Ottobre 1999: iniziano i Gruppi Darsi Pace


L’intervista a Marco Guzzi che pubblichiamo risale al 14 ottobre 1999.

Due giorni dopo Marco avviava i Gruppi Darsi Pace, che allora si articolavano in due prime annualità, una che si svolgeva il sabato pomeriggio, e una la domenica.

L’incontro inaugurale dei Gruppi avveniva in un luogo simbolicamente molto forte e ricco di suggestione della Roma antica: nella chiesa dedicata ai santi martiri Ippolito e Lorenzo, situata in via Urbana nel rione Monti.

Infatti la tradizione vuole che essa sia stata costruita sulla casa del centurione Ippolito, dove fu tenuto prigioniero il diacono Lorenzo, che ebbe modo di battezzare il suo carceriere facendo scaturire miracolosamente una sorgente, tuttora visibile nei sotterranei della chiesa.

Una testimonianza di fede e di coraggio che ha accompagnato anche lo sviluppo del Movimento Darsi Pace: una particolare avventura che nasceva all’inizio del nuovo millennio con il proposito di aiutare le donne e gli uomini del nostro tempo ad andare controcorrente e a vivere con forza e con speranza un tempo difficile di svolta antropologica.

In questa bella intervista a SAT2000, il poeta e filosofo romano tocca tutti i temi che nei 18 anni successivi avrebbe affrontato nell’insegnamento offerto instancabilmente in migliaia di lezioni a centinaia di praticanti.

Da allora molta strada è stata percorsa, tante amiche e tanti amici si sono avvicinati a questo metodo di lavoro, che è un metodo di conoscenza e di relazionalità, e che sembra avere inscritto nel suo dna un progetto di espansione e di continuo rinnovamento creativo.

A tutti auguriamo una buona visione, e ai Gruppi Darsi Pace di poter continuare a donare gioia e nuovi orizzonti di liberazione ad un numero sempre maggiore di persone in ricerca di pace e di senso!

 

Comments

  1. giuliana says:

    Mi emoziona l’ascolto di questa intervista a Marco Guzzi che precede l’avvio dei Gruppi Darsi Pace.
    Nel 1999 non lo conoscevo nè sapevo della nascita di questo laboratorio, uscivo da una lunga traversata di deserto e la Montagna mi aiutava a riprendere respiro.
    Dal 2007 ho cominciato a partecipare agli intensivi entrando gradualmente nella visione alla quale Marco con generosità e pazienza ci apre, nonostante la sentissi disegnata nel mio profondo era molto faticoso seguirlo.
    Dal 2011 mi sono iscritta ai Corsi cominciando a capire la natura iniziatica del cammino.
    E’ fatto su misura, adeguato alla cultura e alla psicologia degli uomini e delle donne del XXI secolo.
    Se la Montagna mi ha aiutato a riprendere respiro, Darsi Pace mi insegna a lasciarmi respirare, a lasciarmi portare verso le sponde della terra promessa.

    Grazie di cuore a Marco e a Paola, a tutte le amiche e gli amici che credono in questa meravigliosa avventura e desiderano farla conoscere perché la gioia vera è la gioia condivisa.

    Giuliana

  2. Sento fresche, luminosissime, commoventi le parole di Marco in questa intervista. Il 1999 che mi riporta ad un periodo faticosissimo della mia vita dove sentivo nella profondità della mia notte un grande anelito di ricerca della verità della vita.
    Non ho mai smesso di cercare e ricercare la “via” che congiungesse la realtà dura che stavo vivendo con la ricerca di Cristo. Dentro l’oscurità sentivo fortemente in me crescere un forte anelito di ricerca, una forza che mi spingeva a cercare, a mettermi in movimento, la “speranza ” , tutto conviveva in me e nel 2007 in questo bisogno di ritornare alle sorgenti della mia cultura cristiana incontrai per la prima volta Marco a Eupilio.
    ” Alla ricerca del continente della gioia” era il titolo del corso intensivo condotto da Marco.
    Oggi come allora Marco mi ri corda che il giorno nasce dalle profondità della notte, la fede nasce nell’aridità della disperazione, la gioia nel luogo sorgivo che abita nelle profondità del mio cuore. Cristo non ha altro luogo da abitare se non il cuore di ogni uomo.
    Grazie. Vanna

  3. silvia rambaldi says:

    Nel 2011, dopo tre anni dal mio ritorno alla fede cristiana, ho sentito Marco Guzzi parlare alla radio (‘Uomini e profeti’) e, nel giro di pochi giorni, ho aderito ai gruppi Darsi pace.
    L’entusiasmo iniziale si è trasformato in ricerca fiduciosa, in cui comprendevo che tutte le mie domande avrebbero man mano ricevuto risposta. C’è stato un allentamento della pretesa di comprendere tutto e subito, ma un immediato senso di sollievo: avevo trovato il senso della vita! E pian piano avrei capito. E’ stato ed è così. Grazie a Marco, per la ripetizione instancabile delle sue intuizioni, per tutto ciò che il suo metodo ci permette di sperimentare.
    Grazie per averci indicato la strada per trovare in noi stessi la gioia della vita e diventare a nostra volta canali di pace, di vita e di creatività.
    Silvia

  4. “Ridare all’uomo credente la sensazione che sta vivendo un’avventura…”, ma che bello questo!

    A volte mi sembra che tutto il nostro decadere, avviene quando manca questo senso di avventura. E allora ogni cosa diventa pesante, anche le cose che tu stesso avevi scelto. Vivere un’avventura, ora lo capisco di nuovo: solo questo corrisponde al cuore.

    “Amore / non ti prendo sul serio / quello che ci manca / si chiama desiderio”, cantava Gaber assai significativamente, diversi anni fa (https://www.youtube.com/watch?v=7EnXOnpBQSU). Tutto decade se non desidero, se non vivo l’avventura. Perfino l’affetto più caro, non lo “prendo sul serio”. E “non si ferma il nostro regredire”.

    “Bisogna ricordare all’uomo la gioia”, dice Marco in questa intervista. E mi sembra una risposta diretta, il riscatto possibile e reale dal “regredire”. Ad ascoltarla oggi, a vedere come si è sviluppato il quadro già chiaro allora, questa gioia inizia (guarda un po’) a rifare capolino, inizia a pensarsi di nuovo ed ancora, possibile.

    E’ più o meno alla fine degli anni novanta, che iniziai ad avvertire profondamente una mancanza di senso. Mi muovevo anche io in una “grande notte” in cui elementi psicologici non lavorati ed insieme lo svaporare di un quadro così confortante e corroborante, ghiacciavano l’anima in una grande morsa fredda, dove anche gli affetti e le sicurezze faticosamente acquisite, sembravano tragicamente impotenti a risanare. Quanta fatica, quando dolore a soffrire, ad avvertire pungente questo travaglio senza capirne le ragioni, sia personali che sociali.

    Che buffo il destino, sapere adesso che qualcosa, una parte di risposta, stava prendendo vita proprio in quei momenti, anche se io l’avrei incrociata solo molti anni dopo. Ma che conforto sentire descrivere così bene la mia personale condizione di angoscia e smarrimento (così profonda allora e che ancora ogni tanto torna a graffiare) mai disgiunta da una parola di speranza e perfino, appunto, di gioia. Finalmente non astrattamente teorizzata, ma declinata nell’attenzione al quotidiano e alla realtà più concreta dell’uomo. Possibile, possibile.

    Qualcosa si muoveva, allora, già si muoveva. Per me.

  5. Grazie, carissimi, sì, c’è una trama del tempo e del destino che si va facendo, spesso a nostra insaputa, e nel 1999, e forse anche molto prima, noi eravamo già uniti, intramati appunto, per tessere insieme un arazzo che ancora oggi lascia emergere nuove figure, nuove possibilità di vita, nuove avventure. Un abbraccio. Marco

  6. Maria Carla says:

    Bellissima ‘sintesi’ a.DP. (ante Darsi Pace) di tutto il percorso a venire…grazie, mcarla

  7. Antonietta says:

    Io nel 1999, se avessi ascoltato questa intervista, non avrei capito nulla.
    Ora invece mi sento felicemente “intramata”, come scrive Marco, dentro questo movimento così ricco e pieno di potenzialità.
    Un grande ringraziamento anche da parte mia
    Antonietta

  8. Anonimo says:

    Quanta passione ! Che lungimiranza !

  9. Anonimo says:

    Sono in una notte oscura in cui mi sembra che tutto quello che ho fatto fin qui sia stato fatto male. So che non può essere del tutto vero, ma io lo sento così. Essermi iscritta al corso, sentire le conferenze di Marco, leggere i suoi libri, costituisce un auto di cui non potrei più fare a meno. Questa intervista e anche la giovinezza di Marco allora, mi intenerisce e mi muove il cuore. È come se mi sentissi sorella di tutti noi in cammino ed è molto bello

  10. Maria Laura says:

    Scusate ora metto il mio nome

  11. Anonimo says:

    veramente patetici , chissà cosa combinate poi nella vita di tutti i giorni …..

  12. Irenilde says:

    “La gioia luogo che ti chiama ….”
    É qs forte richiamo che mi ha portata nel 2007 ad Eupilio ad un corso intensivo sulla ricerca della gioia….e il cammino é continuato trovando passo dopo passo il modo di conoscermi e di sperimentare le trasformazioni in me e nelle relazioni .Ma questo lavoro si è sempre mirabilmente intrecciato con una modalità di vivere realmente e piú profondamente la fede cristiana : “Fede come luogo iniziatico della trasformazione ….”
    Il tutto in un profondo lavoro personale arricchito dal prezioso dono delle condivisioni fatte di ascolto , confronto , sostegno tra i partecipanti fisici e telematici dei gruppi e con la gioia vera dell’incontro e il desiderio di “darsi pace ” e di “nuova umanità “.
    Il tutto grazie a chi ha mette il suo ” cuore a nudo” . Irenilde

  13. Caro Anonimo, non proiettare su di noi ciò che pensi di te stesso.
    Qui nessuno pretende di essere perfetto, siamo tutti in cammino e in ricerca … e non essere patetico tu, che ti nascondi dietro l’anonimato, come un bambino pauroso…. esci fuori, abbi il coraggio delle tue azioni, e firmati. Ciao. Marco Guzzi

  14. In cauda venenum

  15. Fabio F. says:

    Dopo aver sentito e ascoltato questo video ecco invece alcune parole per me significative e molto utili

    “È solo la tua maggiore fedeltà al processo della tua liberazione che ti consentirà di vedere le cose in modo tale da poterle risolvere.”

    Un saluto e grazie,
    Fabio.

  16. Grazie, carissimo Fabio, di cuore. Marco

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