Giusti del Mediterraneo

Ogni giorno, ogni giorno,  impotenti, assistiamo alle tragedie che si consumano in mare, e ci difendiamo da tanto dolore, ci anestetizziamo, perchè l’impotenza è intollerabile all’ego.

Allora volgiamo altrove lo sguardo o guardiamo distrattamente, senza più vedere: diveniamo indifferenti!

Ma cosa sta accadendo? Cosa significa questo fenomeno migratorio inarrestabile?

Me lo chiedevo in post pubblicati anni fa: Tsunami umano: catastrofe o liberazione?  (2/11/2008) e Umanità in coma: le cifre del risveglio (2/4/11).

Il fenomeno era già evidente, preannunciato dai profeti dei numeri, ma lo sguardo miope dell’ego ha impedito di vedere/leggere il segno.

L’io egoico non ha soluzioni, tratta il fenomeno migratorio come un’emergenza, una catastrofe da cui difendersi alzando muri, militarizzando mari: soluzioni dettate dalla paura, perché l’ego è paura.  E’ solo affrontando fino in fondo la paura, sprofondandoci dentro, accettando di morire come ego che è possibile acquistare la visione ampia capace di trovare  soluzioni nuove, creative, all’onda anomala dei nostri mari.

La Vita ci sta ponendo prepotentemente davanti ad un passaggio evolutivo non più rinviabile, pena la stessa sopravvivenza della specie umana e ciò che accade nei mari è l’occasione favorevole al nostro risveglio, l’occasione propizia della nostra liberazione se ci rendiamo disponibili alla trasformazione, ad aprire occhi e cuore all’ascolto.

Voglio parlarvi di una famiglia che ha saputo vedere, ascoltare ed agire: i coniugi Regina e Christopher  Catrambone e la figlia Maria Luisa.

Ho avuto modo di conoscere Regina e Maria Luisa in casa di amici e sono rimasta affascinata dalla semplicità, dal coraggio e dalla forza morale di queste due esili donne.

Racconta Regina: Era l’estate del 2013, mio marito e io ci trovavamo in vacanza, stavamo lasciando Lampedusa ed eravamo diretti in Tunisia. In questo tratto di mare abbiamo visto galleggiare tra le onde un indumento che ha attirato la nostra attenzione. Ho chiesto al capitano della nave cosa fosse, e la sua risposta è stata molto forte: ‘Sicuramente questa è la giacca di qualcuno che non ce l’ha fatta’. Le sue parole ci hanno fatto realizzare che il tratto che noi stavamo percorrendo  in senso opposto vivendolo come una vacanza, quello che per noi era un paradiso, per tante altre persone era un infermo, e per molti era addirittura una tomba.

Entrambi conoscevamo bene la situazione dei migranti, ma in quell’occasione abbiamo capito che non potevamo rimanere indifferenti. Siamo originari del Sud Italia, l’emigrazione e le sue tragedie fanno parte della nostra storia. Dopo la tragedia del 3 ottobre 2013 a Lampedusa, nella quale persero la vita centinaia di persone, la denuncia della Globalizzazione dell’Indifferenza di Papa Francesco nella sua visita a Lampedusa, io e mio marito abbiamo deciso di fare qualcosa”.

Detto fatto: i coniugi  Catrambone danno fondo ai loro risparmi, comprano una nave, la Phoenix, la  attrezzano, e  l’anno dopo, con un equipaggio motivato e competente, iniziano le azioni di soccorso nel Mediterraneo impegnandosi essi stessi nel salvataggio dei naufraghi insieme alla figlia Maria Luisa. Danno così l’avvio al MOAS (Migrant Offshore Aid Station), la prima operazione di soccorso privata al mondo!

Vedere gli abissi dell’umanità in quel mare cambia la vita –dice Regina– In quelle barche di profughi, abbandonati in mare al loro destino, viaggiano creature trattate peggio degli schiavi, che ricordano la lotta per sopravvivenza degli ebrei nei campi di concentramento.

Chi assiste a tutto questo non può voltarsi dall’altra parte e rimanere in silenzio. L’anno scorso abbiamo salvato più di 3000 persone in due mesi, e mentre altri discutono i pro e i contro di salvare la vita di questi migranti, noi restiamo fermi nella nostra idea che nessuno dovrebbe essere lasciato annegare.

Quando l’anno scorso il MOAS ha deciso di solcare il Mediterraneo per salvare le persone che continuavano a morire, in tanti ci hanno detto che era una ‘idea folle’ . La verità è che questa è una soluzione semplice ad un problema complesso, ma penso che finché le persone continueranno a rischiare la vita in mare, la priorità è salvarle.

Quello a cui stiamo assistendo è un esodo senza precedenti. Migliaia di persone disperate continueranno a rischiare la propria vita se tutti noi, come società civile, non saremo in grado di offrire alternative a questa gente.

Ci rincuora ricevere il supporto di tante persone da diverse parti del mondo che come noi si rifiutano di stare a guardare questa tragedia senza fare nulla. La nostra azione ha ispirato altri ad agire, siamo profondamente orgogliosi di questo ”.

Fino ad oggi il MOAS ha contribuito a salvare più 9 mila persone

Non sono solo rose e fiori: c’è chi non condivide questa iniziativa di soccorso e la ostacola con vari mezzi. Regina e la figlia Maria Luisa sono oggetto nel web di irripetibili insulti e pesanti minacce, ma non si tirano indietro e continuano ogni giorno  con grande generosità e forte determinazione la loro azione di salvataggio in mare e in terra  dal coma dell’indifferenza.

Regina, Christopher e Maria Luisa, insieme ai tanti che collaborano a queste operazioni di soccorso (penso ai tanti volontari: quelli di Lampedusa principalmente, ma anche di Pozzallo, Palermo, Messina, e adesso di Kos in  Grecia) possano essere annoverati,  al pari di coloro che salvarono la vita degli Ebrei durante la Shoah, tra i Giusti dell’umanità.

Giusti del Mediterraneo è il titolo del Convegno che si è tenuto nel giugno scorso al Senato al quale è stata invitata Regina a rendere la sua testimonianza.

I Giusti sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare la vita piuttosto che rimanere indifferenti, perdendo così il loro specifico umano; con la loro azione ogni volta salvano l’umanità.

Mentre i  Paesi Europei alzano muri, scaricano le loro responsabilità e trattano il tema in termini di cifre e risparmio economico, le voci dei Giusti ci ricordano che i profughi sono nomi, volti e storie e dimostrano che in ogni circostanza ognuno può fare la differenza, che l’indifferenza, tomba della nostra umanità, si può combattere, che la storia è determinata da quello che ciascuno di noi è disposto a fare per rimanere ‘umano’.

Essere Giusti oggi significa dunque non delegare ma assumersi la responsabilità di fare il possibile, ciò che è nelle concrete possibilità di ciascuno, anche offrire un solo bicchiere d’acqua come dice Gesù: una piccolissima goccia che inizia a sciogliere i ghiacciai delle nostre paure.

L’importante è iniziare, rompere il muro di indifferenza e silenzio, che diventa omertà, collusione.

L’esempio di chi oggi nelle acque del Mediterraneo e dell’Egeo compie azioni di bene è segno visibile di quella  Nuova Umanità capace di relazione e condivisione che preme per nascere in ognuno di noi.

Commenti

  1. maria carla dice:

    Caro Aldo, concordo pienamente con quanto scrivi (conosco più di uno di questi giovani- e relative famiglie- che partono con le migliori intenzioni di tornare ma poi la vita li trattiene lontano dall’ Italia)…è davvero inquietante!
    Anch’ io con te mi chiedo (e non sono la sola): a chi giova tutto ciò?
    Siamo davvero in mano a poteri più o meno occulti che ci usano come pedine di un gioco devastante soprattutto per le giovani generazioni? mcarla

  2. Giovanna dice:

    Pubblico volentieri una poesia che Antonella, un’amica dei nostri gruppi ha postato su facebook: la poesia è di una sua amica, Yamile Darias Betancourt, che ringrazio.

    Olocausto moderno

    Il barcone sbanda eternamente
    Le onde lavano i corpi ,
    caduti all’improvviso.
    Le urla si perdono nel buio.
    Il sole si è spento.
    Cimitero infinito
    Caronte ha cambiato casa.

    Il treno passa.
    Destinazione incerta
    Vagoni pieni di corpi.
    Respiro moneta di scambio
    La speranza è fuggita.
    Il disprezzo fa a botte con la tolleranza.
    Olocausto moderno.

    La vecchia matrona
    siede a guardare, diventa giudice.
    Demenza senile
    Il mantello che la copre ormai è pieno .
    Non deve ricordare le sue malefatte.
    il Dio denaro impunito brama linfa umana.
    L’umanità è cosa passata.

    Signora Speranza torna a salvarci!
    Apri un varco nella mente degli ottusi
    Fa ritornare il sole nelle nostre anime.

  3. giancarlo dice:

    Mi colpisce molto la poesia di Yamile, per quanto è bellica.
    Chiede che vengano illuminate le menti degli ottusi, cioè degli altri: ma gli altri pensano esattamente lo stesso.
    La logica è quella di buttare sempre all’esterno, la colpa è sempre dell’altro.
    Le montagne di soldi li fanno gli schiavisti dell’Africa nera e dell’Africa araba: abbiamo il coraggio di dire la verità?
    Oggi la brama di linfa umana non è tedesca o francese o italiana, ma è dell’islamismo terrorista in Nigeria e in Libia, dove l’Isis ha chiesto ai Libici di consegnare le loro figlie ( merce) per darle in “spose” ai terroristi.
    E’ odio buttare sterco sull’Europa anche quando fa il bene, e salva i disperati: menzogna e odio che fanno male alla pace.

  4. Grazie Giancarlo,
    anche se io non ho letto i versi nello stesso modo, trovo la tua riflessione importante e vorrei girare un’altra carta.
    In me, uno dei frutti del lavoro di trasformazione, è stato quello di riconoscere che il SENSO DI COLPA personale o collettivo non fa altro che perpetuare un atteggiamento di sottile complicità con la distruttività, interna o esterna, che agiamo.

    Riconoscere le nostre colpe per LASCIARCENE LIBERARE DA CRISTO consente una maggior chiarezza nella visione della realtà e una maggiore energia nell’azione da compiere.

    In un certo qual modo la nostra società occidentale è troppo ripiegata sotto questo inutile e maligno peso, più che libera di riparare agli errori commessi o a FARE LIBERAMENTE IL BENE POSSIBILE, oscillando tra l’erigere muri o il buonismo ad oltranza. E non mi riferisco alla chiesa che già un decennio o più fa, tramite il Card. di Bologna Biffi, invitava ad un certo realismo per poter favorire l’integrazione tra le persone che si affacciavano allora al nostro mondo di lavoro, sollevando un polverone che non ti dico.

    Fare quello che si può fare IN PACE nel nostro proprio limite umano E’ UNO SCANDALO.

    D’altro canto, quel che tu dici dell’Isis è vero (e se dovessimo apprendere da loro rispetto e accoglienza del diverso, te li raccomando), ma, intuisco anche altre sottili verità internazionali sul piatto della bilancia, .

    Ciao e buon lavoro.

    Son contenta che tuo fratello stia bene ed abbia ripreso la sua missione.

    Rosella

  5. maria carla dice:

    Gli ultimi versi della poesia mi hanno fatto venire in mente la tematica di uno spettacolo teatrale a cui vorrei assistere proprio stasera presso il santuario della Madonna di Prada a Mapello (Bg) dal titolo “Volgiti Madre” di Valentino Salvoldi (sacerdote missionario, fratello di Giancarlo, VERO?).
    Da quanto ho letto si parla di una gravidanza inattesa, in un contesto di dubbi laceranti, di punti interrogativi che solo nel finale dovrebbero risolversi attraverso lo sguardo di Maria (“Signora Speranza torna a salvarci…”).
    Dopo analisi inquietanti di una realtà drammatica come quella di cui si è scritto, sento il bisogno di un sollievo che mi ridia speranza per poter nuovamente respirare un po’ di aria fresca…
    Spero di poterci andare e di ricavarne nutrimento.
    Buona domenica a tutti, mcarla

  6. giancarlo dice:

    Scusate se uso impropriamente questo canale ma non ho riferimenti personali.
    Cara Rosella, è proprio così: il senso di colpa è dannoso a livello personale ma anche a livello culturale, e storico.
    E grazie anche per Valentino che proprio da oggi è in Bangladesh, mentre c’è la prima di una sacra rappresentazione cui ha lavorato molto.
    Mcarla, ti vedrò volentieri stasera al santuario mariano, e potrebbero venire anche altri lombardi, anche se è tardi.

  7. Yamile Darias Betancourt dice:

    Vi ringrazio per i commenti. Personalmente credo che un flusso di coscienza non implichi il giudizio ma solo nudo sentire per amaro che sia davanti una realtà alla quale non possiamo sfugire.
    Grazie ancora!

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