La bellezza e la gioia del pensare

caspar_david

Siamo nella fase iniziale di un nuovo anno di impegno, di ascolto, di studio, di preghiera nel gruppo Darsi Pace.

Credo che come in ogni momento aurorale siamo pieni di entusiasmo, di buona volontà,  di speranze che non saranno deluse.

Quale dono augurale porgo alla vostra riflessione il brano posto da Maurice Bellet nell’ultima pagina del suo libro Il pensiero che ascolta, pubblicato nel 2006 dalle ed. Paoline, nella collana Crocevia,  diretta dal nostro maestro Marco Guzzi:

“ Il mondo in cui viviamo è assalito da una grande urgenza. Per chi vuole vedere e sentire, i danni sono immensi: nell’ambito dell’ecologia, c’è urgenza di fronte a quello che minaccia il pianete Terra, ma la stessa urgenza, e forse ancora più grande, si trova in quella che si può definire l’ecologia umana.  Il pericolo maggiore è che il nostro delirio produttivista e consumatore, retto sempre più dal denaro, arrivi letteralmente a “produrre “ esseri umani disumanizzati, senza radici, senza futuro, senza alti né bassi, schiacciati dai muri che delimitano lo stretto cammino in cui devono correre, sempre più in fretta per non cadere. Esseri umani ristretti, insomma, ma completamente affascinati da quel falso infinito, da quell’illimitato davanti a loro che li fa correre.

Verso che cosa?

Verso quale muro o quale buco?

Questa umanità che ci stiamo preparando, che è già cominciata, è essenzialmente un’umanità senza pensiero. Chiamo pensiero quello che richiede distanza, tempo, meditazione, maturazione, che si rifiuta di essere inghiottito nell’immediato. “ Il pensiero fa la grandezza dell’uomo”. E’ forse necessario precisare che un simile pensiero si trova agli antipodi di quell’amore per “ l’interessante” in cui alcuni vedono la “ cultura”, a maggior ragione di quella chiacchiera sfiancante in cui rischia  la “ comunicazione”?

Perché questo pensiero è presenza, amore, desiderio e volontà.”

La conclusione del brano riportato mi sembra bellissima: i quattro predicati del pensiero  enunciati da Bellet sono tutti da considerare e ricordare con grande rispetto.

Condivido in pieno anche l’analisi drammatica del modo più diffuso del pensare odierno, non” ad altezza d’uomo”, secondo un’altra efficace espressione dello stesso autore.

I luoghi dove non si pensa da persone umane sono innumerevoli e  seduttivi, sono frequentati anche da persone  cosiddette colte e intellettuali, sono   circoli alla moda, sono centri dove si elaborano la politica, la pubblicità, la comunicazione di massa; sono talvolta anche le scuole, le università, perfino molte parrocchie e associazioni religiose. Sono posti che in genere sono senza gioia, senza possibilità di  ascolto e senza progetti di vero cambiamento.

La situazione è seria, il saper e voler pensare è talmente importante che il cardinal Martini diceva di distinguere le persone non tra atei e credenti, ma tra pensanti e non pensanti.

E noi?  Dobbiamo mettercela proprio tutta per non cadere in trappola, per non uniformarci all’andazzo. Non accontentiamoci di pensieri rattrappiti, stanchi, avariati!  Pensiamo in grande!

Con la consapevolezza che con il pensiero possiamo distruggere o ricreare il mondo, l’universo! Le  nostre azioni sono ispirate dai nostri pensieri, perché il pensiero di cui stiamo parlando, non è  vano, astratto e frammentario;  anche se vola in alto, ha i piedi ben piantati per terra e si traduce in azioni responsabili.

Il nostro io bellico si può indebolire e sconfiggere con un pensare profondo, libero, perché non condizionato dalle nostre distorsioni.

Il pensiero autentico non si traduce in chiacchiere intellettualistiche, porta al cambiamento interiore, alla conversione, alla scoperta del nucleo più autentico di noi stessi.

Il percorso di DP. ci  aiuta a pensare meglio, sia con le la pratica meditativa che favorisce la nostra abitudine alla concentrazione, sia con gli esercizi di autoconoscimento psicologico, sia con la riflessione sistematica sulla realtà sociale e culturale odierna.  Il tutto accompagnato da sincere condivisioni, perché gli altri ci possono aiutare a considerare aspetti della realtà che noi tendiamo a ignorare.  Crediamolo e speriamolo fino in fondo!

Tanti carissimi auguri di buon lavoro interiore!

Comments

  1. Giuliana says:

    Respiro la riflessione che ci offri, carissima Mariapia, come una boccata di aria pura.

    E’ sempre più faticoso per me stare dentro relazioni ed ambienti privi di pensiero vivente e pieni di parole senza senso.
    Per fortuna nel cammino che sto compiendo con voi imparo a ritrovare ordine nella confusione, a mettere a fuoco il Centro verso il quale desidero tornare perseverando nella purificazione delle mie distorsioni.
    Il lavoro interiore mi fa sentire viva nel travaglio di questo tempo.

    Grazie e un forte abbraccio.
    Giuliana

  2. Mentre leggevo cercavo di visualizzare la mia relazione/comunicazione con gli altri e quale/come la comunicazione oggi nel/tra il genere umano, ed ho visto il buio! Poi mi è apparso lo stivale: simbolo per me da un periodo di “luogo” relazionale e di conforto nel quale il mio pensiero/affetto/possibilità di comunicare, viaggiano liberi ed incontrano persone sulla mia stessa lunghezza d’onda, Queste persone siete tutti voi! il mondo DP! Il pensiero e la parola hanno riacquistato Senso ! Seppur monade nella mia realtà, vivo nella certezza/gioia che sotto le attuali generali insignificanti chiacchiere, si sta evolvendo una rete invisibile di fili forti e resistenti, che si intrecciano e sostengono vicendevolmente per dar vita ad un nuovo tessuto..!
    Per la nuova annualità che si sta avviando , auguro a me stessa che l’immagine/simbolo diventi il mondo, e a tutti che il nostro pensiero attraverso la meditazione avvolga quello generale perchè possa conoscere/sperimentare ” la bellezza e la gioia del pensare”. Un abbraccio Maria Rosaria

  3. “ Il pensiero fa la grandezza dell’uomo”. “Perché questo pensiero è presenza, amore, desiderio e volontà.”

    Credo che il senso della mia vita e del lavoro che compio sulla terra possa sintetizzarsi in questo: imparare a vivere la vita “con cuore riconoscente e grato”.

    Ri-conoscere definisce la qualità del nostro “essere fatti”, quindi sintetizza l’essere e il fare, la Marta e la Maria che operano in noi, e non a caso la Chiesa ha riconosciuto Sante entrambe.
    Spesso dubito che la traduzione “Maria ha scelto la parte migliore” sia corretta, credo invece che sia quella che non sarà mai tolta; poichè, quella incarnata da Marta è soggetta al compimento dei tempi, nella resurrezione nella carne e quindi per quel che ne sappiamo “temporaneamente tolta”.
    Insomma solo ora ed a fatica va delineandosi il fatto che tutti i sacramenti abbiano una pari dignità nella loro essenza incarnata, così che fioriscano i differenti carismi mentre lo Spirito d’Amore li conduce a dialogare tra loro incarnando Vita.
    E’ solo un pensiero rivolto al sinodo in corso.
    Grazie Maria Pia per il dono del tuo lavoro che ci aiuta a crescere.
    Con affetto
    Rosella

  4. solo ora ho notizia dell’esondazione del Bisagno, son vicina a te come a tutti i miei cari
    Rosella

  5. Marco Guzzi says:

    Grazie, carissima, hai proprio ragione. Siamo ossessionati da attivismi senza pensiero, e perciò senza cuore, da slogan come “fatti, non parole”, proclamati con enfasi retorica, e commovente superficialità, perfino in ambito religioso e cristiano. Ma tutto nasce dal pensiero, ed è solo il pensiero, quel Lògos che per noi si fa carne, esistenza, cuore, e storia, che può rigenerarci fino in fondo.
    Un abbraccio. Marco

  6. Il tuo scritto Maria Pia mi ha sollecitata a riportare ancora alcune mie riflessioni di questi giorni. Da poco mi sono sentita telefonicamente con Giuliana e con Vanna. Ho vissuto che le parole/pensieri reciproci erano veicolati dal cuore. “Come tra sorelle” ho esclamato con gioia dentro di me! Questa esclamazione mi ha aperto un varco immediato sul significato e sugli schemi mentali che abbiamo circa le relazioni familiari/amicali. “Ma come, due persone conosciute da poco, care come sorelle!!?? Ma allora il cuore non ha categorie di appartenenza, schemi.?! I ruoli, non hanno più il loro potere??!! “. La mente ha vissuto di colpo il crollo delle categorie e insieme al cuore, la gioia di potersi espandere all’infinito, senza confini! Dunque, le relazioni, non sulla base di vecchi concetti di appartenenza e/o di convenienza, ma sull’espansione del cuore e della mente verso una nuova Umanità, tramite/verso un Comune Obiettivo.
    Ho avuto sentore che stiamo ri-disegnando e ri-generando il modello comunicativo e forse non ne siamo molto consapevoli.
    Ho intravisto come in ognuno di noi, un io cosciente /consapevole e che si espande, possa diventare agente di cambiamento e come possa collaborare a ri-disegnare il mondo! (S.ta Marinella 2014). E’ questa nuova modalità di “pensare con il cuore” e di ” vivere le relazioni in uno stato Unitario ed Integrato”, sento, che sta iniziando a costruire quel nuovo tessuto di cui parlavo ,seppur con fatica e paura perché agli albori.
    Con affetto, Maria Rosaria

  7. Cara Rosella!
    Grazie per essere vicina a me e ai Genovesi in questo frangente dell’alluvione, l’ennesima della sua storia moderna. Io abito sulla riva del torrente Bisagno, che era fino a ieri colorato di erbe , fiori e arbusti, ora è come un grande e impetuoso fiume fangoso. Fortunatamente il mio palazzo è in zona non pericolosa e io sono al quarto piano .Però tante persone già colpite dall’ultima alluvione, soltanto tre anni fa, piangono e io ne sono rattristata . Se si fosse costruito secondo ragione e con lungimiranza e si fosse fatto opera di prevenzione ,non saremmo a questi punti. Pensare bene serve anche per risolvere i problemi pratici! In tempi apocalittici come questi, in cui anche il tempo meteorologico ci ricorda che stiamo precipitando forse verso un’ altra era, dovremmo veramente essere sobri , riflessivi e solidali! Mariapia

  8. Le tristi notizie di cronaca, di politica, di burrasche, mi danno la sensazione che stiamo scivolando in un nuovo Medio Evo, in una vita più insicura, più soggetta all’ arbitrio del più forte.
    Però il non voler vedere o l’esserne angosciati è ciò che alimenta l’io egoico e separativo.
    Mi viene in mente la “Perfetta Letizia” di S. Francesco, dove questo io non è più alimentato.
    Ma non so…?
    Un caro saluto.

  9. Grazie a tutti voi che avete commentato il mio post: aiutiamoci veramente a pensare, parlare e comunicare, come ha sottolineato Maria Rosaria, secondo il desiderio di crescita e di verità che abita in noi!
    Ieri ho letto una frase della filosofa Hanna Arendt che supporta ulteriormente le nostre considerazioni: “ Il male non è in alcun modo demoniaco. La forma moderna del male è la banalità e la mancanza del pensiero.” E ancora: ” Il male risiede in ogni rifiuto di pensare, in ogni questione non sollevata per quieto vivere, in ogni dubbio tralasciato “.
    Ad Aldo che ha citato nel suo intervento la perfetta letizia di San Francesco, quasi in alternativa alle lamentele sulla tristezze odierne , mi permetto di consigliare di vedere su questo blog il mio post di qualche tempo fa’ proprio su questo fioretto e di leggere soprattutto i molti commenti chiarificatori. Mariapia

  10. Gabriella says:

    Grazie Maria Pia e’ bellissimo lo scritto di Bellet quanto mai vero e condivido le tue riflessioni. Possiamo davvero re – imparare a pensare!
    Gabriella

  11. grazie Maria PIA mi hai proprio stimolata…pungolata …sento il bisogno . l’esigenza di approfondire qs pensieri con l’aiuto del libro di Bellet che acquisterò che mi regalerò …un abbraccio irenilde

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