Spiritualità e social network: nozze d’amore o d’interesse?

DARSI PACE SBARCA SU FACEBOOK
Alla fine abbiamo ceduto. Anche Darsi Pace ha ora il suo profilo Facebook a cui tutti possono iscriversi per ricevere le proposte della redazione, oltre a una pagina che permette di inviare ai propri amici gli articoli pubblicati sul sito e gli interventi della redazione. È stata una scelta sofferta, su cui non tutti erano all’inizio d’accordo. E con molte ragioni: perché entrare nel mondo dei social network significa mettersi parecchio in gioco, significa anzitutto schivare i rischi di un linguaggio veloce e frammentario, di un bombardamento di parole futili e vanità, spesso all’opposto dell’idea della meditazione e del raccoglimento interiore su cui si centra il nostro lavoro. Ma accanto alle insidie, oggettive, concrete, ci sono le opportunità. Tante. Sorprendenti. Da conoscere.
L’ultimo numero del mensile americano Wired, bibbia imprescindibile per chi vuole conoscere gli scenari e le ricadute sociali e psichiche delle nuove tecnologie, ha in copertina una sentenza senza appello: Internet come l’abbiamo conosciuta oggi (piena di ogni genere di offerte, gratuita e caotica) è morta. Il futuro del web sta tutto nelle applicazioni e nei social network. Ossia, quei canali speciali che ordinano l’accesso a informazioni, video, strumenti di lavoro e divertimento, secondo criteri sagomati sulle nostre esigenze. Così funzionano le applicazioni, le apps, che si possono scaricare (spesso pagando) sull’iPhone e sul nuovo gioiello Apple dell’iPad (a cui nei prossimi mesi seguiranno decine di modelli di tutte le grandi aziende). Così funzionano i social network come Facebook. In pratica, il grosso della navigazione non avviene più girando a caso tra un sito e l’altro, magari con l’aiuto di google, ma entrando nei siti che le apps o i miei amici (persone di cui potenzialmente mi fido) mi suggeriscono volta per volta. Secondo criteri che corrispondono al profilo dei miei interessi. E dunque saranno le apps o gli amici di Facebook, nel nostro caso, a segnalarci notizie e interventi che arricchiscono la nostra ricerca di pace interiore.
Giusto? Sbagliato? Dei pericoli si è detto sopra: i social network sono un po’ sirene, un po’ sabbie mobili dove è facili entrare convinti di esaudire una piccola curiosità e ritrovarsi con un mucchio di tempo buttato via senza accorgersi come. Per non parlare di altri problemi epocali, come la violazione della privacy, il possibile uso discriminatorio che potrà essere fatto tra qualche anno di cose scritte oggi, lo scarso controllo democratico sui filtri che dirottano i flussi di informazione.
Dei vantaggi, invece, è piena la letteratura migliore che si cimenta sulla materia. Oltre al citato Wired, consiglio l’inserto Nova, che il Sole 24 ore pubblica il giovedì, sempre attento al pensiero che si sta formando dietro questo fenomeno globale. Ma sono sempre di più, nel mondo accademico, della psicologia, persino dell’antropologia, gli studiosi che si specializzano sullo studio di queste nuove dinamiche in modo da distillarne usi sapienti e non distruttivi.
Per quanto ci riguarda, vale la pena di osservare la prima settimana di sperimentazione del nostro profilo su Facebook. Qualche dato.
Le persone. In pochi giorni abbiamo raccolto una settantina di iscritti, di cui appena il 10 per cento conoscevano il sito e i gruppi di Darsi Pace. Gli altri sono amici di amici, persone capitate lì chissà come, chissà indirizzate da chi, donne e uomini in carne e ossa che comunque hanno percorsi di ricerca spirituale, interessi e curiosità simili a quelli condivisi su questo sito. E che tramite Facebook hanno conosciuto darsipace.it, arricchendo il dialogo con nuovi interventi e nuovi post.
L’età. Tra gli iscritti molti sono giovani intorno ai vent’anni. Che “condividono” i nostri messaggi e li trasmettono ai loro amici in una catena che si moltiplica in modo esponenziale. E che partecipano alle discussioni secondo le modalità più immediate del linguaggio degli sms. Eresia? Forse, ma è poco cristiano, poco incarnato, limitarsi ad alzare il ciglio e a non entrare in relazione con questo alfabeto che accomuna milioni di persone, soprattutto i più giovani.
I contenuti. Facebook è uno strumento agile. E il profilo di Darsi Pace su fb offre servizi diversi da quelli che si possono consultare su questo sito. Ogni giorno vengono presentati gli articoli dei quotidiani e delle riviste italiane e internazionali che affrontano temi legati alla ricerca svolta nei gruppi. Ogni giorno vengono rilanciati gli articoli del sito darsipace.it che possono essere così letti, commentati e condivisi anche da amici di amici, e dagli amici degli amici degli amici. Ogni giorno si aprono piccole discussioni a cui, con un linguaggio familiare alle nuove generazioni, si partecipa in modo veloce (esempio, qual è la virtù che manca di più al mondo?). Ogni giorno vengono postati pensieri, video e riflessioni di natura spirituale raccolti dalla redazione nella rete. E in più altre proposte (la poesia della settimana, i commenti al Vangelo della domenica di Paolo Curtaz, gli appuntamenti dei Gruppi con la possibilità di condividere l’evento con i propri amici, le schede sulle grandi anime dei nostri tempi e via dicendo).
Insomma, uno strumento, Facebook, che di per sé è sia buono che cattivo. O più correttamente è uno strumento neutro. Sta a noi usarlo bene. Sta a noi parlarne, metterci in guardia dai possibili abusi e dalle innegabili dispersioni. Ma ci sembrava un peccato arroccarci in una purezza astratta e rimanerne fuori, protetti dentro le nostre mura incontaminate di gente che non si sporca le mani con la modernità. Per questo, per restare aggiornati sulle proposte quotidiane, invitiamo tutti a iscriversi al profilo di Darsi Pace su Facebook, chiedendo l’amicizia qui sotto:
http://www.facebook.com/profile.php?id=100001565315361&ref=ts
Per questo vi chiediamo di invitare i vostri amici a fare altrettanto. E vi chiediamo anche un parere. Che rapporto c’è, secondo voi, tra spiritualità e social network? Saranno nozze d’amore o d’interesse?

Commenti

  1. è Sandra Petrignani, non a caso nostra amica su fb….

    un abbraccio. Marco

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