VEDO/NON VEDO reale quel che vedo?

 

immagine raffigurante due visi composti da persone

Una parabola della cultura Sufi narra la percezione che dei ciechi hanno della forma di un elefante: chi aveva toccato un orecchio riferiva che l’elefante aveva una forma grande, grossa, ruvida e larga come un tappeto; chi aveva toccato la proboscide riferiva che aveva la forma di un tubo vuoto in mezzo; chi aveva toccato le gambe riferiva che aveva la forma di una colonna tornita.


Quante volte, nella mia esperienza quotidiana, scambio ciò che vedo con i miei occhi miopi, il piccolo frammento di mondo che mi sta sotto il naso, per la ‘realtà’ della cosa.
Quante volte, incapace di attesa, di ascolto paziente, investo il ‘reale’  del cumulo di mostri che mi abitano dentro!

Una delle tante notizie di cronaca: “Ucciso per aver fatto pipì. L’aggressore si giustifica: Ho avuto paura e ho sparato”. Quanto di ciò che vediamo è ‘costruzione’, frutto di una percezione falsa, parziale e distorta del reale?

Una metafora della spiritualità indiana esemplifica così le distorsioni del nostro modo comune di vedere: “Un uomo entra in una stanza in penombra. Scorge in terra un serpente ed è colto da paura. Avvicinandosi, si accorge che non si tratta di un serpente bensì di una corda e la paura si dissolve istantaneamente”.

E’ esperienza quotidiana: nella penombra della mia coscienza poco illuminata ciò che vedo è più proiezione dei miei stati interni che conoscenza di ciò che è.
Nell’ambigua visione della penombra attribuisco spesso al reale il rimosso di emozioni e pensieri, i fantasmi che mi abitano dentro. Così, avvolta in una fitta nebbia di percezioni distorte, finisco per vivere di fatto come in una specie di sogno.

Gli studi sulla percezione sociale ci dicono che  vediamo più facilmente ciò che vogliamo vedere, tendiamo a non vedere ciò che non vogliamo vedere, e/o a distorcere ciò che percepiamo in ciò che vorremmo percepire.

Difese emotive possono addirittura rendere invisibili alcune realtà, situazioni di sofferenza che non riusciamo a contenere. Ad esempio, vedo più facilmente e sono disposto a venire incontro al bisogno materiale dell’altro ma chiudo spesso gli occhi davanti alla sofferenza psicologica, spirituale. La paura di entrare nelle stanze buie della mia casa mi tiene a distanza.

Il rientro a casa e l’incontro con il ‘reale’ è un lungo lavoro di ‘darsi pace’, di riconoscimento e scioglimento di tutti i risentimenti, odi, rancori, paure che ci annebbiano la vista e ci rendono ‘ciechi’.

Il gruppo Darsi Pace è una palestra in cui mi alleno a rientrare in casa,  a riprendere possesso delle stanze chiuse da sempre, in cui imparo ad aprire porte e finestre per far entrare la Luce, aria e sole nelle stanze buie dei miei risentimenti e delle mie paure.

Quando, attraverso la pratica meditativa, prendo contatto con il mio respiro, con il mio corpo che respira, quando mi alleno ad accogliere con un sorriso ciò che appare all’orizzonte della mia coscienza e a non identificarmi, a lasciarlo andare, quando mi alleno ad abbandonarmi ad un contenitore più grande di quello che considero il mio io, la mia ansia si placa, le tensioni difensive si allentano, e mi apro alla fiducia, ad accogliere ciò che ‘è’ così com’è, senza forzature, senza aspettative, senza giudizio.
Allora, diradata  la nebbia fitta delle mie percezioni distorte, accade come  un miracolo: ciò che all’esterno percepivo come pericoloso, persecutorio, senza senso, si rivela mio amico e mi guida oltre e vedo i nessi tra le cose e rendo grazie per tutto.

Ogni giorno, nella fatica del vivere quotidiano, preda dell’ansia, della paura, del bisogno di controllo, ricado nelle paranoiche percezioni, nel sonno illusorio, e ogni giorno, nella fedeltà alla pratica meditativa, ricomincio a coltivare il risveglio, in una continua alternanza di frammentate, distorte visioni e di acquisizioni di senso.

 

Parlate con lui

 

Avete mai provato a parlare con il cuore come se non fosse dentro di
voi ma di fronte a voi?
Come se chiedessimo ad un’altra persona di cosa ha bisogno?

Io ho chiesto al mio cuore e la risposta è stata sempre la stessa:
“VERITA`”


Ma non la verità distorta della nostra mente ambigua ma la verità
sottile, quella che chiamiamo istinto. Si tratta di affinare lo
sguardo e vedere l’invisibile perchè è lì che risiede il piacere e
l’amore. Potremo riconoscere quel che vogliamo, nella verità ,quando
il nostro cuore non reagirà con ansia e fretta ma con quella calma
e quel calore che avvolgono tutte le cose che davvero ci corrispondono.
L’affetto può arrivare da ogni cosa, da una persona da una
situazione, basta riconoscerlo
e farlo entrare nelle vene per arrivare fino al cuore.
Questo è il vero potere che dà la vita e nutre la speranza.

 

Jiddu Krishnamurti – La Morte

Grazie a mio fratello Fabrizio alcuni anni fa ho scoperto Jiddu Krishnamurti grande filosofo di origine indiana scomparso nel 1986. Una delle cose che aveva più a cuore era la liberazione dell’uomo dalle sue paure e per questo iniziai a leggere i suoi scritti. In particolare mi hanno molto colpito le assonanze di alcune sue riflessioni con il lavoro dei nostri gruppi di Darsi Pace.


 

Propongo in questa sede un suo breve video, pescato dal quell’oceano sconfinato che è Youtube, perché dà la possibilità di affrontare un tema considerato da noi sempre un po’ difficile e a volte scabroso, la morte:

{youtubejw}XKLu3v9ZdzU{/youtubejw}

E aggiungo alcune sue riflessioni che mi sembra meritino attenzione:
“ … la vita e la morte sono un’unica cosa. L’uomo saggio comprende il tempo, il pensiero e la sofferenza, e solo lui può capire la morte.”

“C’è paura della morte finchè c’è desiderio che il proprio carattere, il proprio agire, la capacità , il nome e così via continuino a esistere.”

“La paura è creata dalla ricerca dell’opposto, dall’antitesi di ciò che siamo, dal desiderio di evitare, di sfuggire ciò che siamo ….”

“… morire a ogni cosa ogni giorno, morire a ogni accumulazione che abbiamo prodotto, di modo che la mente possa essere fresca, nuova e innocente giorno dopo giorno.”

“Morire a tutto ciò senza discutere, senza paura, semplicemente lasciar andare. … Perciò dobbiamo morire a tutto ciò che conosciamo, psicologicamente, in modo che la mente non sia più tormentata, ma limpida, e possa vedere le cose come sono, sia esteriormente che interiormente”

“Vivere nel presente è morire al passato. Man mano che comprendiamo noi stessi, ci liberiamo del passato, ovvero del nostro condizionamento…”

da Jiddu Krishnamurti/Sul vivere e sul morire, Ed. Astrolabio.

Molto di ciò risuona nel lavoro che viene svolto nei nostri gruppi e cerco di seguire nella mia vita. Mi sembra di non dover dire molto di più. Aspetto i vostri contributi, grazie a tutti.
Marco Falconi.

Effetto intensivo

Dopo 18 mesi di frequentazione del corso “Darsi Pace”, nell’occasione del primo intensivo tenuto a Roma da Marco Guzzi,sono riuscito a trovare il tempo per la partecipazione e devo riconoscere con grande beneficio.


Il cammino percorso nel gruppo sta cambiando in modo significativo la mia vita anzi la mia percezione della vita che ora è un tempo proficuo per conoscere le potenzialità interiori alle quali non ero abituato a ricorrere, se non in modo inconscio.

Valutare quanto lego (questo sconosciuto subdolo e instancabile ) abbia lavorato e cioè quanto abbia influito sulla mia crescita , in incognito, è stata una scoperta interessante e coinvolgente al punto da motivarmi per un concreto impegno futuro.

Nato a Roma 50 anni fa mi sono ritrovato sino a 40 anni in opposizione netta ed ostinata alla realtà più profondamente vera che la tradizione, e solo questa, voleva trasmettermi. Ad impedirmi di vederne lo splendore c’era tutta la mia vita vissuta con le sue esperienze di superficie che una dopo l’altra si sono legate in modo da formare una realtà nella quale vivere stava diventando veramente complicato e pesante; nonostante avessi un lavoro stabile, una bella famiglia, una casa sicura e sopratutto la salute, il mio stato d’animo era di insoddisfazione e la sensazione dominante quella di un automa in solitudine.

All’intensivo mi sono ritrovato con altre 39 persone, 34 le incontravo per la prima volta , gruppo molto eterogeneo tra cui 5 consacrate ed un prete , in una casa di preghiera e con un obbiettivo : PER-DONARSI.

La prima sensazione è stata sentirmi molto fortunato , io vivo a Roma nello stesso quartiere di Marco mentre lì c’erano persone che venivano da Udine fino a Lecce e i racconti delle peripezie dei viaggi per essere li hanno animato i primi pasti condivisi.

Il lavoro prende il via con un giro di presentazione dopo il quale inizia l’immersione nelle profondità della ragione , che se stimolata in modo corretto, segue lucidamente, collaborando attivamente all’analisi della realtà attuale ( sperimentando quanto è importante e necessaria una sapiente lettura della storia ) nella quale tutti noi siamo impegnati a vivere.

Avere l’opportunità di uscire , anche se solo per poco tempo , dal vortice della quotidianità ed essere accompagnati in una rapida discesa alle profondità delle ferite originali riguardanti la nostra infanzia per condividerne emozioni ed umori con quelli che, nel frattempo, sono diventati compagni & amici è di grande beneficio.

Il lavoro si svolge dopo un primo approccio comunitario in piccoli gruppi , con l’opportunità di esperienza per tutti,è proprio lì che nei primi confronti ci si accorge di aver superato quelle barriere che normalmente ci bloccano e si comincia a diffondere una tenue sensazione di intimità. Nella condivisione generale poi risaltano le innumerevoli somiglianze dei nostri stati d’animo, emozioni, reazioni, difficoltà. Questo aggrega ancora di più ed ecco che quelle 40 persone condividono una bellissima esperienza di comunione culminante con intensi momenti di preghiera grazie anche alla scelta del luogo ed alla presenza degli amici e amiche consacrate.

I saluti finali sono la prova di un vero incontro profondo tra persone che imparando a PER-DONARSI si preparano a PER-DONARE per poter fare DONO DI SE.

Un forte abbraccio a voi tutti.

Alessandro

 

Corso Intensivo a Roma: Imparare ad amare

Dissolvendo distorsioni, blocchi, e paure

Roma 13-16 Novembre 2008

Obiettivi e finalità
Il corso si propone di far conoscere e di incominciare a sciogliere tutte quelle paure e quei blocchi interiori che ci impediscono di amare e di esprimere la nostra creatività come vorremmo.
Sono quasi sempre antiche ferite che continuano a paralizzarci, almeno in parte, e a spingerci a comportamenti difensivi che limitano moltissimo la nostra vita.

In questo nostro tempo estremo, e al contempo propizio per ricominciare, siamo tutte/i chiamati a confrontarci con le nostre problematiche più profonde per ritrovare lo slancio necessario alle sfide personali e planetarie che abbiamo davanti.


Metodologia
Nel seminario seguiremo la metodologia integrata che stiamo sperimentando da dieci anni nei corsi regolari che si svolgono presso l’Università Salesiana di Roma.
Questo metodo è illustrato nei due manuali: M. Guzzi, Darsi pace – Un manuale di liberazione interiore, Ed. Paoline 2004, e Per donarsi – Un manuale di guarigione profonda, Ed. Paoline 2007.
La base teorica del lavoro è invece raccolta nel volume di M. Guzzi, La nuova umanità – Un progetto politico e spirituale, Ed. Paoline 2005.

Programma:

Giovedì 13 novembre
18 Arrivi e sistemazione
18.30 Meditazione introduttiva
20.45 Presentazione del Corso: Il tempo della rinascita

Venerdì 14 novembre
9.15 Stati dell’io e capacità di amare: perché non amo?
Meditazione guidata, insegnamenti ed esercizi di autoconoscimento
16 Lavoro di gruppo
17 Condivisione in assemblea
20.45 Incontro di fine giornata

Sabato 15 novembre
9.15 Imparare ad amare significa vincere la paura
Meditazione guidata, insegnamenti, ed esercizi di autoconoscimento
16 Lavoro di gruppo
17 Condivisione in assemblea
20.45 Meditazione poetica: Amore e trasformazione

Domenica 16 novembre
9.15 Amare è essere se stessi
Meditazione guidata, insegnamenti, ed esercizi di autoconoscimento

Sede:
Centro di Spiritualità “Domus Aurea”
Via della Magliana 1240 – 00148 Ponte Galeria (Roma)
tel. 06.65000069 65004718
romadomusaurea@figliedellachiesa.org Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo
www.figliedellachiesa.org

 

Monteverdi: l’amore come visione

L’amore che ci fa una sola cosa con la persona amata ci porta sempre al di là dell’io, in un sogno di pace e di eternità che non ha fine. Godiamoci questo madrigale come una perfetta meditazione, come un grande dono.


 

Testo di Giovanni Battista Guarini (1538-1612) , da Il Pastor Fido, Act III, Scene 4, lines 548-555.

Che se tu se’ ‘l cor mio,
come se’ pur mal grado
del cielo e della terra,
qualor piagni e sospiri,
quelle lagrime tue sono il mio sangue,
que’ sospiri il mio spirto e quelle pene
e quel dolor, che senti,
son miei, non tuoi, tormenti.

La sede della sapienza

Quando la mattina offro la mia realtà sconnessa e sconclusionata all’esperimento del silenzio interiore, inizio a ricordarmi che esiste la sapienza, uno “spirito che ama gli uomini”.
E’ la devozione del giardiniere alla cura del suo roseto.


E’ un lavoro quotidiano di liquidazione della mente, di sbucciatura degli strati di parole e pensieri maledetti, disperati e castranti che mi governano. Che mi danno l’amaro in bocca.
La sapienza è un sapore, un gusto, una sostanza dolce, che mi apre al sorriso.
La liberazione accade come un’irruzione dall’alto: scroscia la luce, adolescente, e la cappa che mi opprime si scioglie: anche la morte, l’ultima nemica, prima o poi sarà dissolta, come un calcolo renale.
Veramente la tua luce scroscia, adolescente, rinnovandomi e aprendomi all’infinito.
Nel vuoto della mente si apre uno spazio, appare il campo, un luogo di pace: è un’ombreggiatura cava, una schiarita, la tua Ridente.
L’anima che dimora in Dio sorride.
La mia anima immacolata sottratta al potere degli uomini e della parte più negativa di me stessa.
In questo stato di tranquillità e di immobilità vedo in trasparenza la perfezione di tutte le cose.
Da questa sede non vorrei mai muovermi, sento la mia integrità, il mio corpo franco, liberato.
Sento il divino in me, nella mia povera esistenza e questa è la fede che per oggi mi basta.

LA SEDE DELLA SAPIENZA

“la nostra bocca si aprì al sorriso”
(Salmo 125,2)


Ogni giorno mi liquidi la mente
Che un castrato
Verbo fece inviperire.

Scroscia la tua luce adolescente
E mi dissolvi anche l’antica calcolosi
Detta morte.
Poi resta il campo :
La tua ridente,
Dentro i miei vuoti pensieri.

E’ questa la mia sede :
Un corpo franco.
Questa è la fede: essere un uomo
E Dio
Unita-
Mente.

Marco Guzzi, Nella mia storia Dio, 2005

Alessandro Guzzi, The devout gardener, 2005, olio su tela di lino, cm 60×60.

Esperienza della “Forza”

 

La forza

La forza potrebbe intendersi come manifestazione di pienezza di vita, ma io intendo anche la perfezione estrinsecazione di pienezza di vita, e così la gioia, la beatitudine, la libertà… Sono tutte forme, distinte, che a mio parere possono esprimere l’energia vitale pienamente manifesta. Nella forza, tutto ciò si esprime forse più nell’elemento della volontà, quindi meno cosciente, nella libido, o nell’energia che mi riesce di esprimere in un passaggio vibrante e appassionato di un’esecuzione al pianoforte.


Ed è infatti a questi ricordi che si orienta, ora, la mia mente nel riferirsi ad un episodio in cui ho sperimentato in me la forza.
Vivere la forza, allora, implica un abbandono alle forze vitali.
Per un carattere simile al mio, un tempo, da bambino, il ricorso alla forza nascondeva il sentimento di una debolezza psichica e intellettuale nei rapporti coi miei simili e, di conseguenza, mi affidavo ai muscoli, all’intelligenza muscolare, al senso dell’equilibrio fisico, all’astuzia, alla prontezza dei riflessi, nell’imitazione dell’immagine che mi ero costruito di mio padre.
È così che riuscivo a competere con i miei pari e molte volte ho gioito nelle dimostrazioni della mia forza fisica, del rispetto che la mia potenza suscitava nei coetanei.
Crescendo ho vissuto la disillusione, scoprendo che la forza, nella competizione, è sempre relativa ad un avversario, e che c’è sempre qualcuno più forte di te.
È stato un percorso lungo e doloroso fino al riconoscimento che la vera forza, in quanto abbandono alla potenza creatrice della vita, non risiede nel conflitto, nella competizione, ma nella fedeltà al divino, nella costanza della mia fede alla forza creatrice, e da questo, nella disponibilità ad una apertura a tutto ciò che mi viene incontro, al nuovo.
Il coraggio di non indietreggiare di fronte alla possibilità di un allentamento delle mie strutture difensive.
Il coraggio di scendere là dove si annidano i miei attaccamenti a una identità costruita, le mie identificazioni nevrotiche.
In quei momenti, quando sono riuscito a spezzare le catene delle mie maschere e ho accettato di confrontarmi umilmente con le mie ombre, avverto un calore caratteristico, un’energia capace di liquefare le corazze interiori… letteralmente, calore misto ad acqua, che sprizza dai pori sotto forma di sudore e dagli occhi come lacrime.
Al termine di queste esperienze non sono più quello che ero prima, come se una piccola parte di me si fosse trasformata, purificata, determinando la liberazione di nuove energie.
Ecco, per me l’esperienza della forza si caratterizza sempre più come capacità di diventare canale di vita.

 

Intorno A Noi

 

dsa

Voglio condividervi un momento di tenerezza, una “video-poesia”.  Non saprei come altro chiamarla. Mi è venuta in mente leggendo gli ultimi post e commenti inseriti nella categoria Emozioni … e dal mio interesse nelle relazioni … (lavoro in rete fondamentalmente per questo) 🙂


E’ vero basta poco per iniziare per dare e darsi pace … la vera sfida è continuare a farlo …

A questo punto decidete voi se leggere prima il testo e poi vedere il video … 🙂

Il testo è subito dopo il video e lo trovate sia in inglese (che è la versione originale della video poesia) che in una mia “libera” traduzione in italiano.

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This story is about two cities divided by a great ocean united by hope, hungher
Questa è la storia di due città (Sidney e New York) divise da un grande oceano

Unite dalla speranza e dalla fame

Through your eyes our city is famous, happy .. you can feel [the heart]
Attraverso i  tuoi occhi ti accorgi che la nostra città è conosciuta da molte persone, fortunate, [amata]

But what is it we love today – Ma cosa amiamo oggi..

Do we love the people or the place – amiamo le persone o i luoghi ..
do we measure empathy by donations – misuriamo la comprensione e i sentimenti degli altri in base all’ammontare delle donazioni….

I walk by you today
I always look away
Anche oggi sono passato davanti a te e come sempre ho distolto lo sguardo

well worn boots with no standing – Scarpe logori nessuna reputazione
do you reason with your condition – Tiri le conclusioni a partire dalle tue ragioni

our city says “we’ll look after you” – La nostra città dice che “noi avremo cura di te”
your very own family turn blind – la tua vera famiglia ti ha dimenticato
when did you last see your dad boys mother brothers – Quando hai visto l’ultima volta tuo padre, i tuoi ragazzi, tua madre e i tuoi fratelli, [i tuoi figli] ..

No fortune to indulge – Nessuna possibilità di soddisfare un desiderio
no sunflower – nessun girasole
no rainbow – nessun arcobaleno
no successful  life – nessuna vita di successo

dsa

 

I walk by you today.
I did not look away
Anche oggi sono passato davanti a te e non ho distolto lo sguardo

A story around every corner – Una storia ad ogni angolo [da scoprire grazie…]
The gentle art of hearing your  truth, your thinking, your Inner Spirit no different to me

[.. alla] nobile arte di ascoltare le tue ragioni, i tuoi pensieri, il tuo Spirito più profondo così simili ai miei

This is the island?

E’ questa l’isola?

Mankind is no island

L’uomo non è un’isola

 

Ah dimenticavo …. E’ stata girata con un cellulare … e ha vinto il premio Tropfest 2008 rassegna di cortometraggi che si tiene ogni anno a NY sia nella sezione “Peolple choise” che “Best film”.

 

Arcade Fire – Musica – Indie Rock

Indie rock, indie pop, …. per il pubblico dei concerti negli stadi, e non solo, sono sinonimo di cultura alternativa, ma cos’è questo fenomeno di cui oggi si parla sempre più? Il prefisso indie, di derivazione english, sta per independent cioè indipendente, ed etichetta quella parte di produzione musicale che non segue il tradizionale circuito finanziario e pubblicitario delle multinazionali di settore ma si diffonde, in tutto il pianeta, attraverso …. la Rete.


 

Da autentico fissato per la musica porto sempre con me qualcosa da ascoltare che arrivi direttamente alla mente passando dal cuore, e oggi nell’era dell’Ipod si offrono scorte e possibilità davvero smisurate. Nel settembre 2005 mentre ri-ascoltavo attentamente l’esibizione dal vivo a Roma di una famosissima band, che avevo perso, mi sono imbattuto nell’indie rock degli Arcade Fire che venivano diffusi come apripista dell’esibizione live, e ne sono uscito conquistato.

Gruppo di origine canadese fondato da Win Butler e Regine Chassagne nel 2003, oggi marito e moglie, successivamente ampliato fino all’attuale organico che nella formazione base consta di 7 elementi tra i quali Will il fratello più piccolo di Win, Sarah, Tim, Richard e Jeremy . Dopo la pubblicazione della prima raccolta di brani, autoprodotta con l’aiuto di amici e parenti, che li fa conoscere e spopola in Canada, arriva lentamente la prima affermazione internazionale con grandi consensi di pubblico e critica con l’uscita del secondo album dal nome Funeral, che scaturisce come maturazione degli improvvisi lutti famigliari che colpiscono a breve distanza alcuni membri della band, ed infine nel 2007 la clamorosa ri-conferma di pubblico e critica con il terzo album Neon Bible, dove si ascolta anche un enorme organo da chiesa e, tra gli ospiti, un’orchestra con cui la band ha registrato a Budapest e addirittura un coro militare, addirittura più acclamato del precedente e la tournè omonima che li porta sui palchi di tutto il pianeta: dalle americhe all’australia, passando e ripassando per l’europa per finire in giappone.

Perché gli Arcade Fire qui a Darsi Pace?

Perché sono diversi, scelgono loro cosa e per chi suonare, perché sono un dirompente fenomeno della Nuova Era della comunicazione, perché la stampa specializzata li definisce “il futuro della musica”, perché i loro fan gli Arcade Fire li hanno conquistati per le formidabili esibizioni dal vivo e grazie al passaparola inarrestabile della Rete, perché sono semplicemente bravi e unici, amano la musica e usano tutti gli strumenti (non solo chitarra, basso e batteria, ma anche pianoforte, violino, viola, violoncello, contrabbasso, arpa, xilofono, tastiera, organo, fisarmonica ed ogni altro strumento o oggetto che possa adattarsi all’ispirazione del momento) capaci di far vibrare con le loro composizioni le emozioni di chi li ascolta, o forse proprio perché il tema conduttore del secondo album Funeral è “un senso di perdita che riporta all’infanzia e che viene costantemente contrastato con la carica positiva di un’emotività estrema” (La Nuova Ferrara – luglio 2007).

Parlano di uomini ordinari travolti dalla routine delle quotidiane metropoli (Antichrist Television Blues), conoscono luoghi dove non vanno né aerei, né auto né navi (No Cars Go), invitano a ribellarsi alla schiavitù del sonno imposta sin dall’infanzia per riuscire a vivere i sogni all’interno della realtà Rebellion (Lies), sognano il brasile che non c’è più (Brasil), ci scongiurano di mantenere l’auto in corsa (Keep the Car Running), raccontano di innamorati che costruiscono gallerie nello spazio tra le loro finestre per incontrarsi nel mezzo della città (Tunnels) e alla fine di ogni concerto danno la sveglia a tutti i ragazzi … “è meglio che cercate sotto” (Wake Up).

Ad una creatività eclettica in armonia con testi attuali e fantastici, si unisce la capacità di sintesi con diversi strumenti e l’uso di cori e cambi di ritmo davvero sorprendente, in grado di produrre brani di rara poesia o struggente ed epico rock, di folk blues o intense ballate pop.

Le più grandi e famose star della storia della musica, da David Bowie a Bruce Springsteen, dagli U2 a David Byrne hanno voluto suonare, rigorosamente dal vivo, con loro, la loro stessa musica, Chris Martin leader dei Coldplay li ha definiti “il più grande gruppo della storia”, e su youtube sono disponibili numerosi filmati che permettono di ammirarli mentre eseguono, in giro per il mondo, il vasto repertorio prodotto.

La mia famiglia intera è rimasta ugualmente rapita da questi artisti e si è volentieri sobbarcata una stressante trasferta a Monaco per poter assistere ad una loro esibizione dal vivo che non dimenticheranno facilmente.

Credo di avere detto tutto, non mi resta a questo punto che proporveli, e penso che il miglior modo sia questa versione australiana di Wake Up, brano sempre molto atteso dal pubblico e che in genere chiude ogni concerto dopo i bis, eseguita nel gennaio di questo anno, sperando che lascino un… sogno anche in voi:

… e auguro a tutti buon intrattenimento.