Sciogliamo il nodo ombelicale . . .

Le nostre giornate sono molto spesso affollate di parole e quindi di pensieri e quindi di stati d’animo ed emozioni che agiscono in noi ed attorno a noi stabilendo a volte ( purtroppo ) dei livelli di insicurezza tali da provocare, alimentare o esasperare i già presenti o latenti disturbi depressivi.

La condizione sofferta nel venire alla luce in un ambiente “ ostile “ ( freddo, ruvido, asfissiante, accecante, rumoroso e affamante ) a causa di una forte spinta che ci strappa dal sicuro, caldo, morbido, forse un po’ stretto ma servitissimo luogo nativo può drammaticamente ripiombarci davanti agi occhi.

Ci ritroviamo soli; tra le ostilità; tutto va male; niente e nessuno può aiutarci; è la fine!

Si in un certo senso è proprio a fine, è vero qualcosa sta finendo ma cosa ?

Riflettere su questo tema ispira profondamente il lavoro di ricerca che realizziamo nei gruppi dP e gli incontri divengono man mano più interessanti.

Gli strumenti di lavoro distribuiti cominciano a funzionare, l’ambiente diviene familiare, si partecipa con allegria, cresce la consapevolezza e una lieve serenità comincia a mostrarsi presente.
Aumenta anche l’applicazione ed ecco che può capitare di tornare a casa in una condizione di sazietà da ottimo nutrimento o altre volte con la sensazione di aver solo assaporato qualcosa di eccezionale ma comunque riceviamo le indicazioni per procurarcelo.

E’ bello impegnarsi a sciogliere il nodo ombelicale per riprendere la comunicazione originaria capace di trasformare anche la condizione attuale in opportunità utile per un vero ben-essere poiché la grazia torna a circolare in noi, con noi, per noi, TUTTI.

Eccoci pronti per crescere, finalmente

Buona estate Ale

Comments

  1. Caro Alessandro, la metafora del parto è sempre molto efficace per descrivere i travagli della vita spirituale.
    Sì, a volte, la porta si fa per davvero stretta, e allora credo che sia il tempo dell’alleggerimento, in un certo senso siamo chiamati ad assottigliarci per passare da quella strettoia, e questo vale sia a livello individuale, che storico-collettivo: è tutto un mondo infatti troppo grossolano, troppo grasso, che non vuole passare, trans-figurarsi, e resta perciò a morire dentro se stesso, dentro la propria asfissia.
    Tentiamo, invece, con grande pazienza, di farci più piccini, perché il pulcino passa attraverso le sbarre della gabbia.
    Un abbraccio. Marco

  2. giancarlo salvoldi says:

    Grazie Alessandro che ci ricordi che è sì la fine, ma la fine di che cosa? Come stiamo imparando è la fine di tante cose che è bene che finiscano. Proprio stamattina pensavo alla mia stupida pretesa di applicarmi e affrettarmi a risolvere i miei problemi: ma chi l’ha detto? Certo che vorremmo risolti tutti i nostri problemi, ma non domani mattina, e mi sono ricordato che posso continuare ad accogliere i miei problemi e che soprattutto è nel loro permanere che io posso continuare quel lavoro che tu descrivi. I problemi della coppia, dei figli, quelli professionali, di salute, non li risolvo una volta per tutte ma con un passo alla volta, e dove non è possibile faccio come ci insegna Marco: se qui non c’è soluzione, mi sposto, e là non c’è più problema. E poi voglio ringraziarti anche perchè hai trattato un argomento decisamente più importante della politica, cui dobbiamo dare lo spazio parziale che le compete, non di più.
    E per l’augurio, credi di liberarti degli amici per tutta l’estate? Fossi in te non ci conterei troppo 🙂
    un abbraccio, GianCarlo

  3. Alessandro C. says:

    No no non ci pensavo proprio a liberarmi degli amici anzi . . . . . . .
    Il lavoro che stiamo portando avanti e che ci fa crescere in consapevolezza mi ricorda sempre più la condizione di quel bimbo nella foto, prendere coscienza che non siamo “staccati” dalla realtà in cui viviamo anche se può sembrarci così è un passo fondamentale che spesso trascuriamo.
    Il nostro nodo ombelicale indica una autonomia che può portarci verso scelte di chiusura letali ecco perchè voglio scioglierlo , vorrei poter sentire nuovamente ma con maggior consapevolezza che tutto ciò che ricevo non è opera mia e che la maggior parte delle mie azioni sono in fondo di ostacolo alla ricezione di quella grazia gratuita che continua ad arrivare.
    Purtroppo non riesco a star fermo in ascolto e in accoglienza e mi agito continuamente ma . . . . . . .è iniziato un cammino affascinante che sto condividendo con voi Marco e Giancarlo e tutti .
    Grazie per la vostra amicizia e vicinanza. Ale

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