Il luogo del ri-cominciamento

Commenti

  1. Pazienza, perseveranza, umiltà e coraggio… L’ho segnato sul mio tablet, domenica mattina, cercando di trattenere qualche “indicazione operativa” per avviare il lavoro personale. L’entusiasmo dell’inizio infatti, so bene come è, è bello e confortante ma va nutrito e rinfocolato ogni giorno, altrimenti “darsi pace” rimane un bellissimo anelito ma il lavoro concreto rimane sempre “dietro”: dietro a qualcosa che appare sempre più urgente, foss’anche “girare il sugo” come diceva Marco (quando del resto s’era quasi fatta ora di pranzo…). Del resto con quattro figli, una moglie, un lavoro, uno gli impegni non se li va a cercare. Ti trovano loro, puoi stare tranquillo.

    Lunedì mentre la mia Paola faceva il suo piccolo intervento in day hospital (tutto bene, grazie ai cielo), ero lì in sala d’attesa: sotto di me una meravigliosa veduta di Roma che si svegliava pigramente alle prime luci del sole, accanto a me il mio volume Darsi Pace rispolverato per l’occasione (vuoi vedere che stavolta il lavoro si fa veramente?), un po’ di sonno per l’alzataccia, ma tanta voglia di mettermi all’opera. E un senso sottile ma piacevole, come di nuova nascita. Come di un possibile ritorno.

    Ritorno. Marco l’ha scritto sulla lavagna, come prima cosa. E mi ha colpito, come fosse un messaggio personale. Il mio tentativo letterario più ambizioso, tempo fa, l’ho chiamato “Il ritorno”. Non ci credo alle coincidenze. Tutto ha un senso. Non in generale: un senso per me, adesso.

    Il sole è ormai alto, Roma è sveglia. Da qui, da questa collina, è come se si abbracciasse tutta quanta. Si potesse quasi amare tutta, lei e le persone che la abitano. E lo stato di forzata attesa, favoriva quest’idea della lettura meditativa. Passare e ripassare sulle stesse frasi, fino a farne uscire il succo, a sentirne il gusto, percepirne – almeno un po’ – la carica terapeutica.

    Passare e passare sulle stesse pagine: ma perché? Per una cosa di pura esperienza, perché in questo momento mi fa bene. Esperienza: di discorsi – anche giusti, soprattutto giusti – ne ho a sufficienza. Poi uno sperimenta l’amarezza dello scarto tra i discorsi “edificanti” e il tono generale della vita. Basta discorsi. Esperienza, ci vuole.

    E l’esperienza di avere questo libro vicino, da prendere e riprendere, durante l’attesa, è buona. Conforta, riscalda. Dona una prospettiva di senso, anche se ancora potenziale.

    Poi l’attacco dei dubbi (preannunciato da Marco) avviene, strisciante ma concreto: sono troppo vecchio, troppo giovane per questo lavoro? Sto troppo male (che direbbe la mia psicologa), troppo bene? E il più subdolo, “ma quante complicazioni: non basta pregare”? Dubbi che devo affrontare anche nel lavoro proposto dal movimento cui afferisco (con alterne vicende, dal lontano 1984).

    Lavoro vicino e compagno di quello di DP. Così per me, almeno. Da domenica mattina.

    Marco

  2. Grazie Marco,
    anch’io sto qui in quel di “dp” ben radicata nell’ incontro con il movimento nel quale mi sono convertita nel lontano 1972… . Dal mio punto di vista, il persocrso trasformativo di dp è ciò che può completare l’esperienza del movimento (che a sua volta potrebbe radicare socialmente “dp”) nel frattempo continuamo personalmente, perseverando in allegrezza.
    Auguri di ogni bene a te e ai tuoi cari.
    Rosella

  3. Grazie Marco C. per il bellissimo contributo

Inserisci un commento

*