Nella terra dei padri

Il 9 agosto 2014, dopo oltre 100 anni, Marco Guzzi ritorna a Cutro, la cittadina calabrese della sua famiglia di origine, dal quale il nonno era partito agli inizi del Novecento; il sindaco Salvatore Migale gli consegna il Premio “Il Puttino”, mentre due giovani studenti intervistano lo scrittore e poeta romano.

Pubblichiamo il video della bella serata che si è svolta nella piazza principale del paese, alla presenza delle autorità e della cittadinanza, che hanno accolto con grande cordialità e apprezzamento il desiderio di Marco di porre fine ad un’interruzione piuttosto strana e molto poco indagata in famiglia.

In un tempo di grandi migrazioni, ciascuno di noi è chiamato a ritrovare i luoghi, se non proprio fisici, almeno interiori e psicologici delle proprie origini, a sperimentare che è possibile riconciliarsi con storie difficili e talvolta dolorose, ed interrompere la catena di separazioni e di traumi familiari che, pur accaduti molti anni prima, ancora gravano sul presente.

L’uomo e la donna scoprono sempre di più di possedere il grande potere di lavorare sul proprio passato, anche remoto, anche ‘karmico’, affinché sia risanato, trasformato, trans-figurato, inaugurando così una storia di pensieri più felici.

Buona visione!

Comments

  1. Giuseppina Nieddu says:

    Grazie di cuore, Marco, per questo video di due anni fa.
    In maniera visionaria e concreta ci hai portato con te nella terra dei tuoi padri. Ne ho sentito profumi, sapori e sudori, come se fossi presente li’ con te, con la tua famiglia e con la comunità di Cutro. La tua testimonianza conferma , ci fa vedere e ci invita a percorrere il possibile lungo percorso di riconciliazione con la terra dei padri per chiudere e risanare il cerchio di misteri e ferite e per ripartire contribuendo alla sfida che ci riguarda tutti, di un meticciato che conosce radici e creatività.

  2. Grazie per aver condiviso questo momento di pace e riconciliazione che fa sperare a tutti noi una uguale pacificazione interiore e familiare!
    E’ vero, le antiche ferite possono essere risanate e perdonate e il cuore può ritrovare o trovare per la prima volta la gioia di vivere: a me è successo così, grazie al percorso compiuto nei gruppi Darsi pace, iniziato nel 2011.
    Ho potuto verificare che il cammino spirituale è lento, ma, se curato con costanza, giorno dopo giorno porta inevitabilmente a sperimentare nuovi sguardi sulla propria vita e sull’ambiente, a vivere una creatività insperata e a rivedere rapporti che sembravano irrimediabilmente compromessi.
    Grazie!
    Un abbraccio
    Silvia

  3. Care amiche, ciò che mi ha sempre colpito nella Bibbia è che è una storia tremenda, una storia di crimini, di famiglie distrutte, di fratricidi, tradimenti, di assassini-santi, come Davide, una storia cioè tutt’altro che edificante in sé, che però diventa, per l’ostinata fiducia nel segreto disegno di Dio, interamente storia di salvezza. Così provo a percepire anche la mia storia, e la storia di questo Occidente terminale. Un abbraccio. Marco

  4. Caro Marco, fa veramente bene al cuore pensare che l’ anello di una catena familiare possa “dare pace” a intere generazioni nel passato e nel futuro, perché dà senso e speranza al lavoro di guarigione di chi si sta impegnando in questo senso.
    “Senza radici non si vola” (mi sembra questo il titolo di un libro di Hellinger, l’ ideatore delle Costellazioni Familiari)…e tu ce l ‘hai dimostrato ( e ce lo dimostri) ampiamente!
    P.S. una piccola curiosità: la ditta della famosa moto-Guzzi ha avuto forse qualcosa a che fare con qualche ramo della tua famiglia?
    Grazie, mcarla

  5. adele scorza says:

    Carissimi Marco e Paola vi sono molto grata per avermi fatto rivivere, attraverso il video, quella esperienza così bella ed intensa. Ci avevo tenuto tanto ad organizzarla, avevo anche coltivato l’aspettativa di una continuità che poi, di fatto, non ha potuto affermarsi sebbene non è detto che ciò non possa accadere in futuro. Per questo anno le mie energie sono state investite nella mindfulness, un corso che mi ha impegnato molto e mi ha portato a Roma ogni fine mese, nessuna delle date tuttavia coincideva con quelle degli incontri di Darsi Pace. Ho anche incontrato e frequentato da vicino la Comunità Mondiale di Meditazione Cristiana e colgo questa occasione per informarvi che il 16,17 e 18 settembre, qui a Crotone, la Comunità verrà a fare un bellissimo corso di introduzione alla meditazione cristiana secondo l’ispirazione dei Padri del Deserto, se andate sul sito della Comunità potrete verificarlo. Sarò felice se qualcuno di voi potrà partecipare, basterà che me lo facciate sapere, le altre indicazioni si trovano sul sito WCCM.
    Lascio a tutti una buona serata

  6. Cara Maria Carla, no, noi non conosciamo il legame storico con la Guzzi/Moto, anche se certamente sussiste, magari indietro di qualche secolo.
    Cara Adele, grazie di tutte queste tue informazioni, e speriamo che in qualche modo queste iniziative possano dialogare e collaborare tra di loro.
    Un abbraccio affettuoso. Marco

  7. Cara Adele,
    grazie di averci informato dell’evento che stai organizzando a settembre a Crotone.
    Ecco il link al sito http://wccmitalia.org/.
    Buona giornata a tutti!
    Paola

  8. Giuliana says:

    Caro Marco,
    grazie per averci portato con te a Cutro nella terra dei padri, per dirci un’altra volta che il faticoso ritorno alle radici, il dolore di una separazione ascoltato e attraversato si fa terra feconda non solo di riappacificazione col passato, ma anche di scoperta della missione a cui siamo chiamati su questa terra.

    Quando un nodo si sgroviglia nella trama della nostra biografia, la catena che ci imprigiona si spezza e percepiamo di essere tirati fuori da uno stato di violenza, di angoscia, di disperazione e di essere portati in un luogo di unità in cui risanati ci sentiamo finalmente al sicuro.

    In passato percepivo la possibilità di questo stato, pur imprigionata nelle maglie delle mie strategie difensive, spaventata dalla distruttività che mi abita e che nessuno mi aiutava a comprendere, travolta da avvenimenti dolorosi che mi sembravano interminabili; pensavo che se è vero che Dio mi ama anch’io sarei approdata in un porto tranquillo dove poter essere me stessa insieme agli altri senza separazioni né contrapposizioni.

    Adesso so che questo luogo esiste, è il luogo della trasformazione, da cercare nelle profondità del nostro essere, ognuno dentro di sé e insieme agli altri.

    Questo ho capito da quando sono approdata in Darsi pace.

    Non siamo noi a produrre la trasformazione, ma possiamo predisporci ad essa.

    Abbiamo però bisogno di essere accompagnati, abbiamo bisogno di persone che come disse papa Francesco ai Vescovi brasiliani nel luglio 2013, siano ”capaci di riscaldare il cuore alla gente, di dialogare con le loro illusioni e delusioni, di ricomporre le loro disintegrazioni, capaci di scendere nella notte senza essere invase dal buio e perdersi; persone capaci di ascoltare l’illusione di tanti, senza lasciarsi sedurre; di accogliere le delusioni, senza disperarsi e precipitare nell’ amarezza; di toccare la disintegrazione altrui, senza lasciarsi sciogliere e scomporsi nella propria identità.”

    Grazie di cuore per la tua testimonianza, per la pazienza e la forza con la quale ci inviti ad un maggior abbandono nel gioco creativo in atto, per la saldezza con la quale sai tenere unite tradizione e apertura globale.
    Per rinnovare la nostra vita e il mondo, abbiamo tanto bisogno di scoprire in noi quel carburante di pensiero e di visione che come dici non esiste in Occidente fuori dalla prospettiva messianica.

    Grazie di cuore, giuliana

  9. Carissima Giuliana, grazie di questa tua risonanza, sì, credo anch’io che la via la possiamo percorrere solo insieme, ma in una relazionalità curata, e purificata, elaborata e studiata. Purtroppo a noi terrestri non viene naturale essere in comunione, ci vuole un passaggio sempre da rifare, una sorta di morte reiterata a tutto ciò (ed è molto e pesante) che ostruisce la nostra libertà e ci isola. Un abbraccio. Marco

  10. Anonimo says:

    Caro Marco Guzzi se la faciloneria con cui rispondi ad una questione storica sulla moto Guzzi ” che certamente sussiste” , secondo te, come parentela qualche secolo fa con la tua famiglia, dimostra il tuo modo di pensare, che cosa devo dedurre dai continui richiami che fai alla fine del nostro mondo? Forse è una cosa di cui sei convinto, ma non esiste dimostrazione scientifica.

  11. Cristiana says:

    Caro anonimo, dinanzi ad una dimostrazione di così “sublime intelligenza” quale risposta è mai possibile.
    Cristiana Cheorchi

  12. giancarlo salvoldi says:

    Ci vuole una buona dose di fede/fiducia e di coraggio ad intraprendere un viaggio a ritroso nelle vicende degli avi.
    E’ un’estensione del viaggio nei nostri abissi personali, che alza la posta in gioco, perchè migliorare il futuro può rientrare nelle nostre categorie mentali, ma pensare di risanare le relazioni del passato è una bella sfida, quasi un azzardo.
    Non ci avevo mai pensato, ma un atto di fede in questo tipo di percorso ha una ragionevolezza ed anzi una necessità.
    Perchè ci permette di passare dal livello personale a quello famigliare e ci spinge verso la dimensione della storia.
    A me dice che dovrò avventurarmi su quel percorso e che dopo dovrò rileggere in profondità anche la storia d’Italia e soprattutto la storia dell’ Europa, dell’Europa terminale.
    Può essere lavoro entusiasmante che ha l’obiettivo di evitare che l’Occidente butti via il bambino con l’acqua sporca.
    Quell’Occidente che, l’abbiamo visto anche nella settimana di Trevi, ha reso potente l’ala della sua “pars destruens” portandola fino alla critica corrosiva totale, mentre ha lasciato paralizzare l’ala della “pars contruens”, la costruttiva.
    Una rilettura non ideologica della storia può permetterci di evidenziare le luci che l’Occidente ha dato al mondo.

  13. Caro Anonimo, e cioè persona senza un nome, che però un nome certamente lo ha, ed è a questa persona con nome e volto e cuore che vorrei parlare.
    Ma perché mi accusi di faciloneria? Io ho solo detto che non conosco nessi certi con la famiglia Guzzi che produce moto, ma che, in base al concetto che ogni cognome costituisce quasi sempre alla radice un unico ceppo genealogico, è possibile che ci sia un nesso o origine comune, magari qualche secolo fa.
    Questo discorso non mi pare facilone, ma anzi abbastanza logico e preciso.
    Allora sorge il problema: ma perché tu senti il bisogno di attaccare una persona senza ragionevoli motivi?
    Forse ti capita altre volte? Forse hai avuto molte volte nella tua vita scontri per motivi in fondo futili?
    Pensaci, caro amico, queste domande forse sono più rilevanti (per te) di molte altre.
    Tanti affettuosi auguri. Marco Guzzi

  14. Grazie, caro Giancarlo, è proprio così: la lettura non unilaterale della (propria) storia, e in particolare alla luce della fede messianica, ci spinge a vedere in tanto dolore, e anche in tanti errori, il tracciato di una via di salvezza, una benedizione profonda.
    Ti abbraccio. Marco

  15. Anonimo says:

    Caro Marco Guzzi
    Mi spiace se ti sei sentito aggredito.
    Ho passato anni a studiare genealogia di famiglie e ti posso assicurare che non è assolutamente certo che ogni cognome abbia lo stesso ceppo, magari fosse così facile la ricerca. Ma il discorso sarebbe troppo lungo.
    Tanti cari saluti. Anonimo

  16. Grazie, caro Anonimo, posso dirti, per tua curiosità, che mio padre fece fare un’accurata ricerca genealogica, e scoprì che già nel 1400 esisteva un ceppo Guzzi in Lombardia, per cui forse, come dici, sussistono due ceppi … chi sa?
    Ti saluto con affetto. Marco

  17. Stefania says:

    Da semplice appassionata mi sono sempre interessata di storia e occupata di storia locale e genealogie. Ho compreso quanto il passato abbia avuto un’ influenza molto concreta sulla mia vita personale. Se non me ne fossi occupata non avrei avuto modo di comprendere molti fatti per i quali cercare spiegazioni solo nel presente non era sufficiente. Quindi, per esperienza diretta, concordo nel dire che il passato debba essere conosciuto e sanato, se possibile, quantomeno dentro di noi. Un saluto. Stefania Mazzoleni

  18. Caro Marco,
    GUZZI come MOTOGUZZI ? Chiede Maria Carla , centrando in pieno, con una domanda che lei pensa banale, qualcosa di mio molto profondo. Penso che l’aver vissuto nella mia infanzia, il mito della rossa MOTO GUZZI , abbia molto a che fare con il mio incontro con te, caro Marco. Se ho perseverato nel lavoro interiore fino al termine del triennio , in particolare nel trascrivere tutte le lezioni del terzo anno, con i sette video di S. Marinella tutto compreso ( che botta ! )mi ha certamente aiutato quel tuo cognome GUZZI , che in me ha sempre funzionato come una energia in movimento, ne sono convinto, come quella che Jung chiama la ” sincronia ” , qualcosa che appare come una casualità, ma che nel più profondo, ci connette invece a qualcosa che in noi abbiamo sempre cercato. Scoprire nella mia vecchiaia ( ormai settantenne …ma non decrepito ) che mi ricollego , grazie a questo tuo cognome energetico, alla mia infanzia, è come se dopo lungo andare, smarrito per il mondo, d’un tratto scoprissi un cartello direzionale che mi conferma , che la via che seguivo incerto, era proprio quella giusta !
    Per farti comprendere l’impatto del tuo nome sulla mia vita, potrei dirti di come ho assistito per anni al saliscendi , lungo il percorso tutto curve e controcurve, dalla Val Varrone a Mandello Lario, stabilimento storico della MotoGuzzi , degli operai che nel dopoguerra che si recavano al lavoro il mattino e tornavano la sera in sella ai diversi modelli delle moto Guzzi allora in auge ( Il Cardellino, la Lodola, Lo stornello, Lo zigolo di mio zio Peppo e persino la 500 Guzzi che guidava solo il Camillo di Dervio ) . Di come noi bambini, con un semplice pezzo di legno in mano, a mo’ di manubrio, inseguivano ogni moto che ci passava davanti, osservando lo stile dei piloti nello spianarsi nelle varie curve, e imitandone il rombo – con le nostri voci ridenti – dei diversi modelli da noi preferiti.
    Ma il ricordo più caro è quello della moto più piccola ed economica, studiata appositamente per dare un mezzo di locomozione al popolo lavoratore, negli anni della ricostruzione ( da Ugo Guzzi, che fu Capo di Stato Maggiore Partigiano della 55 Brgiata partigiana Garibaldi , che operava sui monti della Valsassina e Valtellina ) .
    La moto più popolare e più venduta in Europa in quegli anni fu il 65 Guzzi , il Cardellino, detto il guzzino! Era una moto rossa fiammante, con le sua alte ruote, che poteva arrivare a superare i 70 Km orari e papà la usava per recarsi al lavoro, da casa , su in Valle, fino a Bergamo, pigliandosi quasi sempre, i temporali per strada.
    Al ritorno dal suo lavoro settimanale, lo attendevo ad un tornante dove mi raccoglieva per farmi sedere sul serbatoio, dove però c’erano anche le marce , cosa che ogni tanto, mi procurava degli schiaffetti sulla gamba quando papà doveva cambiare la marcia.
    E’ proprio vero che quando viaggiamo ritroso nella nostra memoria, nella storia da dove proveniamo, nella terra dei nostri Padri, imparando a riconoscere ciò che abbiamo ricevuto, a misurarci con ciò che siamo , a farci più responsabili del tempo che ci viene offerto per decidere quali ricordi anche noi vogliamo lasciare alle generazioni che ci seguiranno .
    Grazie perciò per lo stimolo che mi hai offerto con la condivisione di questo importante video, semplice, commovente, profondo, dove raccontando della tua vita familiare vi leggiamo anche la nostra. In fondo, la storia dei Guzzi o di qualsiasi altro cognome ci rivela sempre, alla fine , anche la storia di tutte le famiglie del mondo.
    Buona estate
    Ivano, dalla Valvarrone .

  19. Ciao a tutti…sono contenta che la mia “curiosità” sia stata l’ occasione per ricordi e riflessioni importanti da parte di alcuni di voi. A volte certe domande ti sembrano banali ma avere il coraggio di porle può far risuonare in altri emozioni e memorie significative. Come per la mitica moto Guzzi!
    Buona continuazione d’estate, mcarla

  20. Caro Ivano, grazie del tuo racconto e della profondità di cuore del tuo ascolto, cos’altro può desiderare un uomo che parla se non un orecchio come il tuo, che sa risuonare e proseguire i pensieri, in base alla propria esperienza?
    Pensa, io che mi chiamo Guzzi, avevo in realtà una Gilera 4V …. Ciao. Marco

  21. Oggi 7 agosto un ulteriore anniversario mi riporta nel luogo della mia famiglia di origine, mia madre moriva 34 anni fa, nei giorni trascorsi a Trevi, ricorreva il centenario della nascita di mio padre e l’anniversario della sua morte avvenuta sette anni fa.
    Non potrei testimoniare la reale riconciliazione che è avvenuta con mio padre se non dopo un lento, reale e concreto lavoro su di me che mi ha condotta a comprendere cosa sia il “ perdono”.
    L’’esperienza del perdono mi riconduce a ripensare al lavoro svolto nel percorso di Darsi Pace, all’aiuto che ho ricevuto in tutti questi anni intensi e densi di senso, al sostegno che ho trovato in questo luogo di crescita umana , all’ azione trasformativa che vivo attraverso la ricerca della vita spirituale.
    Sono approdata per caso, nel 2007, in un intensivo condotto da Marco a Eupilio e da quella esperienza il primo lavoro che feci su di me era sulla relazione conflittuale che avevo con mio padre. In quell’occasione Marco presentava il testo: “ Perdonarsi – un manuale di guarigione profonda”, da allora è iniziato in me un lento, progressivo e profondo lavoro di scioglimento dei tanti dolorosissimi grumi di disperazione che hanno condizionato ogni mia relazione significativa.
    Un processo graduale e reale dove il vero senso del perdono lo sto comprendendo ancora, cammino facendo, un lento processo di purificazione che sta prendendo sempre più consistenza nell’esperienza interiore dell’imparare a morire per imparare ad amare . Sto imparando a morire a ogni pregiudicato senso di me , a una modalità di pensare me e gli altri, a morire a tutto ciò che penso di sapere, a ciò che mi separa dal mio vero essere per incominciare a vivere in relazione con lo Spirito della Vita. Un lavoro continuo e a più riprese che sento profondamente il bisogno di fare per progredire, per evolvere dalla mia umanità ferita. Ora sono consapevole che lo posso fare, posso decidere di predispormi per cambiare lo stato della mia mente, posso collaborare per accogliere in me la Vera Vita. Per scelta posso predispormi a ricevere lo “stato” della fede e per dono posso comprendere che la riconciliazione è uno stato del mio essere in relazione con la Fonte della Vita, eternamente presente senza separazione.
    Oggi riconosco la mia vera origine e sono grata a Dio che mi ha donato mio padre perché attraverso lui e unitamente a lui posso continuare a realizzare l’esperienza del perdono.
    Con immensa gratitudine a Marco che continua a guidarci e a dare vera testimonianza . Vanna

  22. Grazie, cara Vanna, sì, certamente il mistero del perdono, come esperienza di una rigenerazione sanante, sempre da ritrovare, è al cuore di ogni proficua elaborazione delle nostre storie familiari. Ecco perché la sola analisi non basta, e anzi può ingarbugliarci in reti egoiche più sottili, ma non meno soffocanti. E’ solo il mistero di una Ricreazione del mio essere, del mio diventare cioè Nuova Creatura, il luogo in cui ogni analisi o anamnesi deve sboccare, morendo.
    Un abbraccio. Marco

  23. Sento le parole di Vanna molto sincere, un dono per tutti. Grazie al lavoro in Darsi pace cerco di dar voce a quelle parti che mi condizionano e hanno bisogno di attenzione e questo è davvero liberatorio, in questo ultimo mese ho trovato in me una determinazione maggiore di prima. Per grazia ho avuto un buon rapporto con mio padre, con tutti i limiti umani, una delle sue ultime preoccupazioni per me è stata convincermi ad accettare la sua morte. Per una natura particolarmente ingenua ho continuato a dare affetto per tutta la sua vita a mia madre, ho ottenuto il suo molto prima della sua dipartita, così ci siamo lasciate in serenità. Entrambi i miei genitori erano credenti convinti. Per quanto importantissimi non esistono solo i rapporti con i genitori, ci sono tutte le persone con cui “casualmente” ci troviamo a vivere, ci sono delle eredità che giungono dal passato…che anche se siamo gli ultimogeniti di un lontano parente a volte può capitare di trovarci ad affrontare. Spero accetterai i miei auguri di cuore per il tuo prossimo compleanno.

    P.S. Scusa non mi va di firmare (non mi sembri una che ha difficoltà a ricordare i nomi delle persone però) se può essere di un qualche interesse per te ti scriverò una mail con firma.

  24. Grazie Marco, le tue risposte creano sempre nuovi stimoli per approfondire ogni parola letta.
    Un abbraccio. Vanna

    Grazie caro Anonimo. Vanna

  25. Caro Marco grazie per avermi fatto partecipe a questa bella serata d’incontro, che mi fa desiderare di conoscere anche l’albero genealogico e sapere un po’ più a fondo e meglio la storia della mia famiglia.
    Il video mi ha portato a un’altra tarda serata del luglio 1998 quando conducevi su radio rai “sognando il giorno”.
    Trascrissi le parole della poetessa: Dania Lupi alla quale avevi fatto riferimento. Tra i versi delle sue poesie scriveva:

    “Non dimentichiamo, mai, di perdonare i
    padri e le madri.”

    Registravo e scrivendo questa frase memorizzavo il tuo commento: una riflessione che mi era entrata dritta nel cuore.
    Ascoltare adesso questo video mi aiuta a comprendere quanto è importante riuscire e cercare sempre di perdonare i nostri genitori, e di conseguenza i nostri avi, e così tutta la loro genealogia attraverso la quale ora siamo qui, in questo presente a parlare tra di noi, della nostra storia, della nostra specie, e della nostra discendenza.
    In questo modo percepisco che riesco a valorizzare e a dire bene di tutto ciò che sto vivendo, nonostante le tante difficoltà, malattie e contraddizioni.
    I pensieri poi nelle famose e diverse frasi della mistica
    Benedetta Bianchi Porro ricordano che “Il perdono è un dono celeste, non ci si arriva con le forze umane”.
    Imparo allora, così, che solo affidando in un orizzonte indicibilmente, sconfinato e benevolo, più grande di noi posso giungere a dire bene e quindi benedire la storia mia, della mia famiglia, della sua discendenza.
    E in tal senso forse arrivo anche a comprendere un po’ meglio quanto in fondo il Cristo da sempre ci rivela; sono io in definitiva con tutto il mio essere e pertanto ciascuno di noi in una unione sempre più cristificata che riceviamo il potere di creare, e di rinnovare di continuo, tutta la storia nostra e quindi quella universale: del mondo!
    Questo credo di aver imparato seguendo i tanti tuoi insegnamenti e in ciò che si è costituito il movimento clturale darsi pace!
    Ciò che mi pare capire essere importante è l’affidamento personale e presente a questa, grande e inedita, rivelazione divina.
    Mi fa piacere riportare una tua magnifica poesia che nel pensiero continua ad aiutarmi molto in questo infinito gioco ricreativo:

    L’ORA DELLA RICREAZIONE

    C’è un orizzonte più ampio del cuore.
    Più ampio perfino del mondo.
    Si apre a un passo da te, molto vicino.
    Non appena ci posi l’occhio.
    Se lo vedi ha i colori della terra.
    Profuma d’abeti o di scoglio.
    Tra le foglie d’un olivo si dilata
    Come la fragranza d’un sorriso.

    O ci stai dentro oppure scompare.
    O lo conosci oppure non esiste.
    Chi ci abita sa leggere i quadri
    Del mondo come nobili
    Leggende illustrate.
    Non c’è fondo
    Al passero o alla rana.
    Tutta la trama è un unico rigoglio
    Senza strappi e senza cuciture.

    E io stesso non sono una figura
    Finita, ma un corso
    Della vita, un suo discorso
    Che nelle pause del sonno mi continua
    A parlare di te.

    “ Da questo punto
    Di vista ti ho creato
    Perché guardando coi miei occhi procreassi
    Questo momento di perfetta ricreazione”.

    Un caro affettuoso saluto,
    Fabio.

  26. Grazie, caro Fabio, riesci sempre a toccare il cuore delle cose, e di ciò che tento di comunicare.
    Sì, in fondo tentiamo di farci canali di un editto di grazia per tutta la nostra famiglia, e addirittura per l’intera specie umana.
    Ne sentiamo il peso, di questo cumulo di colpe e di errori, e al contempo sentiamo, nel mistero dell’umanità rigenerata nello Spirito di Cristo, la straordinaria potenza di una marea di grazia, che può tutto risanare, tutto benedire, tutto ricominciare in modo nuovo, più libero, e più felice.
    Un abbraccio. Marco

  27. Non riesco a capire il discorso del perdono verso gli antenati. Hanno agito secondo la mentalità del tempo e le loro possibilità economiche, penso che ciascuno abbia fatto del suo meglio. Hanno lavorato, formato famiglie, affrontato guerre, pestilenze, carestie come meglio potevano, sempre all’interno del loro tempo.
    Se mai sono loro che dovrebbero perdonarci, visto che oggi abbiamo possibilità economiche e di conoscenza e di guarigione da malattie che loro non sognavano neppure, e ciononostante ci atteggiamo a vittime.

  28. Caro Anonimo, ognuno di noi riceve dai suoi antenati un certo peso, le storie familiari sono quasi sempre costellate di ferite, strappi, lacerazioni, che arrivano a noi, spesso nella carne inconscia del nostro sentire. E’ questa storia che siamo chiamati a risanare dentro di noi, per liberarci dalle sue catene. Ciao. Marco Guzzi

  29. Gabriella says:

    Mi hanno sempre affascinato le biografie e autobiografie delle persone in quanto sempre e comunque sono affascinata dall’uomo. Credo che tuo nonno Domenico, caro Marco, nella sua “conversione”, intesa in senso ebraico come un cambio di strada (e quindi di vita), abbia contribuito non poco al “cambiamento concreto del mondo”, se non altro perché non sarebbero nati i nostri gruppi. Ti abbraccio con affetto Gabriella

    P.s. Caro anonimo è davvero importante comprendere cosa significa perdonare. Se lo fai dopo che hai lavorato tanto sulle tue profondità liberandoti, perdonerai senza sentirti vittima ne ponendoti come giudice.
    Gesù nella sua integrità concedeva così il vero perdono e guariva.
    Accogliendo con infinita misericordia le debolezze dei nostri avi così come accogliamo le nostre, il loro ricordo si fissera’ ancora più intensamente in noi con tutto l’amore possibile come è giusto che sia.

  30. … proprio così, cara Gabriella, ho sempre pensato che la rottura del legame clanico-arcaico, compiuta da nonno, fosse il pungolo per la mia ricerca di un nuovo tipo di legame, non più solo di sangue, e quindi in fondo non libero, ma appunto creato nella liberazione, attraverso i processi di liberazione.
    Questa poi dovrebbe essere la natura della Chiesa, un’assemblea di fratelli non di sangue.
    Un abbraccio. Marco

  31. Grazie Marco e grazie a tutte le persone che hanno condiviso le loro esperienze, le loro riflessioni che mi aiutano , mi stimolano a nuovi passi in questo percorso.
    Proprio in qs giorni la morte di una zia paterna e di un cugino materno….mi hanno portato a rivedere le mie radici ..ad accogliere quelle situazioni di separazioni che avevo rimosso e che mi infastidiva vedere …
    Ora , scelgo di fermarmi, di guardare , di osservare meglio e vedere quanto i giudizi ,le distanze , le separazioni agite nelle relazioni parentali hanno influenzato la mia crescita .
    Sento che questo lavoro,piano piano allenta alcuni nodi, la corda é meno tesa…le distanze si avvicinano…mi sento in relazioni più vere.Mi ritrovo anello di congiunzione di quella catena familiare e disponibile per risanare la ferita della separazione.In qs lavoro tra pause di silenzio e di ascolto ,mi ritrovo in uno stato di pacificazione interiore che mi porta a scrivere messaggi e semplici preghiere …..
    Sentire che il lavoro fatto ..”riverbera anche per i nostri antenati e anche per i nostri figli e per una rete imprevedibile di persone..”é semplicemente grandioso…
    e sanare per esprimere una creatività nuova nella propria esistenza é davvero un lavoro da intraprendere…… Buon lavoro…….a tutti .Irenilde

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