Darsi Pace ovvero come Fare Poesia con il Martello

Courbet

L’incontro con i gruppi Darsi Pace è per me qualcosa di inedito e misterioso. È come se da un lato fosse qualcosa che ho sempre cercato, e dall’altro mi attira così tanto da intuire di non sapere minimamente di che cosa si tratti, data la sua ricchezza e profondità.

Quando Marco mi ha chiesto di fare un post sulla lettera inviata da me per il gruppo cultura, ho pensato: “vorrei scrivere mille cose, esprimere tutta la mia gioia e le mie intuizioni poetiche”. Ora che mi trovo a scrivere, è come se avvertissi una strana paura, una certa emozione. Vorrei dire con precisione che cosa siano per me i gruppi darsi pace, perché proprio oggi siano il bisogno primario dell’umanità in un certo senso, e insieme creare poeticamente un bel post, in cui dare voce al mio cuore in conversione.

Nella mia lettera ho espresso brevemente come il tempo storico di crisi che stiamo vivendo, da più parti definito nichilistico, sia un tempo finale, di morte e di rinascita, di trasformazione. Nei nostri gruppi studiamo come la figura dell’ego, che governa il mondo, stia effettivamente collassando e giungendo a compimento.

I gruppi Darsi Pace sono il lavoro quotidiano in cui vivere questa trasformazione, l’annuncio che sta nascendo una nuova umanità, la rivelazione che il tempo in atto è un tempo miracoloso, poiché in verità la crisi è il cambiamento evolutivo verso una forma di umanità realmente più libera, creativa, “cristica”.

Il cuore del mio discorso però mi sembra riassunto in queste parole, che ho estrapolato e ricamato e in cui, secondo me, si può intravedere uno zampillo scaturire dalla domanda circa il bisogno e la nascita dei gruppi Darsi Pace.

L’unica via di salvezza è creare le vie affinché l’essere umano possa rinascere in Dio e l’essere divino nell’umano, possa cioè avvenire quell’unione, che è il mistero stesso di questi tempi, che il tutto attende. La chiave cioè per comprendere il presente, questo presente che scorre fra le parole divenute così febbricitanti, è la rinascita in Dio, è il ritorno di Dio in Dio, di Dio nell’essere umano, pienamente e liberamente.

Penso che i gruppi Darsi Pace corrispondano armonica-mente e inedita-mente a questa rivelazione, a questa rivoluzione di ogni struttura dell’umano e dell’essere nell’umano. Questa soglia coinvolge ogni campo della vita dell’essere umano sul pianeta, rivelando pienamente il fatto che ciò che urge è ripensare il tutto dal tutto, il Nulla dal Tutto.

Il fenomeno del Nulla, il nichilismo, è cioè l’altra faccia della medaglia che nasconde in realtà, vela appunto come il velo fenomenico di maya, l’attraversamento dell’umanità tutta di questo Nulla, per divenire, potenzialmente, esseri umani divini.

La grandezza e l’urgenza che queste parole evocano, potrebbero portare a considerare come eccessiva questa visione di una umanità così potente. Ma la divinità in cui potrebbe sfociare l’umanità non ha niente a che fare con il superomismo, o con la follia scientistica di un homo faber fortunae suae, più o meno capace di costruire mezzi in grado di consentirgli la supremazia sulla terra.

La divinità della donna e dell’uomo nascente riguarda l’intera struttura dell’umanità nascente. Sta nascendo un essere che è di per sé divino, in quanto tale, in quanto divina mente vivente. La chiave interpretativa e rivoluzionaria di questo tempo è che siamo noi stessi la chiave per aprire la porta di questi tempi. Vorrei, utopicamente, spogliare di ogni possibile banalità quest’ultima affermazione. Ma penso che l’unico discorso (logos) che dica ancora la Verità, come manifestazione dell’Essere in atto, come discorso del tempo in atto, sia quel discorso che porti il pensiero a quella profondità in cui la chiave di volta, e di svolta, è data dalla trasformazione in Dio, comunque uno lo voglia intendere, ma comunque reale, esperenziale, tangibile, misticamente scientifica, empirica oramai, che giorno dopo giorno attende di essere compresa, annunciata e iniziata.

Il problema è dunque spirituale. Qual’è il modo per affrontare questo problema spirituale a livello essenziale, in una dinamica di ricezione e trasmissione continua?

La risposta, io credo, è la Poesia come ascolto e rivelazione della capacità creativa dell’essere umano. Io credo sia questo il fuoco del lavoro. La traduzione pratica di questo pensiero è l’incarnazione del senso che viene comunicato in questa rivelazione.

Ciò che urge è creare un movimento; comunicare la speranza del nuovo tempo, la possibilità di una trasformazione del progetto antropologico del nuovo millennio.

È la visione di un cambiamento che abbraccia tutto il globo in tutte le sue ramificazioni per purificare e consentire una rinascita universale.

Io credo che ciò che in ogni ambito l’essere umano sta attendendo è la nascita di un nuovo modo di agire. Ormai tutti gli ambiti di riflessione e di azione sono sterili.

La rivelazione dell’inizio di un lavoro trasformativo dell’individuo e del pianeta allo stesso tempo potrebbe cambiare il destino dell’avvio di questo secolo. Potrebbe rivoluzionare la politica, la pedagogia, l’università, la società nella sua stessa forma complessiva e particolare. La poesia è questo anelito folle e imprevedibile, eppure preciso e puntuale, ma soprattutto fecondo, vivo.

Abbiamo un disperato bisogno di vita, di fecondità. Bisogna iniziare a seminare il terreno del nuovo millennio, pazientemente e umilmente. Questa semina è la Poesia. Piantare parole in cui possa fiorire l’umanità nascente.

Le parole sono il veicolo dello Spirito, quando sono poetiche.

Io amo questo della Poesia, e per questo sono stato felice quando ho conosciuto Marco. Credo che ciò di cui tutti abbiamo bisogno sia questo, dello Spirito: ciò in cui si può vincere questa sfida. La cultura attuale vorrebbe cioè negare la Poesia della Vita, non in senso romantico, ma nel senso della Vita come creazione di Vita, della Poesia come capacità creativa dell’uomo e della vita aldilà di ogni riduzione o limite di sorta.

La Poesia è la capacità di compiere miracoli, cioè innanzitutto di saperli vedere.

Il primo miracolo è la Fede.

Commenti

  1. Daniela dice:

    Grazie Francesco per questo bellissimo post che riassume in modo mirabile contenuti per un’infinita esplorazione e contemplazione, grazie perchè io amo rimanere, per quello che mi è possibile, ancorata a questa contemplazione e amo chi mi aiuta a restarci.
    Quello che mi ha colpita di più nel tuo scritto sono le premesse di cui condivido pienamente la sensazione che mi porto dentro dalla prima volta che ho incontrato Marco cinque anni fa:
    “qualcosa che ho sempre cercato”, “mi attira così tanto da intuire di non sapere minimamente di cosa si tratti tanta è la sua ricchezza e profondità”
    Mi sembrano le premesse migliori per un viaggio a vele spiegate, di chi è capace di orientarsi leggendo le stelle nel buio della notte.
    Ti abbraccio, anche se non ti conosco, in un grande abbraccio di chi cerca con passione la Verità.
    Daniela

  2. Grazie Francesco, per la bellissima sintesi di un pensiero dalla vastità inscrutabile da qualsiasi punto di osservazione. La consapevolezza di essere realmente figli di Dio dona una sensazione disarmante, che continamente assume l’aspetto di rivelazione, continamente ogni giorno si rivela e si vela al nostro cuore, ogni giorno, ogni ora si vela e si rivela.
    Davide

  3. Giuliana dice:

    Anch’io amo la Poesia intesa proprio come dici tu “come ascolto e rivelazione della capacità creativa dell’essere umano” e credo che solo questa Poesia possa aiutarci a compiere oggi il salto evolutivo, a superare la crisi.
    Grazie in un abbraccio.
    Giuliana

  4. Anonimo dice:

    Hai ragione Francesco, “il primo miracolo è la fede”, che io traduco in fiducia nella capacità creativa dell’essere umano (proprio in quanto Figlio di Dio e quindi “fatto a sua immagine”).
    La parola autenticamente poetica dà voce a questa realtà e genera SPERANZA che per me è motore di vita.
    Quando riesco a percepirla, a sentirla nella mia carne -anche solo per brevi attimi- mi sembra di camminare “a due metri da terra” e ritrovo slancio, forza per riprendere il cammino…
    Non è così tutti i giorni, ma almeno so che è possibile, ciao, mcarla

  5. Grazie Francesco,

    davvero un bellissimo Post. E’ davvero difficile spiegare a parole la ricchezza e la profondità dei gruppi, anche per me è così. La gioia che se ne ricava non è traducibile, non è misurabile, né comparabile con altro. E’ davvero la gioia ineguagliabile di ricentrarsi, connettersi attraverso un lungo e paziente lavoro interiore con se stessi e di sperimentare qui, in questo luogo/ non luogo interiore, la possibilità di un’esperienza spirituale, al di là delle ideologie, degli indottrinamenti forzati. Nei Gruppi Darsi Pace si sperimenta un’autentica libertà, che è anelito alla vita. respiro.
    Hai colto bene, le Parole, quelle ispirate, hanno un potere di cambiamento immenso. La cultura moderna contrappone i fatti alle parole, ma non ci possono essere fatti veramente rivoluzionari senza un Pensiero che ne sia degno, e il Pensiero si veicola con le Parole. Per questo ringrazio te, i gruppi darsi pace e chi ne fa parte e naturalmente Marco, che con le sue parole… parole….parole, come ho sentito dire, ha saputo invece creare qualcosa di concreto, inedito e straordinario.

  6. Anonimo dice:

    Grazie Francesco di questa bella riflessione e dell’ energia e convinzione che traspaiono dalle tue parole.

    Io mi rallegro delle tue entusiastiche dichiarazioni di fede.

    Se qualcuno, sia esso un esterno o un darsipacista, è infastidito dalla fede degli altri, se si sente irritato dal loro sorriso, forse deve iniziare a pensare che il problema stia “ nel suo occhio”. A chi provasse questo malanimo auguro di riuscire a trovarne dentro di sé l’origine anziché sprecare energie per “cercare la pagliuzza nell’ occhio” del prossimo.

    Riprendo una delle affermazioni riportate nel post:“ Il cambiamento evolutivo verso una forma di umanità realmente più libera, creativa, “cristica”, penso sia questo il grande traguardo che ci si pone e che noi già nelle nostre storie personali dovremmo provare a incarnare.

    Auguriamoci che sempre più liberati dal “ marciume che c’è negli altri (e) c’è anche in noi” possiamo provare la gioia di condividere una così alta speranza.

    Un saluto.
    Stefania

    P.S. spero si possa dire darsipacista.

  7. Filippo dice:

    “Il fenomeno del Nulla, il nichilismo, è cioè l’altra faccia della medaglia che nasconde in realtà, vela appunto come il velo fenomenico di maya, l’attraversamento dell’umanità tutta di questo Nulla, per divenire, potenzialmente, esseri umani divini”.
    Perfetto, in questa chiave bisogna leggere gli ultimi secoli dell’età moderna… Il nichilismo, il Niente, il non-Ente, l’esperienza della vacuità di ideali e valori egoici, dell’ego in sé, apre all’esperienza dell’Essere. Sono due momenti dello schema mistico – vuoto e pienezza (divina) del vuoto – che l’umanità sta attraversando…
    ciao, a presto.
    Filippo

  8. “Abbiamo un disperato bisogno di vita, di fecondità. Bisogna iniziare a seminare il terreno del nuovo millennio, pazientemente e umilmente. Questa semina è la Poesia. Piantare parole in cui possa fiorire l’umanità nascente.”

    Grazie, perché questa frase è veramente illuminante. Ho sempre percepito la valenza della parola poetica – perfino le mie balbettate, tentate, cercate – come qualcosa che travalica la sfera personale, per arrivare a costruire. “Il bene comune della poesia”, diceva qualcuno.

    La poesia è veramente l’eterna insurrezione. Nel suo essere irresistibilmente antiretorica, c’è la sacrosanta insofferenza verso reticolo infernale delle convenzioni, c’è annidata e palpitante la speranza che costruisce; perfino nelle poesie più tristi c’è più speranza di tanti discorsi di cellophane, in cui ovattiamo i palpiti pressanti del cuore.

    La poesia è una quieta meraviglia: davvero, uno spazio aperto, in cui seminare.

    Grazie e a presto,

    Marco

  9. Marco Guzzi dice:

    Grazie, caro Francesco, per questa lettura davvero pregnante del fenomeno poetico-spirituale DP in chiave iniziatica e rivoluzionaria.
    Io credo che anche il Gruppo di creatività culturale potrebbe iniziare proprio da qui, dall’approfondire e dal diffondere in forme e modi inediti la prospettiva di un’insurrezione poetica in quanto inziatica, e iniziatica e poetica in quanto rivoluzionaria (in senso antropologico).
    Lavoriamoci bene, perché il tempo è quello giusto.
    Ciao. Marco

  10. Francesco Marabotti dice:

    Grazie a tutti,
    mi ha fatto davvero piacere leggere i vostri commenti.
    Penso che il senso davvero evolutivo sia ritrovare l’essenziale, questa forza poetica presente in Darsi Pace
    con cui vivere pienamente questo tempo.
    Il nascente gruppo culturale ha bisogno di partire da questa forza illuminante, che travalichi ogni sfiducia, ogni nichilismo di questa epoca: è un gruppo culturale in quanto crede davvero nella possibilità di creare una nuova umanità.
    Grazie e a presto,
    Francesco

  11. Gabriella dice:

    Mi unisco anch’io al coro di voci per dire grazie a Francesco per aver colto il vero senso del nostro percorso! Far ri-tornare Dio dentro di noi ed acquisire il potere di “muovere le montagne” che non si identifica con il potere inteso sulla terra (il mio Regno non è di questo mondo!).
    Anche donare un barlume di speranza ad una persona sfiduciata con la parola creativa e poetica dettata dallo Spirito,
    come giustamente desidera Francesco è “muovere una montagna”! Gabriella

  12. Ringrazio anche io tutti di queste belle parole , la vita è fede, la vita è gioia , la vita è poesia , ma come diceva Madre Teresa di Calcutta la vita è anche sofferenza e va affrontata.

    “si sogna spesso in maniera ingenua, i sogni non sono realtà, ma portano dentro le sue immagini e le sue promesse, le sue prospettive e le sue possibilità”

    Non conosco i GP mi sembrano solo un po’ troppo teorici, scrivete frasi che dicono tutto e nulla…nel quotidiano ciò che conta è l’esteriorità , intesa come modo di rapportarsi con l’altro …..certo il suo embrione è la teoria….ma cari amici non dilunghiamoci molto con discorsi filosofici…

    Vi voglio bene

    Marina

  13. Salve a tutti,
    non so quanto sovente ripeta, nell’arco di ogni mia giornata: – Meno male che ci sei Tu!!!…..(altrimenti, sarei un aspirante suicida) –
    Viva colui che è Via-Verità-Vita!!!……

  14. Ringrazio il signor Francesco Marabotti con una modalità che penso sia a lui congeniale.

    E se il pensare
    erutta dubbi e sospensioni
    quando il credere altrui
    sommerge l’attorno
    con cumuli di parole
    il mio spirito
    lacrima di gioia
    di fronte a fedi
    semplici e spoglie.

  15. Anonimo dice:

    Ciao Francesco! Tu tra gli … implumi del movimento, già capace di sintesi così perfette e mature!
    Hai rinverdito un mio pensiero continuo: che deve fiorire la bellezza in tutte le sue espressioni! Questo è il grande passo che dobbiamo fare! Il Bello ( in letteratura, in filosofia, nella poesia, nella pittura,..) deve esplodere in tutti i suoi molteplici linguaggi/forme e parlare al cuore: così ci avviciniamo al nostro centro, ci emozioniamo e scopriamo Tutto Ciò Che ci abita!
    Un abbraccio Maria Rosaria

  16. Capisco la tua riluttanza, credo anch’io che dobbiamo essere molto attenti a non tenere la testa troppo tra le nuvole. Ciò che in effetti mi interessa dei gruppi DP, che frequento da 5 anni, è che sono molto pratici. Per la prima volta ho trovato un metodo, una pratica educativa. Fino ad allora mi ero molto concentrata sulla riflessione, sul pensiero, accantonando le mie dinamiche emotive, la mia effettiva esperienza di vita, perché nessuno mi aveva insegnato a prendermi cura di me sotto questo aspetto. Pensavo: sì, tanti begli insegnamenti (da varie parti, da casa a scuola al catechismo parrocchiale ecc.), ma poi quando ho a che fare con me stessa vis-à-vis come la metto? Non sono capace di governare il mio magma emotivo, le mie angosce e le mie rabbie, e quindi il mo comportamento con gli altri. E di lì scaturiva tanto smarrimento e quindi dolore. Il percorso in DP è stato proprio la risposta a questa mia esigenza: iniziare a guardarmi dentro onestamente, apertamente, senza riserve, nella condivisione con altre persone che, come me, stanno facendo lo stesso tentativo.
    Così le riflessioni (apparentemente) più teoriche diventano un sostegno per un percorso molto ma davvero molto pratico.
    iside

  17. maria carla dice:

    Concordo in pieno con quanto scritto da Iside. Frequentando i gruppi DP (fisicamente e/o telematicamente) ti rendi conto che il percorso proposto è soprattutto ‘esperienziale’ e che le riflessioni teoriche sono ‘solo’ uno dei tre livelli che di cui si fa pratica (teorico-culturale/psicologico/spirituale).
    Consiglierei a Marina- sempre nel caso fosse interessata a saperne di più sul lavoro all’interno dei gruppi DP- di esplorare un po’ il sito che contiene molti materiali divulgativi sul tipo di proposta che viene fatta.
    Ti assicuro che ne vale la pena…AUGURI, mcarla

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