“Ogni limite ha un pazienza” ripeteva spesso Toto’.
A distanza di molti anni questa frase la ritengo profetica. E’ la sintesi di un’ingiunzione che sento molto e che dice “se non [Read more...]
Liberazione Interiore -> Trasformazione del Mondo
“Ogni limite ha un pazienza” ripeteva spesso Toto’.
A distanza di molti anni questa frase la ritengo profetica. E’ la sintesi di un’ingiunzione che sento molto e che dice “se non [Read more...]
A volte è difficile vedere un’evoluzione nella mia storia personale, una fioritura inscritta nel mio destino.
Anche nella storia dell’uomo sulla terra non sempre è evidente un processo di crescita, o, per lo meno, questo movimento evolutivo è molto lento e misterioso.
C’è la catena del sangue delle generazioni che grava e opprime, c’è tutto l’odio e la violenza del mondo. Di fronte alla realtà penosa e snervante dei miei fallimenti, e anche delle catastrofi storiche e collettive, di fronte alla fatica di mantenere viva la speranza che tutto alla fine andrà per il meglio, imparo a riscoprire il mio essere creatura, a vivere nel raggio di un’alleanza che mi salva. [Read more...]
Insegniamo a leggere e a scrivere ma non ad ascoltare. E infatti le frasi spontanee che vanno di moda al lavoro, sul treno, tra coppie, tra genitori e figli, nei dibattiti tra i politici sono “tu non mi ascolti”, “tu non senti quello che dico”…
Per essere pragmatici e dire da cosa cominciare mi viene spontaneo dire dalle nostre emozioni.
Ogni emozione ascoltata porta alla luce un pensiero che può essere il punto di partenza di una conversione (= cambiamento) che culmina con un abbraccio benedicente o una maledizione escludente.
Fiducia, fiducia e ancora fiducia.
Oggi c’è un disperato bisogno di fiducia.
Il tema è delicato quanto accattivante, soprattutto oggi che sembra avere una valenza esclusivamente economica (basata sulla domanda e l’offerta dell’anonimo mercato dei consumi) e finanziaria (diventata a partire dagli anni 90 un grande sistema di scommesse, i cui attori non sempre sono identificabili chiaramente).
Guidare, curare, insegnare, parlare, lavorare, pensare, .. significa dare e ricevere fiducia quindi fidarsi.
La fiducia ci permette di contenere paura, diffidenza, indifferenza,.. è un’attitudine interiore che ci rende consapevoli del fatto che abbiamo tutto ciò che ci serve per affrontare la vita. La fiducia è anche il terreno che, se ben coltivato, ci permette di affidarci ad un altro nei momenti belli, ma soprattutto più oscuri della nostra vita.
Mi trovo spesso a ripartire dal fondo di un cuore scisso e disintegrato, da una negatività e da una disperazione senza vie d’uscita.
Attendo un soffio, un orientamento: io posso offrire solo il mio divario, una divaricata inconcludenza.
Vorrei dedicare questo testo alle numerose suore, ai sacerdoti e ai religiosi che partecipano ai nostri gruppi o che, comunque, sono vicini al lavoro di “Darsi Pace”.
La poesia è brevissima e parla di parole ruotanti, come sufi dervishi, come suore danzanti, fresche e ridenti.
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Quadri di A. Guzzi – Poesia di M. Guzzi
Lo sguardo incantato è quello dell’anima aperta all’ascolto, capace di reale abbandono al mistero abissale che la abita.
Questo mistero si sgrana nei quadri di Alessandro, che narrano le fasi del cammino iniziatico, alla ricerca di quell’integrità che nasce dall’intimità progressiva con parti di noi che languivano dimenticate nelle profondità dell’inconscio. [Read more...]
“Ogni anima porta in sé il Cristo come in un grembo materno”
( Giovanni Crisostomo)
Può sembrare strano che queste tre brevi poesie abbiano a che fare con Maria, la Madre di Cristo.
Parlano di “una clandestina nella stiva”, di una “mondina che pianta nel fango il riso”.
Si rivolgono ad una donna “piena d’animali”, chiamata anche “cappella dei pazzi”, “sepolcro vuoto”.
Immagini che evocano situazioni criptiche, incomprensibili per la nostra mente ordinaria.
Bisogna attivare facoltà intuitive sottili, e non cedere subito alla richiesta di spiegazioni ‘razionali’. Bisogna ruminare le parole e avere fede nel loro potere rivelativo.
Provo a sintonizzarmi perciò su un registro più interiore, a sentire questa clandestina come la mia anima, straniera in questo mondo, che vive nascosta in dimensioni profonde, dove non sempre ho il coraggio di guardare. [Read more...]
Per tornare a casa, nel luogo della mia più intima verità, faccio tacere la mente e mi pongo in ascolto: pronuncio le parole che avevo dimenticato, ravvivo le immagini che si erano spente.
Dai centri più profondi salgono armonie segrete che mi rivelano una nuova parola, oltre quello che pensavo di sapere, una parola di abbandono e di affidamento che segna la mia resa definitiva: vieni a salvarmi, tienimi, nel cuore che si arrende!
Allora anche il peccato, l’abiezione più nera, portata fino al fondo del proprio capovolgimento, diventa sorgente, fonte di rigenerazione.
Irrompono le acque, irrompe una nuova sorprendente visione: terra, mare mediterraneo, crocevia di popoli e di civiltà, la storia dell’uomo riassunta in quest’attimo di fulminea consapevolezza.
Nel lampo che racchiude tutto il tempo si realizza la mia liberazione: io sono più della storia della mia vita, più della vita del pianeta!
Gerusalemme è il simbolo di questo spazio cosmico di eternità: la “città spirituale”, luogo di Dio, visione di quella pace “che è più sublime di ogni comprensione e che protegge i nostri cuori” (Evagrio Pontico).
Gerusalemme libera davvero, al di là delle guerre interne ed esterne, delle crociate combattute nel suo nome.
La poesia scelta per questo post è quella che ha dato il nome alla rubrica ‘Stando in ascolto’, una serie di testi poetici letti dall’autore, che vi invito a riascoltare se avrete tempo e voglia (basta cliccare in home page alla sezione ‘Video’ e poi il link ‘Stando in ascolto’: fino ad ora sono stati pubblicati undici post).
E’ un modo molto efficace e bello per sintonizzarsi su frequenze emotive sottili, più aderenti alla verità della vita.
In particolare la ripetizione di certi versi ha un potere terapeutico straordinario nei seguenti casi:
per rimettere in circolazione energie inconsce bloccate quando capita di trovarsi in uno stato di apatia, di accidia, di noia per la vita;
per ammorbidire la sostanza dell’anima, quando il cuore è duro, di pietra, insensibile;
per riequilibrare il mondo interiore nei casi di tempeste emotive e di energie in eccesso;
per sperimentare concretamente i passaggi dai vari stati dell’io – così come li studiamo nei gruppi “Darsi Pace”: dall’io egoico all’io in conversione, dall’io in relazione fino all’io vero;
per pregare: le parole ispirate scendono nella carne, rianimando i linguaggi della fede; imprimono nuovi slanci, ravvivano il desiderio che venga il Regno di Dio in noi e nel mondo.
Chiaramente si tratta ogni volta di trovare le poesie giuste, ma procedendo nella lettura, se ne trova sempre qualcuna che fa al caso nostro: un’illuminazione!
Buon Natale a tutti!
Tornando ho pronunciato tutti i nomi,
negli occhi ho ravvivato i quadri spenti
stando in ascolto:
salivano gli accordi dalle sfere
più interne dei loro colori
e una parola
nuova mi sovvenne: tienimi
nel cuore che si arrende.
(Così ogni scandalo
scavò una sorgente).
Vieni, dicevo apertamente,
e il faro
aprì la mia montagna
d’acqua, la mia ruota,
e vidi:
Terra! gridai,
d’amore!
Mediterraneo eterno e salutare!
Gerusalemme, Gerusalemme,
Gerusalemme, in fine liberata!
Marco Guzzi, Il Giorno, 1988
Foto: A.Maiocco, G.Monti, Flickr.com.
Canto di Giona
Quante volte mi hai raccolto
Ai margini di me
Dove disperavo?
Sempre. Eppure
Ancora tentenno
Nella prova. Ancora dispero.
E basta un pelo
Nell’uovo, e di traverso
Mi si mette, e non lo mando giù
Il mondo, questo groppo
In gola.
” Sorvola.
La tua disperazione è il mio rigoglio
A volte.
Chi mi frequenta
Dal vero
Non riserva per sé altre speranze
Umane.
Cerca la gioia
Anche nel suo lutto.
Cerca.
E mi trova. “
Pèschici sul Gargano
30.7.95
Marco Guzzi, Nella mia storia Dio, 2005
E’ il canto del disertore, che fugge dal destino, dall’appello personale.
E’ il canto della perdizione in un universo senza cuore, nel ventre oscuro della balena.
E’ il lamento di chi si è posto ai margini, alla periferia di sé e può solo recriminare, maledire l’esistenza.
Perché dovresti occuparti di me, più che del bambino che sta morendo ora, dei diseredati della terra, delle vittime di tutti i tempi? Qual è la logica di questo quotidiano massacro? Come potrei mai essere felice, se tutto è così precario e il più minimo sollievo improvvisamente può svanire? Dov’è la tenerezza divina, la bontà di tutta questa creazione?
Sfogo la mia amarezza, la sfiducia che ci sia un senso del tutto, confesso la mia infedeltà, nonostante i segni che tante volte mi hanno fatto percepire di essere guidata verso una dimensione più integra, unificata.
Qualcosa mi raggiunge nell’estrema lontananza, nel fondo della disperazione……e il canto si apre a nuove profondità, a una risposta che sgorga paziente dalle fibre del cuore.
Mi chiedi di sorvolare, di far tacere le mie continue pretese di dare ragione delle cose, di evadere dalle gabbie di un cosmo di rigida e spietata necessità, lasciato al caso.
Mi inviti per un attimo ad abbandonare tutto il dolore del mondo, a scioglierlo, e a scaricare giù dalla schiena, dalle spalle, il groppo in gola.
Dici che dalla mia disperazione può fiorire la vita, e che talvolta la salvezza è tutta passiva, quando accolgo l’impotenza senza bloccare le tenebre al loro nome.
Desideri che io ti frequenti ‘dal vero’ per farmi vedere le cose da un altro punto di vista, dove tutto apparirà più chiaro.
Affidarmi a questo respiro profondo, rimanere nel grembo accogliente che guarisce tutte le ferite, infonde in me uno spirito di luce e di segreta gioia.
Foto: Sara Deledda, Paola Balestreri, Flickr.com
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