ALT! Fermiamoci un attimo, per ripartire. Pensieri basilari per una nuova politica

Pubblichiamo il video della conferenza tenuta da Marco Guzzi a Pontassieve il 7 aprile 2017.

L’evento è stato organizzato dall'associazione culturale Kairos.

Buona visione!

Commenti

  1. Maria Letizia Santi dice:

    Molto appropriato, secondo me, il nesso tra politica e meditazione: la ricerca del bene comune, non è possibile senza la conoscenza dell’uomo nella sua integralità, corpo e spirito, e quindi della propria interiorità. La conoscenza di sè, inoltre, è condizione indispensabile per sviluppare la creatività cioè, in questo ambito, la capacità di concepire programmi politici adeguati alle problematiche del tempo che stiamo vivendo. Grazie, Marco!
    Maria Letizia

  2. Barbara P. dice:

    Ciao Maria Letizia mi accomuno al tuo pensiero e condivido.
    Marco Guzzi parla anche dell’attuale, più che mai, mancanza di aggregazione e di come -l’oggi- che stiamo vivendo con dolore, sia questo “ probabilmente … il luogo più evolutivo degli ultimi vent’anni … come se ci stessimo preparando, … in qualche modo “soffrircela”, prima di aggregarci … “ e quindi, dico, cosa aspettiamo … lavoriamoci questa sofferenza affinchè diventi fruttuosa ed aggregante!
    Usiamo questo “carburante”, il dolore, come energia trasformativa e necessaria per poter cambiare paradigma e lasciamo stare le continue e reciproche accuse. Diversamente, temo, saremo tutti perdenti.
    Il nostro, come altri paesi è bombardato da gravi difficoltà. La gente che vedo io, è quella che si adatta alle difficoltà, è capace di trovare costantemente “nuove posizioni di assetto” per parare i tiri mancini di chi governa.
    La gente dei vari paesi d’Italia, anche nei casi in cui è spaventata per ciò che accade, reagisce con solidarietà e con l’adattamento e, ad ogni cambiamento segue un nuovo intimo riassetto, anche quando costretta a stringere i denti. La gente dei paesi ha grande capacità di resistenza, di cui non bisognerebbe approfittarne molto.
    E c’è invece chi, al potere ed incapace di governare, se ne sta approfittando.
    Secondo me, la gente è disperata e confusa non per incapacità, bensì perché chi pretende attualmente di governare è –mancante- , non dà risposte, subisce e aggredisce nelle –accuse- e tradisce continuamente una fiducia che, in quella vecchia politica, ormai non c’è più.
    Pubblicizzando a tappeto solo sulla –paura- delle invasioni, in alcuni casi e, tacendo sulla disperazione di tutti i disoccupati di ogni età e dei giovani , i quali, alcuni più intraprendenti, lasciano il paese per tentare una vita migliore lontano da casa, pensionati che si vedono rimpicciolire le pensioni, ed è un colpo di fortuna se uno di loro non ha neanche un mal di testa sennò tra farmacie è sanità, si è ridotti sul lastrico!
    Una politica che non ascolta queste voci non è una politica degna di questo nome.
    Nelle parole di Marco Guzzi: “Non possiamo accontentarci di chi non vede il nostro dolore …”… serve una rappresentanza culturale e politica che inizi a dialogare. … Un movimento aggregato comune. Che sappia ascoltare tante voci. … “

  3. Maria Carla dice:

    Il dolore come “luogo più evolutivo degli ultimi 20 anni” cioe’ spazio trasformativo autentico per ognuno di noi!
    Queste parole mi sono risuonate in modo davvero molto forte perché recepite come vere e reali.
    Ma cos’è che le rende tali?
    La prima risposta che mi sono data è che attraverso il dolore si percepisce lo scarto fra un ‘dentro’ -spesso sofferente e disperato- e un ‘fuori’ sordo e cieco a tale sofferenza, incapace di dare risposte significative e adeguate.
    Bisogno sempre più acuto di un’ accoglienza più ‘materna’ del dolore umano ( e oserei dire anche più autenticamente ‘femminile’) ?
    Mentre scrivo mi sto rendendo conto di usare- del tutto involontariamente- l’ immagine del feto nell’ utero, luogo di una relazione ‘dialogante’ che promuove crescita e sviluppo autenticamente umani.
    È forse questa la direzione per il fiorire di una nuova umanità, sia a livello individuale che socio-
    politico?
    Io credo di SÌ…proprio perché è
    diventato ormai insostenibile “accontentarci di chi non vede il nostro dolore “.
    mcarla

  4. sì, lo credo anch’io…. grazie. Marco

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