Perché Darsi Pace

L’insoddisfazione del mio camminino spirituale e il desiderio di un percorso dinamico che comprendesse le varie dimensioni della persona e mi conducesse ad una preghiera più profonda, ad un rapporto più forte con il Signore Gesù, ad un maggiore equilibrio personale e ad una capacità di amare d’avvero: questi i motivi che mi hanno portata ad iniziare l’esperienza dei gruppi Darsi pace. Ho vissuto questi anni nel Movimento con la netta sensazione di aver trovato la strada adatta a me per un itinerario serio, metodico, profondo, armonico, globale, teorico e pratico nello stesso tempo e che comprendesse unitamente la dimensione psicologica, spirituale e culturale. Esperienza mai vissuta negli studi, corsi e convegni teologici e spirituali come pure nell’accompagnamento psicologico. Finalmente mi si è acquietato il cuore percependo di aver trovato la strada giusta.

Ho gioito molto e mi ha giovato l’essere in un gruppo misto (anche se non ero nuova a questo) con persone di varia età, uomini, donne, laici e religiosi/e, di diverse professioni ed esperienze di vita, ma la cosa fondamentale è l’aver trovato Marco, che ci guida donandoci un metodo per crescere, per imparare ad amare, per saper pregare e vivere un autentico rapporto con il Signore e il prossimo.

Ho imparato a conoscere l’umano, me stessa, in maniera vitale. Cosa che non han prodotto gli studi antropologici, sociologici, psicologici ecc… del corso di laurea di servizio sociale che erano svolti in vista di una professione.

Ho imparato ad impegnarmi in un percorso serio ed armonico di rigenerazione di me stessa, cosa che non ha prodotto la psicoterapia e lo studio nei quattro anni di corso per Consulenti familiari ove, arrivata alla conoscenza delle problematiche, non vedevo come venirne fuori.

Ho imparato ad approfondire la teologia/l’ecclesiologia/la sacramentaria ecc… comprendendo verità che stanno passando gradualmente nel mio vissuto in quanto inizio a sperimentare l’essere parte del Corpo di Cristo, il sentirmi una con gli altri. Cosa che non ho sperimentato nel corso accademico di Teologia che mi pareva bello, ma che non mi ha toccato il cuore.

Ho imparato a vivere nello Spirito sperimentando maggior autenticità nel rapporto con il Signore e con gli altri, più profonda la preghiera che va divenendo incontro con il Signore e gioia interiore. Cosa che non ho vissuto nella formazione iniziale e permanente offerto dalla mia Congregazione, dall’USMI e da altre infinite iniziative a cui ho partecipato. Sono rimasta sempre alla ricerca dell’essenziale della quale non trovavo la strada. In Darsi Pace mi è stata indicata una via per imparare ad amare in verità, per vivere la fede autentica, per sperare con gioia, per pregare nello Spirito, per sperimentare il perdono del Signore che dal limite, dalla ferita, dal male – riconosciuti in profondità – mi ricrea nuova.

Difficoltà sono la fatica e la lentezza nel cammino, ma non può che essere così; l’impegno che dovrebbe essere maggiore, ma il Signore attende sempre; la voglia di arrivare, ma la fretta è caratteristica del demonio; l’umiltà e la paziente perseveranza che a volte scarseggia; in sintesi non sto con serietà sul testo come dovrei e i frutti stentano a vedersi, ma sento che il Signore è con me per risollevarmi su ali d’Aquila.

Mi sono persuasa che la vita della Chiesa e della vita religiosa è da rigenerare in profondità, ma il Signore vuol farlo insieme a noi, in noi.

Vado prendendo consapevolezza che la Comunità cristiana (religiosa) è quella ove insieme si partecipa alla Comunione Trinitaria – e questo è dono di Dio – al di là e oltre il vivere in comune e credo (non abbastanza!) che ciò nel Signore Gesù è possibile: ciò mi dà speranza e pregusto la gioia della bellezza e della potenza di una Chiesa rinnovata, di una vita religiosa rigenerata, che non so immaginare, ma sento meravigliosa. Allora sì daremo testimonianza, cioè mostreremo il Signore nel nostro vivere e nel nostro agire.

A volte guardando le nostre Istituzioni che a volte tarpano le ali, che guardano la forma, la norma più che la vita, il particolare più che l’essenziale, si affaccia il dubbio: ciò potrà mai accadere? ma quello che non si è fatto in una vita, ciò che non si è fatto in un millennio, il Signore può farlo in un istante purché io, noi crediamo, abbiamo fede che accadrà o meglio che ora accade.

Cosa si è trasformato? L’inquietudine che avevo si è pacata e godo di serenità di fondo, stando meglio interiormente. Mi sono messa in un cammino di conversione.

Sto iniziando ad imparare a pregare e a gioire della presenza del Signore; ad accettare ed accogliere con maggior comprensione gli altri cercando di non giudicarli; a non reagire in maniera immediata, forte, aggressiva; a vedere con maggior chiarezza e con serenità il punto ove sono con i limiti, le ferite, il male e a godere profondamente del perdono del Signore che mi illumina e ricrea; ad incominciare a comprendere qual è l’amore vero ed a provare ad entrarvi; a benedire e lodare il Signore con maggior verità; a gioire di più del bene dell’altro, della bellezza della natura e dell’arte; a sentire che se mi lascio trasformare dal Signore, davvero posso contribuire al miglioramento della Chiesa, della vita religiosa, della mia Congregazione.

Per onor del vero devo dire che la mia Congregazione, pur nei limiti, è sempre stata in atteggiamento di ricerca. Disponibile a favorire pluralità di indirizzi formativi che le singole suore credono meglio per loro, come pure aperta a forme diverse di vita e di servizio. Onestamente io sto bene sia in comunità che nel servizio che svolgo. Ciò non toglie che in Darsi pace ho trovato un itinerario spirituale serio, sereno, globale, fatto con dinamicità e metodo, come pure che la formazione iniziale e permanente che la Congregazione offre alle suore è da rinnovare radicalmente.

Consiglierei questa esperienza a chi vedo alla ricerca di qualcosa di più serio, di profondità, di incontrare il Signore, ma soprattutto alle mie sorelle suore. Come vorrei che tutte in verità potessero godere di quella gioia che il mondo irride, ma che rapir non può di manzoniana memoria.

 

Commenti

  1. Luigi Santoriello dice:

    a Napoli diciamo in un’ora Dio lavora e si va avanti fiduciosi

  2. Quanto è vero Emma, TUTTO quello che hai scritto e vivi. Sembra una sana sintesi del percorso di ognuno di noi.
    Colgo con interesse il tuo rammarico, che è il mio, di voler far partecipi anche gli altri che ci stanno a cuore, di questo cammino, tanto è vero e bello!
    Ognuno però ha le sue strade e i suoi tempi….!
    Grazie! Maria Rosaria

  3. Mariapia dice:

    Grazie, Cara Erma, mia compagna di viaggio in D.P., per l’esposizione così chiara di tutta la ricchezza che ti ha donato questo tuo cammino. Aiutiamoci a perseverare, perché non si arriva mai! .Il fondo è profondo ! Mariapia

  4. giancarlo salvoldi dice:

    Voglio ringraziare molto Erma per la testimonianza/confessione sul suo cammino.
    Non hai temuto di parlare di te, dei tuoi cambiamenti e della tua metanoia, che ti rendono migliore, più cristiana, più in pace e più felice.
    E’ molto utile per tutti noi avere il riscontro esperienziale dell’efficacia del metodo che seguiamo.
    Studiavi e studiavi, corsi su corsi, lauree su lauree, ma tu non eri mai soddisfatta e speravi nel prossimo corso.
    E l’hai trovato alla fine: era l’integrazione dei livelli separati, era “conoscere l’umano in maniera vitale”: è lo scendere nei propri abissi per permettere alla Parola di incarnarsi in noi in modo che da spenta che era ritorna viva.
    Anch’io vorrei stare con più serietà sul testo, e so che ne guadagnerei.
    buona continuazione, GianCarlo

  5. Stefania dice:

    Grazie per questa testimonianza davvero convinta e intensa sul percorso in Darsi pace sicuramente importante anche per gli altri. Stefania

  6. Paola Balestreri dice:

    Alleluja! Grazie cara Erma, la tua testimonianza è come un’esplosione di luce e di gioia nel panorama grigio e annoiato della comunicazione abituale. Allarghiamo la rete, il contagio benefico di questa luce e di questa gioia!
    Un abbraccio. Paola

  7. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

    Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
    Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

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