Trittico Mariano

“Ogni anima porta in sé il Cristo come in un grembo materno”
( Giovanni Crisostomo)

Può sembrare strano che queste tre brevi poesie abbiano a che fare con Maria, la Madre di Cristo.

Parlano di “una clandestina nella stiva”, di una “mondina che pianta nel fango il riso”.

Si rivolgono ad una donna “piena d’animali”, chiamata anche “cappella dei pazzi”, “sepolcro vuoto”.

Immagini che evocano situazioni criptiche, incomprensibili per la nostra mente ordinaria.

Bisogna attivare facoltà intuitive sottili, e non cedere subito alla richiesta di spiegazioni ‘razionali’. Bisogna ruminare le parole e avere fede nel loro potere rivelativo.

Provo a sintonizzarmi perciò su un registro più interiore, a sentire questa clandestina come la mia anima, straniera in questo mondo, che vive nascosta in dimensioni profonde, dove non sempre ho il coraggio di guardare.

La mia anima-Maria sta aprendo “una gran falla” nella stiva della nave ormai allagata, sta preparando l’evasione dalle gabbie del mio io egocentrato.

Quando nel cammino di conversione imparo a silenziare la mente, inizio progressivamente ad ascoltare il Principio che mi abita e a dialogare con questa voce che, rivolgendosi a me (o a qualche altra parte di me che ancora non conosco?) mi invita a non temere, e a rallegrarmi per il rinnovarsi di una salvezza rivolta agli uomini di buona volontà.

Maria, la sovversiva, è la mia donna più interiore: di generazione in generazione sgorga dalla cavità ombrosa del suo sorriso, dalla pura ricezione dello Spirito, una grazia materna che sazia e feconda.

Una nascita sta accadendo “fuori le mura”, in una corte dei miracoli, nella “cappella dei pazzi”: è il mistero di un corpo universale che racchiude in una perfezione armonica il seme della nuova umanità, della donna che desidero diventare, libera e sovrana.

Arca dell’alleanza, rosa mistica, stella del mattino: antiche immagini parlano nuovamente al cuore, sollevandolo a dimensioni imprevedibili di stupore e di gioia.

Vorrei dedicare questo video a Fabio e a Carol, perché nel segno della maternità di Maria hanno donato luce, sapienza e speranza agli amici e ai compagni del loro cammino.

Che la Regina della Pace dia loro la forza di testimoniare, anche ora che Fabio ha lasciato questa dimensione terrestre, la più ampia e amorevole genitorialità verso tutti i fratelli.

La clandestina

C’è una clandestina nella stiva.

Ha aperto nel fondo una gran falla.

E sto affogando.

Disabita la nave

Straniera alla cabina.

È la mondina

Che pianta nel fango

Il riso.

E il riso è il viso, è il Cristo

Colato nella minuta

Forma vascolare di Maria.

Alla luce della gravidanza

La chiarità del grembo ti appalesa

Come un’estonia

Rupe sporge sui ghiacci.

Sei la cappella dei pazzi, fuori le mura.

Il mio sepolcro vuoto.

Oh Donna!

Piena d’animali.

Fermento viola d’ossa e di bambini.

Così

Mi piaci.

Marco Guzzi, Figure dell’ira e dell’indulgenza, 1997

L’incoronazione

Sulla corda del pensiero più vibrato

Qualcuno mi parlava

O a qualcun’altra:

“ Rallègrati !

Oh piena di grazia.

Il Signore per sempre è con te.

Ti fa monarca.

Perché un re

Soltanto dà la pace

Essendone il principio.

Tu sei l’arca

Della mia alleanza.

E questa gabbia

Per te

Non c’è mai stata”.

Marco Guzzi, Nella mia storia Dio, 2005

Commenti

  1. giovanna dice:

    Carissima Paola, un prezioso regalo questo Trittico a conclusione del mese mariano e nella festa della visitazione di Maria.

    Bellissimo il susseguirsi delle immagini durante l’ascolto delle poesie: insieme aiutano a penetrare nel mistero di Maria.

    Sono invasa da emozioni che desidero lasciar agire dentro di me: il mistero di Maria mi conduce verso la profondità del mio stesso mistero e mi ri-vela/svela.

    Un grazie di cuore a te e Marco per la vostra genitorialità feconda. L’ho sentito particolarmente in questi giorni dell’Intensivo a S. Marinella conclusosi con la celebrazione della festa della famiglia trinitaria.

    Grazie a te Marco per la tua opera: ci inizi e alla comprensione dei misteri e ci aiuti a farne esperienza. Quest’ultimo è stato l’intensivo più intenso tra quelli cui ho partecipato. Ancora grazie.

    Vi abbraccio. giovanna

  2. GABRIELLA dice:

    Grazie di cuore Marco e Paola per l’amore con cui seguite il lavoro dei gruppi e condividete le nostre angosce.

    Di ritorno da Santa Marinella sono sempre un’altra, serbo una serenità che mi dà nuovamente lo slancio di andare avanti in modo gioioso.

    Grazie per questo trittico e per le immagini di Maria, preziosa madre e compagna, a cui mi affido spesso con la viva percezione di essere ascoltata ed amata. Un bacio Gabriella

  3. E’ sempre gradito il pensiero mariano, perché ci sollecita ad assomigliare a Colei che ha concepito l’Inconcepibile, e lo ha portato agli altri, a Giovanni e a Elisabetta (oggi è la visitazione), a noi, a ciascuno di noi…

    Grazie allora, carissima Paola, per questo Trittico Mariano dell’ineffabile Marco!
    Disponendo di scarse “facoltà intuitive sottili” riesco a percepire solo qualche sprazzo di luce dei versi guzziani. Sento però che è profonda.
    Mi colpisce l’immagine della mondina che pianta nel fango il riso (quale fango e quale riso?): grazie all’operosità di Maria è germinato, nel limo di cui l’uomo è impastato, il germe del sor-riso, perché principia la ri-creazione. Infatti il riso è il viso (l’Invisibile si è mostrato in un volto umano), è il Cristo: divinità colata nell’umana forma accogliente che è Maria, vas spirituale, forma Dei.
    Perciò modello esemplare per ogni credente. Ogni giorno dell’anno, e non solo nel mese di maggio.

    Grazie, di cuore! Anche agli amici incontrati a Santa Marinella, perché – lo sappiamo – insieme cresciamo.
    Corrado

  4. Carissimi, tornando da Santa Marinella riflettevo sul nesso tra pensiero autentico, ascolto delle profondità dell’anima, e preghiera/contemplazione.

    Wittgenstein diceva che pregare significa pensare al senso della vita.
    Pensare in un modo particolare, però.
    Pensare senza volontà di possesso, pensare ascoltando, pensare parlando sul filo di un’emozione che il cuore guida: pensare cioè poetando.

    A volte questo pensiero poetico, e cioè lasciato fiorire da un ascolto trans-egoico, al di là dell’afferramento (com-prendere, prendere, be-greifen: afferrare molto tedesco addirittura con le grinfie…) concettuale del nostro io, può apparire oscuro.

    Chi ci dirà se quell’oscurità indica una profondità di acque trasparenti oppure soltanto una gran confusione, un’acqua melmosa e putrida, un acquitrino di pochi centimetri?

    Ce lo dirà il cuore, e il cuore scavato dall’ascolto, il cuore educato al canto e specialmente a vedere, il cuore veggente e visionario: Chi vede me vede il Padre…

    Una certa poesia, rara in verità, ci aiuta a pensare in questa direzione, come Heidegger ci ha insegnato.

    Questa poesia ci chiede molto perché pretende di dare moltissimo.
    Rilke diceva: se vuoi capire la mia poesia, devi cambiare la tua vita…

    Per chi volesse approfondire, mi permetto di suggerire questo mio saggio:
    http://www.marcoguzzi.it/antologia_saggistica/canti.doc

    Un abbraccio a tutte/i, nel Cuore Immacolato di Maria in cui noi tutti siamo Uno, e che Dio ci illumini sempre di più e ci guidi verso la sua Luce tanto forte da sembrare a volte oscura.
    Marco Guzzi

  5. Filomena dice:

    Stupenda
    diafana
    profondità!

    Carissimo Marco, cosa più delle tue parole rende evidente che tu sei inchiodato all’immagine di Dio Parola Incarnata, come ci hai detto a Santa Marinella?

    Grazie, con tutto il cuore, a te, a Paola, a tutti i nostri compagni di cammino che dopo quei giorni insieme mi mancano un po’ 🙂

    un abbraccio
    Filomena

  6. Vorrei ringraziare Giovanna, Gabriella, Corrado, Marco, Filomena e anche Rosella, per i bei commenti al post e al video.
    Caro Corrado, le tue parole profonde stanno in realtà già arricchendo e facendo crescere i testi in questione. Lo sforzo volenteroso che mostri, molto simile al mio quando mi sono avvicinata per la prima volta alle poesie di Marco, sarà sicuramente ricompensato da sprazzi sempre più ampi di comprensione e di nutrimento spirituale.
    Un abbraccio
    Paola

  7. rosella dice:

    Grazie Paola,
    per la verità io fatico molto con “lo Spirito Mariano” però sono solidale con il Suo dolore, almeno lì sotto la croce,
    Dovrei concepire “il Mari Stella” ma non mi riesce ancora.
    Un abbraccio
    Rosella

  8. Corrado dice:

    E’ proprio come dici tu, Paola.
    Dopo aver postato il commento ieri sera, sono andato a dormire con in testa l’immagine della mondina che pianta nel fango il riso, che è il viso, che è il Cristo…
    e mi si è aperto un ulteriore spiraglio, quando mi sono detto:
    il fango in cui Maria pianta il riso – adesso e qui – è quello della mia anima, affinché germogli il nascente…

    Grazie della segnalazione, Marco, sul canto dell’anima. Ho già visto che mi interessa.
    Corrado

  9. giovanna dice:

    caro Marco, bellissimo il saggio che ci hai segnalato:”Canti dell’anima per l’uomo nascente”, la mia anima ha esultato!
    Grazie di cuore! un abbraccio. giovanna

  10. Caroline dice:

    Grazie della dedica. Vorrei soltanto senti-lo più vicino, mi manca, e non so come colmare questo vuoto. Prego a Dio e a Maria molta luce per Fabio, tanta da poter illuminar anche la mia strada. Lui adesso ha una missione più importante che quella terrena, possa io un giorno raggiungere la purezza della sua anima. Ringrazio Dio che mi ha fatto conoscere Fabio e condivedere questi 20 anni insieme, che sono così pochi, quando so che un giorno avrò la eternità con lui.
    Grazie Fafa!

  11. Anch’io porteró nel cuore l’immagine della mondina che pianta nel mio fango il riso; sento che quel riso, piantato con tanto amore e fatica, vuole germinare e spero che il mio fango non lo soffochi

  12. Dolcissima Carol, le parole sono povere in queste situazioni. Ma possono anche nutrire il nostro vuoto.
    “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto” (Gv.12,24). La fede che tu testimoni consente di leggere gli eventi con occhi diversi, con uno sguardo ‘folle’ per la parte di noi che resta nella morte. Sono certa che nuove fioriture attendono la tua vita perché Fafà ti è vicino più di prima e ti custodisce. un forte abbraccio. paola

  13. Grazie a te, Giovanna, se tu sapessi quanta gioia mi dà sentire che un verso irrompe in un’anima e riesce a darle la sua luce…quanto è penoso per un poeta del Ritorno, per chi cioè tenti di scrivere rovesciando lo specchio della riflessione egoica, constatare che questa poesia ha ancora così pochi uditori.

    In fondo l’avventura dei nostri Gruppi nasce anche dal desiderio di condividere e di trasmettere una forma di Ascolto, di contribuire a costruire una forma di orecchio, direi, che sappia captare vibrazioni molto particolari, che ci stanno chiamando al di là di questi mondi murati nella loro assordante sordità…

    Un abbraccio. Marco

  14. Grazie per questi stupendi versi le musiche e per le belle dolcissime immagini di Maria. La mondina rimane subito impressa nel cuore e nella mente come un sigillo con un forte potere di trasformazione della nostra interiorità, molto pacificante e di conforto.
    È davvero grande questa offerta di “eccelsa maternità a ogni nostro bene spirituale…”
    come scritto nel manuale “Darsi Pace”.
    Grazie ancora a voi e a presto,
    Fabio

  15. Caro Fabio, per me vale molto il tuo apprezzamento, in quanto fedele lettore e interprete delle poesie di Marco (come si può ascoltare nella tua prima testimonianza già pubblicata su sito)
    Sono contenta di sapere che forse ci vedremo presto. Venite anche tu e Paola a Campello sul Clitunno per l’intensivo di luglio?
    Un abbraccio. Paola

  16. È vero le poesie di Marco sono e restano per me di grande e importante riferimento. Credo che possano essere per tutti un ricorso al quale attingere doni preziosi.
    Abbiamo già programmato di venire a Campello sul Clitunno, speriamo quindi d’incontrarci
    Un affettuoso saluto Fabio e Paola

  17. Fabrizio F dice:

    Grazie, Marco, di cuore, per questo grande regalo.

    F.

  18. rosella dice:

    ALLA LUCE DELLA GRAVIDANZA

    sollecitata anche dal post di Corrado, finalmente, restando in ascolto, mi pare che nasca in me una parola “mariana” a modo suo.

    Io ancora non conosco Maria, è come se qualcosa dentro me impedisca il contatto: “l’invidia forse?” Non è giusto!!! perchè proprio a lei?… . (…e meno male che il Signore fa quello che gli pare!!!)

    Insomma in famiglia tutti noi abbiamo come secondo nome “Maria” (ci sarà un perchè!!!); ma, mia figlia ha posto in essere un’innovazione: il mio nipotino, essendo maschio, ha come secondo nome Giuseppe.
    E’ affidato alle “ispirate cure” di San Giuseppe.

    Ora io credo fermamente che la vita evolva, e che le intuizioni delle madri nelle nuove generazioni vadano accolte con stupore. Quindi, anche se ancora non mi riesce di riconoscere in me dei sentimenti particolari nell’essere nonna, rivivo in modo assolutamente dolce le emozioni d’essere madre di una figlia “nuova-mente madre”. Ed è un sentimento piacevolissimo, che mi godo intimamente: son praticamente certa che è la gemma da cui fiorirà la mia novella “nonnalità”.

    E’ da molto che medito su Giuseppe, “il Santo” padre di Cristo, di quel “fatto Uomo” Figlio di Dio.

    Forse meditando in Giuseppe l’agire della Sua Paternità Spirituale, anche i nostri ministri del Clero agirebbero con maggior opportunità i loro carismi.

    Son certa che nella mia assoluta mediocrità culturale mi son persa qualcosa; una enciclica o uno scritto importante su San Giuseppe il nostro attuale Papa Joseph non penso lo abbia potuto dimenticare.
    Ciao, un abbraccio a tutti.
    Rosella

  19. Grazie nuovamente per questa sfilza di bei commenti che mi incitano a dedicarmi ad altri video per la rubrica “Stando in ascolto”.javascript:grin(‘:shock:’)
    Cara Rosella, l’invidia sfuma nella misura in cui lo spirito ‘mariano’ è in te, sei proprio tu!
    un abbraccio e buona ‘nonnalità’.
    Paola

  20. rosella dice:

    della gravidanza
    la chiarità
    come
    rupe
    il mio vuoto
    fermento viola

    ti appalesa
    sui ghiacci
    fuori le mura
    sepolcro
    d’animali
    d’ossa
    così

    del grambo
    un’ estonia
    sporge
    la cappella
    piena

    sei dei pazzi
    e di bambini

    alla luce
    oh donna
    mi piaci

  21. Cara Rosella, si, è vero, le parole che scomponi possono continuare a parlare e ad avere una potenza energetica (lo sapevano i futuristi, con le loro “parole in libertà”). Eppure si perde il canto, e la poesia è fatta anche di ritmo, di endecasillabi (la-chia-ri-tà-del-grem-bo-tiap-pa-le-sa), di metrica.
    Per questo è così difficile da tradurre!
    Approfitto comunque per riportare per intero la poesia (tradotta dall’inglese)ricordata da Fabio, di un grande poeta della fine dell’800, Gerard Hopkins, che, pur essendo protestante, dedica questi versi a Maria:

    Se ho ben compreso,
    ella offre eccelsa maternità
    a ogni nostro bene spirituale
    e fa la sua parte nella grazia
    attorno al cuore palpitante dell’uomo,
    calmando, come il flutto fine dell’aria,
    la danza di morte nel suo sangue ;
    eppure ogni sua parte sarà
    Cristo nostro salvatore sempre.
    Dalla sua carne egli prese carne :
    e ne prende sempre fresca,
    benché sia gran mistero come,
    ora non carne ma spirito
    e fonda, o meraviglia !
    nuove Nazaret in noi,
    dov’essa ancora lo concepirà
    mattino, mezzodì e sera ;
    nuove Betlemmi, e lui nascerà
    sera, mezzodì, e mattina –
    Betlemme o Nazaret,
    dove l’uomo aspiri come aria
    più Cristo e la morte eluda ;
    e lui, così nato, diviene
    nuovo sé e più nobile me
    in ognuno e ognuno
    accresce, quando tutto è compiuto,
    il figlio di Dio e di Maria.

    Una buona serata
    paola

  22. rosella dice:

    grazie Paola
    Il mio intento era quello di comunicare da dove nasceva la riflessione che avevo postato.
    Da uno sguardo che si relaziona con altro da sè (guardando dall’esterno) e non immedesimandosi in Maria (io non concepisco ancora che Maria possa essere la mia donna interiore,la donna che desidero diventare…). Forse ci arriverò o forse no, ma per ora ho un diverso punto di vista.
    Ho difficoltà a relazionarmi con Maria, con Dio, con il Padre a me resta lo Spirito dolcino, con Lui m’intendo.
    ciao
    Buona serata anche a te
    Rosella

  23. Buongiorno Rosella! scusami se ieri sera non sono entrata in risonanza con la tua libera rilettura del testo.
    A pensarci bene, è proprio questo il bello! Potersi interrelare liberamente e creativamente, abbandonando rigidità e preconcetti. Ho ancora parecchia strada da fare….
    Una precisazione a quanto scritto in precedenza (dopo una piccola ricerchina su wikipedia): Hopkins era anglicano di origine, ma in giovane età si era convertito al cattolicesimo ed era diventato prete gesuita. In una sua lettera scrive che: “L’unico critico letterario giusto è Cristo”. Forse questa frase si può interpretare nel senso che tutte le nostre parole, e non solo le nostre opere letterarie, saranno vagliate sul metro dell’amore?
    Un abbraccio
    paola

  24. E poi, cosa intendi esattamente per “spirito dolcino”?

  25. rosella dice:

    Cara Paola e caro Marco, io sono proprio contenta di avervi incontrato, è come se avessi “trovato casa”, un punto di riferimento nel quale “lasciar crescere” me stessa. Ho letto una prima volta la nuova visione del 3 Giugno scorso ed è come se rispondesse alle mie richieste di riflessione sull’innamoramento.
    Non sono ancora pronta a parlarne, desidero invece fare lo sforzo di dirmi con maggior chiarezza circa il mio ASCOLTO POETICO.
    Non sono abituata a farlo, sono abituata a vivere da sola e come una volta mi disse qualcuno (Franca forse?) non mi curo troppo di essere compresa. E’ vero! è come se io pensassi che il valore delle parole non sta nel fatto che si comprenda chi le pronuncia, ma in ciò che evocano e producono in te: in quello che CAMBIA IN TE
    Sono ancora di questo parere, forse a causa del fatto che non ho sperimentato sufficientemente qualcosa di diverso.
    Tutte “le chiacchiere” di cui inondo il sito sono il mio RISCHIARE il mio cambiamento in una evoluzione (sentendomi a casa). E’ un lavoro che compio su me stessa e che procede lentamente (“a spirale” direbbe Guzzi).
    Non è la prima volta che la poesie di Marco mi colpisce, e spesso faccio quello che ho fatto con “ALLA LUCE DELLA GRAVIDANZA” che ora tento di contestualizzare. Per me? per voi? chi lo sa? (…chi può riconoscere quanto ci sia nella mia “invidia” di luciferino per non essere come Dio, o di umile nel denudarsi davanti a voi, come il concepire nel sì di Maria?),chi può dirlo A PRIORI?

    La mia percezione della vita è relazionale (lo Spirito dolcino) e coniugale nel senso di generare l’unificazione, l’integrazione del “piccolo cosmo” in cui consisto in cui “IO SONO TU CHE MI FAI” (nella nuova identità il FIGLIO?).

    La mia identità storica si sta dilatando integralmente nella “nonnalità”; che ancora non emerge, se non come l’essere madre di una NUOVA-MENTE madre.
    A parte la paralisi emotiva dovuta alla paura (che non sto a circostanziare) è stata per me assolutamente rivelativo , guardando dall’esterno” di come un maschio si assuma in quell’istante l’evoluzione della sua identità di marito nell’assumere quella di padre.
    Per me è stato un momento di profonda gioia e meraviglia aver avuto la possibilità di veder compiersi ciò in mio genero, mi sono sentita intimamente e profondamente commossa.

    Così è come se dentro me vi fossero lampi di luce sparsi che anelassero a precipitare, convergendo in un unico centro, in cui anche la Paternità Sacerdotale poneva la sua domanda.
    .
    Riscrivo la rielaborazione del testo di Marco,così come si è prodotta in me e ne tento la spegazione.

    della gravidanza
    la chiarità
    come
    rupe
    il mio vuoto
    fermento viola
    ti appalesa
    sui ghiacci
    fuori le mura
    sepolcro
    d’animali
    d’ossa
    così
    del grembo
    un’ estonia
    sporge
    la cappella
    piena
    sei dei pazzi
    e di bambini
    alla luce
    oh donna
    mi piaci

    la mia “nonnalità” assisteva dal “difuori” gli eventi con la meraviglia di “vedere” la paternità (Paola anche il particolare che la poesia è stata scritta da Marco, tuo marito e padre dei vostri figli, non è stato ininfluente)

    Nove mesi, evidenziano la luminosità della pancia lentamente, giorno per giorno emergendo come una rupe nel mare della vita. Il mio vuoto è il vuoto che è l’attesa del Suo riempimento, è il seme che ho gettato nel tuo fondo che era vuoto e che ora è fermento viola, viola come la quaresima, viola come l’essere taumaturgico del Cristo che dona salute e salvezza, che dona nuova vita. Tutto questo fermentare è come dell’uva il vino ed espande innalzando la chiarità della rupe sul ghiaccio del mio cuore che ancora non comprende, che ti guarda ancora dall’esterno delle mura di ciò che accade al tuo interno. Mi pare che tu abbia chiuso in un sepolcro il mio seme e nel mistero ne abbia fatto anima ed ossa, così sono … sino al momento in cui il capo del figlio sporge ed io mi rendo conto che . solo un pazzo può prendere in considerazione di agire un delirio d’onnipotenza come quello di generare una nuova vita in questo mondo, così come quella cavità che da alla luce “mio figlio”, ora torna a me vuota e mi ridona la possibilità di abitarti ancora pazzamente, con quel alla luce oh donna mi piaci… .

    ciao
    rosella

  26. rosella dice:

    scusa Paola, stavo scrivendo e non ho letto quello che avevi postato tu.
    Lo spirito dolcino è lo Spirito Santo, lo spirito d’Amore, che si “sente” con il cuore di carne e non con il cuore di pietra.
    E’ la relazione, in fondo l’unico lavoro che valga la pena di compiere è proprio quello di abitare la dolcezza: averne cura.

  27. Grazie per tutta questa ricchezza di immagini e di spiegazioni e soprattutto per il finale: abitare la dolcezza che smussa le asperità e le durezze di cuore.

  28. rosella dice:

    grazie a te Paola,
    talvolta mi chiedo ma come fai a non renderti pienamente conto di quanto tu sia meravigliosa…
    Tu offri a tutti noi l’opportunità di un vuoto/pieno di “pazzi e di bambini alla luce”
    ciao
    buona giornata
    rosella

  29. Non capisco, ma mi adeguo (e mi ‘godo’ i complimenti). Grazie Rosella, proseguo sul post di Gabriella.

  30. rosella dice:

    … senza di te, forse che sì e forse che no, la poesia di Marco sarebbe la stessa…

    Senza la tua abilità tecnica ed il donarti nell’ascolto a me non giungerebbero emozioni da “stravolgere”.
    Un abbraccio e buona domenica
    Rosella

  31. maria carla dice:

    …purtroppo non riesco a seguire il senso di tutte le immagini e le riflessioni che fa Rosella. Inoltre, di sicuro la figura di Maria mi ha sempre affascinata ma da s e m p r e il discorso su di lei non mi ha mai troppo convinta ( a un certo punto della mia vita ho sentito il bisogno di farmi chiamare con il mio nome completo-Maria Carla- anzichè solo Maria , come da sempre mi ero sentita quasi da tutti chiamare. Era come se volessi dare più forza a me stessa…insomma, il solo nome di Maria mi sembrava… troppo debole)! Mi piacerebbe ‘sentire’ di più il mistero di Maria e trarne forza…ma forse per me la strada è ancora lunga, ciao a tutti! mcarla

  32. Carissima, nel nostro itinerario approfondiremo molto il senso iniziatico del mistero di Maria specialmente nella terza annualità. Ciao. Marco

  33. rosella dice:

    Cara Maria Carla,

    non farci caso, risale ad un anno fa, io poi, non sono così importante, per quel che vale, ciò che conta è quel che risuona in te.

    Penso che la poesia, così come ogni altra forma d’arte ci com-muova, se ci lasciamo fare. La sua funzione è proprio quella di condurci in luoghi più aperti, verso cieli più azzurri, un po’ più libere e gioiose.

    Voglio dirti questo: ho incontrato “dp” tramite una poesia di Guzzi “benedizione per il 41° compleanno”, l’ho letta nel suo sito e ne sono stata letteralmente folgorata.

    Solo due, o forse tre anni più tardi, ad un intensivo dell’Immacolata lui nella serata poetica ha parlato della circostanza nella quale l’aveva scritta e del senso di quei versi.

    E’ stato come se qualcuno mi avesse chiesto: “ma tu credi ancora in Gesù Bambino?” non sai che sono mamma e papà che portano i doni a Natale?

    Nel mio film quel testo poetico ritenevo fosse dedicato al “ 41°compleanno di Paola”, ma questo non ha impedito alla Vita di condurmi in questo luogo e di restarci, con profitto.

    La Vita è Viva (l’opera d’arte per eccellenza) e noi, proprio ora, adesso e così come siamo, possiamo gustarla e goderne. Questo è anche l’unico mezzo che abbiamo per conoscerla e comprenderne un poco il mistero (così almeno penso io).

    Veramente la fiducia è una relazione particolare di conoscenza, può accogliere e godere anche senza capire: il bambino sapiente, affonda il viso nel seno della madre e ne trae il nutrimento necessario: conosce l’essenziale.

    Ti abbraccio

    Rosella.

  34. Anonimo dice:

    alle 21.29 di questa sera d’agosto mi ritrovo a riascoltare queste parole.propio 10 minuti prima invocavo consolazione per risolvere l’aggrovigliarsi di questi maledetti pensieri che ciclicamente ritornano e cancellano le piccole schegge d’oro che faticosamente riesco ad accogliere.per la miliardesima volta vedo per 2-3 secondi il mio stato Reale e immediatamente angoscia per il non senso,la morte e la solitudine mi spiegano nei dettagli che non potrò mai farcela.
    ma l’iniezione di queste parole sta già facendo effetto…
    grazie

  35. maria carla dice:

    Cara Rosella, amo la poesia che ti porta a “respirare l’infinito” e spero sempre di più di poter gustare e godere davvero la vita, l ‘unico modo che abbiamo-come dici tu- per poterne conoscere il mistero!
    Personalmente posso dire che ho fatto esperienza di momenti simili (di breve durata ma intensi)…il mio desiderio è che riescano a inondare con le loro frequenze anche e soprattutto il mio quotidiano (che avverto spesso opaco e poco ‘sensibile’ alla luce) …forse il “mistero di Maria” sta proprio lì?
    Grazie dei vostri riscontri, mcarla

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