Lampi – Già, ma di quale Dio parliamo?

Carissime amiche e carissimi amici,

passano i mesi, passano gli anni, e ancora stenta a divenire tema centrale della riflessione umana ciò che appare ogni giorno più evidente e plateale nella sua sconvolgente apocalitticità, nel suo rivelarsi cioè in piena luce: la fine di un’intera figurazione antropologico-culturale di umanità e l’urgente bisogno di un nuovo orizzonte di senso.

Il grande antropologo francese René Girard ce lo ripete da tempo: “Le filosofie sono pressoché morte; le ideologie sono pressoché defunte; le teorie politiche sono quasi del tutto finite; la fiducia nel fatto che la scienza possa sostituire la religione è ormai superata. E nel mondo c’è un nuovo bisogno di religione, in qualche forma.”

Anche Martin Heidegger, alla fine del suo percorso di pensiero, vide accelerarsi il processo di esaurimento della cultura metafisica occidentale, assorbita nella sua espressione finale, quella nichilistico-tecnica, e confessò che solo un Dio ormai ci potrebbe salvare, e cioè solo una nuova forma di vita umana, aperta alle proprie profondità divine e spirituali. (continua…)

L’ira di dio

Alcune domeniche fa ho avuto il piacere di ascoltare all’auditorium di Roma (Parco della Musica) il “Requiem di Mozart” eseguito dall’orchestra e dal magnifico coro dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia.
Non è di Mozart che intendo parlare, ma del brivido che ho percepito durante l’esecuzione di uno dei brani eseguiti: Dies irae.
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