Senso di colpa

Commenti

  1. caraissima Maria Pia, il tuo racconto è per me l’ennesima conferma di quanto siamo vicini nella sofferenza. Spesso conosciamo e diamo attenzione alla nostra propria sofferenza ignorando quella altrui. Quante volte nella mia vita ho pensato di avere un carico di dolore superiore, di essere più sfortunata degli altri e che forse nessuno avrebbe capito veramente le mie dificoltà. Negli anni ho incominciato a rendermi conto che ciò non era vero, che a volte le persone non mostravano il dolore e le difficoltà che si portavano dentro. Il cammino iniziato questo anno con i gruppi Darsi Pace, cammino in cui c’è l’occasione e la possibilità di condividere il proprio mondo interiore (cosa non scontata perchè in altri ambiti non si fa e comunque predomina il bisogno di conservare l’immagine che ci siamo costruiti ), mi conferma sempre di più questa somiglianza e vicinanza che accomuna tutti noi umani, indipendentemente da età, ceto sociale, cultura. Questo bisogno di capire e di diventare maggiormente consapevoli della realtà della nostra vera essenza, la necessità di essere amati e accettati, il desiderio di guarigione e di pace.
    Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno il coraggio e la voglia di raccontarsi, di testimoniare e che così facendo contribuiscono a spezzare l’individualismo e l’egocentrismo in cui siamo illusoriamente immersi e a farci sentire sempre più uniti e vicini. Grazie di cuore. Graziella

  2. Carissima Maria Pia,

    appena ho visto il titolo sono corso a leggere il tuo post, perché colpisce una parte importante della mia interiorità, ed insieme il punto di lavoro fondamentale. Una parte in me che ormai non posso che chiamare “misteriosa”. E’ mistero, infatti. E’ mistero il fatto che io debba convivere con un senso di colpa lacerante, facilmente e irrevocabil-mente dilagante. E’ un mistero con il quale molte volte mi sono arrovellato, arrabbiato, infuriato, disperato.

    Perché questo, perché io? Perché mi fai questo? “Perché mi hai abbandonato?”, per dirla con le letture di ieri…

    Questo senso di angoscia totale che assume l’aspetto di una colpa, così grande così’ … irredimibile, che mi tornano in mente le parole di una poesia di Marco, “irredimibile / perché non mia”, come baluginìo poetico di una strada per una futura, agognata, risoluzione. E come la poesia arriva sinteticamente ad un ambito, che dal punto di vista psicologico, è per me un campo di lavoro terapeutico, in questo periodo! Perché il senso di colpa era lievitato a livelli così insostenibili, così invalidanti, che un aiuto terapeutico era diventato improcrastinabile.

    Questo non per dire cose di me che avevo già scritto, o per pruriti di confessioni pubbliche, ma per segnalare come mi sta a cuore quanto dici, ed insieme la strategia per una risoluzione. Abbracciare la fede senza più “sospetto”, vederla come qualcosa che spazza via i sensi di colpa e non li alimenta (come l’ego distorto sottilmente sussurra…), sarebbe realmente la conquista per la mia vita. Per una vita più piena, creativa, liberata. E’ il mio primo e più grande desiderio.

    Non ho particolari ricette, come avrai capito. Ma è per questo che sono qui, in Darsi Pace.
    Senza questa cosa, posso dire, senza questa “croce”, non avrei comunque conosciuto questa stupenda realtà.

    Già, senza questa croce non ero qui. Vederla così già mi aiuta, perché si vede che appena lascio un po’ andare, anche dall’angoscia e dalla tribolazione, possono nascere cose buone. E’ sempre con stupore che me ne accorgo; quello stupore per cui ogni volta che sono abbattuto, accade qualcosa che mi dice “non importa che non sei riuscito, non importa che non sei perfetto, che ti accanisci contro te stesso, che ti fai schifo: ma guarda invece cosa ti posso organizzare Io, per la tua vita, se solo mi lasci fare.”.

    Quando sono sotto la morsa male-detta dei sensi di colpa, e ancora accade ahimé, mi fa molto bene risentire la poesia di Marco “l’ultima lezione”, letta stupendamente da Fabio Fedrigo. Spesso mi fa uscire le lacrime, sugli ultimi versi – qualcosa nel mio duro cuore si scioglie, respira. Perché lì è detto in modo estremamente chiaro e persuasivo quello che il cuore spesso non osa sperare, che sono amato sempre e comunque, qualsiasi cosa faccio e penso: che sono dunque amato DAVVERO.

    Grazie.

  3. Giuseppina dice

    Grazie, cari M. Pia e Marco delle vostre condivisioni. Ho i capelli bianchi da tempo e so cosa sono i sensi di colpa. Solo la scoperta di Gesù come Amico che trasgredisce in maniera sovversiva il nostro comune senso di amicizia mi aiuta a ritrovare la concreta sensazione di sentirmi sempre amata da Lui per quella che sono.
    L a sua amicizia veramente disinteressata e generosa per i più deboli mi autorizza a sentire sempre più le mie fragilità sconosciute anche a me stessa, a offrirle a Lui , a condividerle senza drammatizzare, per ritrovare proprio li’ dentro nuova forza. Senza la costanza e l’umiltà di guardare dentro le mie povertà lavorando come facciamo in D.P, confidando totalmente in Lui, Amico che gratuitamente sovverte i miei pensieri e giudizi, non avrei mai sperimentato la gioia di sentirmi perdonata e di poter perdonare anche tutte le oscillazioni di un percorso di Misericordia infinita. Con Lui , l’Amico che gratuitamente sovverte i miei pensieri e giudizi, posso continuare a sperimentare anche insieme a voi, l’Amicizia come pro-vocazione e come tenerezza …che mi dice “va e non peccare più”, non essere più colpevole ma responsabile e gioiosa. MISERICORDIAS DOMINI, in aeternum cantabo. AMEN.
    Giuseppina

  4. Ciao Maria Pia, ho molto riflettuto, in questi ultimi paio d’anni sul senso di colpa. Molte volte ho pensato: … Grande!! Non ho sensi di colpa!! … e poi come accade nella vita … un fatto molto doloroso mi piega in due e mi lacera, come un leone della savana fa con le sue prede!!! E così … ho iniziato a ricordare i vari sensi di colpa con cui ho avuto a che fare fino a quel momento e che mi pareva d’aver dimenticato.
    Piegata in due e strappata a pezzettini, in uno stato che chiamo affettuosamente: “stato pietoso!!” 🙂 … lì così, in quel dolore enorme, mi sono lasciata andare a lacrime copiose e dirompenti, quasi senza una fine, come cascate del Niagara! E come per le acque di un grande fiume, poco prima di diventare cascata … in egual modo le lacrime prendono la rincorsa, quasi “feroci”, prima di gettarsi giù nel vuoto con grande potenza e lasciando quest’acqua al suo naturale percorso, una volta finito il “grande salto” nel nulla: acqua nell’aria! … una volta ritornata a terra, l’acqua si calma e cala un silenzio profondo che sa di immensità e allora le lacrime diventano calde e quasi rassicuranti ed ora scendono silenziose. A quel punto nel cuore è rimasto uno spazio … un piccolo spazio “libero” e mi sento addosso la sensazione come realtà che quasi mi avvolge, come di una carezza affettuosa di chi ho pensato d’aver ferito.
    Farà male ancora per un po’ e ancora alcune volte la cascata si lancerà nel vuoto per poi placarsi … Fino a quando, di volta in volta, il dolore si consumerà sempre di più.
    E’ da poco che ho imparato che siamo reattivi, reagiamo automaticamente e soprattutto nel caso di situazioni che ci allacciano a nostri condizionamenti del passato. Conoscere questa cosa, mi ha aiutato molto a comprendere che non ci sono colpe quando siamo stati vittime di reattività, anche reciproche, quindi non c’è neppure la mia colpa.
    Certo è che, da che lo si è capito, da quel momento inizia la propria responsabilità nell’ imparare a cadere sempre di meno nella trappola della reattività. Imparare a non reagire in modo meccanico e a vedere come sono veramente le cose. Guardare anche gli altri “al di là di ogni colpa” oltre che se stessi, fa già conquistare un pizzico di pace in più. Non che sia facile! E’ un pò come allenarsi in palestra …
    Un abbraccio e grazie, Barbara

  5. Antonietta dice

    Cara Maria Pia, leggendo il tuo post mi sono chiesta a che livello si trovano, se ci sono, i miei sensi di colpa. Razionalmente mi sembra di non averne poi tanti, ma se mi fermo un attimo a sentire in profondità, sotto tante emozioni spesso caotiche, mi sembra ci sia proprio un profondissimo senso di colpa. Me ne accorgo da come mi sento quando faccio errori che potevo evitare, come se avessi causato una rovina definitiva e irreparabile.
    La mente subito mi rassicura che quello che ho fatto non è poi così drammatico, che posso riprovarci e migliorare, e la cosa passa. Ma la prima sensazione, quella automatica è proprio così: un senso di colpa terribile, quasi ancestrale, per qualcosa che non riesco ad afferrare, qualcosa che mi sovrasta. Sono i ricordi ingigantiti delle paure dell’infanzia, o c’è anche altro?
    Forse questa è l’area della ferita originaria, quella che spesso contattiamo durante gli esercizi del percorso di Darsi Pace.
    Da lì forse nascono tanti perfezionismi, fughe o rimozioni. Essere bravi per sentirsi degni, accettati, amati. Quasi che essere vivi, umani, limitati, fosse una colpa da cercare continuamente di nascondere o ricucire.
    Da un senso di colpa così nascosto e profondo chi può liberarci?
    Io non posso liberarmi da sola. Deve essere un Altro a sciogliere quello che neppure conosco, a prendermi per mano e rassicurarmi.
    Questa colpa che non riesco a spiegarmi fino in fondo, ma che sento forte e chiara, è stata cancellata, ci è tolta dalle spalle ogni volta di nuovo. Questa Settimana Santa mi invita di nuovo a sperimentare questo, ad attraversare la paura dei limiti, la rabbia per gli errori e l’angoscia che in fondo sia tutto inutile. Mi invita a fidarmi e andare avanti, lungo quella strada stretta ma calda di amore di cui parla la poesia di Luzi.
    Grazie, con affetto
    Antonietta

  6. Ciao Maria Pia, io quando sento delle emozioni difficili cerco di connettermi con loro di dargli forma e voce.. Un pó come si fa con l’esercizio sulla rabbia del secondo anno (non so a che punto sei del percorso) se ti interessa o pensi possa aiutarti in qualche modo scrivimi in posta privata.. lulasusanna@alice.it Un abbraccio ???

  7. Cara Maria Pia, grazie. Forse posso raccontare quel che mi capita.
    Se non faccio quanto viene richiesto mi sento in colpa. Quanto viene richiesto non ha mai fine e mi allontana, lo so, dallo scegliere la strada vera, assolvere i doveri però mi risparmia il giudizio dei richiedenti.
    È così importante per me il giudizio dei richiedenti? Evidentemente si.
    Ho letto un giorno:

    «Signore, permettimi
    di andare a seppellire mio padre»
    «Seguimi, e lascia che i morti
    seppelliscano i loro morti!».

    E ho tremato
    Ho pensato/desiderato “Si ti seguo”
    Ma poi ho detto: “adesso corro, mi sbrigo, seppellisco i miei morti e torno”
    Ancora devo tornare
    La strada vera non la conosco, la conoscerei se la percorressi, ma il primo passo non lo faccio mai e questo mi distrugge.
    Non la conosco e temo di sbagliare la scelta, di essere in errore, di prendere un abbaglio, di prendere una cosa per un’altra.
    Sono insicura? Si. Non sono disposta a rischiare l’errore, come farei dopo se dovessi scoprire di aver sbagliato tutto?
    Vorrei un risultato, anche piccolo, subito, addirittura prima di incamminarmi, una conferma, una “ragionevole” certezza di risultato, tanto per sopportare il disprezzo di chi adesso accontento, se non, addirittura, ottenerne il consenso, la comprensione.
    E allora cerco anche io un altro libro per capire meglio, si certo è cosa buona ma è poca cosa. Lo so, l’ho sperimentato che i piccoli passi in avanti, piccoli spazi di verità, si sono aperti davvero non quando ho cercato di capire (o non solo) ma quando ho lasciato spiragli aperti e mi sono disposta ad accogliere la sorpresa, ciò che inspiegabilmente arrivava, come un dono.
    Ciononostante costantemente qualcosa sbatte la porta e chiude lo spiraglio.
    Cos’è? Non mi fido? Deve essere così. Sicuramente non mi Affido.
    Nella poesia che ci hai regalato c’è il verso “Ora, sì, o redentore, che abbiamo bisogno del tuo aiuto”
    Io dimentico pure di chiedere aiuto.

    Maria

  8. Cara Maria!
    Non è vero che non cerchi aiuto, lo stai invocando; e i gruppi “ Darsi pace” sono nati proprio per questo, sono ospedali, non solo da campo, ma anche, forse, per chi, direi tutti, richiede una degenza più lunga.
    Spero che oltre a me ti rispondano altre persone. Non ti scoraggiare, non c’è una ricetta unica. Di volta in volta riusciremo a capire le priorità, a dare riconoscimento alle nostre esigenze, alla nostra indispensabile integrità e non solo al giudizio degli altri. Dire dei no talvolta è necessario e fa bene a noi e anche agli altri.
    E’ un esodo dalle nostre prigionie verso una libertà che è meta ardua, ma a piccoli passi, possibile. Ti consiglio di rileggere anche il post di Antonietta sulla guarigione, mi è stato di aiuto. Ho sperimentato che nell’ ora solenne della sincera e concentrata richiesta di aiuto a Dio, la guarigione arriva, almeno per quel passo attuale e l’apertura del nostro io più profondo e vero si fa concreta. Un abbraccio, Mariapia

  9. Suor Teresa dice

    Grazie Maria Pia per questo post, un dialogo interiore molto bello che solo un anima sottile, sensibile può fare.
    Io forse non riesco a capirti fino in fondo, non per propria esperienza, perché non vivo forti sensi di colpa (almeno per ora) non so se per mancanza di consapevolezza o grazia ricevuta. Visto che da quando avevo 15 anni sto con le suore, mi sento come il giovane Samuele cresciuto al tempio. Forse vocazione prematura si può dire la mia, ma il Signore chiama a tutte le età, quando vuole e come vuole. La “fantasia” di Dio è grande.
    Però una cosa la voglio dire lo stesso e mi soffermo su questa frase che hai scritto: “Forse i sensi di colpa ti aiutano a non cadere in tentazione…..” ma io penso che non solo non ci aiutano a non cadere in tentazione ma che essi stessi sono la tentazione in persona. E allora come dobbiamo fare con le tentazioni? E io per non sbagliare mi rifaccio a un grande mistico, san Giovanni della Croce che nelle sue opere precisa frequentemente come le tentazioni favoriscano il raggiungimento della perfezione, purifichino lo spirito e permettono una più intima unione con Dio. Egli scrive in Fiamma viva d’amore: ” Cosi Dio agisce con coloro che vuole far progredire, guardando al loro utile principale; procura che siano tentati per glorificarli quanto è possibile, cioè fino a farli pervenire all’unione con la sua sapienza divina la quale, secondo quanto dice David, è argento provato con il fuoco, nella terra della nostra carne e purificato sette volte (Sal. 11,7) cioè più che è possibile”
    Quindi possiamo vedere la tentazione come una “beatitudine” in quanto essa permette di renderci conto della propria piccolezza e sperimentare la necessità di un assoluto abbandono a Dio Padre.
    “Beato l’uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a coloro che lo amano”. (Gc 1,12)
    Forse sono andata fuori tema, ma mi è piaciuto considerare il senso di colpa come tentazione e la tentazione come beatitudine perché ci aiuta ad abbandonarci a Dio. Solo con le nostre forze non ce la facciamo questo è sicuro.
    Un caro saluto e Buona Pasqua a tutti.
    Sr. Teresa

  10. E perché, invece di ” farsi sfruttare” e succhiare le energie dal senso di colpa non lo sfruttiamo noi, considerando che, se anche noi abbiamo le nostre colpe, beh, vorrà dire che “in cambio” cercheremo di essere più umili, pazienti e accoglienti con gli altri ( e le loro colpe ) ? Tra l’altro lo dice anche il nostro Amico, rimetti a noi i nostri debiti… Forse era un suggerimento!

  11. Accolgo il piacevole invito di Maria Pia, per dialogare con Maria 🙂
    … e comunque leggendovi, non mi ero resa conto delle varie ed innumerevoli sfumature dei sensi di colpa che ci tiriamo faticosamente dietro e di cui molte volte, di quello sì mi ero accorta, si nascondono dietro ad altri strati di cose … cose su cose, pelle su pelle fino a rivestirci di una pelle così coriacea che per riuscire a ricontattare qualche sentimento affettuoso e vero … prima di tutto verso se stessi … bisogna usare molto … scrub per “esfoliare”!!! … è primavera ed esfoliamo!!! Alleggeriamo e rinfreschiamoci per come riusciamo, con calma ma anche con una certa decisione, sarebbe bellissimamente auspicabile!
    Perciò cara Maria, come te anch’io … esattamente in quel tipo di senso di colpa che tu descrivi come “Se non faccio ciò che mi viene richiesto mi sento in colpa“ siamo un certo numero di gente a cadere nella trappola …
    Un bellissimo giorno comunque, ho sentito una forte “randellata” in testa e mi sono accorta che ogni volta che, controvoglia assecondavo chi pretendeva: io, dentro me, sentivo un grosso macigno sul cuore, un nodo alla gola, voglia di piangere che, come avrete capito non mi nego mai e una certa nausea che sopraggiungeva e … non mi “trovavo” più”, penso ci capiamo … e tutte queste sensazioni pesanti … le provavo nei miei confronti!!! La colpa Prima, era verso me stessa perché mi Tradivo! Era questo il Primo senso di colpa che trapelava, nascosto nel fatto che mi sentivo in dovere di accontentare ogni richiesta altrui, anche quando non era coerente con il mio … Posso farlo? Ce la faccio? Voglio? Lo trovo Giusto?
    Ora quando davanti ad una richiesta mi sento “un pugno al cuore” e tutti gli altri “sintomi” di cui sopra, allora mi faccio le domande e “correggo il tiro”, non sempre posso o voglio o trovo giusto ciò che mi viene richiesto, so che se “cedo” solo per paura del terribile giudizio, poi avrò tradito me stessa. Se assecondo il “mondo” dimenticandomi di me, sono annientata, distrutta e fuori strada.
    … Le persone poi si dimenticano e “ le persone” siamo anche noi, il giudizio lo usiamo in modo automatico serve anche ad “ottenere”, ci ricattiamo e dopo un po’ chi ci ha giudicato se ne dimentica ma … ma il tradimento verso me stessa non lo dimenticherò mai, perché Non ho seguito la mia strada.
    Il sentire se quella “cosa” mi fa stare bene, è per me piacevole, mi appaga, la trovo giusta e anche il giusto senso del dovere sì, applicando tali criteri, può essere a volte salutare, un senso del dovere “responsabile”, non quel Devo! a scapito di me stessa e a prescindere, solo perché ci sarà chi mi giudica, questo no.
    Questo modo nel provare ad ascoltarmi è per me la traccia che mi mantiene sulla mia strada. Se mi muovo più coerentemente con ciò che sento giusto per me, sono sulla mia strada, ci sono già, non serve neppure che la cerchi tanto, non serve neppure che mi “butto” perchè ho già iniziato a camminare. Così provo a fare.
    Un abbraccione di cuore, Barbara

  12. Vi ringrazio tutte e vi abbraccio, non mi aspettavo che qualcuno “dialogasse” sul commento che ho inviato. E’ come ricevere una carezza.
    Rifletterò con attenzione su quanto dite.
    Maria

  13. Cari Graziella, Marco C., Giuseppina, Barbara, Antonietta, Lula, Maria, Suor Teresa, Rita , grazie che vi siete fatti miei interlocutori e senza paura e nascondimenti, da fratelli, quali questo gruppo ci vuole, avete condiviso le vostre angosce intorno alla colpa e la pentimento. E avete anche suggerito possibili vie di liberazione.
    Suor Teresa è l’unica che ha scritto con grande candore di essere priva del senso di colpa e l’ha chiamato una tentazione, superabile con la preghiera. Tutti parliamo alla fine, anche se con sfumature diverse, di affidamento alla Grazia , di abbandono, di pianto ( Barbara).
    Forse , anche se talvolta ci sentiamo come invasi e paralizzati da un senso di colpa, portatore di emozioni negative, dilagante e prepotente,( Alessandro), è bene non spaventarci, attraversare questa sofferenza che è legata alla nostra ferita originaria ( Antonietta), accettare la nostra realtà e gettarci, deboli e forti nel torrente della Misericordia di Dio.
    Carissimi, abbracciamoci prima davanti alla Croce e poi nella gioia del Cristo risorto! Mariapia

  14. cari fratelli, tali vi sento io che fratelli veri purtroppo non ho, mi hanno colpito molto le vostre riflessioni sui sensi di colpa. Io parto svantaggiata, la mia fede è tenue e dunque nei momenti di disperazione mi trovo sola ad affrontare il dolore. Dopo tanto tempo in terapia ho imparato ad individuare i sensi di colpa, a capirne l’origine. Ma nelle difficoltà della vita, nei drammatici punti di svolta che impone (una grave malattia) essi si riacutizzano, ti ricordano che non sei più sana ed efficiente, che sei di peso ai familiari per la tristezza che provi, sul lavoro sei segnata, esclusa e poi si sa che la malattia altrui evoca inquietudini.
    Dunque la colpa si ripresenta, non sei più come gli altri ti vorrebbero, non sei in grado di soddisfare le loro aspettative, a cosa è servito fare sempre la brava bambina per raccogliere affetto, amore, stima dagli altri? Arriva il momento di accantonare questa coazione a ripetere, farsi forza per trovare pace, quiete interiore, soprattutto benevolenza per se stessi e per i propri umani limiti. E’ un percorso per me difficile (le “tentazioni” sono sempre lì che si manifestano), che richiede un cambiamento profondo, una visione diversa. Non ricordo chi ha scritto che “il vero viaggio non è quello in terre lontane, ma guardare le stesse cose con occhi diversi”. Spero che anche io riuscirò a compierlo e trovare la Misericordia di Dio, dando alla piccola bambina triste che è in me il sollievo di avere una casa interiore finalmente accettabile, una vera patria accogliente, nella quale poter gioire della vita.
    Un affettuoso saluto a tutti voi
    Nicoletta

  15. Grazie, Nicoletta, per il tuo commento, un poco dolente, ma anche aperto alla speranza di riuscire a vivere più libera, ad affrontare con più determinazione anche i momenti difficili. Non scoraggiamoci! Impariamo a tirare fuori le nostre forze nascoste, consoliamo la nostra bambina ferita, da persone adulte!
    Spero che tu sia iscritta a un corso di Darsi Pace, così potrai parlarne anche con i tuoi compagni di “ classe”: non c’è niente di meglio che comunicare le nostre difficoltà’. Tanti affettuosi auguri! Mariapia

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