Darsi, Pace

Cattura

Darsi, fermiamoci qui.

Contempliamo un momento questo riflessivo che si lancia come una sfida nei confronti di una realtà in cui tutto è improntato alla delega, dalla famiglia alla scuola passando per la religione, la politica e la cultura; delega che sottintende sfiducia, che ci comunica un “lascia stà.. fai fare a me, stà bono lì.. ce penzo io”.

Veniamo sistematicamente scoraggiati persino dal legittimo farci domande, di porne poi, neanche a parlarne! Tutto un fast food, devi solo comprare il microonde. Ma permettete che, visto che se faccio degli errori poi il conto lo portano a me, almeno sia io a scegliere, o a cercare, o a capire che ci sta succedendo?!

Ecco quel “darsi” mi infondeva un duplice sentimento. Da una parte è partito subito il panico in automatico, perché già qualcosa che richieda una partecipazione in prima persona oltre ad essere inedito lascia sempre un po’ perplessi; tanta è la sfiducia che assorbiamo, che il solo pensare “ma che lo devo fa io?..” fa venire il capogiro. Dall’altra, però, quel termine risvegliava il coraggio, facendo riferimento ad una dignità dimenticata e troppo spesso negata, dagli altri per controllo e da me per paura.

Ce ne sarebbe ancora molto da dire su quel “darsi”, ma, trattandosi di un Post, che ho scoperto essere proprio un nuovo genere letterario, sintetico e pieno, un po’ come il latte condensato che ci si ciucciava da piccoli attaccati a quel tubo da rubare, la chiudo qui.

Pace è una parola che nella nostra lingua riempie la bocca, la “a” aperta e poi quella “e” che si chiude dolce accompagnata dalla “c” che la mette a ninne sotto le coperte, dicono tutto, lasciamola suonare. Se ce la ripetiamo, anche solo un paio di volte, ci viene già voglia di poggiarci il capo per chiudere gli occhi, perché è come un cuscino: accoglie, abbraccia, sazia e grazia.

È ridondante enumerare i dove, come, quando e perché della necessità della Pace. Basta guardarsi intorno, a come guida la gente, con una furia, un’aggressività ed una prepotenza inaudite, a come ogni cosa venga fatta troppo spesso senza cura, senza presenza alcuna, buttata lì in modo sciatto e infastidito perché un’agitazione interiore reclama un senso che appare inesistente.

Basta guardarsi dentro, per la verità, a come davvero basti poco per saltare, in difesa o all’attacco, poco importa, si tratta sempre della stessa solfa. A come, se ci fosse un gommista che si occupasse di gonfiare gli Ego, vi si vedrebbe davanti una fila kilometrica dal mattino, perché disperati lì ci abbarbichiamo in questo continuo sgomitare e mostrare i muscoli che, non appena la meditazione o un’altra pratica sana e utile ci permette di cambiare posizione, appare subito così triste da innescare un’immensa tenerezza. Ecco, la parola Pace sa di tenerezza e Dio solo sa se ne abbiamo bisogno!

Commenti

  1. …. che cosa ci sta succedendo….. nulla è la vita dell’anno 2015, è la tecnologia che avanza, è la scienza che fa il suo percorso, è la corruzione che regna, il mal governo dei politici, la fame nel mondo, la pedofilia dei religiosi, ….è il marciume che regna dentro di noi ,,,,, ma il marciume del popolo, non può essere paragonato a quello dei potenti siano essi politici o religiosi , finchè non si “cura” il marciume dei “grandi” è difficile eradicarlo dal popolo perchè questo inevitabilmente procurerà sempre “malattia” “una guerra tra poveri” , rivolgiamo quindi queste riflessioni ai “potenti del mondo” politici e religiosi, stato e chiesa, Italia e Vaticano, ……. il marciume in quelle sedi c’è ed è a grandi dosi…… noi possiamo fare piccoli passi per la nostra liberazione interiore … ma non possiamo trasformare l’umanità se nei nostri governatori, sia stato che chiesa , non viene estirparto il marciume, il male .. il cambiamento deve iniziare da loro …da chi ha in mano il potere ….sia politici che religiosi ……

    vi abbraccio

    marina

  2. Gabriella dice:

    Grazie Isabella il mio risveglio si è nutrito delle tue parole che hai espresso con spontaneità e semplicità. È bello pensare che lavoriamo tutti insieme per darci pace e tanta tanta tenerezza! Ti abbraccio Gabriella

  3. Gabriella dice:

    Non avevo letto il tuo sfogo, Marina, che riflette certo una realtà, ma temo che se ci soffermiamo su questo il rischio è la paralisi che concedera’ ancora più spazio e potere a chi non vogliamo. Forse vale la pena di lavorare in silenzio migliorando noi stessi e dando sollievo a chi soffre. Forse il nostro potrà essere un buon esempio per i giovani e chissà anche per una classe politica di domani!
    Un caro saluto Gabriella

  4. Corrado dice:

    Ho letto con interesse questo tuo post Isabella, preciso nel dire e perciò capace di risvegliare in chi legge, in me questa mattina, pensieri che risvegliano da dentro…
    Grazie Corrado

  5. cara Isabella
    leggere il tuo post mi ha fatto fare un salto generazionale.
    Io non so quanti anni abbia tu ma io ne ho settanta, e delegare agli altri la mia vita non è il latte che mi ha crescita.
    Il sentimento di affidamento/delega lo riconosco in me come nostalgia, una nostalgia buona quella della mia bella infanzia accudita anche con amore, tenerezza, gioia e dedizione dai miei genitori.
    L’affidamento all’altro, ad un altro essere umano, è qualcosa cui torno a fare i conti OGGI in altro modo, visto che: gli anni, i malanni e le forze cambiano la mia prospettiva di vita.
    Quello che tu descrivi è reale ed anche molto più insidioso e pervicacemente sottile direi, come fosse il luogo all’interno del quale si catalizza la genesi della continua conflittualità che si situa proprio lì. tra: quale “diritto e quale giustizia” UMANE.

    Sollecitata dall’intervento di Marina, e dalla fatica patita e sofferta da parte di un mio nipotino, vorrei aggiungere che per quella che è la mia esperienza evolutiva nel lavoro dei gruppi sono giunta a questa conclusione: io sono al mondo per imparare ad amare, niente di più e niente di meno; solo questo dona un senso compiuto alla mia vita.

    E non lo affermo in modo teorico ma incarnato, solo un cuore “sprigionato” (come scrive il poeta Guzzi), può incarnare generango un cammino, talvolta può essere persino che non tocchi a lui pronunciare alcuna sillaba.

    Ciao, un abbraccio
    Rosella

  6. Isabella dice:

    Grazie a ciascuna di voi,
    come dice Gabriella ho tradotto nelle prime parole nate i primi moti interiori che il “Darsi Pace” mi ha suscitato.
    Poiché si tratta di emersioni spontanee, condotte e generate dai trascorsi personali, dalla storia specifica e da una conformazione interiore individuale, naturalmente non voleva avere alcuna pretesa oggettiva è stato solo quello che è “venuto su” istintivamente e che può essere più o meno condivisibile. Il mondo è bello perché è vario e trovo che la condivisione sia utile comunque, perché aiuta in ogni caso la delineazione della propria identità, per similitudine o per contrasto. Per questo ringrazio voi e la nostra felice diversità.
    Volendo usare un approccio più riflessivo, molto probabilmente le considerazioni sarebbero state altre, ma, tendendo un pò al logorroico, preferisco inviare dei flash dal mio mondo interiore, rimettendomi all’acume e alla pazienza per la ricostruzione complessiva del più complesso puzzle da cui vengono estratti.
    i*

  7. Che bel post, cara Isabella! Quanto risana questo argomentare, dove prima della logica dei torti e delle ragioni viene uno sguardo tenero, affettuoso…

    “…non appena la meditazione o un’altra pratica sana e utile ci permette di cambiare posizione, appare subito così triste da innescare un’immensa tenerezza. Ecco, la parola Pace sa di tenerezza e Dio solo sa se ne abbiamo bisogno!”

    Mi viene da collegarlo (ma non c’è niente da collegare, è tutto unito nella prospettiva sana…) a come ci esorta Julian Carron, “davanti al nostro decadere guardiamoci con un istante di tenerezza!”

    La tenerezza sperimentata, anche un soffio appena, è veramente l’entrata in un altro regno, un regno fatato. Il Regno.

  8. Giuseppina dice:

    Grazie, Isabella che ci annunci in modo inedito e vero la Forza della tenerezza.
    Per me la possibile concreta traduzione che ho sperimentato per Darmi/si Pace è lasciarmi amare, almeno per qualche attimo, con cuore disarmato, da me stessa, senza se e senza ma.
    Allora sperimento , come dice anche Marco C., che anche solo un soffio di tenerezza mi fa entrare nel Regno di Dio che è dentro di noi e vivere in consapevolezza il profondo ed unico bisogno di ognuno: quello di imparare ad amare per dare un senso compiuto alla Vita.
    Questo è l’annuncio che sperimento e che risuona dentro i gruppi D.P. che con un serio lavoro interiore risvegliano e amplificano la tenerezza.

  9. Isabella dice:

    Beh, Giuseppina e Marco, poter contattare stabilmente quella Tenerezza che ci abita, nella lucida consapevolezza di tutto ciò che c’è e che pure la Tenerezza stessa Accoglie e abbraccia disarmandolo, credo sia l’apice del cammino di ciascuno di noi. Questo ci auguro di vero Cuore

  10. la tenerezza lo sguardo che infonde tenerezza la mano che sfiora la guancia morbida come un petalo di rose ….dovebbe essere il cammino di chi fa parte del DP eppure ma non è così ……..c’è ci non ha mai dato nemmeno una carezza alla moglie….alle figlie.. .se non dietro sollecitamento……. eppure fa parte del DP …… fa un suo cammino ………ha un sua interiorità profonda ….. ma nella vita di tutti i giorni non infonde tenerezza……. calore…….comprensione ……. perchè?

    con affetto

    manuela

  11. Gabriella dice:

    Cara Manuela non so se anche tu stai sperimentando il percorso di Darsi Pace, ma potrai intuire che chi si accosta ai nostri gruppi è in ricerca di qualcosa e comunque ha bisogno di cure.
    Specie nei primi tempi il lavoro su se stessi è talmente forte che può indurre il praticante ad una specie di isolamento anche dagli affetti cari.
    È naturale che l’intento dei gruppi è portare poi la persona ad una liberazione e ad una trasformazione in ciò che noi chiamiamo “io messianico” capace di pura relazione in uno stato integro.
    Certo ci vuole tempo mi auguro che sarà così anche per la persona di cui parli.
    Sono comunque vicina al tuo sconforto
    Gabriella

  12. maria carla dice:

    Mi è piaciuto molto, cara Isabella, tutto il tuo argomentare sulla delega e sulla corrispondente paura a sciegliere, cercare, capire quello che ci sta succedendo…a me capitava spesso da bambina di essere considerata ‘inopportuna’ quando facevo domande banalissime rispetto a quello che mi veniva richiesto, oggi (ma siamo sempre lì…) una “rompiballe” che fa perdere tempo in inutili chiarimenti!
    Quel DARSI implica, come tu scrivi, coraggio e presa in carico personale…ma, possibile che stiamo qui a parlarne invece di dare per scontato che siano tra le qualità ‘di base’ che un essere umano- in quanto tale- dovrebbe ‘agire’?
    Nuova umanità vorrebbe dire a questo punto recupero di un’ umanità perduta, rubata alla sua dimensione più autentica (quella in relazione al suo Principio) e perciò fagocitata a morte da ciò che Vita non è!
    Concordo più che mai sulla necessità -“one by one” (come dice Marco G.) di insorgere e di riprendere a vivere davvero!
    mcarla

  13. cara Isabella
    il tuo stile è piacevolissimo, acuto, sottile e ti connota come artista al femminile.

    Io sono una popolana e quel che mi ha sempre intrigato, sin dall’inizio è: ma come si accoglie un dono? ( all’interno di una multiclasse/ multiculturale).

    La risposta che risuona forte e chiara in me è: lasciando che accada.

    Un abbraccio
    Rosella

  14. In questo periodo, la parola “Pace”, mi irrita, mi disturba, la trovo non veritiera/possibile!
    Non la trovo da nessuna parte: nè in me, nè fuori/intorno a me! E più la desidero, più non riesco a trovarla/vivere!
    Condivido pienamente ciò che dice Gabriella in risposta a Manuela. Anch’io ho fatto la stessa considerazione rispetto all’effetto del lavoro relativamente alla precisa fase “storica” che attraversiamo. Questo mi ha dato sollievo e mi ha messo meglio in contatto con la Fede/Fiducia/Affidamento totale a Quell’Energia di Vita e di Amore Che, contemporaneamente, E’ in me e Che sicuramente, prima o poi, mi darà Pace (in me e quindi verso gli altri)!
    Grazie Isabella per avermi permesso di esprimere ciò! Maria Rosaria

  15. Isabella dice:

    cara Maria Carla “inopportuna”,
    ti parla una definita “anomala” dai tempi dell’asilo..
    recupero di un’umanità smarrita, lasciata da qualche parte come le chiavi della macchina quando rimesti nella borsa quando sei di fretta e ti viene da chiederti dove accidenti mai tu le abbia lasciate..
    dici bene che, strappata dall’innesto, la relazione al suo Principio, il non-Principio, la Fine la inghiotte,
    ed è la Vita in te che insorge reclamando per te di vivere davvero ed è bello che tu la lasci fare

    cara Rossella, intanto ricambio l’abbraccio,
    ma mi scappa anche questa e te la dico..
    come si accoglie un dono? forse, con un sorriso.
    Perciò te ne lancio uno e tu sai perché.

    dulcis in fundo l’Anonymous, che tanto anonimo non è, Maria Rosaria.
    Leggendoti è così simpatico, empatico, vederla sbucare proprio dalle tue parole quella Pace di cui parli.
    Sembra quasi giochiate a nascondino, ma non voglio aumentare la tua irritazione e tento di spiegarmi.
    Proprio in quel tuo cercarla, desiderarla, proprio nella tua pungente e dolente ricerca, proprio nell’insofferenza appare.
    Fa capolino in te, attraverso di te e da fuori appare, non scherzo.
    Credo ti stia già dando se stessa, Pace, proprio in quell’intorcinamento di budella che ti viene alla sua assenza.
    Bello vedere una donna incinta, Maria..

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