CANTO HONDO nell’anno della fede

canto hondoDa anni l’arrivo di suor Pinì in casa della sorella Antonietta per un breve periodo di vacanza richiama Maria, la terza sorella, ed alcune cugine, con le quali il legame parentale si è mantenuto e rinsaldato nel tempo, ad un incontro che si ripete, come un rito,  nella prima metà di agosto.

Quest’anno all’appuntamento eravamo in nove donne, età media 73 anni: chi appoggiata al bastone per riuscire a camminare, chi in difficoltà a recepire tutte le parole  del discorso, ma attenta a non perderne il filo, corpi segnati dagli eventi vissuti e dal passare degli anni, volti che lasciano trasparire  vitalità interiore.
In ognuna di loro vedo, adesso, il coraggio e l’arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli nel misterioso fluire della vita.
E se un tempo ruggivo  alla richiesta di mia madre di accompagnarla dalle cugine a Romano perché mi sentivo lontana dal quel mondo, ora vivo l’ incontro come  un altro dono lasciatomi in eredità per il quale dico grazie.

Nel rito che si ripete non accade nulla di straordinario, ogni gesto si fa con lentezza e semplicità ed io ne gusto l’essenzialità, il sapore delle cose genuine, fatte in casa con la gioia di condividerle.
Dopo gli aggiornamenti sui parenti in vita, si sgranano come  le Ave Maria del rosario episodi e aneddoti i cui protagonisti vivono dentro di noi, frammenti di storie sullo sfondo di una realtà culturale, sociale ed ecclesiale che sta cambiando vorticosamente.

Nei racconti predominano le figure femminili, i maschi restano a lato;  tra le donne  due sorelle attirano la mia curiosità: zia Cleofe e nonna Angelina, donne che hanno duramente lavorato, lottato, sofferto e pregato. Sole, in silenzio. Donne che testimoniano la verità di ciò che scrive  G.Vannucci

Se l’uomo è stato umanizzato, lo deve all’opera silenziosa della donna.”
(Il richiamo dell’infinito, pag.159)

Le parole delle  figlie e delle nipoti ne evidenziano l’acuta sensibilità, la determinazione, lo spirito giocoso, la dedizione, la devozione e la fede.
Mi rispecchio in ognuna di loro.

Il lavoro interiore, attraverso il metodo integrato, mi aiuta ad andare sempre più giù, nei sotterranei della mia interiorità, a riconoscere le origini in cui si radica la mia figurazione di donna e di cristiana, sento in me il travaglio e la fatica della ricerca di verità, la fame dell’anima dei giorni oscuri.

Senza ruggire, osservo la mia diversità, oltrepasso le forme, vado più giù e nelle profondità di me stessa, raggiungo  una dimensione di maggiore respiro in cui mi percepisco dentro un movimento sommesso, l’andatura è lieve, il tocco leggero e delicato,  nel cuore una gioia sottile, il canto hondo, il canto profondo di chi torna a se stesso e scopre dentro di sé un respiro familiare che viene da lontano.

Prive di piena conoscenza, sapemmo. Prive di una completa visione, comprendemmo che una forza miracolosa e amorosa esisteva al di là dei confini dell’io.” (Clarissa Pinkola Estes, Donne che corrono coi lupi, pag 452)

Sento profondamente che la fede impasta l’intreccio della mia struttura psichica, del mio corpo e  dello spirito che lo abita in forme che si fanno e disfanno nel tempo storico quando il cielo e la terra che sono in noi si incontrano e si fecondano.
Comprendo che “mentre nella natura si verifica la ripetizione, l’uomo non si ripete: egli distrugge le forme in cui si imbatte per realizzare strutture più vaste, per realizzare forme di coscienza sempre più intense e partecipi del mistero, per trasformare con se stesso tutto il  creato.” (G.Vannucci, Il richiamo dell’infinito, pag.97)

Il respiro familiare che viene da lontano, arriva dal futuro e vuole farsi presente perché io partecipi consapevole al sogno che Dio sogna nel mio cuore.

In questo anno della fede, l’incontro con le mie cugine mi porta a contatto con il mistero stesso della fede come entusiasmante ricominciamento facendomi comprendere che avere fede oggi significa “ avere gli strumenti (culturali e spirituali) per ri-leggere le biografie e le storiografie come percorsi entro i quali sta maturando una salvezza (…)  
lasciando che in mezzo ai tanti dubbi e alla disperazione che ci divora, tra la rabbia e la vergogna che ci accompagnano insieme al senso bruciante del nostro fallimento, si faccia lentamente strada una luce diversa, quell’indomabile impulso alla crescita, quel germe divino e indenne (1Gv3,9)  che c’è nel più profondo, e che proprio ora vuole venire fuori,vuole venire al mondo per rinnovarlo dall’interno.”
(M:Guzzi, Dodici parole per ricominciare, pag 85)

Con questa fede attendo l’intensivo di Albino e mi predispongo al secondo corso di approfondimento per imparare ad amare.

Comments

  1. Cara Giuliana,
    il tuo post risuona in me con una duplice voce, quella dell’entusiasmo: bellissimo! che corrisponde al rapporto che ho con te e che coglie l’evoluzione “dal brava al bella”, che è come un gioco tra noi.
    L’altra è quella di una nostalgia, che mi riporta tra le braccia di mia madre.

    Non ricordo appuntamenti stabili nella famiglia allargata della mia infanzia, anche se i rapporti erano tanti e tuttora vivi; anche quelli che ho donato alla mia di famiglia, sono accaduti grazie alla disponibilità di una cognata di Gianni: lui è un patriarca nell’anima, io una solitaria donna nel deserto.
    E mentre cerco di corrisponderti meditativamente, l’anima si commuove e scioglie, almeno un po’.
    E dilata una dolcezza che prima non avevo.

    Grazie
    Rosella

  2. Grazie, carissima Rosella, per la tua risonanza.

    Quando incontro le mie cugine ormai molto anziane, contemplo nei corpi che invecchiano e avvizziscono uno spirito fresco, leggero, bambino e percepisco la realtà di un corpo più vasto “che si rinnova per una piena conoscenza ad immagine del suo Creatore” (Col3,10), un corpo che attraversa la morte perché sa di risorgere.

    Ti abbraccio.
    Giuliana

  3. Cara Giuliana,
    col tuo scritto hai saputo metterti in comunione con noi, facendoci dono del tuo cambiare che è un crescere.
    Non ho l’immediatezza di comprensione che ti esprime Rosella, dal suo deserto fiorito.
    Tuttavia la mia anima sente la pienezza vitale della tua, la sua fame, l’entusiasmo espansivo di una coscienza e conoscenza che aspirano a niente di meno che l’infinito.
    Sei testimonianza vivente delle potenzialità dell’uomo, e ancor più della donna, e confermi l’efficacia di “Darsi pace”.
    Sommessa, lieve, leggera, sottile: queste modalità del tuo essere attratto “dalla forza miracolosa e amorosa che esiste
    al di là dell’io”, ce le hai comunicate e ce ne crei desiderio. “Il germe divino e indenne” opera potente in noi.
    Mi rammarico solo che arrivano contributi uno più bello dell’altro e vorrei leggerli e meditarli con più tempo, e scrivere anche sulla Siria: ma mi basta cogliere quel che riesco.
    Grazie, continua così, ti abbraccio
    GianCarlo

  4. Che bello saper valorizzare e vivere in profondità le “ riunioni famigliari”. Io non sempre, finora, ci sono riuscita, ma ci proverò ancora, puntando anche sulla valorizzazione del femminile! Mariapia

  5. Carissimo GianCarlo,
    grazie per le tue commoventi parole.

    Il laboratorio di dP è per me un luogo caldo, sicuro in cui posso espormi senza paura nella ricerca di ciò che desidero nel profondo e imparo a dare voce a ciò che si muove dentro di me senza vergognarmene.
    Dentro un luogo accogliente che percepisco in me, oltrepassando le sbarre che mi imprigionano, entro in Relazione e ogni volta mi sorprendo ascoltando ciò che da lì scaturisce.
    Il palato si affina e solo parole autentiche diventano nutrimento.

    In questo luogo, la lettura di oggi (Col 3,15) entra nella mia carne e, nella pace di Cristo, mi sento parte di un unico corpo: vedo balconi fioriti che diffondono profumo, pennelli che colorano di bellezza tele impallidite, deserti in fioritura che risplendono di luce e comprendo, come scrive Iside, che la Vita è data in abbondanza a chiunque la chieda.

    Insieme, in un unico corpo, ci apriamo a questo dono così semplice e grande da sgretolare le pareti pietrificate del nostro cuore.

    Carissima Mariapia,
    è bello camminare mano nella mano, sperimentare una vicinanza al di là della presenza fisica.
    Sei una preziosa compagna di cordata.

    Vi abbraccio.
    Giuliana

  6. “maggiore respiro..andatura lieve..movimento sommesso…tocco leggero e delicato…”
    “gioia sottile…canto profondo e respiro familiare”: queste le immagini che più mi hanno colpito della tua condivisione…Sembra una danza..
    E un sensazione di pace ‘piccola’ e semplice… Darsi pace-appunto-
    🙂

    Grazie!

    Chiara

  7. Giuliana says:

    Grazie a te, Chiara.

    La pratica meditativa, intrecciata al lavoro psicologico, mi porta in un luogo intimo in cui l’ integrità, l’ unità, la pace che respiro mi alleggeriscono.
    Tu, da buona intenditrice musicale, hai colto il suono e il movimento delle mie parole.

    Riprendiamo quindi i nostri incontri per darci pace, perché la pace canti in noi.

    Arrivederci a presto e un abbraccio.
    Giuliana

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