Cristo scomparso ?

Nei giorni scorsi il Vicariato di Roma ha diffuso due dati che, mi sembra, siano passati un po’ sotto silenzio e che invece forse vale la pena di meditare. Sono due dati piuttosto eloquenti che riguardano la città simbolo del cattolicesimo:

1. i matrimoni celebrati con rito religioso a Roma si sono, nel giro del ventennio 1990-2010 quasi dimezzati (da circa 8,500 a 5000), mentre quelli civili sono rimasti invariati.

2. 1 bambino su 2 che nasce oggi a Roma, non viene battezzato (14.000 battezzati su 25.200 nel 2010).   Questi dati vanno ad aggiungersi ad un terzo, secondo il quale poco meno del 10% della popolazione partecipa più o meno saltuariamente alla messa domenicale.

I dati potrebbero essere tranquillamente allargati al resto del paese e manifestano quel che già appare evidente e cioè una scristianizzazione in atto – già piuttosto avanzata – della società italiana.

I numeri sono importanti ma di per sé non spiegano tutto. Qualcuno, analizzandoli, anzi vi troverà perfino aspetti positivi: meglio pochi cristiani ma convinti, si dirà, pochi cristiani che credono veramente e che ricominciano daccapo, piuttosto che un cristianesimo ‘di massa’, ma costruito su formalismi, non sentito, e tutto sommato dannoso perché ipocrita.

E però, comunque la si rigiri, i dati sono inequivocabili: Cristo è scomparso – anche come problema, come questione, come interrogativo – per una grande parte di persone, che stanno diventando rapidamente maggioranza.

Ecco: ma perché questo è successo ?  Certamente non è questo un luogo dove si possa tentare un’analisi seria di un fenomeno che ha radici antropologiche, culturali, sociali, complessissime.

Per quanto mi riguarda poi, non vorrei dare risposte – che non ho, ma suscitare domande.

La mia domanda è questa: ma non sarà che il mondo – il nostro mondo – sta diventando meno cristiano perché, molto semplicemente, Cristo è scomparso dalle nostre vite ?

Non sarà che sta finalmente trionfando quel sistema secondo cui la fede è sostanzialmente un fatto privato (il contrario, mi sembra di quanto è stato fondamentalmente e storicamente il cristianesimo) ?

Non sarà che la scristianizzazione dipende semplicemente che il nome di Cristo – e le parole che lui ha professato – sono scomparse dai comportamenti collettivi, pubblici, sociali ?

“Fondandosi sulla vita di un uomo e sulle sue azioni” – constatava amaramente Lev Tolstoj nelle sue ‘Confessioni’ – “è assolutamente impossibile  capire se costui sia credente o meno. Se vi è una differenza tra coloro che professano esplicitamente la fede e quelli che la negano, ebbene, tale differenza non va certo a favore dei primi.”

Se una persona si professa ‘di fede’, e cioè cristiana, diceva in sostanza Tolstoj, ma non è intelligente, non è onesta, non è buona, non è retta, non ha sentimento etico (tutte manifestazioni che si sostanziano in comportamenti pubblici), costui, che cristiano è ?

Se il nostro cristianesimo serve a farci stare bene, a farci sentire migliori, più buoni,  ma non produce nulla per il mondo, per il resto della collettività – se addirittura lo stesso nome di Cristo è tabù (io stesso lo sento pronunciare pochissimo anche dagli stessi religiosi, fuori dai riti e dalle messe), cancellato dal consesso della vita comune – a cosa serve ?

Sono le stesse domande che si poneva Dietrich Bonhoeffer in anni cruciali, nei quali il nome di Cristo oltre ad essere tabù rischiava di generare di per sé, una condanna a morte.

Bonhoeffer la sua scelta la fece, e già nel 1932, intravvedendo che la semplice scelta di un cristianesimo timido e individuale avrebbe portato conseguenze tragiche per l’intera società in cui viveva.  Togliere Cristo di mezzo, infatti, relegarlo nei nostri spazi privati, gli sembrava una limitazione colpevole, una rinuncia che tradiva lo spirito stesso dei Vangeli, la parola più rivoluzionaria mai udita su questa terra, per l’uomo e per il mondo.

“Considerate ciò che c’è sulla terra !” scrisse “Da ciò dipendono molte cose: se noi cristiani abbiamo forza sufficiente per testimoniare al mondo che non siamo visionari o sognatori.  Che non lasciamo che le cose rimangano come sono, che la nostra fede non è veramente quell’oppio che ci rende felici in un mondo ingiusto.  Ma che noi, proprio perché tendiamo a ciò che è lassù, protestiamo tanto più ostinati e risoluti su questa terra.”

Fabrizio Falconi

Commenti

  1. Caro Fabrizio, tutto ciò che scrivi è vero e reale, è vero anche che cristiani che “credono” di esserlo non lo siano, e atei che invece (vedi i medici di Amnesty International)lo siano molto di più anche se non se ne rendono conto! Io credo che, come facciamo nei gruppi dp noi abbiamo tutti gli strumenti per capire Dio dentro di noi, quel Dio che ci permette di amare, il sole, la terra , l’essere umano il tutto ciò che ci circonda io lo sento avvolto da Dio, anche se a volte il “guastafeste” arriva piano piano e ti toglie la fiducia! Accogli come dice Marco e poi dagli un calcio al sedere e mandalo via! Un caro saluto.

  2. Fabrizio Falconi dice:

    Cara Luciana,

    grazie di cuore. Anche io ne sono convinto. Credo però che ‘creare Dio dentro di noi e amare il sole la terra e l’essere umano,’ da soli non bastino. Per rendere il mondo migliore, credo che Cristo vada portato anche fuori dei nostri cuori, in mezzo alla gente, lì dove c’è la vita, nell’oscuro e nel chiaro, nel rischio delle convivenze con gli altri, nell’azzardo dei confronti e degli scontri, ovunque c’è bisogno di nominarlo.

    F.

  3. Probabilmente il Cristo è scomparso lì dove in realtà non c’è mai stato.

    La fine del cristianesimo sociologico ci mostra gli esiti di un lunghissimo processo di scristianizzazione, avvenuto proprio nei secoli di maggiore presenza cristiana nei poteri di questo mondo.

    Ecco perché il problema è ritrovare o trovare forse per la prima volta un’esperienza di Dio.
    I nostri Gruppi nascono da questa consapevolezza: il primo problema non è: cosa devo fare? ma: come posso trovare quella integrità del cuore, dalla quale discernere la mia vera vocazione?

    Scavalcare, o dare per scontato questo passaggio, significa oggi alimentare le estreme forme difensive del nostro ego terminale, che vuole a tutti i costi “darsi da fare”, invece che “darsi pace”, affinché la nostra azione sia realmente rivoluzionaria, nel senso di Cristo: rovesci cioè il fondamento egoico di questo mondo, che è innanzitutto in noi.

    Marco Guzzi

  4. Questa crisi rende palese la presenza dell anticristo,si dimentica troppo spesso che in verità l uomo non redento da Cristo è schiavo di Satana.Non è facile recuperare la Fede,se non si capisce da che parte viene la verità.Ognuno vuole comandare ed imporre le proprie idee e siamo ancora schiavi del peccato originale,che nemmeno conosciamo pienamente,quindi senza poterlo bloccare alla radice.Non si può chiudere il vaso di Pandora con un tappo qualunque che non sia dato da chi ha le chiavi in terra per farlo CUM DIGNITATE.Credete davvero di poter smantellare le matrici a cui siamo assuefatti e sostituirle con categorie cristiane perfettamente sintonizzate con lo Spirito Santo e la Provvidenza?Il Vangelo non lo si porta più nel cuore,ma solo le parole di veggenti,carismatici,visionari,è il Santo Padre che dovrebbe urlare dai tetti la Verità ai poveri in spirito,avendo poteri universali per farlo, non può farlo per la presenza mefistica della massoneria ecclesiastica in cui il modernismo sintesi di tutte le eresie è stato accettato da molti padri,teologi,vescovi, e cardinali.

  5. StefanoC dice:

    Mi fornite l’occasione per dire ciò che sottotraccia penso da un po’; la Fede è un fatto privato che non può che diventare pubblico se la viviamo in piena comunione con Cristo, non credete? non credo che parlare di Cristo possa più essere anteposto alla necessità di vivere la relazione con Lui … Io tutto ciò lo sto felicemente scoprendo con i corsi e di questo ringrazio Marco.

  6. Patrizia dice:

    Leggendo il tuo post ho avuto la sensazione che tutte le risposte fossero da cercare fuori di noi, mentre io ho la sensazione che molto nasca proprio da noi, il percorso iniziatico che sperimentiamo nei nostri gruppi mi ha aiutato a percepire nel mio animo dei piccoli sentieri, piccole indicazioni che segnalano la direzione verso uno spazio più libero dove si rivelano i significati più profondi di questa crisi spirituale collettiva, fino a sentirne l’origine anche nella mia storia individuale.
    Ascoltandoci profondamente, emerge gradatamente la consapevolezza dolorosa di non avere un’eredità spirituale dentro la carne, dentro le nostre ossa, le nostre cellule spirituali sono rattrappite, ritirate, riarse, troviamo, se va bene, concetti mentali di fede, ma l’arsura dello spirito è percepibile, un campo mai irrigato, dove la vita ha posato le proprie difficoltà, come dice Etty Hillesum: ” la vita è difficile, ma non è grave”. Ma per noi lo è.
    La percepiamo di una gravità insopportabile, ogni volta che il segno è un po’ più profondo, in un istante precipitiamo nell’abisso della nostra disperazione.
    Non partecipiamo con la forza salda e ispiratrice di una fede incarnata, ma procediamo annaspando con l’anima straziata da uno sforzo “inumano”.
    Da questa esperienza, comune a molti, ho percepito che il più delle volte, non abbiamo un’eredità genetica spirituale, sento che, non solo il nome Gesù ci è estraneo nella sua incarnazione, ma non ne conosciamo neppure il suono, la vibrazione, la frequenza.
    Lasciandomi trasportare dal ricordo emotivo, sono scesa nella mia percezioni spirituale
    di quando ero bambina, cercando le tracce di quella eredità, ed ho rivissuto tutta
    l’inconsistenza e la solitudine di quella religiosità senza corpo, percependone invece
    il carico di solitudine e di impotenza che questa mancanza porta inevitabilmente con se.
    E’ proprio da questa consapevolezza della mia origine senza speranza (di-sperata)che oggi
    nasce in me il desiderio profondo di percorrere seriamente un cammino iniziatico
    che apra, che spalanchi alla vita tutte le mie cellule riarse, un inizio di realizzazione del “Io credo” nella mia storia, in famiglia e nella società.

  7. Ho letto con interesse la tua riflessione, caro Fabrizio, e le tue domande, che non hanno certo risposte univoche come ben riconosci.
    E’ scomparso Cristo dalle nostre città, società, famiglie, conventi, parrocchie… oppure è scomparso un certo mondo sbrigativamente “cristiano”?
    Forse è vero che è sparito un mondo, anche se non in ogni caso. E’ sempre stato impegnativo andare (sul serio!) a messa la domenica, anche per i nostri nonni che non ne perdevano una.

    A domande non retoriche (diceva Marco a santa Marinella) servono risposte non retoriche, cioè vere perché trasformative.
    A nulla varrebbe che il Cristo non sia sparito dall’ambiente che mi circonda se poi non è presente nel mio cuore, pensieri, azioni. E’ in me che ne misuro l’assenza / presenza. E la cosa non è statica.
    Il commento di Stefano e di Patrizia (mi è piaciuto molto, perché traspare bene il lavoro di dp) lo confermano.

    Anche Maria, la madre, perse di vista Gesù dodicenne, per… re-incontralo “nuovo” dopo tre giorni di dolorosa ricerca.
    Anche la Maddalena il mattino di Pasqua pensava che Gesù-morto fosse scomparso, e invece le stava davanti Vivente.
    Anche gli occhi dei discepoli di Emmaus erano incapaci di riconoscerlo e lo dicevano scomparso.

    Leggendo il tuo scritto ho pensato ai cristiani che – non in Italia – sono perseguitati e rischiano la pelle ogni giorno. E non sono pochi! Per loro Cristo non è scomparso, non è un fantasma. In certi luoghi del pianeta Cristo sta rivelando, adesso, la sua trasfigurante presenza.

  8. rosella dice:

    Caro Fabrizio,
    penso che Cristo stia nascendo ANTICO E NUOVO come la nostra umanità.
    Mi ritrovo appieno nei tre commenti precedenti.
    Penso che stia morendo NONOSTANTE NON LO SI VOGLIA ACCOGLIERE o vedere, un modo temporale di cristianesimo, e a me bastano le pietre delle mura delle Chiese della mia parrocchia (1800 abitanti) per rendermene conto.
    Abbiamo due Chiese la parrocchiale e quella dedicata a San Giuseppe.
    Negli ultimi venticinque anni sono state, più o meno, restaurate entrambe, due volte.
    La Chiesa di San Giuseppe viene aperta il 19 Marzo per una santa Messa, ed al Mercoledì del mese di Maggio per il rosario, più qualche rarissimo matrimonio. Per il resto rimane integralmente chiusa tutto l’anno.
    La parrocchiale resta aperta ad orari più o meno fissi, nel senso che se il parroco è impegnato altrove, vien chiusa. e tu magari arrivi fin sulla soglia e trovi l’ingresso sbarrato.
    Certo i furti, li abbiamo avuti anche noi pur senza avere particolari tesori e quindi, sistemi d’allarme ecc.ecc. (Presumo) inoltre che tra breve resteremo senza sacerdote e così del luogo sacro in cui sostare per un breve incontro resterà solo il mutuo da pagare.
    Non dico di essere miseri e scalzi, ma certo tutti questi “tesori” che rovinano a terra una loro parola la pronunciano se l’animo è in ascolto.
    Niente è facile in questo momento, neppure aprire le porte delle nostre case all’altro, eppure siamo invitati a farlo… . Quali contraddizioni.

    Lasciando lavorare l’ipotetica domanda “Cristo è scomparso?”, in modo non retorico, mi vien da testimoniare personalmente:
    “… e no! io devo dire che mai come oggi mi sento bene, nonostante gli anni che passano e gli acciacchi che crescono, e l’attivismo che sfuma. Nella mia vita Cristo è più vivo oggi di quando sono stata battezzata.”

    Forse difficile è coniugare le differenti forme, così come le fasi della crescita personale, liberandole dalla pretesa di poter essere noi a decidere cosa è giusto e cosa non lo è.

    FORSE giusto è lasciare che il tempo incarni lo Spirito di Cristo IN NOI e nelle strutture di potere della Chiesa, magari sgretolandone le pietre di marmo per farne carne, CIBO. Quel chicco che genera la spiga.
    Forse a me tocca solo che pregare ormai per questo. E perchè no?

    Ciao, buona giornata.
    Rosella

  9. Fabrizio F dice:

    Ringrazio tutti quelli che sono intervenuti, in modo prezioso, su questo post.

    Patrizia: evidentemente non sono riuscito proprio a spiegarmi, perché lungi da me affermare che ‘tutte le risposte sono da cercare fuori di noi’. Il senso di quello che ho scritto è esattamente l’opposto.

    La s-cristianizzazione in atto – cioè la scomparsa di Cristo dalla nostra vita sociale, pubblica, collettiva (Cristo è ormai il grande innominato) – è strettamente collegata, come è ovvio a quel che sta accadendo dentro di noi, alla mutazione antropologica in corso, che molti – come Z.Baumann – stanno lucidamente analizzando da anni.

    Ma il senso del mio post non era questo. L’argomento del mio post era, ed è: “perché Cristo è scomparso dai nostri comportamenti pubblici ?” Perché siamo (ancora?) capaci di invocarne in nome nel chiuso delle nostre stanzette, o al riparo di riti rassicuranti – e magari di metterne in pratica gli insegnamenti nei nostri rapporti privati – ma una volta usciti nella vita pubblica, esteriore, si vive come se il problema nemmeno esistesse ?

    Mi sembra sia un problema molto sentito tra i cattolici oggi, anche se a giudicare dai commenti, non si direbbe. Eppure, sfoglio il bollettino francescano di una umile comunità di montagna che mi arriva a casa periodicamente e leggo: “Il cristiano è chiamato continuamente a verificare la sua vita alla luce della parola evangelica.”

    Chi lo fa oggi ?

    Eppure mi tornano in mente sempre le parole di Gesù, che appaiono limpidissime: ‎” Ma sia il vostro parlare: Sì, si; o no, no: quel che vi è di più proviene dal male.” (Mt, 5,37)

    Quel che invoca Gesù, è la coerenza. Se un sì è un sì, DEVE essere un sì. Se è un no, DEVE essere un no.

    Invece oggi va di moda un cristianesimo molto annacquato.

    Che senso ha essere cristiani a messa e poi evadere le tasse ?

    Che senso ha invocare Cristo prima di addormentarsi e poi nei comitati di quartiere inveire contro gli zingari ?

    Che senso ha preparare il figlio per la prima comunione e poi andare a letto con una povera disgraziata che si vende per strada o avere mille amanti che ci riempiano la giornata ??

    Che senso ha leggere il Vangelo e riempire la vita degli altri di bugie ?

    E’ il comportamento che decide cosa e chi è cristiano. Questo non lo dico io perché sono un moralista (con questa parola-insulto oggi si taccia ogni discorso), ma lo diceva San Paolo: lui era fortemente convinto che è il comportamento, – come in effetti ci si comporta e si professa nella vita – ciò che distingue il cristiano dal pubblicano.

    Altrimenti .. ‘anche un pubblicano fa lo stesso’..

    Altrimenti, siamo tutti nella stessa pappa. E non ci può lamentare – mi sembra anzi, l’inevitabile e sacro-santa conseguenza – che il cristianesimo diventi e sia del tutto ir-rilevante per il resto della società.

    Per questo mi interessa il cristianesimo che oggi dà frutti, che si mescola al mondo, che rischia di suo, che va in mezzo alla realtà, che assume le responsabilità del credo che professa e lo difende: nei luoghi di lavoro, nelle congreghe maschili o femminili, nel chiacchiericcio quotidiano, nelle amministrazioni pubbliche, nella politica, nei giornali, nelle televisioni, nei bar, nei luoghi collettivi.

    Era solo questo l’argomento del mio post.

    F.

  10. Domenico Parlavecchio dice:

    Ci rifletto spesso anche io.

    Se concordiamo sul fatto che la fede inizia nel momento in cui diamo credito a qualcuno
    necessario per poterlo conoscere (e quindi conoscere cosa ha da proporre e dire)
    per poterlo poi raccontare, dire che la fede è (deve essere) un atto privato
    è una forzatura.

    L’atto di fede non nasce privato ma è pubblico perchè relazionale.

    La fede è un segno del fatto che si esiste. Fiducia in se stessi significa avere la
    consapevolezza di esistere senza chiedere il permesso o pensare di essere
    un disturbo (se le ingiunzioni dell’infanzia sono state sufficienetemente sciolte e liquidate).

    Perchè Cristo è scomparso?
    Non penso che sia scomparso. Parecchi lo cercano.
    La ricerca non è facile e banale. Le nostre chiese non sono ospedali sprituali ma centri servizi.
    Non ci sono curatori di anime o meglio ce ne sono pochi. Pochissimi.
    Quindi chi parla di Cristo? e non ultima questione di quale Cristo si parla?

    Forse l’atto di fede iniziale è da ri-comprendere.
    Il percorso proposto da Marco mi ha aiutato a dare credito in modo nuovo a chi ritenevo e
    ritengo possa farci traghettare all’uomo nuovo. A Cristo.

    Ho trovato anche parole nuove per parlarne. Ma sopratutto ho capito che il cammino è personale.
    Lento. Senza forzature.
    L’esatto contrario con il quale viene presentato e testimoniato.
    La vita si racconta con le parole che creano un linguaggio e il linguaggio un mondo.

    La Parola senza parole… rischia di scomparire se non è parte di noi.
    Concordo pienamente.

  11. Giusto, caro Fabrizio. La nostra conversione interiore, la nostra liberazione profonda è il cuore del lavoro che facciamo. Nessuno qui l’ha mai negato, come ogni tanto qualcuno sembra insinuare. Anzi. Ma, oltre al piano spirituale e quello psicologico, i Gruppi cercano risposte anche in una dimensione storico-culturale. Abbiamo imparato a leggere i segni nel Nascente nei grandi eventi del passato (la democrazia, la scienza, i diritti umani…). Che male c’è, dopo aver liberato il cuore dagli atteggiamenti bellici, dopo aver pacificato la mente, provare a cogliere nelle contradditorie manifestazioni del presente quei semi possibili di qualcosa che cambia? Fosse anche la voglia di sperare? Possibile che sia sempre tutto uguale?
    Perchè negarsi queste domande una volta contattato il cuore pacificato dell’essere, una volta sgombrato il campo dai nemici reali e immaginari, una volta rimasti soli con la compassione per gli altri uomini e la curiosità degli esseri umani?
    Mai come ora penso alla chiarezza delle parole di Cristo: “Che il vostro sì sia sì, e il vostro no sia no”. Un abbraccio fraterno e senza residui polemici, ma felice di condividere anche le nostre differenti visioni del mondo. Massimo

  12. Mi pare molto significativo che le risonanze di Luciana, Stefano, Patrizia, Corrado, Rosella, e Domenico si riferiscano in modo diretto o implicito all’esperienza dei nostri Gruppi, che invece stranamente non viene presa in considerazione dal post.

    E’ come se dicessero: ma, caro Fabrizio, noi facciamo già esperienza di un rinnovarsi del mistero di Cristo nella nostra vita, al di là di un cristianesimo timido e formale.
    Noi sappiamo benissimo che la fede cristiana è di per sé pubblica, relazionale, operativa, e in tal senso politica.
    Lo diciamo e proviamo a viverlo dal nostro primo incontro.
    Proprio per questo sussiste il lavoro di Gruppo e la sua irradiazione.
    Sta nel logo stesso del nostro nome questa natura pubblica degli effetti del processo iniziatico: liberazione interiore: trasformazione del mondo.

    Noi tentiamo già, con le nostre piccole forze, ma risolutamente, di infiltrare il pensiero spirituale nei nostri luoghi di lavoro, nelle parrocchie, al bar, o in piscina, con fermezza e parresia cristiane, con una collana che ha già 12 volumi, e ha venduto decine di migliaia di libri, con questi siti, e in mille altri modi.

    Noi tentiamo già di testimoniare con la nostra vita la differenza cristiana.
    Noi tentiamo già ampiamente di dire chiarissimi SI’ e chiarissimi NO, pagando spesso di persona, e a volte a caro prezzo.
    (e infatti, per fare il mio esempio, io non mi ritrovo con grandi incarichi pubblici a 56 anni, né con ingenti stipendi, non pubblico con Mondadori né con Feltrinelli… grazie a Dio!)

    Sarà Dio a valutare la radicalità dei nostri sì e dei nostri no. Sarà Dio a valutare la misura della nostra testimonianza, e non saranno mai i gestori ideologici di questo mondo, di qualsiasi colore essi siano.

    Nei nostri Gruppi abbiamo già accolto centinaia di persone, che hanno ricevuto consolazione, e spesso hanno sperimentato conversioni e liberazioni profonde, riscoprendo la potenza della rivelazione di Gesù.
    Nei nostri Gruppi impariamo a dedicare ore e ore gratuitamente all’ascolto di chi ci chiede aiuto.
    Ti sembra poco? Sei sicuro che la testimonianza cristiana più autentica vada oltre la carità più minuta e quotidiana, quell’amore di Dio e dell’uomo, di cui parlava Luciana?

    Perché ci ricordiamo ancora di Francesco o di Ignazio? forse per le loro prese di posizione politiche? o perché in qualsiasi congiuntura storica hanno saputo farsi niente, perché il Cristo fosse tramite loro la Direzione di senso per qualche persona concreta, per qualche poveraccio raccolto per strada?

    Il tuo intervento, carissimo Fabrizio, sembra una giusta riflessione di una persona però che non sappia niente di noi, e della nostra storia di questi ultimi 12 anni.
    Per cui riceve risposte che in fondo ti dicono: guarda che quello che cerchi forse ce l’hai sotto gli occhi.

    Ciao. marco

  13. marco f. dice:

    … è più forte di me, ma mi corre l’obbligo… almeno di fare alcune piccole precisazioni

    Forse sbaglierò ma il senso del post di Fabrizio è secondo me quello di stimolare una ampia riflessione o se non altro di interrogarsi (Cristo è scomparso dalle nostre vite?) sulla base di dati oggettivi che se non allarmano, quantomeno colpiscono:
    a) dimezzamento nell’ultimo ventennio dei matrimoni cristiani
    b) il 50 % dei neonati non viene battezzato
    c) meno del 10 % della popolazione partecipa alla messa.

    Su questi dati si può anche far finta di niente, ovvero non avere alcuna opinione, però io non avverto che possano essere presi come una : richiesta di qualcosa che uno ha già sotto gli occhi.

    Né mi pare che il contenuto del post disconosca il lavoro dei Gruppi Darsi Pace.

    Ovviamente sappiamo bene che Cristo è nelle nostre vite, e ne sperimentiamo la forza attraverso il lavoro dei Gruppi Darsi Pace, ma possiamo interrogarci su ciò che invece accade nel resto del mondo che ci circonda e con il quale nel bene e nel male siamo chiamati ogni istante a fare i conti?

    Vero è, ed avrei voluto dirlo anche prima, che io ad esempio sento poco parlare di Gesù nell’ordinario chiacchiericcio in cui viviamo, a volte sembra quasi un tabù, lo stesso della morte, e questo è il dato frustrante. Diventa argomento dei media solo quando si vuol togliere il crocefisso dalle aule… Vero è che molto spesso i comportamenti di un cristiano non sono così ostentatamente omologhi ai dettami della fede. Vero è che talvolta si ha l’impressione di un cristianesimo timido ed individuale che come indicava Bonhoeffer non può non avere conseguenze tragiche per l’intera società.
    E queste sono solo delle riflessioni, più o meno condivisibili, più o meno entusiasmanti, ma solo delle personali riflessioni.

    Attraverso il lavoro che siamo chiamati a svolgere e ad irradiare attraverso i Gruppi Darsi Pace noi impariamo quale è la strada per la trasformazione del mondo : la liberazione interiore.

    Il mondo però è appunto da t r a s f o r m a r e, dunque le cose non stanno poi così bene.

    Un caro saluto a tutti.

    Marco F.

  14. Fabrizio F dice:

    Carissimo Marco,

    mi dispiace molto che tu abbia inteso il mio post e le riflessioni seguenti come una critica o una sottovalutazione del percorso dei gruppi di Darsi Pace.

    Il mio era un discorso riferito al mondo cattolico italiano nella sua generalità e alla luce dei dati statistici che mi pare procurino molto allarme nel mondo dei credenti, come è stato reso evidente anche nelle parole di Benedetto XVI che ieri al Convegno Diocesano di Roma ha lanciato un accorato appello (“Gli uomini dimenticano Dio, voi annunciategli il Vangelo,” “genitori, battezzate i vostri figli”).

    http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=495957

    Mi sembrava fossero temi molto importanti di cui discutere, e se ho scelto di farlo qui sul blog di Darsi Pace è proprio perché so molto bene – conoscendoti da circa 30 anni ed essendo stato tra i primi a seguirti nelle conferenze, nelle lezioni e nei corsi – cosa sono i Gruppi, quale è il lavoro che porti avanti da anni, e quale è il cristianesimo che si professa e si opera in questo cammino.

    Credevo e credo che fosse interessante confrontarsi sulla relazione tra i comportamenti, privati e pubblici e il modo con cui si testimonia o meno il Vangelo oggi; e se questa relazione può essere la causa – o una delle cause – della perdita di rilevanza dei valori cattolici e più generalmente cristiani nel mondo contemporaneo, che a me pare purtroppo molto evidente.

    Ma non era proprio mia intenzione esprimere giudizi, essendo io l’ultimo che può darli. Mi interessava soltanto, come sempre, un confronto.

    Però mi rendo conto di non essere stato compreso o meglio, di non essere riuscito a farmi comprendere e dunque mi fermo qui.

    E auguro a tutti un buon prosieguo di .. reciproci arricchimenti.

    F.

  15. StefanoC dice:

    Fabrizio, personalmente volevo ringraziarti per la splendida occasione di confronto che ci hai consentito con il tuo post. Io credo che l’obiettivo vero di un blog sia quello di suscitare interesse attraverso il confronto prima che quello di informare e basta .. quindi .. ben vengano le opinioni fraintese!! un saluto.

  16. rosella dice:

    Penso che dovremmo riflettere sulla possibilità di parlare tra di noi da un altro punto di vista.

    La pretesa di capirsi l’un l’altro, in questa modalità di dialogo, mi pare un’illusione ottica. E per me non è neppure una percezione nuova.

    Non dico che nelle piazze della Città Eterna tutto si svolga come in Europride; certo è che spesso l’attacco alla Chiesa ed alla sensibilità dei cristiani, è uno sport praticato da molti sia a Roma che a Milano.

    Forse la Chiesa non è Santa come la vorrebbe Cristo; ma, sino a prova contraria chi oggi al mondo, alza PUBBLICAMENTE una voce A FAVORE DI OGNI UOMO?

    Forse quella piazza che taccia l’ingenieria genetica di “transgenico” se applicata al mais o di “progresso” se vien sperimentata su feti umani nella serie “usa e getta”?

    Insomma ci sono sì molti modi di dire Cristo e TUTTI LIMITATI.

    In questo blog forse possiamo cambiare stile, provare a parlarci dal cuore, cercando di accogliere senza troppe pretese l’altro e TESTIMONIANDO PERSONALMENTE come nella nostra di vita, pronunciamo il nome di Cristo, altrimenti è facile essere equivocati.

    Il resto son luoghi comuni, anche se statisticamente supportati… e poi a Roma esistono ancora le catacombe; e che c’è di strano nel rivisitarle venerandone i martiri?

    Rosella

  17. Filomena dice:

    Caro Fabrizio,
    comprendo le tue domande e la tua inquietudine.

    La mia risposta non è mia, né potrebbe esserlo.

    E’ la risposta di Cristo che, sebbene si sia chiesto se al suo ritorno avrebbe ancora trovato fede sulla terra (Lc 18, 8 “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? “)ci ha anche detto, Mt 28, 20b
    “E sappiate che IO SARO’ SEMPRE CON VOI, tutti i giorni, fino alla fine del mondo”

    se lo ha detto Lui, io ci credo
    Cristo non è scomparso, aspetta di essere accolto in noi, senza pretenderlo, soltanto proponendosi a chi lo cerca

    un abbraccio
    Filomena

  18. Fabrizio Falconi dice:

    Grazie, cara Filomena.

    Ne sono convinto anche io. Sono convinto che Lui, noi volenti o nolenti, non ci abbandonerà mai.

    Un abbraccio
    f.

  19. Ho letto con interesse i post e la stessa considerazione di Fabrizio;ovunque ho trovato da condividere.Sento che l’irradiazione del Sommo Bene sia per tutti e sempre in atto,la fede la modalità di risposta che noi assumiamo nei confronti del Creatore.Ci investe dapprima nel profondo ponendoci nella stanza interiore in attesa e poi in contemplazione che è una sorta di compartecipazione a ciò che avverrà nella possibilità di una Sua Presenza.Tutto ciò però nn ha,secondo l’Annuncio evangelico,rilevanza se nn ha segni tangibili di rifrazione fuori di me,nell’occasione di incontro con l’altro.Lì si concretizza la Bellezza di sentirsi comunità,unità nn duplice,nn scissa ma ecclesia.saluti,renato 😀 😳

  20. Devo definirmi cattolico per nascita e crescita fanciulla. Tanti gruppi, tanti preti lavorano molto, molto bene e in buona fede. Io mi ritrovo (forse sono) senza fede e se càpito a una messa sto bene attento al credo sopratutto quando si deve affermare di credere alla chiesa una, santa, CATTOLICA, apostolica (etc). Uno che, come me, ha problemi di fede si trova spiazzato. Ma credo (in questo ho fede) nei compiti che Dio dalla nascita ci assegna di fare per Lui. Ho vissuto molte esperienze che mi sono scivolate via ( parlo di cursillo, proposte, incontri coniugali, pellegrinaggi, convegni etc ). Ho fede cmq in un Dio che mi sta appresso oltre le mie debolezze. Temo che, come me, sono in tanti a pensare che l’establishment ecclesiale, pur necessario, sia ben distante dal “fedele” . Sembra abbiano altro a cui pensare. Datemi ‘na smossa.

  21. Carissimo Enzo, benvenuto tra di noi.
    La fede cristiana vive un grande travaglio critico, ma noi pensiamo che sia una crisi di crescita. Ci stiamo liberando di molte cose che non comprendiamo più, e stiamo cercando modalità nuove di crescere insieme vero la liberazione interiore e storica.
    Se vorrai, forse potrai trovare nel lavoro dei nostri Gruppi qualche nuovo spunto per alimentare e rinnovare la tua fede.
    Auguri per ogni cosa.
    Marco

  22. Caro Marco,
    grazie del carissimo. In realtà valgo molto e poco javascript:grin(‘:grin:’). E’ la fede che manca. Io cmq lascio la porta socchiusa. Un mio collega mi ha rimproverato (fatto notare a dire il vero) la postura delle braccia conserte. Ora appunto le socchiudo. Può essere il buon segno. Alimentare e rinnovare la fede. Io devo partire (cioè cominciare). Lo vedi qualche gruppo da cui trarre spunto per cominciare. Ovvero devo cominciare dal mio interiore. Lo faccio da tempo. Ma trovo così comoda l’indifferenza e il fannullonismo.
    Mi faccio anch’io gli auguri. Intanto grazie dei tuoi.
    🙄 🙄

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