Il supereroe e la superpippa

Mi ricordo che sin da bambino mi interrogavo e cercavo di spiegarmi questa cosa: non riuscivo a capire come mai le mie “prestazioni”, in qualsiasi campo, oscillassero sempre tra il supereroe e la superpippa.

Lampante per me era questo contesto: giocavo a calcio ad un certo livello e di conseguenza ero costretto a fare i conti con la mia prestazione. Questa cosa riguardava un po’ tutta la squadra, ma io, rispetto ad altri miei compagni, ero particolarmente sensibile a queste oscillazioni: alcune volte ero capace di fare il fenomeno, tanto che ho quasi rischiato di finire a fare il professionista, ma altre ero capace di trasformarmi in superpippa, sparivo dal campo e cercavo di nascondermi evitando di toccar palla e quando mi toccava erano dolori.

A seconda dei contesti questa oscillazione tendeva un po’ più da una parte o dall’altra, in seguito, quando ho cercato di seguire una carriera da professionista come musicista, erano dolori…. la superpippa dominava alla grande e per molti anni è stato un bel calvario. In questo contesto posso dire che le mie prestazioni erano quasi costantemente da superpippa, però ogni tanto capitava che le cose mi riuscivano, ma, malgrado i miei sforzi per conservare quella grazia, in breve ripiombavo nel buio. Oltre alla disperazione per questa condizione in balia degli eventi, dentro di me c’era una voglia di capire il perché di questa oscillazione e vedere se si poteva fare qualcosa per favorire il supereroe, per trovare una Via al supereroe.

I maestri (o allenatori) con i quali ho avuto a che fare non mi hanno aiutato trovare la Via, ho sempre ricevuto soluzioni totalmente inefficaci a risolvere il mio problema: ti devi allenare di più, usi una tecnica sbagliata, il mignolo è troppo basso, l’alluce ha le unghie troppo lunghe, la mortadella non è fatta per i musicisti… e così via, la nevrosi è assicurata.

Poi un giorno ho incontrato Batman-Guzzi e i supergruppi dei mistici-tecnici darsipace, che svolta!

Infatti alla base del lavoro di questi gruppi c’è proprio la domanda che mi ha sempre accompagnato, la potremmo, semplificando al massimo, formulare così:

se io in uno stato “A” vedo tutto nero e mi comporto come una gran pippa, mentre in uno stato “B” è tutto fantastico, una grazia e io sono un supereroe, perché non lavorare affinché lo stato “B” prevalga?

La bella notizia è che le tecniche elaborate nei supergruppi per rispondere a questa domanda funzionano!

Io ormai per andare a lavoro ho smesso di prendere la macchina o l’autobus, ma una volta indossato il mio supercostume, spicco il volo e sono arrivato 😉

Commenti

  1. Carissimo Andrea, il tema che proponi ci tocca un po’ tutti.
    Siamo tutti un po’ supereroi e superpippe a ritmi alternati.

    Il nostro lavoro ci insegna, come dici, alcune chiavi rilevanti per affrontare questo dato di fatto:

    1) ci sono condizioni in cui ci mettiamo da soli e che in realtà non ci appartengono del tutto: lì oscilliamo troppo tra esaltazioni egoiche e depressioni: bisogna lavorare alla ricerca di ciò che ci è più proprio…

    2) anche nelle situazioni più proprie però viviamo spesso il senso della nostra fragilità: qui si tratta di accettare l’impotenza strutturale dell’io a salvarsi da solo, a farcela da solo, e approfondire l’affidamento alla Vita, che ci guida e che opera per noi e in noi.

    In questo ambito si tratta cioè di approfondire l’umiltà, la consapevolezza che “Tutto posso in Colui che mi dà la forza”, e “nulla posso senza di Te”.

    In fondo dovremmo rinunciare ad essere supereroi, per non sentirci troppo spesso superpippe. Dovremmo accettare di essere Uomini, e cioè esseri spirituali che possono molto, ma solo se connessi con la Fonte del loro stesso essere.

    Un abbraccio. Marco

  2. Paola Balestreri dice:

    Caro Andrea, nostro caro webmaster, creatore e supervisore dei nostri siti, sei proprio una forza!!!!
    I tuoi rari interventi mettono sempre il dito nella piaga, scavano nei meandri delle nostre immagini ideali, delle nostre compensazioni, dei nostri fallimenti. Grazie per aver posto questo tema, di cui spesso ci vergognamo. E grazie anche a Marco che ci offre alcune chiavi per chiarirci meglio le idee.
    Paola

    p.s. per noi sarai sempre un supereroe!!! (quella che non aveva capito nulla…..)

  3. Enrico Macioci dice:

    Caro Andrea,
    poiché anch’io sono stato una promessa calcistica questo tuo post mi tocca davvero da vicino.
    Ciò che dici è verissimo: in alcune partite si verifica lo “stato di grazia”, in altre la palla scotta come fosse di lava…
    E’ un po’ una metafora, il calcio, della vita: siamo soli ma anche squadra, siamo individui ma anche coinvolti in un progetto globale, siamo tecnica ma anche – soprattutto! – psiche, o anima.
    Forse per eliminare tali penose oscillazioni bisognerebbe sotterrare le ambizioni, o meglio discernere le ambizioni egoiche dagli autentici sbocchi creativi della nostra persona: impresa che, tu sai bene, è persino più difficile che scartare cinque avversari più il portiere e fare gol a porta vuota.
    Anzi ti dirò, mi viene persino il dubbio che alle volte gli avversari li scartiamo anche, e pure il portiere, ma poi a porta vuota sbagliamo, riusciamo a tirare fuori!
    Bene, adesso ti saluto e mi preparo per…la partita di calcetto di stasera!
    Ciao.
    Enrico

  4. Andrea Vitolo dice:

    Si, caro Superman-Guzzi, quello che tu dici è sacrosanto. E io, grazie al lavoro che stiamo facendo insieme nei gruppi, sto cominciando a capirlo anche se sento che devo ancora lavorare per realizzarlo meglio e sempre di più.

    Ovviamente, come dici bene tu, c’è sempre il rischio del supereroe nevrotico, che DEVE essere un supereroe, ma sono sicuro che di fatto nel concreto, povero lui, sarà una superpippa. Io questo personaggio lo frequento parecchio…

    In realtà la figura del supereroe a cui facevo rifermento nel post è quell’essere umano che, per grazia divina e/o grazie appunto ad un certo percorso/lavoro su di se che ha fatto, riesce a fare delle cose incredibili che l’uomo nel suo ordinario stato egocentrato non riesce neanche a immaginare.

    Provo a spiegarmi meglio con un esempio concreto: io dopo tanti anni di ricerca e pratica nella meditazione (sono sempre un gran pivello!!!) e di ricerca e pratica nel nuoto ho capito che le due cose sono molto legate: più riesco a trasformare il nuotare in una meditazione, e più la “prestazione” sarà migliore, il nuotare si trasforma da una fatica, uno sforzo in un piacere. Adesso a 40 anni riesco ad avere delle prestazioni fisiche impensabili a 20. Nel concreto la mia prestazione, il mio rapporto con il corpo, le mie energie cambiano completamente a seconda dello stato in cui il mio io si trova.

    Vi chiedo: questo tipo di esperienze sono dei miei trip (della serie ormai sono alla frutta), oppure vi suonano anche a voi?

    Inoltre, perché io per avere un certo tipo di rapporto con il corpo, ad esempio nel contesto del nuoto, devo fare 20000 meditazioni e corsi darsi pace, mentre altri, nello stesso contesto, senza fare nessun percorso di questo tipo, stanno avanti anni luce?

    E ancora: che dobbiamo fare, buttarci e frequentare/lavorare i propri contesti più difficili, dove non riusciamo, perché la ci sono le zone d’ombra e questo è il nostro scopo in questa vita, oppure seguire le nostre “predisposizioni”? Della serie lascia perdere la musica perché sei una pippa e impiega il tuo tempo a dipingere dove di fatto riesci facilmente a fare delle opere d’arte….

  5. Andrea Vitolo dice:

    Cara Paola, grazie!!!!

    Se Guzzi è Batman-Guzzi, tu, come minimo, sei Catwoman o Supergirl-Balestreri.

    Per Enrico: mi sa che dobbiamo mettere in piedi una squadretta di calcio darsipacista 😎

    Un abbraccio.

  6. luciana p. dice:

    Caro Andrea, mi piace il tuo post, mi fai tornare bambina. Quanti sogni avevo, ero anche “bravina” in parecchie cose! A scuola ero tra le più brave, nel lavoro, anche se non ero una “supermanager” me la cavavo bene, il mio “capo” si fidava di me e mi chiedeva tutte le mattine consigli per la giornata davanti ad un buon cappuccino. I miei due figli erano piccoli e facevano a gara per parlare con me riempendomi di baci e andando bene a scuola e nello sport, che bei periodi! Mio marito mi riempiva di attenzioni e avevamo tanti amici con cui “divertirci” senza pensare a niente altro.
    Poi, il “cambiamento” o la “superpippa” come dici tu! Ho dovuto lasciare un lavoro che mi piaceva per aiutare mio marito nella sua attività perché essendo andati in pensione i suoi genitori, stava andando in crisi.
    E qui, lavorando insieme, sono cominciati i problemi, mi rimprovera spesso dicendo che non mi impegno abbastanza, potrei fare meglio! I miei figli sono grandi, mi salutano a malapena e mi chiedono solo cosa c’è per cena. Se voglio sapere qualcosa gliela devo chiedere io, per fortuna non hanno grossi problemi, altrimenti non saprei come aiutarli! Gli incontri con gli amici sono diventati sempre più rari, un pò perché non ti ritrovi con le loro idee, un pò perché ora ne ho altri con cui mi trovo meglio, ma non ho il tempo che avevo prima per approfondire queste amicizie! Si, sono diventata una “superpippa”, ma forse è questo quello che cercavo, perché nessuno mi ha imposto nulla, devo accettarmi per quella che sono ora, ho ancora tempo per imparare “altre” cose, che sono forse più importanti e devo fare i conti con me stessa ed accettarmi giorno per giorno, con tutti i miei limiti! Un caro saluto.

  7. Carissimo Andrea, anch’io ho sperimentato il mutamento delle prestazioni nel nuoto, grazie alle nostre pratiche interiori.
    Oggi, a 56 anni, posso fare 40/50 vasche senza stancarmi troppo, mentre 15 anni fa, a 40 anni, quando ripresi il nuoto regolare, ne facevo 25 con la lingua di fuori.

    Lo stato mentale, la concentrazione, in pratica, e l’ascolto, insieme al perfezionamento delle tecniche, possono aumentare in modo incredibile le nostre prestazioni.

    Poi ci sono i talenti naturali, e cioè le doti che abbiamo fin dalla nascita.
    Io non sarò mai un campione di nuoto, non ho e non avrò mai il fisico idoneo.
    Faccio nuoto perché mi diverte e mi dà infiniti giovamenti.
    Dobbiamo cioè comprendere dove, in quale ambito, giocarci le nostre carte, e cioè a che cosa siamo in un certo senso destinati: quale è la nostra missione principale.
    E anche questa consapevolezza richiede non poco lavoro.

    Io penso che la missione/vocazione si accompagni sempre con un certo piacere e con una certa riuscita: non mondana, quella rimane incerta, ma propria: sentiamo mentre facciamo quella cosa che la sappiamo fare, che ci piace farla, che ci realizziamo facendola.

    Lavorare in ambiti difficili è valido non tanto per le attività, ma per le virtù: se cioè sono un po’ tirchio, dovrei esercitarmi a donare, e così via.

    Quando riusciamo alla grande in qualche cosa non siamo supereroi, ma canali dell’azione dello Spirito, siamo canali, siamo umili, consapevoli che la perfezione è un Dono ricevuto…. perciò non mi suona il termine supereroe, se non per ridere….

    Un abbraccio. Marco

  8. Giuliana dice:

    Caro Andrea,
    grazie per esserti detto con tanta semplicità e chiarezza.

    Il lavoro di autoconoscimento e la condivisione scritta nel telematico mi stanno aiutando a scendere più profondamente dentro me stessa, a comprendere come funziono e a constatare che dentro storie personali e famigliari diverse, funzioniamo tutti nello stesso modo.

    In questo periodo anch’io sto lottando con la mia paura e la meditazione mi aiuta a non identificarmici, a lasciarla andare, ogni giorno un po’ di più insieme alle sottili pretese e alle illusioni.

    Sto imparando ad accogliermi, a stare bene dentro la mia pelle e ad entrare in relazione con gli altri senza pretese, giudizi, libera di essere quello che sono e di dirmi per come sono.
    Credo che il cambiamento che sento in atto dentro di me sia legato al fatto che non è tanto la riuscita o il riconoscimento mondano a confermarmi nella mia azione quanto sentirmi in contatto con la Sorgente che zampilla vita.

    La trasformazione è un processo lento che richiede pazienza, coraggio, perseveranza, umiltà, ma è il solo che riesce a dare senso al mio cammino.

    Ciao.
    Giuliana

  9. rosella dice:

    se io in uno stato “A” vedo tutto nero e mi comporto come una gran pippa, mentre in uno stato “B” è tutto fantastico, una grazia e io sono un supereroe, perché non lavorare affinché lo stato “B” prevalga?

    Caro Andrea?
    questa tua domanda mi cade proprio a fagiolo, come suol dirsi.
    Nell’anno precedente al telematico, io ero in grado perfettamente di virare il mio uomore da uno stato diciamo da superpippa a quello di grazia “non parlo se prima non tocco la gioia, non voglio mentire”. Questo con una certa facilità e senza fare neppure tutti i passaggi meditativi (ne saltavo alcuni a piè pari)…
    Dall’inizio del corso, cercando faticosamente di seguire le istruzioni sulla meditazione date da Guzzi, ho incontrato ostacoli che mi apparivano insormontabili, e dentro di me sentivo una Rosellina che pestava i piedi e faceva capricci (hai presente…); ma io ferma immobile lì: “zittisci la mente!” le dicevo
    Inutile dirti che ancora non ci sono proprio nel silenziare la mente, (sono una super pippa!!!) però ho fatto delle scoperte veramente importanti su di me, come se si fossero illuminati pezzettini della mia anima che mi erano sempre rimaste celate.
    Io non so se diverrò mai una vincente… visto che son partida dal: se non esisterò non potrò morire, “che non è poi così fuori di testa ti pare?” se non fosse che è fuori dalla realtà “io esisto”.
    Comunque sia sono veramente molto felice del lavoro che stiamo svolgendo; mi cambia ulteriormente in meglio la vita.
    Ciao e: “ma quanti talenti ancora inesplorati hai?” che mi sembri un vulcano in eruzione.
    Un abbraccio
    Rosella

  10. Gabriella dice:

    Caro Andrea leggendo quanto hai esposto ho ammirato la spontaneità nel descrivere la tua “fragilità” (come l’hai chiamata) ed i tuoi tormenti passati.
    Personalmente ho vissuto anch’io un certo calvario specie nella mia vita professionale. Appassionata del mio lavoro ho dato l’anima (e anche molto della mia vita personale) per avere una certa affermazione, per diventare qualcuno degno di attenzione!!!
    Ma come ha ben specificato Marco, si oscilla poi tra l’esaltazione egoica e la depressione, perché ad una esagerata euforia per avere raggiunto delle mete (riconoscimenti vari, elogi, etc.) poi prendeva in me il sopravvento un sano terrore di non essere sempre all’altezza.
    Così come ad una presunzione che davvero mi faceva sentire superiore del tipo “ ma questo non sa con chi sta parlando” si sostituiva a volte il disagio “ahimè quanto si sbagliano, cosa mai si aspettano da me?”

    Ora devo confermare quanto tu stesso hai detto: quanto è stato salvifico il lavoro dei gruppi!!!!
    Ho visto tutto con altri occhi, non dico che bisogna abbandonare qualche piccola ambizione, qualche soddisfazione personale, ma viverla come un dono, utilizzandola magari per poter dare di più agli altri, senza pretendere da se l’impossibile.

    E se un giorno mi sento fragile, mi affiderò a Colui che ci ama così come siamo e allora la mia fragilità mi apparirà bellissima!

    Ciao supereroe del PC! Gabriella

  11. Mariapia dice:

    Carissimi,
    io, se ripenso al mio passato, non mi sono mai sentita una supereroina, ma spesso una frana e talora rinunciataria. Il personaggio dei fumetti a me più simpatico, forse perché mi identificavo di più con lui ,era Paperino: pasticcione, intraprendente perché subito pieno di entusiasmo, ma spesso sconfitto, non del tutto però, perché pronto a ricominciare da capo. Ora va un poco meglio: ho una visione più realistica delle mie possibilità e dei miei limiti. Accetto , anche se con fatica, le ombre e gioisco dei successi, anche se mi sforzo di pensare che non dipendono soltanto dal mio impegno, ma anche dai doni che ricevo dagli altri, come attraverso la lettura dei post e dei commenti di questo blog.
    😆 Mariapia

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