Lampi – Epifania: il mondo s’illumina solo nella sua rivoluzione

Carissime amiche e carissimi amici,

la parola greca epiphanèia ci parla di luce sfolgorante, di splendore, di manifestazione tremenda che scuote e risveglia. L’Epifania è infatti la sveglia del mondo, dopo la quale diventa sempre più arduo restare addormentati: “è ormai tempo di svegliarvi dal sonno” (Rm 13,11).

Eppure l’Europa del 2013 sembra che continui a sprofondare quasi senza accorgersene in una sorta di torpore irrimediabile e pieno di angustie: un sonno non solo della fede e della ragione, ma anche del cuore e del desiderio, un sonno di ogni passione vitale, un sonno pesante, da cattiva digestione, un sonno senza sogni, ma pieno di incubi e di cattivi presagi.

Oggi vorrei sostenere che questa forma inquietante di coma spirituale derivi in buona parte dall’inceppamento momentaneo del motore messianico della nostra civiltà: non riusciamo cioè più a pensare la rivoluzione di questo mondo, né tantomeno a mettere in campo energie e progetti idonei a portarla avanti.

Tutta la storia degli ultimi 2000 anni però si è nutrita di questa speranza messianica di rovesciare i potenti dai troni e di instaurare un regno di giustizia e di pace; è questa l’ispirazione travolgente che ha reso così movimentata e piena di fermenti, così centrale la vicenda spirituale europea, tanto che il concetto di rivoluzione diventa addirittura, come sostenne più di due secoli fa Friedrich Schlegel, “la chiave di tutta la storia moderna”.

Oggi siamo come in panne.
Ci sentiamo giustamente in colpa per tante forme violente e imperialistiche, distorte e catastrofiche, che questa espansione/pretesa/rivoluzione messianica ha assunto lungo i secoli, e ci illudiamo perciò di poterne fare a meno, di metterla a tacere, di rimuoverla dalla nostra coscienza e dall’intera scena planetaria.

Ma che cosa resta sulla terra se eliminiamo la speranza messianica di rovesciare i poteri distruttivi di questo mondo?
Ebbene restano appunto questi poteri senza più nessuno che nemmeno ne denunci la natura omicida e ne contrasti l’impero.

Oggi infatti è in gran parte proprio così, almeno da quando ci siamo voluti convincere che a questo sistema psico-storico “there is not alternative” (Thatcher): il mondo è quasi completamente nelle mani di un pensiero unico e glaciale, sostanzialmente antiumano, di pochissime cerchie internazionali di finanzieri/banchieri/manager/politici e intellettuali di complemento, che ci spingono a comprare e a vendere a pezzi la nostra vita come in una immensa e crudelissima macelleria universale, a misurare tutto col metro della più rigida e volgare mercificazione, che ci illudono e ci seducono notte e giorno con miriadi di specchietti per le allodole, moltiplicati all’infinito dalla TV e da Internet, con innumerevoli e inconsistenti piacerini sensuali, con l’attrazione demoniaca della visibilità, della “realizzazione” del nostro piccolo ego in stato terminale, del denaro facile, di una libertà ridotta alla scelta del detersivo (o del candidato premier) al supermercato, e ci rimbambiscono minuziosamente e accuratamente con una pubblicità ossessiva e un’informazione pilotata.

Cosa dice la nostra coscienza messianica di fronte a tutto questo, se anche solo per un attimo riusciamo a contattarla?
Che cosa dice il Messia, il Cristo in noi adesso, se per un istante gli diamo ascolto, perché c’è, eccome, e grida dentro i nostri cuori congelati?
Ebbene dice ciò che ha sempre detto: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Gv 15,18).

Il Cristo cioè ci conforta, ci dice che non dobbiamo adeguarci, che possiamo con la forza del suo Spirito vincere su tutta la menzogna trionfante con una sola parola di verità, con un semplice “No!”, gridato in faccia ai Principati e alle Potestà che gestiscono il loro impero di cartapesta, che tra l’altro sta cadendo ormai in mille pezzi: castello già diroccato.

In questi ultimi decenni postconciliari giustamente i cristiani hanno elaborato una comprensione più complessa e raffinata della storia del mondo e in particolare della modernità e dei suoi processi di secolarizzazione, perché in essa, sia pure ambiguamente, maturano i semi del Regno. In tal senso Benedetto XVI è arrivato ad affermare con grandissima acutezza intellettuale a Freiburg, il 25 settembre del 2011, nel suo Discorso durante l’Incontro con cattolici impegnati nella Chiesa e nella società: “In un certo senso, la storia viene in aiuto alla Chiesa attraverso le diverse epoche di secolarizzazione, che hanno contribuito in modo essenziale alla sua purificazione e riforma interiore”.

Questa saggia rivisitazione del senso della storia dev’essere accompagnata però dalla ininterrotta coscienza ecclesiale, che Benedetto ribadisce continuamente, del mistero dell’iniquità operante nella storia, altrimenti essa rischia di farci dimenticare checomunque in questo mondo agiscono potenze violentemente distruttive, con cui non possiamo illuderci di scherzare né possiamo minimamente sottovalutare: “tutto il mondo giace sotto il potere del maligno” (1Gv 5,19).

E questo terribile dominio delle tenebre, dell’ignoranza, dell’avidità, della stoltezza, e di ogni tipo di perversione mentale, non è del tutto evidente ogni giorno che accendiamo il televisore e scorriamo le programmazioni della RAI o di Mediaset o di MTV? Non basta leggere “Repubblica” da capo a fondo, o andare in un museo di arte contemporanea, o scorrere i titoli dei libri “di successo” lanciati dagli editori maggiori negli ultimi 30 anni, o ascoltare bene i discorsi dei politici o le battute dei comici o la saggezza degli scrittori/filosofi/scienziati accreditati o gli slogans pubblicitari o i testi di tante “canzonette” o le trame di tanti telefilm, per renderci conto che lo scopo di tutto questo fracasso, di questo spettacolo sostanzialmente osceno è solo quello di farci dimenticare che questo mondo andrebbe rovesciato, e di renderci così dei bravi e inconsapevoli polli da allevamento?

Un buon modo per eliminare la coscienza messianica dal cuore degli uomini, e cioè per far abortire in noi il Cristo Nascente, la nostra nuova umanità emergente, consiste nel farci credere che in fondo in fondo siamo un po’ tutti cristiani: tutti cristiani, infatti, nessun cristiano.
Vecchio trucco delle potenze del caos: tutto è arte, e quindi non c’è più l’arte. Tutti siamo maestri, e quindi non ci sono più maestri. Tutte le opinioni sono uguali, e quindi non c’è più alcuna sapienza né verità da cercare, e così via.

Guardiamoci bene intorno: è cristiano e cattolico Berlusconi ed è cristiano e cattolico Monti, è cristiano e cattolico Vendola ed è cristiano e cattolico Storace, siamo tutti cristiani e cattolici, almeno qui in Italia: la comunità di Sant’Egidio con i suoi “barboni” ela Ferrari con i suoi miliardari, Forza Nuova e Rifondazione, il Papa e il papa ateo Scalfari, anzi i “laici” sono più cristiani di noi, ci insegnano il vero Cristo loro…

Siamo tutti cristiani, dunque, no? Basta che questo non significhi più nulla di preciso né tantomeno di incisivo, basta che ci riduciamo tutti ad una bella e omogenea melassa incolore e inodore. Senza destra né sinistra, senza alto né basso, senza direzioni terrestri cioè: tutti nel limbo del tecnomondo, nelle mani sicure dei Chirurghi Economisti, di queste rigorosissime Criminal Minds che sanno bene dove tagliare gambe e braccia, anch’essi certamente buoni cristiani…

Ma allora, dato che non è facile né opportuno stabilire la consistenza e la veridicità interiori della fede di ognuno di noi, sussisteranno però criteri in qualche modo oggettivi per riconoscere la natura messianica della nostra presenza sulla terra?
Ebbene a me pare che di questi criteri in realtà ne sussistano diversi, che potremmo derivare facilmente da una seria meditazione dei Vangeli. Però ce ne è uno in particolare che credo dovremmo riscoprire oggi con una certa urgenza, ed è appunto l’ostilità dei poteri di questo mondo, che percepiscono subito se la nostra azione porta con sé anche solo qualche minima percentuale di quella potenza messianica che li rovescia dai loro troni di sterco e sangue umano.

Come non è facile immaginare Gesù in combutta con Erode o con Caifa, o che stabilisca trattati diplomatici con Cesare o col suo sicario, Pilato; così oggi è molto difficile immaginare un uomo o una donna messianici che siano sostenuti da qualche grande gruppo finanziario, o che vengano apprezzati da qualche Banca centrale o “Grande Giornale”, o che partecipino alla Trilaterale, al FMI, o a qualche altra accolita di sapienti/potenti di questo mondo.
Anzi voglio permettermi un paradosso estremo in questo esordio dell’anno 2013 dopo la nascita di Nostro Signore Gesù Cristo: credo che negli ultimi decenni sia già diventato praticamente impossibile che una persona messianica-mente ispirata possa raggiungere una qualunque posizione di potere davvero rilevante in questo mondo, in qualsiasi ambito operi: nell’economia come nella politica, nell’arte come nella cultura, nella comunicazione come nell’università.

La selezione cioè sta diventando stringente, l’Impero non fa più passare nessuno spirito in evoluzione, tenta di bloccarlo sul nascere, proprio perché si sente sempre più debole, proprio perché il vero sovrano lo sta svuotando da dentro di qualsiasi legittimazione, di qualsiasi pur residua sensatezza umana.

La persona messianica, perciò, oggi più che mai, vive nel cuore la passione, l’estraneità, la marginalità gloriosa, la gioia folle, l’allegra povertà, e le persecuzioni del suo Signore, che lo sta trasformando, proprio attraverso tutte queste prove, in un essere divino: “Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra ricompensa (…) Guai quando diranno tutti gli uomini bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.” (Luca 6,22-26).

Torniamo dunque a valutare l’azione delle persone anche in questa ottica molto semplice: chi oggi si fa tramite della potenza evolutiva e messianica dell’Umanità Nascente di Cristo è e sarà sempre più evidentemente fuori dalle cerchie dei signori di questo mondo, fuori dai loro salotti “bene”, fuori dai loro consigli di amministrazione, fuori dai loro governi.

Abbiamo bisogno di ridestare questa coscienza messianica e rivoluzionaria innanzitutto nei nostri popoli europei, e quindi ancora prima nelle Chiese del continente, come gridò Giovanni Paolo II nella Esortazione Apostolica Postsinodale Ecclesia in Europa: “E’ emersa l’urgenza e la necessità della ‘nuova evangelizzazione’, nella consapevolezza che l’Europa non deve oggi semplicemente fare appello alla sua precedente eredità cristiana: occorre infatti che sia messa in grado di decidere nuovamente del suo futuro nell’incontro con la persona e il messaggio di Gesù Cristo”. Abbiamo bisogno di rilanciare il grande progetto messianico e moderno di radicale trasformazione del mondo secondo modalità però che scavalchino del tutto i concetti e le prassi di rivoluzione violenta sperimentati negli ultimi 3 secoli, dobbiamo contrastare cioè in modo nuovo e sconvolgente l’arroganza di questa cultura materialistica e omicida, che quasi nessuno sembra più avere il coraggio di criticare nei suoi fondamenti, nell’idea di umanità radicalmente errata che la ispira.

Vorrei proporvi perciò in questo tempo dell’Epifania, in cui vediamo appunto il Messia manifestarsi al mondo in tutta la sua folle e fragile novità, in tutta la sua potenza disarmata, un Video e un testo.
Il Video è questo:

Per una nuova rivoluzione
L’ancien régime c’est moi

http://www.darsipace.it/2012/12/15/per-una-nuova-rivoluzione-lancien-regime-cest-moi/

 

Il testo invece è l’Introduzione al mio libro “Dalla fine all’inizio”:

Lo stato della cultura ad Occidente
Uno sguardo apocalittico

http://www.marcoguzzi.it/index.php3?cat=nuove_visioni/visualizza.php&giorno=2011-02-28

 

Venerdì 1 febbraio, sarò invece a Cagliari, dove, nel Palazzo Regio, terrò una conferenza sul tema:

Longevità e vita spirituale

 

Vi segnalo inoltre che quest’anno terrò due Corsi universitari: il primo inizierà il 21 febbraio, presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Salesiana di Roma, sul tema:

Giovani, vocazione e cultura

 

Il secondo corso inizierà invece il 25 febbraio presso il CLARETIANUM, Istituto di Teologia della Vita Consacrata della Pontificia Università Lateranense, sul tema:

Nuove figure di santità
Verso una nuova centralità contemplativa

 

Desidero infine informarvi che chi vuole può seguire l’attività dei Gruppi Darsi pace anche su Twitter (@DarsiPace), e ricordarvi che qualsiasi suggerimento per la diffusione dei Gruppi può essere comunicato a questo indirizzo:

comunicazione@darsipace.it

 

Grazie del vostro ascolto e tanti affettuosi auguri di percepire ogni giorno con più forza nel cuore la voce potente del Cristo, che di fronte al male e alla morte apparentemente trionfanti, continua a rincuorarci: “Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia: Io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33).

Comments

  1. Annapaola says:

    Caro Marco
    Sono un’inscritta telematica del I corso e mi piacerebbe ,visto che abito a Cagliari ,venire a sentire la tua conferenza ma vorrei conoscere chi l’organizza e il luogo e l’ora .
    Grazie e cari saluti
    Annapaola Boy

  2. Cara Annapaola, l’incontro è organizzato dalla provincia di Cagliari insieme a varie associazioni di volontariato.
    L’appuntamento è per venerdì 1 febbraio alle ore 17.30, nel Palazzo Regio.
    Auguri per ogni cosa, e grazie. Marco

  3. Scelti “dal” mondo, separati dalla sua carica mortifera, ma fecondatori del mondo al tempo stesso, misteriosamente.
    Sembra una contraddizione quella nella quale sono chiamato a muovermi, a “rivoltarmi”, a rivoluzionarmi: vita e morte, pericolo e salvezza, disperazione e pace, odio e amore. Separati dal mondo e per il mondo. Voce che, nel deserto della morte, chiama mondi possibili, se ne fa portavoce, pro-feta. C’è da tremare! Perché separarsi “dal” mondo significa anche separarsi da se stessi, dall’ombra che il mondo ha proiettato dentro me, giorno dopo giorno. L’ombra si è fatta come “corpo”, si è solidificata, e pesa, pesa davvero tanto. E ha tutte le risposte (in apparenza)! E proietta coni d’ombra ovunque, prospettive malate e asfissianti. Se non riesco a sciogliere quest’ombra non recupererò mai il luogo, la fonte, del mio essere, l’origine della mia rivoluzione, l’epifania del mio Nome.
    Nel cammino si rischia la solitudine, l’isolamento, la maledizione degli altri. Ed è difficile leggere la bussola al contrario, orientarsi nel disorientamento, ascoltare la benedizione in ogni maledizione. Il rischio è ricadere nell’ombra di urla mute. Ah, da soli è difficile! La Vita è un Canto, un canto Corale…

    Grazie Marco, come sempre le tue riflessioni sono preziose per noi affamati.

    un caro saluto

    renato

  4. Grazie a te, carissimo, sai sempre cogliere punti essenziali delle diverse riflessioni.
    Qui l’estremo paradosso di un gruppo umano che per fare mondo, per ridestare la creatività del mondo, deve contraddire gli aspetti dominanti di questo mondo: essere contraddizione in nome della più potente affermazione e pacificazione: gridare per cantare, urlare per sussurrare, giudicare per perdonare tutti, per amore di tutti….
    Chi resiste a questa tensione?
    Solo chi si vuota ogni giorno con pazienza e fervore, si vuota e si lascia animare da Altro, da una potenza che ci unisce agli altri, nonostante tutte le ferite di guerra.
    Un abbraccio. Marco

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