Non desiderare la roba e la donna d’altri

Commenti

  1. … non so che dire, la mia esperienza è che NON SONO IO LA GENESI DEL DESIDERIO, anche se il desiderio è in me, proprio mio; mio è solo il compito di gestirlo responsabilmente nella storia dei miei giorni terreni (nel “dopo” si vedrà).

    Mi è piaciuta molto la spiegazione del senso dell’ “enigma” data dal prof. Tagliapietra, e, a me pare che portata sino in fondo, possa sorprendere.

    Ammesso che io lo abbia compreso bene, si può dire che la questione del limite si ponga solo nel perseguire il soddisfacimento del proprio desiderio (nell’”apparente” soluzione dell’enigma dato da Edipo alla Sfinge…), mentre PERMANENDO (immobili (?) nell’enigma) nel desiderio stesso possa emergere IL SENSO INFINITO DELL’ESISTENZA.

    E’ bello desiderare!!! lo si può considerare un tempo d’attesa, d’avvento del nuovo.

    Permani in apertura, ACCONSENTENDO potenzialmente A UNA RELAZIONE CREATIVA, come fosse il “compimento del tempo” stabilito da UN ALTRO e non da te.

    Certo, “Permanere in attesa” è una faccenda alquanto ascetica direi: emanciparsi da ogni attaccamento, da ogni pretesa è proprio una dura lotta (grazie per avermi insegnato a meditare: “spegni qui, spegni lì, muori un pochetto là”, niente male !) umanamente difficile, ma possibile, magari utilizzando qualche piccolo stratagemma come passatempo:
    accogliere riconoscenti e grati quel che di buono ogni giorno la vita ci offre
    confezionando doni per altri.

    Un abbraccio
    Rosella

  2. Paola Balestreri dice

    Cara Rosella,
    grazie del tuo commento, che evidenzia il duplice lavoro che ci tocca in sorte: nutrire e innaffiare il desiderio (altrimenti moriamo) e al contempo curarlo, indirizzarlo, guidarlo, perché spesso non sappiamo bene che cosa ci renda veramente più felici o più infelici.
    Un abbraccio a te e a tutta la tribù.
    Paola

  3. maria carla dice

    Anche a me è piaciuto molto l’ultimo intervento del prof. Tagliapietra sul significato di enigma in rapporto soprattutto all’ esperienza umana di Dio (nei primi due interventi l’ho trovato invece troppo verboso e concettuoso, un po’ confuso nelle sue analisi, a differenza di Marco, più solido e ‘pulito’ nelle sue argomentazioni).
    Penso che recuperare il senso del limite, cioè “l’enigma di Dio”, sia davvero ciò di cui l’uomo abbia oggi più bisogno…vorrebbe dire “trasformare il sapere in essere” acconsentendo semplicemente e umilmente di ‘accettare’ Dio, più che di comprenderlo o definirlo, come con arroganza abbiamo fatto per secoli ( e qui si aprirebbero davvero nuove prospettive di vita e di civiltà) !
    Mi sarebbe piaciuto però ascoltare anche la risposta di Marco in proposito (purtroppo i ‘limiti’ di tempo della conferenza non gliel’ hanno consentito…). Grazie per questi bellissimi spunti di riflessione, mcarla

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