La coscienza del corpo

Mi è capitato in questi giorni tra le mani un libro che lessi alcuni anni fa: “Bioenergetica” di Alexander Lowen. Allievo dello psicanalista Wilhelm Reich, nel corso della pratica terapeutica con i suoi pazienti Lowen mise a punto una serie di esercizi fisici volti a ri-percepire il proprio corpo dall’interno e nel suo rapporto con lo spazio, portando ad un maggiore rilassamento, una migliore espressività e fiducia in sé stessi.
A volte si tratta di gesti lenti e misurati, altre volte energici. Ma sempre basati su una forte e intima connessione con il proprio corpo e con il suolo che lo sostiene. È stata Infatti una delle prime tecniche in Occidente a parlare di Grounding (radicamento). [Read more...]

Meditazione

Iniziamo come sempre il nostro incontro, facendo spazio interiore, dilatando la nostra interiorità, perfezioniamo la postura nella sua verticalità, impariamo lentamente il gesto dell’abbandono. Sono questi piccoli, ma accurati movimenti interiori iniziali, che ci aiutano a dilatare gli spazi. Spesso gli spazi interiori sono angusti ed è questa angustia che ci angoscia, questo senso, a volte soffocato e segreto di costrizione, di strettezza, “angst” in tedesco, appunto angustia. Sorridere nell’inspiro vuol dire accogliere anche l’angustia in uno spazio che però si dilata. [Read more...]

Meditazione – Il risveglio del cuore

 

Verticalità nella morbida consapevolezza che diventa sfondo infinito. Mi verticalizzo nell’inspiro e lascio scendere nel peso del corpo nell’espiro, cioè muovo delicatamente il mio corpo, percependo il movimento dall’interno. E lo percepisco attraverso una consapevolezza morbida. L’espiro scende e io ne seguo lo scendere abbandonandomi nella discesa, senza forzare nulla, senza pretendere nulla, seguo l’espiro che scende per sua natura.

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PerdonarSi e RiconciliarSi

Negli ultimi mesi mi sono ritrovato a riflettere sul perdono. Ho ri-letto il libro  Perdonarsi che viene utilizzato durante il percorso Darsi Pace per verificare l’azione proposta dal titolo, sì perché Perdonar-SI (e non Perdona-RE) mi provocava all’inizio fastidio e scarsa comprensione.

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