Pratica psicologica

1) situazione problematica

Qui all’intensivo io vivo un piccolo conflitto interiore, un divario tra il mio desiderio di offrire un servizio (svolgendo il piccolo compito che mi è stato affidato), ed il fatto che ciò mi privi del tempo necessario a godere dei rapporti che “io voglio intrattenere” con alcune persone in particolare.

E’ così che mi gioco la tranquilla ricchezza che mi è offerta adesso: quella di rapportarmi con coloro che fruiscono del mio piccolo lavoro con delicata attenzione.

“non ho tempo per fare tutto ciò che voglio io” così, dolcezza e delicatezza, non so proprio dove stian di casa, presa come sono nel vortice della fretta.

2) descrivere le emozioni negative

mi sento come fossi il punto centrale di una corda tesa che stia per spezzarsi. (esagerata…)

Sono anche arrabbiata con me stessa: “perchè non penso solo al mio piacere? non ne ho forse diritto?

… e sì che ce l’ho!

Perchè invece mi metto sempre in situazioni nelle quali per “tenere conto degli altri” creo tensioni a me stessa?”

Mi sento un po’ fregata.

Questa parte di accondiscendenza non risolta mi conduce ad arrabbiarmi con la Vita, con Dio: “perchè non posso fare/avere tutto quello che desidero/voglio???  visto che sono entrambe “cose buone”… .

3) Quali soluzioni adotterò per sopportare questa situazione? cosa faro?

Per la verità “cosa faccio”, visto che ci sono dentro.

Ho deciso di acconsentire, consapevolmente sforzandomi un poco,  nel fare le cose necessarie; anche se so che la tensione, pure riconosciuta e accolta, mi impedisce di essere all’altezza della situazione (forse questo ha fatto emergere nella meditazione la preoccupazione per la mia immagine…).

La tensione conflittuale mi rende più facilmente preda di automatismi; ma, anche se faticosamente, sento che dilata in me la capacità di prestare attenzione a chi ho davanti  “a caso” e dal mio punto di vista questo, Adesso è:  “vivere il Presente”.

“Sono una frana, felice di stare nel crogiuolo

4) Quali soluzioni adottavi nell’infanzia, davanti a questa sofferenza?

Nell’infanzia, quando ero in tensione, strillavo e pestavo i piedi: volevo tutto.

In seguito (che avessi vinto o perso era uguale) mi ritiravo nella mia tana, a leccarmi le mie ferite, in perfetta solitudine. 

Lì nessuno poteva maltrattarmi o farmi sentire inadeguata.

Considerazioni personali

Ho osservato un cambiamento nel mio modo di operare.

In questa situazione, non ho attivato gli automatismi infantili ed anche se poco traspare all’esterno (posso persino risultare meno efficiente del solito) io sono molto soddisfatta per non essermi separata dagli altri (che offrivano un servizio) onde mettermi al riparo dalla tensione.

Un altro rilievo concerne l’umiltà.

Noi pensiamo di dover essere già umili per poter accedere alla Grazia (della trasformazione), ma non è così.

L’unica umiltà necessaria e quella di porre  un atto di fiducia/Fede incarnato in un gesto

E’ la concretezza della vita che ti umilia quel tanto che basta a farti diventare un poco più umile (… cammino in crescendo…) se acconsenti ad ascoltare ed accogliere la parola che sprigiona dal “centro della corda tesa”; che non  spezza ma diviene, di volta in volta, un poco più robusta e integra.

La trasformazione interiore procede, io mi sento meglio: il resto viene da sé.