Ricominciare

Commenti

  1. Bellissimi stimoli: grazie!
    Il “Ri” (ri-fare, ri-cominciare, ri-leggere, ri-ascoltare….) ha il fascino delle opportunità scoperte dentro a ciò che in prima battuta non abbiamo colto.
    Il “Ri” nasconde in apparenti ripetizioni un potenziale di creatività.
    Il “Ri” porta anche il peso dell’opacità, dell’ottusità, della cecità, della sordità esperite; ma proprio nel ri-proporsi mi invita a incuneare un tempo sospeso per cui nel ri-fare quella cosa, ri-leggere quel testo, ri- ascoltare quella persona…., vedo, ascolto, leggo , faccio …sciogliendo un po’ di quella patina di opacità, di cecità, di sordità… perciò con una me stessa rin-novata, almeno un poco.

  2. Giuseppe Spinnato dice

    Grazie a te Eva! È vero, è un aspetto importante quello che sottolinei, ricominciare è anche tornare sul già fatto e aguzzare la vista e l’esperienza. Si percepiscono nuovi dettagli, anzi a volte ci si accorge di percepire proprio l’essenziale che prima era sfuggito.
    Divago, ma non resisto: mi hai fatto venire in mente, a proposito di sguardo che si fa più forte, a seguito di un irrobustimento spirituale, questi versi di Dante (Paradiso, XXXIII, 112-114):

    “ma per la vista che s’avvalorava
    in me guardando, una sola parvenza,
    mutandom’ io, a me si travagliava”.

    Dante è in Paradiso e sta contemplando la luce divina. Continuando a guardare, riguardando, sostenendo lo sguardo oltre ogni ragionevolezza il poeta acquista una capacità di penetrazione sempre maggiore (“la vista che s’avvalorava” – si rinforzava – “in me”), ed è la sua sostanza, il suo corpo, che in questa esperienza cambia, si tempra, si forma (“mutandom’io”). È così che arriva a vedere l’essenziale, un’immagine tanto più nitida e ricca (“una sola parvenza…a me si travagliava”) quanto più nitido e forte è il suo occhio. Mi sembra calzare a pennello con il nostro lavoro!

  3. Grazie, caro Giuseppe, le tue riflessioni sulle dinamiche del ricominciamento mi sembrano essenziali, anche perché l’intero movimento di Darsi pace può essere interpretato proprio come un moto di Ricominciamento, sia a livello personale, che a livello antropologico, che a livello ecclesiale.
    Non a caso il libro-intervista che scrissi con Enzo Bianchi, nel 1990, si intitola proprio “Ricominciare – nell’anima, nella Chiesa, nel mondo”.
    Ciao, e grazie. Marco Guzzi

  4. grazie Giuseppe, leggendo il tuo articolo mi si apre il cuore alla speranza, si attenua il senso di solitudine che attanaglia l’anima, che rende difficoltoso scegliere un nuovo cammino da percorrere quando la vita, in modo ineluttabile, pone davanti a sé un bivio che fa paura affrontare, una decisione dalla quale si cerca di sfuggire perché mette a repentaglio quelle poche certezze che si pensa di avere faticosamente raggiunto. La frattura con il passato non si può fingere di ignorarla, ma si preferisce l’inazione, la pausa che vanamente si dilata nel tempo, quando intorno tutto scorre e cambia, e se non si agisce si è comunque agiti. Per me è come sostare ai piedi di una montagna, possente nelle sue asperità, temibile da affrontare anche se, una volta raggiunta la vetta, potrei forse godere di un panorama diverso, più ampio, e cogliere meglio i veri valori dell’esistenza. Mi è di conforto sapere che altri si cimentano in questo percorso di cambiamento e di ricominciamento, cercando di superare le proprie paure e resistenze per intraprendere un nuovo cammino di vita.

  5. Giuseppe Spinnato dice

    Grazie a te Nicoletta! A volte, davvero, ogni passo avanti è a suo modo una piccola insurrezione, specie se siamo zavorrati. La stasi è morte quando non è più riposo, ne facciamo esperienza tutti anche nelle cose più semplici. Ma vincere la pesantezza, anche di un grammo, aiuta a breve e lungo termine, anche di questo facciamo esperienza.
    Tu parli di una montagna, sì, è vero, a volte l’impressione è quella: un muro di roccia insormontabile e scoraggiante (e capita in certi sogni che ci si sgretoli mortalmente addosso). La nostra misura reale è il passo, forse è proprio una sorta di unità di misura iniziatica, inevitabilmente lenta, o comunque definita: i voli sono dello sguardo o del pensiero, e servono a darci una prospettiva, ma sappiamo bene che la fatica poi è delle gambe. Il ritmo dei passi è “uno alla volta”, così inevitabilmente si resta con-i-piedi-per-terra.

  6. Grazie Giuseppe. Grazie di questo respiro di speranza che ci hai regalato .

  7. maria carla dice

    Bellissime le riflessioni sul tempo (TERAPEUTICO) della pausa prima del ricominciamento!
    Grazie, mcarla

  8. Grazie, ciò che hai ricordato è terapeutico.
    E’ strano, come a volte, all’improvviso si comprendano le cose.
    La Parola e lo Spirito.
    La Parola detta 2000 anni fa e lo Spirito che agisce, fa comprendere e illumina nei secoli e per i secoli.
    Ricominciare.
    La continua alternanza della tristezza e della gioia.
    Uscire dalla tristezza e ricominciare a gioire.
    Il ricominciare che diventa sempre di più un atto libero.

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