Apocalittica Allegria: è possibile essere felici mentre finisce un mondo?

Mentre finisce un mondo ci si concentra a salvare l’essenziale, ciò che
risulterà indispensabile negli scenari inediti che vanno configurandosi
all’orizzonte.

Servono idee, serve un pensiero creativo in grado di rinnovare la speranza
che una nuova figura di umanità stia emergendo davvero in ciascuno di noi
dai crolli dell’uomo vecchio e dalle sue zavorre.

Nella sezione audiovisioni pubblichiamo l’incontro di presentazione della
collana “Crocevia” ideata e diretta da Marco Guzzi per le Edizioni Paoline.

Si tratta di 11 titoli che tentano di offrire chiavi interpretative adeguate
alle sfide del nostro tempo e alle contraddizioni estreme della civiltà
occidentale e planetaria (vedi www.marcoguzzi.it).

L’incontro si è svolto a Roma il 28 gennaio 2010: dopo un breve saluto di
Maria Ida Gaeta, direttrice della Casa delle Letterature che ha ospitato l’evento,
e di Giuliano Compagno, dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma,
seguono gli interventi di Marco Guzzi, e di Mauro Ceruti, filosofo e
Senatore della Repubblica.

video 1 presentazione di Maria Ida Gaeta e Giuliano Compagno
video 2 intervento di Marco Guzzi
video 3 intervento di Mauro Ceruti
(per salvare i video fare click destro --> salva destinazione con nome...)

Commenti

  1. Segnalo le parole che il papa ha pronunciato a Fatima poco fa. Molta apocalissi, poca allegria: “Ci saranno ancora guerre e orrori. Ma con la preghiera…”

    http://www.corriere.it/politica/10_maggio_13/papa-fatima_45da035e-5e76-11df-91f2-00144f02aabe.shtml

  2. rosella dice:

    Cara Paola,
    ti ringrazio per il lavoro che fai per noi che non possiamo essere presenti ai vari eventi.
    I tuoi video ci sono preziosi.
    Sto cercando di lasciarmi andare a ruota libera, alle parole di Guzzi, circa: ” E’ possibile essere felici mentre finisce un mondo?” (Per ora le parole di Ceruti non le ho ancora ascoltate ne interiorizzate: Me le tengo al caldo perchè son curiosa di scoprire che mi dicono)

    Per dirla tutta, io sono sempre piuttosto sorpresa per il fatto che ad ogni uomo, sulla terra, prima o poi finisca ” il suo mondo”. Quel pezzettino di strada/vita che gli è stato concesso.
    ED HA POTUTO ESSERE FELICE?
    Non so perchè ma mi pare sempre esagerato questo DRAMMA unico SI, ma a fianco di tanti “atti drammatici” unici nel loro genere che hanno composto la storia.
    Se noi siamo qui, ci siamo arrivati “evoluti” quel tanto che basta per essere in grado di viverlo questo “nostro momento” ricercando e vivendo la felicità che ci è concessa.
    A me pare che il ragazzino 18 enne d’inizio ‘900 – OBBLIGATO ad imbracciare il fucile ed a scuoiare un suo simile o a lasciarsi trapassare all’arma bianca non avesse neppure il tempo per formulare l’ipotetica domanda: “E’ possibile essere felici mentre finisce … ” (come accade anche ora a numerosi esseri umani sulla terra… vedi le storie di Giovanna…)
    Ed il lavaggio del cervello, anche senza TV qualcuno glielo doveva pur aver fatto, magari, anzi, “certamente”, in perfetta buona fede. E con parole sbrigative, o così o passato per le armi come disertore.
    Bello no?
    Io credo che tutto stia proprio in quella parola che Marco ha detto “virtuale come possibile e come infinito possibile nel nome di Satana” (post di Massimo).
    Si è passati da un modo di progettare, d’ immaginare la realtà da causa- effetto. Utilizzando “strategie” (di guerra) di mercato o quant’altro all’immagine virtuale della realtà.
    Secondo me noi non utilizziamo ancora la ragione “secondo natura”, secondo il metodo inscritto nella natura umana LA DIPENDENZA – la ragione dovrebbe RICONOSCERE l’esperienza dell’uomo e la realtà prodotta da esso, la citta umana. Riconoscere e non prevaricarla immaginandola e quindi informandola virtualmente.
    Come può l’uomo conciliare la realizzazione di sè con la dipendenza? se non prendendo coscienza che è una legge “data”. Intrinseca alla natura, come la legge di gravità.
    Se “io sono tu che mi fai”, allora la dipendenza è reciproca e l’autonomia a cui tanto tendiamo diviene l’agire “la responsabilità” nel fare l’altro.
    Se così stanno le cose, è certo che la legge “causa ed effetto” va a farsi friggere e resta il rischio… il rischio di fare una bruttissima fine ma “il progetto” quello si fa da sè.
    Non puoi tu metterti a tavolino a valutare tutti i pro e i contro, perchè il risultato passa attraverso la libertà dell’altro di aderire o meno alla tua proposta… eppure a te tocca proprio metterti a tavolino e valutare tutti i pro ed i contro, per lasciarli nelle mani di un altro…A FIN DI BENE .
    Questo è accettare la morte
    Questo è accogliere il limite
    Questo è vivere una vita (accettare un progetto) che in qualche modo si fa da sè (ma a cui sei tenuto a partecipare responsabilmente ed attivamente)
    Questo è attraversare la tua storia PER QUANTO DURA (fatica e tempo)… da vivo.
    Essere vivo è un’esperienza di creatività/ evolutiva
    Riconoscere consapevolmente il proprio divenire è “assaporare la felicità” GUSTARNE IL SENSO.
    Anche utilizzare un sito come “darsi” per realizzare sè stessi è un’avventura reale che poco o nulla ha del virtuale.
    Potrei continuare ma per ora mi pare che possa bastare.
    Buona notte
    Rosella

  3. Paola Balestreri dice:

    Bello e condivisibile tutto quello che scrivi, cara Rosella, a proposito del rischio di vivere.
    Non è consolatorio il pensiero di dimorare nel raggio di un’alleanza che ci salva. Gesù ce lo ripete anche oggi, nelle letture del giorno: “Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena” (Gv. 16,24). E questo dovremmo riuscire a farlo anche ad Auschwitz o in situazioni simili di grande dolore. Non si tratta semplicemente di adottare una formula, ma di diventare preghiera trasformando la nostra vita nel profondo.
    Un abbraccio a te e a Gianni

  4. Paola Balestreri dice:

    Volevo dire in realtà che è molto consolante il pensiero di vivere nel raggio di un’alleanza che ci salva. E non è “consolatorio” nel senso negativo di raccontarsela….
    Il problema è che non sappiamo ancora chiedere come Dio comanda…
    paola

  5. rosella dice:

    … andando a leggermi la scheda del Senatore Ceruti (mi lascio sollecitare dalle vostre proposte più di un link) ho visionato “Il manifesto dei valori del partito democratico” (quasi non ci credo!). L’ho proprio scorso, qua e là, più o meno, sino ad incappare nella: “questione settentrionale”.
    Questo ha consentito il riemergere di una sollecitazione nata dalle parole di Giuliano Compagno rivolte al Senatore Ceruti. Parole attraverso le quali, gli si riconosceva una PROFESSIONALITA’ “libera di servire i cittadini nella politica”. Uno che si mantiene anche da solo! senza “il bisogno” del lauto compenso che gli spetta per la carica che ricopre. Uno che non consiste, “per obbligo” nell’uso del politichese. (Linguaggio “professionalmente assordante”, che deprime ogni tensione d’ascolto, sino a ridurla al completo spegnimento di: radio, TV, giornali. Atto di sopravvivenza dovuto, da parte di uomini non ancora totalmente alienati)
    Forse, vista da Roma, la cosa sorprende.
    Ma, al Nord ci si aspettava (ora non più intendiamoci!!!) che tutti i Cittadini italiani avessero la possibilità di arrivare a mantenersi onestamente col loro lavoro (non siamo una repubblica fondata sul lavoro?), con la loro professionalità ed in tutte le Regioni d’Italia.
    Ci si aspettava che lo Stato assolvesse al compito di unificare l’Italia “nella legalità del lavoro”, e questo sin dagli inizi. Non pensavamo certo che l’unificazione d’Italia risultasse essere l’esportazione/importazione di una cultura omologante, per così dire “mafiosa”; che ha avuto il suo inizio col “domicilio coatto al Nord ” dei malavitosi.
    Una cultura che ormai attraversa equamente la penisola, con connotazioni internazionali.
    Tutto questo a sessant’ anni di distanza, suona come una beffa insopportabile: “e grida al cospetto di Dio”, da parte di tutti quei cittadini che lottano in sè stessi, per mantenersi nella legalità: soprattutto al Sud, rischiando e perdendo talora la vita.
    Così è iniziata la dinamica/metodica della globalizzazione, anche se nel più limitato tentativo di rendere omogenea l’Italia, da parte di uno Stato che, sia che si guardi da Nord che da Sud, risiede a Roma.
    LA COSA si appellava anche allora “solidarietà”, prelevando direttamente dalle buste paga dei redditi fissi, la tassa per il mezzogiorno.
    Le etichette, richiedono che il contenuto della scatola prima o poi corrisponda.
    Oggi siamo nella globalizzazione mondiale. Anche lo Stato Italiano, ha rinunciato all’uso del “domicilio coatto” (la casa costa!!!), chiude un occhio o due, permettendo che: ci si arrangi.
    La clandestinità non necessita di alcun domicilio, vive per strada, nell’ombra. All’ombra della malavita, che si avvale della finanza e forse, ancor meglio della politica.
    Solo la manovalanza più ingenua e maldestra ” trova un rifugio”, compattandosi “al fresco”;ma anche qui, pare che scoppi!!!
    Proprio come accade alle bottiglie di vetro dimenticate nel congelatore.
    Trasparenza mi raccomando! “trasparenza”
    Son consapevole d’ essere “totalmente indecente”!!! anch’io ho gia ” sentito dire” (non essendoci nata e non vivendoci) delle cattedrali nel deserto costruite al Sud, provenienti dal Nord, transitando per Roma.
    Tragitto che pare possa essere, sotto variegate spoglie TUTTORA INDISPENSABILE per la salvezza dell’economia. Così come lo erano state a suo tempo la soppressione delle Festività infrasettimanali: dell’Ascensione, della Pentecoste , di San Francesco Patrono d’Italia e quanto altro.

    Qualcuno in politica conosce ancora:
    l’ “Arte di aprire i solchi e di farvi scivolare IL CHICCO sotto l’assalto dei venti contrari… in modo da fissarlo bene NELLA CARNE DELLA SUA SOFFERENZA… ”

    Non lo sò! però le parole del Prof. Ceruti: Senatore “forse” NON PER CASO, mi hanno toccato.
    Lascio che nel silenzio continuino a risuonare in me.
    Rosella

    Grazie Paola,
    per questi video che mi sono veramente necessari per ampliare un poco la mia striminzita fiducia nella politica… “forse!”.
    Le tue parole le avevo comprese correttamente, sono lieta che una conoscenza personale favorisca la rimozione degli ostacoli nel capirsi.
    Ciao.
    Rosella

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