Borderline sulla via del ritorno

Senza titolo 3
La psichiatria, o forse meglio, il D.S.M., mi ha classificato per anni come “borderline”.
Le diagnosi psichiatriche lasciano il tempo che trovano ma una cosa è certa: ammesso che sia così, sono allora un “borderline” sulla tortuosa via del ritorno e della consapevolezza.
Al termine di questo intensissimo primo anno telematico si rinvigorisce la consapevolezza che il viaggio, quello vero, costa. In questa via del ritorno sono molte le illusioni; l’illusione di potersi fermare trattenendo così anche il corso del tempo. È la disperata lotta contro la morte.
Dentro di me il peso di una forza di gravità paralizzante che induce a rinviare il viaggio. Questa nuova consapevolezza è però un atto di umiltà e verità che mi porta a riconoscere e accogliere questo sottofondo di pece nera che altrimenti mi soffocherebbe.

Io non frequento la Chiesa; c’è però un brano del Vangelo che mi sta accompagnando e che porto sempre con me: la parabola del figlio prodigo. “Il paese lontano” esprime bene la condizione di partenza. Quel “rientrò in se stesso” esprime bene l’idea dell’io in conversione perché è da quel preciso istante che il figlio si mette sulla via del ritorno a casa.
Oscillo, come un pendolo, tra queste due condizioni. Ma il mio cuore desidera, com’è avvenuto per il figlio, l’incontro. L’incontro con la verità e con la vera vita. Riconosco e soffro per questa nostalgia; essa è un richiamo continuo che mi rende inquieto.
Questa nostalgia a volte assume tinte di amarezza. Nessun incontro. Amarezza perché non c’è sincronia e corrispondenza tra i miei sforzi e ciò che spero tanto di ottenere. La porta rimane chiusa. In questa amarezza riconosco l’illusione che mi fa considerare il cammino del ritorno solo come distanza che mi separa dalla meta.

Faccio esperienza che una tale prospettiva è frustrante e fonte di ulteriore angoscia. No; la meta è qui e ora, disseminata come un puzzle, in ogni luogo e istante del quotidiano. Qui e ora: in fabbrica con i suoi ritmi stressanti e ripetitivi; con quel collega che non sopporto più, e così via.
Ci sono momenti in cui anche il guardarmi dentro diventa un nuovo inferno, molto peggiore dell’inferno che sono gli altri. Come diceva Giovanna “lo sguardo prima accusatorio verso l’esterno può diventare auto-accusatorio”. E’ questo un punto ancora molto critico per me.

Una piccolissima svolta è avvenuta al quarto incontro. Ciò che cura la ferita è una grande tenerezza. “La via del ritorno è accompagnata e favorita da un accordarsi all’intima dolcezza”, diceva Marco. L’io in conversione è quindi l’io che accetta le sofferenza della verità senza soccombere perché sorretto e accordato con l’intima dolcezza.

Il principale ostacolo sulla via è la mia paura davanti alla sofferenza. Paura di guardare, di ascoltare, di udire la mia e altrui sofferenza. Paura che diviene chiusura. Paura di vedere fino in fondo tutto l’orrore e la tragedia che mi abita.
Riconoscere, ascoltare, accogliere e onorare questo grido interiore, senza cercare scuse per renderlo meno cocente, senza infingimenti e mezzucci vari, è l’unica via possibile. È un’urgenza interiore.

Mi piace molto l’immagine che propone uno scrittore russo (Merezkovskij) quando parla dei coralli. Essi sono le creature più fragili del mare; per proteggersi dalla distruzione e dall’annientamento si circondano quindi di un materiale durissimo e impenetrabile chiamato appunto corallo. Ma è proprio questa corazza durissima che uccide i coralli.

Questo faticoso e umile cammino fa emergere pian piano le tenebre e l’enigma che mi abita. Siamo fragili come coralli, è vero. Vivo – cerco di vivere – ogni giorno di questo viaggio come una piccola resa di fronte all’evidenza della mia fragilità; forse come preparativo alla grande resa finale, quella totale e incondizionata.

In questo primo anno è nata in me una grande passione: la fotografia. Credo non sia un caso. E’ un’ottima terapia coadiuvante. Durante le ferie ho seguito fotograficamente, per una settimana, alcuni intagliatori del legno che da un tronco grezzo hanno ricavato delle figure bellissime. C’è un progetto fotografico che spero tanto di riuscire a portare a termine e condividere con tutti voi. Oggi ho trovato il titolo: “I giorni della creazione”. Quasi un presagio.

Vi saluto tutti e vi porto con me. Non conosco ancora nessuno di voi se non virtualmente. Sono un telematico atipico. Paolo

Comments

  1. Caro Paolo,
    Questa mattina come al solito mi sono svegliata presto per fare la pratica meditativa, poi come al solito ho dato uno sguardo a questo sito, ho visto un nuovo post, l’ho letto…sono stata travolta dalle tue parole, mi sono sembrate molto vitali e intense.
    Anche se la psichiatria non mi ha classificata mai, sono una “borderline” anche io! Mi riconosco alla perfezione in quello che scrivi! Sono una telematica, ho terminato quest’anno con grande entusiasmo e grande gioia il triennio di base, conosco tante persone perchè ho frequentato tutti gli intensivi durante il mio cammino, e anche l’incontro comune di tutti i gruppi che avviene a Pasqua; ma raramente ho sentito una affinità così profonda, quelo che hai scritto avrei potto scriverlo anche io, percepisco in te una grande forza forse la forza della disperazione che ci abita e che fa da motore alla nostra ricerca! L’urgenza interiore di cui parli la conosco bene e conosco bene la fragilità e la corazza dei coralli che ci distrugge, ma siamo coralli! Non c’è dubbio, scrostando la corazza appare lo splendore!
    Grazie per questa condivisione, che non mi fa sentire sola.
    Per fortuna che esistono i “borderline”!
    Daniela

  2. Antonietta says:

    Ciao Paolo, anch’io voglio darti il benvenuto e ringraziarti per quello che hai scritto di te. Se ci ritroviamo in questo luogo credo ci sentiamo in molti dei borderline, ognuno a suo modo. Dalla consapevolezza di non essere “a posto” è nata per me questa avventura, e non sentirmi a posto è sempre una grande molla, che a volte mi schiaccia ma a volte mi allenta, mi rende più tenera e ricettiva. Si oscilla, come scrivi giustamente tu.
    Anch’io come Daniela sono una telematica e ho appena concluso il terzo anno. Per vari problemi non ho mai frequentato intensivi, ma nonostante questo l’esperienza virtuale è diventata strada facendo anche reale: e-mail, telefonate, compagni di corso vicini geograficamente che mi vengono a trovare.
    Ti auguro di gustare un po’ alla volta la gioia di questo percorso: per quel che ho visto io non ci sono sconti o scorciatoie, anzi, bisogna proprio imparare a lottare con i propri mostri… ma non siamo soli, siamo in cordata, e soprattutto c’è “Qualcuno” fa un tifo sfegatato per noi.
    Ciao!
    Antonietta

  3. Antonietta says:

    e soprattutto c’è “Qualcuno” che fa un tifo sfegatato per noi.
    (il ‘che’ era rimasto nella tastiera)

  4. irene manzoni says:

    caro Paolo, proprio ieri a messa ho riascoltato la bellissima parabola del figliol prodigo….che sempre mi emoziona e mi raggiunge nel mio modo di vivere.Gioisco con te per ” il desiderio del tuo cuore di incontrare la verità, la vera vita” e colma di gioia ho partecipato a quella festa a quel banchetto… a gustare pane e vino…..ad incontrarlo….
    anch’io nella quotidianità oscillo.. ..tra il figlio che desidera tornare al Padre e l’altro figlio che non riconosce quello che finora ha avuto dal Padre e amministra i beni della terra da servo…..ma il Padre non vuole servi ma ci vuole Figli liberi!!!!!!!!!!!!!!!continuiamo sulla via del ritorno…..incontro al Padre misericordioso.grazie Paolo per la tua condivisione e per avermi stimolata a qs riflessioni…..e alla rilettura di qs parabola nel testo di padre Davide Turoldo”il pastore innamorato”un abbraccio festoso
    irene (telematica verso il 3 anno)

  5. Borderline versus mainstream: stare ai margini talvolta è il luogo privilegiato per assaporare veramente la vita.
    La mia esperienza è che, per trovare ciò che è capace davvero di sostenere la passione per la ricerca sul senso dell’umano vivere, occorre andare negli anfratti più nascosti e scovare quei maestri pionieri che hanno deciso di assumersi la responsabilità di un pensiero altro, a lato dello stradone percorso dai più, per camminare per sentieri più stretti, ma certamente più panoramici. E da buoni discepoli, sulla loro scia, possiamo raccogliere e fare nostre le loro intuizioni nella speranza che ciò che ora per noi è avanguardia possa diventare un giorno patrimonio dell’umanità portato alla luce.
    Per me questo è il mio percorso in dP, da telematica che ha concluso il triennio di base, cioè è sempre ricominciante.
    iside

  6. “Oscillo, come un pendolo, tra queste due condizioni. Ma il mio cuore desidera …”

    Caro Paolo,

    non so dove si situi questa linea di confine, ma anch’io come Daniela ritengo di conoscerla. Forse non l’ho mai oltrepassata poiché in me è sempre rimasta una consapevolezza cosciente, anche nelle oscillazioni più estreme.
    Mi ritengo molto fortunata ad essere così, ed amo molto questa mia personalità ricca di gioia e disperazione, esaltazioni e abisso e ringrazio Dio di avermi donato un cure duro come fosse un diamante grezzo, nel suo desiderio indomito, di conoscenza e di senso.
    Questo, proprio questo non mi ha mai fatta “resa”, anzi mi ha facilitato nel concepire L’ETERNO PRESENTE come vita.

    E’ una cosa molto bella sperimentare e conoscere ora, con questi miei stessi sensi più pacificati e distesi in una misura di oscillazioni meno estreme, che sotto l’abisso della mia disperazione sta il mistero della salvezza desiderata, da cui emana quella luce che mi consente di sorridere anche alla dismisura dei miei pindarici voli sulle ali dello spirito.

    E’ una lotta quotidiana, più o meno dura, quella che ciascuno di noi intraprende e sostiene.
    “E’ come esporsi al sole” (la fa facile il Guzzi) aggiungo io “per far si che, un suo caldo raggio baci e sciolga la calotta polare del cuore, così che, mentre lacrime di consolazione lavano l’occhio stupisce a tanta meraviglia e l’arcobaleno irradia e rinnova la faccia della terra”.

    A me piace essere siffatta: dura come diamante!

    Ho terminato il terzo anno e sono iscritta al primo approfondimento con frequenza anche al secondo corso base telematico.
    Presto percorreremo un tratto di strada assieme, per ora: buona giornata.

    Rosella

  7. Caro Paolo
    siamo proprio in buona compagnia!!Anche se i terapeuti che ho incontrato nella mia strada non mi hanno mai definito tale,io mi ci sono sempre sentita.Nella mia diversità e nell’arrancare faticoso,capivo che mi mancava un sostegno diverso da quello del terapeuta e che ,da sola,nonostante i miei sforzi,non ne sarei potuta uscire.Sono una tua compagna di corso telematico.Ho avuto modo di leggere tutti i tuoi interventi nel blog e ti ammiro molto per aver saputo condividere con noi i tuoi passi dolorosi e i momenti di Luce :io non ci sono ancora riuscita veramente!Pensa ho ancora paura di essere criticata e/o derisa!Eppure ho avuto modo più volte di constatare che non è così nei gruppi di Dp e,inoltre,è uno dei motivi che mi hanno spinto ad iscrivermi al telematico.Il tuo scritto mi incoraggia a impegnarmi di più per me e per il gruppo.Buon inizio di secondo anno Paolo e a presto!
    Letizia

  8. Giuseppina says:

    Caro Paolo, che bello leggere la tua condivisione e la grande FORZA del desiderio sottostante che la abita.
    Da qualche parte ho letto che la crisi sempre piu’ evidente dell’uomo occidentale e’ dovuta all’oscillazione
    tra impotenza e violenza…
    Invece credo anch’io, come è stato ben precisato dai diversi interventi, che “stare ai margini talvolta è il luogo privilegiato per assaporare veramente la vita” e che “non ci sono scorciatoie ma che occorra imparare a lottare con i propri mostri”
    Si, credo che ,a partire dalle periferie della Storia e della nostra storia personale, il limite è chiamato a diventare nuova frontiera per non fare “autogol”.
    Spero, come avviene nei corsi DP, che la tenerezza e l’umilta’ condivisa da coloro che decidono nel loro cuore “il santo viaggio”, possa diventare patrimonio dell’umanita’ e prego perche’ il Dialogo, cifra piu’ significativa di Papa Francesco, diventi l’arma di tutti i pionieri disposti a combattere perche’ tutte le differenze e le “atipicita’” siano accolte.
    Caro Paolo grazie.Misei davvero caro, sento che come Paolo di Tarso sei sulla via di Damasco …
    Un abbraccio festoso a tutti i compagni di viaggio
    Giuseppina

  9. caro Paolo,
    Un caro saluto e un abbraccio, da un tuo “compagno di classe” nel primo anno telematico.
    Grazie per le parole, che in gran parte mi raccontano anche di me stesso con chiarezza, ordine e verita’ come non avrei saputo fare.
    Grazie per la bellissima fotografia, mi chiedo se con il nostro lavoro siamo piu’ la mano che scalpella o il legno che cambia forma.
    Accolgo e con speranza faccio un po’ mio il titolo che hai scelto per la collezione, che sappia sciogliermi nella vita per una ri-creazione orientata alla gioia, seppur davanti a un cielo, sia nel personale sia nel social-globale, che spesso mi appare minacciato da dense e inquietanti nuvole grigie.
    Ancora, un caro abbraccio
    Alfredo

  10. Caro Paolo,
    non ci conosciamo “ fisicamente”,( sono telematica anch’io, di un anno avanzato) ma possiamo condividere ugualmente la gioia e la fatica del ritorno al nostro essere noi stessi più profondo e più vero e le sorprese per i nuovi paesaggi che si aprono sono davvero grandi! Apprezzo la tua sincerità e immediatezza! Mi piace molto la foto che hai scelto per questa tua presentazione a tutti noi ! In quella mano al lavoro c’è tutta la fatica, la maestria, la forza e la perseveranza di chi trasforma la materia in forma significante, e la dolcezza del legno che si lascia fare, che presto sarà non solo legno! Ti auguro di andare avanti anche nel tuo progetto fotografico: ci regalerai altre immagini che ci faranno scendere nei segreti della realtà che, per superficialità ,non conosciamo ancora! Mariapia

  11. Caro Paolo,
    le tue parole mi toccano nel profondo.Mi riconosco nella tua faticosa ricerca e vedo in te i semi della trasformazione che stanno già fruttificando.Questo post ne è la testimonianza.Mi hai ricordato la fraternità di Romena,un luogo dove la trasformazione degli scarti di materiali di ogni tipo, diventa arte tra le mani di don Gigi,come ferite che mutano in gocce preziose di luce.
    Ciao.Rosanna

  12. Carissimo Paolo, anch’io desidero ringraziarti per il coraggio della tua testimonianza così toccante: mi ha fatto contattare il punto di scissione, di separazione dalla Vita (quel figlio che si è allontanato dal Padre), ma anche il desiderio di incontro che mi/ci abita, di ritornare, di ricevere l’abbraccio benedicente che rigenera a nuova vita. Siamo tutti “borderline” sulla tortuosa via del ritorno e della consapevolezza: dalla ferita d’origine questa è la condizione umana.
    Grazie per la forza espressiva della foto. So che questa tua recente passione per la fotografia ci regalerà altre immagini da meditare, immagini che toccano nel profondo ed evocano un percorso più di tante parole.
    Ti abbraccio. Giovanna

  13. maria carla says:

    Ciao Paolo, ben ritrovato! le tue parole sono davvero una ‘fotografia’ di tanti nostri vissuti comuni…a proposito di fotografia, mi piacerebbe saperne di più, di questa tua “passione”, soprattutto cosa esprime di te e dove ti sta portando…ciao, mcarla

  14. “Ciò che cura la ferita è una grande tenerezza”…
    Leggo così, d’impeto..quasi per caso e mi viene da trascrivere questa frase come risonanza, certa che-nelle infinite sfumature del termine- sia davvero la cura…
    Lasciati coinvolgere…

    E grazie per la personalissima condivisione..

    un abbraccio!

    Chiara

  15. Non è facile dire o scrivere ciò che si sente. Rileggendo il post mi rendo conto che esso esprime solo frammenti di ciò che sento; tantissime cose ancora mi sfuggono, non le conosco oppure sono state omesse.

    @ Daniela: è per me una consolazione il sapere che trovi un’affinità profonda con quanto ho espresso. E’ vero: è la forza della disperazione che mi abita a fa da motore alla ricerca; da qui l’urgenza interiore. Tu dici che scrostando la corazza apparirà lo splendore! In fondo è proprio questa piccola speranza che mi spinge a continuare e che mi attira a sè. La piccolissima speranza che tutto sarà luce; la mia storia, mamma, papà, chi mi ha fatto del male, l’inferno, gli animali, le piante, i minerali, il cosmo intero. Un abbraccio

    @ Antonietta: non ci sono sconti né by-pass in questa cordata. Spesso ho però la sensazione che la mia sia una cordata in solitaria; mi sento come una monade separata da tutto il resto; e spesso ho la sensazione che non c’è nessuno a segnare il passo. È questo un punto molto critico. D’altro canto ho fatto esperienza che le scorciatoie sono una grande e pericolosa illusione. Come dici tu bisogna imparare a lottare con i propri mostri; e questa è un’arte che va appresa. Un abbraccio

  16. @ Irene: la parabola mi piace molto e ti ringrazio per la risonanza, ma la mia lettura di essa è molto laica e ad un livello antropologico, terra terra insomma. Il linguaggio religioso mi mette sempre a disagio. Un abbraccio e buon ritorno a casa.

    @ Rossella: come nello spazio cosmico, così anche dentro di sé esiste un buco nero che attira a sè e fagocita ciò che incontra. Ci sono momenti, attimi, in cui tutto ciò che si vede è nero, in cui tutto il resto svanisce, e desideri solo lasciarti assorbire ed annullare da questo buco nero. Vuoi morire. Questo ho sperimentato nelle mie oscillazioni più estreme. Ma anche fuori dalle oscillazioni più estreme esso continua a farsi sentire, come un sottofondo. Questa consapevolezza rende il lavoro interiore un’emergenza vitale. Un abbraccio

    @ Letizia: Ciao Letizia. Non aver paura; proseguiamo questo cammino del ritorno con fiducia. Capisco la tua paura di essere giudicata e/o derisa perché è anche la mia. A me sta aiutando a vincere questa paura l’urgenza del lavoro!!!. Non farò il secondo anno perché ho deciso di re-iscrivermi al primo. Un abbraccio a te e a tutti i compagni del primo anno

    (Risponderò anche agli altri; questione di tempo)

  17. renato c. says:

    Grazie Paolo, buon viaggio.

  18. maria carla says:

    Caro Paolo, spero che per te non risultino solo parole!
    E’ stato un motto del card. Martini:
    PRO VERITATE, ADVERSA DILIGERE! (ama le difficoltà se vuoi arrivare alla verità)
    Ciao, e non dimenticarti di farci sapere qualcosa di più della tua passione per la fotografia…mcarla

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