’atteggiamento contemplativo della Madonna. Ricostruiamo brevemente il contesto. Siamo nella notte della nascita del Salvatore.

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Alta e bassa marea

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Al cospetto di persone che, confidandosi con me, dicono di sentirsi giù di corda, tristi, depresse, rivolgo spesso questo pensiero: “Noi siamo come le maree. Alta e bassa marea si alternano. Il mare non muta. Si placa o si agita ma resta sé stesso. Le correnti che agitano le acque ossigenano i fondali. Il movimento che placa, invece, agevola l’immersione. Sul mare calmo si può galleggiare col volto rivolto verso l’alto”.

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Le tre morti

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L’anima può ammalarsi. Lo spirito può ammalarsi. Le “cose invisibili” possono infettarsi, contrarre un morbo. Non soltanto il nostro corpo può contrarre malattie più o meno gravi ed invalidanti. La mente può imboccare il tunnel della depressione, dell’accidia, quell’atonia dell’anima ed indebolimento dello spirito che ingrigisce ed ottenebra le facoltà intellettive e volitive.

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