Il bello della corsa

«La corsa è la cosa più vicina alla libertà».

Così sentenzia l’ex campione olimpico Niyongabo in un simpatico articolo dedicato ai Runners di Roberto Duiz sul Domenicale del Sole 24 Ore del 27 marzo scorso. E, nel mio piccolo, molto indegnamente, lo sento davvero. E che mio figlio lo abbia condiviso con me correndo la Corsa di Miguel (evento da poco istituito a Roma in memoria di Miguel Sanchez, atleta e poeta argentino che a soli 25 anni divenne uno dei 30 mila desaparecidos dell’Argentina degli anni ‘70) , edizione 2011, (la foto è di noi due all’arrivo allo Stadio P. Rosi,  dopo i 10 km di percorso cittadino, stanchi, ma felici) è la gioia più grande che ne potevo trarre.

Da accanito praticante del ciclismo agonistico su strada per quasi venti anni, ho faticato molto a dover ripiegare, quando ormai l’elasticità del mio corpo, data l’età, ha cominciato a dare inequivocabili segni di cedimento, sulla corsa. Ho sempre amato gli sport di lunga durata sin da bambino quando mio padre mi incitava e mi spronava per la marcia, dove sembravo molto portato, al seguito del nostro grande campione Abdon Pamich! di cui lui era un appassionato tifoso. Ma poi con il passare degli anni ed altri interessi preminenti mi sono distaccato, fino a che nel 1990 non mi sono rimesso in sella e sono ripartito … proprio con la bici da passeggio che era stata del mio papà. Molti anni dopo, molti allenamenti, molti sacrifici e qualche grande soddisfazione oltre all’immenso piacere di andare verso inedite salite su nuovi percorsi per poi ritornare a casa convinto di aver fatto l’impresa ho mantenuto sempre questa smania di prendere ed andare ad allenarmi almeno due o tre volte a settimana, partire, andare da qualche parte, faticare, solo con me stesso, e poi ritornare. Quando a un certo punto il mio fisico ha richiesto uno stop, sono passato, all’inizio controvoglia, alla corsa a piedi. Ho iniziato, e a poco a poco mi sono appassionato. Come spiega uno che ha corso molto, Marco Lo Conte, nel suo libro Stregati dalla Corsa (Ed. Gruppo 24 Ore) è la «compresenza di spirito, sudore e sogno, forse, a far riscoprire a chi corre il lato leggendario della propria esistenza». Correre è semplice, bastano un paio di scarpette una maglietta e i pantaloncini, e puoi farlo ovunque, quando vuoi, quanto vuoi, con chi vuoi, basta che lo vuoi. Niente musica nelle orecchie quando si corre, precisa R. Duiz, perché bisogna stare attenti ad ascoltare il proprio corpo per dosare al meglio le forze.

«La corsa mi suggerisce idee che altrimenti non riuscirei ad avere», confessa il filosofo Sassoli de Bianchi», ed anche io l’ho sperimentato scoprendo nuove angolazioni da cui osservare e risolvere alcuni dilemmi ed inquietanti rebus che si scioglievano come neve al sole nel mio affanno e nel sudore … «Ma solo fino a quando, prosegue Duiz, la fatica non ha il sopravvento su ogni pensiero «e allora si conquista finalmente il silenzio, qualcosa che ricorda il vuoto mentale di cui parlano le tradizioni orientali». Ci si avvicina a questo punto ad uno stato di meditazione osservando il mondo dal quale appare lontano e sbiadito quasi dissolto come un miraggio nel deserto … e resti solo tu con il tuo respiro, la tua vita.

E si scopre così il segreto di perché correre aumenta la voglia di correre, … perché talvolta si va in compagnia, e si creano nuovi amici, ma poi si finisce per correre da soli contro e con i propri limiti dialogando con i propri muscoli, cuore e fiatone, ma soprattutto lanciati verso la libertà.

Parafrasando Eugenio Montale : «Amo l’atletica perché è poesia. Se la notte sogno, sogno di essere un maratoneta », anche io di notte sogno ancora di correre …. così :

E siccome la corsa è … salutare ….  saluti cari ai runners che sono in noi..

E buone corse a tutti.

Comments

  1. marco, lo sai che ero con te alla corsa di miguel! ti ringrazio tanto per questo post, io ho ancora un rapporto problematico con la corsa (più fatica che libertà, eppure continuo a correre) ma del resto è così anche il mio rapporto con la meditazione 🙂

  2. Enrico Macioci says:

    Anche per me camminare, correre, faticare è un modo per spegnere le ossessioni, oltre che un piacere.
    Non riuscendo (ancora) a penetrare il segreto degli stati meditativi, l’esercizio fisico mi risulta fondamentale anche da un punto di vista psicologico.
    E spesso quando cammino in montagna o corro ho anche delle buone idee.
    Poi Marco accenna nel suo post al ciclismo; beh, se c’è uno sport davvero mistico è quello: solitudine, fatica, umiltà, sacrificio, estasi, tutto.
    Corsa e ciclismo misurano l’uomo con se stesso, senza retorica; scandiscono, alla lunga, il suo ritmo, la sua resistenza e la sua disponibilità a esplorarsi. Sono, appunto, inizi, germinazioni di “pratiche”.
    Un saluto a tutti.
    Enrico

  3. Anche io, caro Marco, mi sono accostato alla corsa per caso. Era un periodo molto difficile della mia vita, un periodo depressivo, di crisi e di necessario ri-cominciamento (o perdita).

    Cominciai a correre quasi tutte le mattine, presto, nel silenzio irreale di Villa Pamphili e oggi posso dire che la mia ri-fondazione, la mia ri-centratura personale, avvenne proprio a partire da quel faticoso rito che mi obbligò a .. ritrovare i miei passi, uno dopo l’altro.

    Oggi, quando posso, vado sempre ed è una forma di benessere mentale, prima che fisico. Suggerirei anche di rivedere quel film nel quale è descritta una meravigliosa metafora sul correre, che è ‘Forrest Gump’ di Robert Zemeckis.

    Grazie di questo post.
    Fab.

  4. Gabriella says:

    Caro Marco ho imparato con il tempo ad apprezzare (e a rispettare!) questa tua passione per gli sport più faticosi, che richiedono impegno e anima.
    Ne scopro ogni volta il grande giovamento, in termini di gioia e grande pace, sul tuo viso grondante di sudore al ritorno da una pedalata o da una corsa. E vedo tutto questo come un bellissimo esempio per i figli.

    Credo che vivere in spiritualità, come vogliamo tutti noi, non può prescindere da un grande amore verso il nostro corpo, verso il suo benessere. Non a caso spesso nei gruppi la nostra meditazione è preceduta da esercizi ginnici.

    Le parole di San Paolo confermano questo pensiero quando dice:
    «Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?… O non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!» (1Cor 6,19-20).

    La competizione, quella sana, dovrebbe insegnare:
    la forza di volontà
    la disciplina
    il coraggio
    la lealtà nei confronti dell’avversario
    la modestia nei trionfi
    la serenità nel subire una sconfitta

    Beato chi possiede tutte queste virtù!

    Grazie per questa tua testimonianza e per la splendida conclusione con “Momenti di gloria” 😛 !

    Gabriella

  5. marco f. says:

    Grazie dei vostri contributi ragazzi, sono proprio contento di avervi stimolato su questo terreno a volte così ostico la fatica e il sacrificio… ed in particolare grazie a:
    Alessandro, ma non fa cciamo che si deve aspettare un altro anno per ri-vederci e correre insieme eh, sono stato così felice di incontrarti lì!
    Enrico, si mi hai colpito proprio nel punto debole centrando in pieno la mistica del ciclismo, lo sport che più di tutti amo ancora,: pura solitudine, fatica, umiltà, sacrificio, estasi, tutto! non avrei potuto descrivere meglio, anche l’autentico significato di corsa e ciclismo che hai ben delineato : misurano l’uomo con se stesso, senza retorica!
    Fabrizio F. .. non sapevo dei tuoi inizi!!! cmq rivedrò con piacere il bellissimo Forrest Gump, però niente male anche Chariots of Fire eh?
    Gabriella, per avermi espresso per una volta senza esitazioni il tuo consenso ed aver capito quanto significa per me! per la opportune citazione di S. Paolo, e per gli insegnamenti della sana competizione ed in fine per l’apprezzamento del video 😉
    Grazie di cuore a tutti.
    Marco F.

  6. giuliana says:

    Caro Marco,
    il tuo post mi riporta l’esperienza della montagna quando per anni ho camminato in salita senza contare le ore per assaporare in pochi attimi la meta e riprendere la discesa.

    La fatica del cammino e la concentrazione che esso richiedeva, soprattutto quando alternava tratti rocciosi in verticale a tratti su ghiaccio, svuotavano la mia mente e rendevano indispensabile essere presente nel movimento.

    La montagna mi ha regalato lo svuotamento mentale nel quale non ho percepito il nulla o l’annientamento, ma la relazione: con il compagno di cordata, con il piccolo fiore di roccia, con il ghiaccio nel quale piantavo la piccozza, con l’aria sottile e con il cielo. Mi sono sentita una piccola parte del Tutto, ho percepito la precarietà, ma anche la potenza dell’essere umano.

    Anche per me è stato difficile lasciare alle spalle questa esperienza quando ho cominciato a capire che non riuscivo più a reggere lo sforzo fisico e mentale, ma ora so che abbandonarla ha significato percorrere nuove strade, nuove fatiche nelle quali sto sperimentando, nello spegnimento, la mia nuova umanità e questo mi regala gioia e speranza.

    Grazie per il post e per il video.

    Giuliana

  7. Filomena says:

    Caro Marco,
    mi piace molto questa interpretazione spirituale della corsa!

    Purtroppo non ne assaporo personalmente il piacere, anzi la corsa mi è sempre risultata faticosa, mi viene male alla milza, il fiatone, insomma un disastro! 😕 (è lo stesso se nuoto un po’?)
    ma capisco quanto deve essere bello correre fino a sentirsi leggeri e a perdersi nel vento…
    vabbè, nella prossima vita mi impegnerò sul fronte esercizio fisico!

    un abbraccio, e grazie, sempre, per i tuoi spunti energetici e vitali
    con affetto
    Filomena

  8. Chiedo scusa per il notevole ritardo con cui riscontro i vostri ulteriori contributi, e vi ringrazio davvero di cuore.
    In particolare:
    cara Giuliana, che bello quella sensazione di sentirsi una piccola parte del Tutto, che solo la montagna raggiunta, a volte, ci sa dare, e come ben descrivi lo svuotamento mentale e l’entrata in relazione… ed infine il superamento di queste fasi della vita per ritrovarsi nel nostro nuovo percorso… con nuove è più fondanti conquiste…
    Cara Filomena, l’interpretazione spirituale della corsa vale sempre, amche per il nuoto… tuttavia nella corsa penso si riesca ad assaporare ancor meglio il gusto della libertà di prendere e andare…. in fondo basta veramente poco… è più una questione mentale, perchè in fondo correre è anche la cosa più naturale che ci viene sin da bambini… non si deve avere l’assillo di strafare e faticare, basta solo prendere e andare, mettere passo dopo passo…e poi ritornare … di sicuro più felici.. 😉 … Sabato mattina con mio fratello abbiamo fatto una bella corsetta di 40 minuti in un parco sotto il sole sorto da poco, discorrendo tranquilla-mente dei nostri interessi, misurando le nostre sensazioni e senza troppo affanno… ed è stato molto piacevole.
    Un abbraccio con affetto.
    Marco F.

  9. Filomena says:

    wow
    🙂

  10. Grazie Marco per questo tuo bellissimo post.
    Credo che per molti di noi,almeno per me l’operazione di svuotamento e spegnimento dei pensieri sia molto facilitata se ci accostiamo alla meditazione dopo una corsa o comunque dopo una attività fisica un po’ intensa.Per un anno circa ho meditato nel giardino della palestra e accostarmi alla meditazione con il battito cardiaco un po’ accellerato mi aiutava moltissimo nelle operazioni di spegnimento. Il ripristino della frequenza regolare, accordata con il ritmo del respiro realizza in me una situazione fisica risuonante con il “Sorrido e mi Abbandono”.La gioia che sprizza dalle tue emozioni quando parli della corsa è bellissima e ci comunica fortemente che questa è un’attività che ti trasloca e quindi Benedetta.
    Un bacio a tutti

  11. Cara, dolcissima ciambelletta di Dio, non potevi esprimere meglio le sensazioni che la corsa ci sa dare … il trasloco e …. il potere di prepararci a quello spegnimento e svuotamento interiore che sono il viatico per la meditazione. Non ho mai provato la meditazione dopo, perchè quasi la sentivo durante… ma ora seguirò anche il tuo esempio e ti saprò dire!
    Grazie per le tue benedizioni carissima.
    Mi sento solo di aggiungere che una delle cose ancor più gratuite della corsa è anche quella di poterla, se capita, praticare nei posti dove ci piace di più… dove ci sentiamo più ispirati…
    Molto mi ha colpito l’immagine del Folco (cinematografico) che corre sulle alture dell’Orsigna quando ha deciso di accompagnare il padre (Tiziano) verso la fine e dunque verso il suo inizio… mi ha fatto ricordare una bella corsetta che ho fatto un paio di anni fa con mia figlia, una mattina presto di settembre lungo il fiume che bagna Inverness nel nord della Scozia… bellissimo.
    Grazie ancora.
    Un abbraccio con affetto.
    Marco F.

  12. ricordo ancora quando la corsa per me era qualcosa di faticoso, un incubo! soprattutto perché sentivo gli occhi della gente su di me e non mi respiravo sul respiro, sugli alberi, sulla musica che mi dava il tempo dei passi… finché non ho cambiato casa, sono andata ad abitare vicino ad un parco stupendo, un vero e proprio angolo di paradiso. Finalmente posso correre felice 🙂
    Buona corsa a tutti!

  13. Ciao Marco, per me la corsa e’ un momento unico della giornata, facendola mi immaggino gli obiettivi da raggiungere: quelli sportivi e quelli nella vita reale. Riesco a raggionare meglio e visualizzare quello che voglio nella vita. Sentendomi forte per quanto riguarda la corsa mi viene piu’ facile credere che l’impossibile non esiste anche nella vita vera.

  14. ho iniziato a correre come molti per diminuire il peso, ora corro per il piacere di farlo e ovunque vado trovo stimoli continui per non perdere l’occasione. Cerco e trovo rapidamente un’armonia interiore che mi rilassa e porta lontano i pensieri, come in una sorta di meditazione dinamica. Tutto questo mi fa affrontare la giornata in modo migliore, oppure scaricare lo stress di una giornata faticosa in modo sano.
    Buona corsa

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