La Resurrezione di Piero – Un risveglio.

Esiste la teologia (indagine di Dio) delle immagini. Sicuramente uno dei casi più limpidi è quello del celebre affresco dipinto da Piero della Francesca  tra il 1450 e il 1463 e conservato nel Museo Civico di San Sepolcro (per celebrare il nome stesso di quel Borgo).  Una immagine nota nel mondo – secondo Aldous Huxley “il più bel dipinto del mondo” –  enigmatica e complessa seppure apparentemente elementare nella sua raffigurazione.   La Resurrezione di Piero offre anche a noi – specie in questo tempo Pasquale – molti motivi di riflessione e meditazione.

Innanzitutto in questa che è a tutti gli effetti una icona – cioè espressione grafica del messaggio cristiano affermato nel Vangelo – viene celebrata la Resurrezione di Gesù. Ma come noi sappiamo bene, questa scena, la scena cioè in cui  Gesù si solleva dal sepolcro mortale e lo lascia, è assente nei Vangeli.

In nessuno dei quattro racconti dei Vangeli c’è descritta la scena della Resurrezione, per il semplice fatto che la scena avviene, come si direbbe oggi, senza testimoni.

Il racconto che viene fatto della Resurrezione è ‘a posteriori’: noi conosciamo la storia dal dopo, da quando cioè la Maddalena prima e i discepoli poi, recatisi al sepolcro per omaggiare il Cristo sepolto, si trovano di fronte una verità inaudita e razionalmente inaccettabile.  Al punto tale che la Resurrezione del Maestro porterà, nei loro cuori oltre allo stupore, anche confusione e sconcerto.

Piero dunque immagina e descrive una scena che ‘nessuno ha mai visto’.   E ciò è particolarmente simbolico anche per noi.  Il Gesù che per certi versi appare trionfante, uscire dal sarcofago – il gesto del braccio sul ginocchio, il vessillo impugnato nell’altra mano, lo sguardo fisso sull’osservatore – riemerge dalla morte nel silenzio e,  sembrerebbe di poter dire, nella desolazione (il panorama circostante) e nella indifferenza: i quattro soldati di guardia al sepolcro dormono infatti pesantemente. Uno, addirittura usa il marmo del sepolcro come poggiatesta (e diversi critici sostengono si tratti dell’autoritratto di Piero).  Non vedono e non odono.  Gli uomini sono addormentati. La terra è addormentata e oscura.

In questa ‘Terra desolata’ (Eliot), umanamente e naturalmente, prorompe l’evento misterioso e stupefacente della Resurrezione: il Cristo – vivo più che mai, il sangue ancora fuoriesce dalla ferita al costato, le guance sono di porpora – torna ad affermarsi presente nel mondo, torna come prima e diverso da prima.

Torna potremmo dire come torna ogni ricorrenza pasquale, eppure torna  senza che gli uomini avvertano la sua presenza.   In fondo sembra realizzarsi la profetica domanda  – retorica – che il Maestro stesso aveva fatto ai discepoli poco prima di morire:  “Ma quando il Figlio dell’uomo tornerà troverà ancora fede sulla terra?” (Lc. 18,8).

Ed è piuttosto simbolico che i discepoli  dormano profondamente sia nell’ultimo atto della vita terrestre di Gesù in mezzo al loro –  nell’Orto di Getsemani quando Egli chiede di vegliare e loro non riescono a farlo nemmeno per un ora – sia nel primo atto della nuova vita di Gesù.

La sorte di Gesù, così come la sua venuta rivoluzionaria nella nuova veste nella quale dovrà venire per quel tempo in cui “saranno giudicati i vivi e i morti (e dunque ogni ingiustizia sarà appianata) e il suo Regno non avrà fine”  ha come testimoni uomini che non hanno saputo fare di meglio che addormentarsi.

Verrà probabilmente un tempo nuovo anche per loro. E forse, quella chiamata nuova che comincia dal prodigio della Resurrezione e che scuote i discepoli a “darsi finalmente da fare” si trasmetterà ad ogni uomo.   E’ il nostro compito anche oggi, sembrerebbe di poterlo dire: svegliarci da questo sonno profondo, prendere finalmente coscienza di una presenza viva, chiederci cosa vuole realmente da noi, cosa ci chiama a fare, non a sognare. Il tempo del sonno non è quello della nuova vita.

fabrizio falconi

Comments

  1. Grazie, caro Fabrizio, di questo invito a svegliarci dal sonno profondo delle nostre abitudini e delle nostre sicurezze materiali e psichiche. Ciò che ci terrorizza, a volte, è proprio il caos, il disordine che appare al di fuori degli steccati che il nostro io pone a baluardo della propria identità.
    Eppure possiamo imparare a sciogliere queste paure per affidarci al flusso della vita che irrompe, talvolta apparentemente violenta e inconsapevole, a sovvertire tutte le false certezze su cui fondavamo il nostro misero mondo di cartapesta.
    E’ questa la dinamica pasquale ed è tanto più vera quanto più non programmabile secondo i nostri soliti schemi.
    Preghiamo di poter essere sempre capaci di prendere l’onda per il giusto verso, essendo saldamente ancorati al Signore della vita e della storia, che ci ha liberati affinché restassimo liberi.
    Paola

  2. Giuliana says:

    Bello l’affresco e grazie per la riflessione.

    Anch’io mi identifico ai discepoli addormentati che continuano a non comprendere la Scrittura e mi commuove Cristo sulla croce perché con la forza del suo amore mi rivela Dio che vuole entrare nel mondo che è suo, ma vuole farlo attraverso l’uomo.

    In questi giorni ho riletto il libro di Buber “Il cammino dell’uomo” : è un piccolo libro prezioso che termina con queste parole:

    “Ecco ciò che conta in ultima analisi: lasciar entrare Dio. Ma lo si può lasciar entrare solo là dove ci si trova, e dove ci si trova realmente, dove si vive, e dove si vive una vita autentica. Se instauriamo un rapporto santo con il piccolo mondo che ci è affidato, se, nell’ambito della creazione con la quale viviamo, noi aiutiamo la santa essenza spirituale a giungere a compimento, allora prepariamo a Dio una dimora nel nostro luogo, allora lasciamo entrare Dio.”

    Il lavoro trasformativo e la preghiera ci aiutino a rinnovare i nostri cuori di pietra, a preparare nei nostri luoghi una dimora a Dio.

    Giuliana

  3. “Il racconto che viene fatto della Resurrezione è ‘a posteriori’: noi conosciamo la storia dal dopo”

    A me capita spesso di cadere in una sorta di sopore, dopo aver attraversato emozioni conturbanti, di un certo livello. Come se il mio corpo necessitasse di ristoro, rientrando in sè stesso.
    Altrettanto spontaneamente al risveglio, spesso con stupore tutto appare terso, ed anche l’azione che intraprendo nel nuovo giorno è più limpida e consapevole.

    Forse, quell’uomo che sognava, Giuseppe, il papà che ha accompagnato a maturità Gesù, nella sua vita terrena, potrebbe svelarci il mistero di questo nostro modo di procedere.
    FUNZIONIAMO proprio così: riconosciamo SOLO DOPO i fatti, la sostanza delle cose, anche se c’intestardiamo a fare “dei nostri progetti STATISTICAMENTE validi”.
    La statistica dovrebbe servire per ipotizzare in modo più accurato IL RICONOSCIMENTO DELLA REALTA’ così procreando (procedendo), potrebbe emergere IL NUOVO risorto.

    Caro Fabrizio,
    so che anche tu apprezzi Fr: Roger; ed io amo le coincidenze, queste sono le letture e la meditazione di oggi postate nel sito di Taizè.
    E’ come se la colonna di fuoco illuminante di notte e la nube che riparava al meriggio, UNIFICASSERO IL DI’, mentre il popolo vagava nel deserto, verso la terra promessa..

    lettura – Voglio celebrare le grazie del Signore, quanto egli ha fatto per il suo popolo. CON IL SUO SPIRITO LI GUIDAVA AL RIPOSO.
    Is 63,7-14

    meditazione – Di notte noi andremo alla sorgente. Nelle nostre profondità brilla un’acqua viva dove appagare la nostra sete.
    Non è forse anche questo l’anima umana: il palpitare segreto di una felicità poco descrivibile?

    Grazie, un abbraccio e buona giornata a tutti
    Rosella

  4. Bellisimo dipinto, che non conoscevo, e stupefacente mole di particolari, spunti di riflessione, che lo lo stesso contiene…
    Tipetto non comune il mitico Piero! 😉
    Grazie, saluti a tutti.
    Marco F.

  5. Cara Paola, ti ringrazio molto e faccio mia la tua preghiera di ‘prendere l’onda (trasformativa) per il verso giusto’, per ciascuno di noi. Un abbraccio.

    Cara Giuliana, grazie moltissimo per la tua citazione di Buber: “Lasciare entrare Dio”: questo sarebbe, é di per sè, quel che è veramente rivoluzionario.

    Grazie anche a Rosella per la sua meditazione sul riposo: anch’io credo sia fondamentale nella conoscenza del cuore, il riposo e perfino il sonno e il sogno. Ma Gesù, il Cristo è venuto per risvegliarci.

    Marco: grazie a te, e sì.. su Piero non si finisce mai di meditare e di fare scoperte. Un abbraccio.
    F.

  6. Scusate, non avevo firmato:

    Cara Paola, ti ringrazio molto e faccio mia la tua preghiera di ‘prendere l’onda (trasformativa) per il verso giusto’, per ciascuno di noi. Un abbraccio.

    Cara Giuliana, grazie moltissimo per la tua citazione di Buber: “Lasciare entrare Dio”: questo sarebbe, é di per sè, quel che è veramente rivoluzionario.

    Grazie anche a Rosella per la sua meditazione sul riposo: anch’io credo sia fondamentale nella conoscenza del cuore, il riposo e perfino il sonno e il sogno. Ma Gesù, il Cristo è venuto per risvegliarci.

    Marco: grazie a te, e sì.. su Piero non si finisce mai di meditare e di fare scoperte. Un abbraccio.
    F.

  7. Mariapia says:

    Questa resurrezione di Piero della Francesca è, secondo me, una delle più belle della nostra storia dell’arte! L’ho sempre amata perché qui il pittore con la sua perfetta geometricità e la luce cristallina ci introduce in una sublime dimensione metafisica. Solo in tale dimensione possiamo assaporare il mistero della morte e risurrezione di Cristo. Buon tempo pasquale a tutti! Mariapia

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