Giordano Bruno: una questione aperta


Quattrocentododici anni fa, il 16 febbraio del 1600 : nel carcere romano di Tor di Nona una strana, ma non improbabile visita del Cardinale Bellarmino a Giordano Bruno, la notte che precede il rogo a Campo de’ Fiori.

Siamo allo scontro finale tra uno dei più grandi pensatori dell’epoca moderna e l’uomo di Chiesa, consultore del Santo Uffizio, preoccupato per la piega drammatica che stanno prendendo gli eventi, a causa della caparbietà “del frate domenichino de Nola, heretico ostinatissimo”.

Intorno a questa vicenda si sviluppa una questione decisiva negli ultimi secoli in Italia, che continua a suscitare contrastanti posizioni estreme, inconciliabili tra loro.
Entrambe queste posizioni, proprio a causa della loro unilateralità, ci sembrano oggi sempre più chiaramente errate, riduttive e insoddisfacenti.
Da un lato c’è una parte del mondo cattolico, più o meno tradizionalista, che sottolinea la pericolosità delle teorie del filosofo nolano, del suo pensiero ermetico-magico e occultista, che avrebbe finito per distruggere la Chiesa stessa, e arriva a giustificare il rogo, ritenendo che quella punizione orribile fosse in linea con “lo spirito dei tempi”.
Dall’altra parte troviamo il pensiero laico, che, in nome della libertà di pensiero e di coscienza, e di fronte ai tradimenti del messaggio evangelico di cui purtroppo è costellata la storia del cristianesimo, giunge a negare la dimensione spirituale dell’uomo, a gettare alle ortiche un patrimonio di sapienza e di verità, bollandolo come strumento di schiavizzazione e di oppressione dell’umanità.
Non riconoscendo l’azione di distruzione dell’umano che le derive nichilistiche di un individualismo folle e irrelato, che si ritenga principio a se stesso, hanno prodotto negli ultimi due secoli.
E finendo paradossalmente per contribuire alla diffusione di uno spiritualismo magico, che rifiuta la fatica dell’incarnazione storica delle verità di fede.

Forse oggi siamo pronti a ricucire lo strappo drammatico tra libertà di coscienza e autorità, tra scienza e spiritualità, tra tradizione cristiana e modernità, una scissione che ha impoverito entrambi i filoni, creando blocchi di incomunicabilità sia esterni sia interni all’anima dell’uomo.

La sfida, alla quale anche nei Gruppi Darsi Pace si tenta di corrispondere, può forse oggi essere affrontata attraverso un lavoro che coniughi la libertà creativa del pensiero umano con la capacità di misurarsi con una Presenza che plasmi questa creatività secondo un Principio di bellezza e di grandezza, che l’uomo da solo non può darsi.

Una linea sintetica non unilaterale tra le opposte posizioni sarà dunque in grado di preservare lo spirito tutto moderno di una autonoma ricerca della verità, che passi per la coscienza individuale, e che liberi l’uomo da ogni asservimento, e, al contempo, riuscirà a mantenere un legame profondo con la tradizione spirituale ricevuta, con la fede in una verità rivelata, che non significa asservimento alle logiche del potere sacrale, ma piuttosto liberazione e scardinamento reale dei meccanismi antropologici sacrificali di soggezione.
Occorre da entrambe le parti l’umile riconoscimento delle rispettive distorsioni, una denuncia salutare delle colpe storiche e dei crimini commessi: un vero e proprio cammino di conversione-confessione, che già Giovanni Paolo II ha invocato per la Chiesa Cattolica come urgente e non più rinviabile, ma che anche un filosofo come Jacques Derrida intravedeva come auspicabile per tutte le culture, l’unica via per dare alla luce di una figura più libera e compiuta di umanità.

Il cortometraggio “La visita”, su testo di Marco Guzzi, è stato realizzato nel 2011 dalla classe IV A del Liceo Giordano Bruno di Roma.

Conclude il video un brano tratto da “Gli eroici furori”: Giordano Bruno, “personalità ebbra di Dio” (Schelling), rivela la natura mistica del suo pensiero, richiamando alla bellezza della verità, senza puntare il dito su quelli che sono i limiti e le mancanze dell’uomo, metodo tipico dei farisei di tutti i tempi, ma ricordando la sublime vocazione di intimità con il Divino, cui ogni persona è chiamata.

Commenti

  1. Questo video è un gioiello!
    Questi ragazzi , e chi li ha guidati, sono bravissimi, certamente non dimenticheranno questa esperienza !

    Grazie Paola, mi sono commossa
    Filomena

  2. “La sfida, alla quale anche nei Gruppi Darsi Pace si tenta di corrispondere, può forse oggi essere affrontata attraverso un lavoro che coniughi la libertà creativa del pensiero umano con la capacità di misurarsi con una Presenza che plasmi questa creatività secondo un Principio di bellezza e di grandezza, che l’uomo da solo non può darsi.”

    Cara Paola,
    ritengo che la questione della “creatività” si possa sintetizzare anche così: “IO SONO TU che mi fai”; e l’attitudine necessaria all’individuo che voglia ADDIVENIRE AD ESSERE persona creativa (nel senso di una fecondità evolutiva di qualsivoglia situazione, anche tra scienza e fede) sia L’UMILTA’.
    L’umiltà (di Maria) è quella disponibilità ad accogliere L’OLTRE IL SE’ (stessa) un di più..
    Se il Cardinale Bellarmino non avesse ridotto a BISOGNO DI VIVERE la libertà dello Spirito (che premeva verso il nuovo) di Giordano Bruno; accogliendola avrebbe potuto portare la Chiesa più celermente nella sua realtà UNIVERSALE di capacità di amare, poichè: non si da amore se non nella libertà.
    D’altro canto, se Giordano Bruno avesse riconosciuto che aderire al mistero della Chiesa consiste proprio in quella libertà della quale Cristo è il testimone: ” Padre NON LA MIA MA LA TUA VOLONTA’ sia fatta”, avrebbe conosciuto nell’obbedienza la dolcezza di un amore che libera dalle catene, risorgendo da morte.
    In fondo la cosa che ci è più necessaria è CAMBIARE PUNTO DI VISTA (non è questa la metanoia?): guardare all’altro, non dall’alto della nostra, presunta ricchezza ( come se fosse lui il bisognoso) ma accoglierlo come colui attraverso il quale la Vita ci porta IL DONO: quello che serve proprio a me per continuare l’opera complessiva della mia realizzazione, quello che COLMA IL CUORE…
    Leggendo il blog dell’anno scorso mi scopro “differente”.
    ciao ti abbraccio
    Rosella

  3. Cara Rosella,
    sulla (questione: aperta) di Giordano Bruno, parli da vera ILLUMINATA. E’ come se un teologo, inveratosi in te, si fosse espresso con parole suggeritegli da una luce superiore, di profonda saggezza, scrivi come fossi ispirata dallo Spirito Santo… Non ti conosco ma ho avuto questa sensazione, questa percezione. Bellissime, profonde le tue parole circa il senso dell’umiltà…il cardinale Bellarmino e sulla capacità di “amare” della Chiesa nella vicenda storica… e, per converso, sull’obbedienza del Giordano. Insomma ma come ti vengono queste formidabili intuizioni ? Come trasformi, a volte, un pensiero razionale in intuizione quasi quasi “mistica”, quantomeno poetica ?. Sei grande in questo. Saluti, Pino.

  4. Caro Pino
    Ti rispondo qui “congiuntamente” anche all’ultimo intervento che hai postato sulla faccenda della ” tecnica”.
    Quel che mi viene spontaneo di fare è invitarti a prendere in considerazione il corso telematico di Guzzi o provare a partecipare ad uno degli intensivi che propone durante l’anno, poichè mi pare che potrebbero aiutarti.
    In quanto a me il mio cambiamento è stato piuttosto repentino ed all’interno di una terapia di gruppo mirata alla dissuefazione dal fumo ( questo alla veneranda età di 63 anni , ora ne ho quasi 67) e quindi non disperare.
    Io non so perchè accadano certe cose.
    Avevo deciso di smettere di fumare “da sola”, come fosse la rinuncia totale e definitiva a ricevere un qualsiasi aiuto da mio marito, come se lo stessi definitivamente lasciando… e tutto nella mia vita si è poi capovolto: oggi noi stiamo bene insieme ed a me non pare vero di sentirmi “sposata”..
    Tutto il resto è lavoro quotidiano.
    Successivamente (dopo un anno) tre anni fa, ho incontrato casualmente Guzzi in internet; e la sperimentazione dei gruppi Darsi Pace mi è sembrata la cosa giusta per me, per continuare la mia evoluzione. In questi tre anni mi sono esercitata a corrispondere ai post partendo dall’io in conversione, poichè scrivere mi aiuta ad avere cura delle emozioni ed ora frequento il secondo anno del telematico.
    Questa frase che tu hai scritto “Come trasformi, a volte, un pensiero razionale in intuizione” è da leggersi esattamente all’opposto: “come trasformi talvolta un’intuizione in pensiero razionale”.
    .Non perderti d’animo e provaci a fare qualcosa per te.
    Io trovo adatto a me, questo lavoro di trasformazione che agisce sinergicamente su tre livelli: culturale/psicologico/meditativo
    Pare che il Guzzi desideri che noi diventiamo dei tecnici mistici: che sia vero?
    Ti abbraccio e grazie di tutto
    Rosella

  5. Ti ringrazio Rosy per le degne risposte che fornisci a me, ma all’interlocutore o internauta sia pure di passaggio.
    Parto dall’ultima parte della tua risposta: tecnici mistici ? Il termine tecnico, ora peraltro che abbiamo pure un governo dei Tecnici, non mi suona molto bene, ma se desiderato da Guzzi, lo accetto, le sue sono finalità buone, positive.
    Quanto a me, sto prendendo in considerazione i tuoi consigli, anche se – al momento essendo proprio da poco in un gruppo di psicoterapia – non vorrei mettere troppa carne sul fuoco:sai per poi abbrustolire o non mangiarne bene… parlo della “carne”, concedimi tale espressione poco felice forse ora che siamo in tempo di Quaresima. Guzzi l’ho conosciuto – tramite mia cognata – ad un paio di conferenze: l’ho visto, l’ho sentito parlare… l’ho conosciuto anche attraverso dei video-conferenze su tematiche filosofiche e attraverso il suo sito, i blog ivi contenuti, la lettura di qualche sua poesia e articolo… Sono contento che tu abbia smesso di fumare ma soprattutto che sei in positiva “trasformazione” e in un percorso di acquisizione di maggiore consapevolezza,in un itinerario spirituale di crescita. Sto qui, al momento sono un po’ in attesa… in ascolto… mi faccio vivo sui blog… leggo, rispondo… sto confrontando e meditando sul da farsi. Grazie, saluti a te e a tutti.

  6. Grazie, carissimo Pino, della tua attenzione, e speriamo di continuare in questo dialogo a conoscerci, e ad aiutarci in questa grande avventura che è la vita.
    Marco Guzzi

  7. Grazie a te, Marco, e grazie a tutti voi. Passo e chiudo… ma a presto. Pino

  8. … da noi è giovedì grasso, stiamo ancora friggendo chiacchiere…
    ciao
    Rosella

  9. Grazie Philo, Rosella, Pino, per le vostre risonanze. Mi sembra di capire sempre un po’ di più quel “IO sono TU che mi fai” su cui insiste Rosella.
    E’ un mettersi in sintonia, un cogliere il contatto, la frequenza giusta, quella che fa fuori me, e le mie pretese di controllare troppo il gioco e la vita.
    Uno strano lavoro di esegesi, di interpretazione, fatto nei tombini, nei crocicchi dell’anima. Ed ecco l’immancabile poesia:
    http://www.darsipace.it/2008/11/20/lesegeta/
    Ciao. Paola

  10. Cara Paola,
    proprio nei primi giorni del Novembre 2008 sono stata folgorata da “benedizione per il 41° compleanno” ma non frequentavo il blog.
    Forse l’esegeta l’ho letto in passato, senza per altro esserne colpita particolarmente.
    Oggi, la stima e la fiducia che ho e ripongo in te mi hanno indotta a rileggerla ed a meditarla. (io sono tu che mi fai).
    Questi versi mi appaiono sobri e sereni: “come pecora condotta al macello” e non posso non ripensare alla mia “sindrome di Cassandra”. La parola che esce da un cuore “depresso” anche se profetica è inascoltata: la vita difende sè stessa.
    La chiaroveggenza parla di una realtà unificata, all’interno della quale la conoscenza RICONOSCE con gratitudine, nella pace e nella gioia, IL DONO DELLA VITA.
    “la speranza attiene all’invisibile” afferma Panikkar e non al futuro.
    L’invisibile è PRESENTE ORA e necessita di un cuore semplice per essere visto:
    “Quello che abbiamo visto e udito lo annunciamo a voi!
    Questo annuncio nasce da un cuore all’interno del quale FEDE SPERANZA e CARITA’ sinergicamente abitano unificandolo.
    Quando ho chiesto a mia madre: “perchè credi” Lei mi ha risposto “perchè me lo ha insegnato mia madre” ed a me non è bastato. Ho vagato per “quarant’anni nel deserto” prima di ritrovare la via di casa.
    Se oggi qualcuno mi chiedesse: perchè credi? risponderei “perchè me lo ha insegnato mia madre”
    MADRE io sono tu che mi fai FIGLIA
    FIGLIA io sono tu che mi fai MADRE
    Io sono tu che mi fai, è una semplicissima evidenza accessibile ad ogni nato da donna.
    ti abbraccio
    Rosella

  11. Cara Ro,
    sono andata su wikipedia a rieggermi la sindrome di Cassandra. Com’è difficile trasformare le male-dizioni in bene-dizioni! Dalle tue parole, che raccontano la tua trasfomazione, si percepisce la forza, la determinazione che ha guidato il tuo vagare nel deserto, nonostante le sabbie mobili e gli sguardi di medusa…
    E’ la volontà di vita e di salvezza che ci piega e mitiga l’orgoglio che ci separa dalla corrente, dalla speranza che attiene all’invisibile.
    Grazie per la tua presenza nel blog, profonda e sempre più capace di dare luce.
    Un vero maestro è qualcuno che dice di me cose più grandi e più belle di quelle che per ora io riesca a pensare e credere……
    Baci e auguri a Gianni. Paola

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