Libertà riconquistata

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Trovo bella la vita e mi sento libera” scrive Etty Hillesum nel suo Diario alla vigilia della sua deportazione in un campo di concentramento.

L’espressione “mancanza di libertà” fa venire in mente nell’immediatezza regimi autoritari, prigionie fisiche, impossibilità di esprimersi, e cose simili; ma raramente si pensa alla mancanza di libertà da se stessi. Si, perché spesso siamo proprio noi a renderci prigionieri delle nostre paure, dei nostri rancori, delle nostre fissazioni.

Rosseau affermava: «L’uomo è nato libero eppure giace ovunque in catene», niente di più vero!

Frequentando i gruppi “Darsi pace” (Gruppi di liberazione interiore) ho imparato a riconquistare un po’ della mia “libertà”, quella di essere me stessa senza costrizioni mentali, senza i tanti condizionamenti che mi ero costruita col crescere, dovuti a continui sensi di colpa, al terrore del giudizio altrui, o ancor più del giudizio di Dio.

Mi ritrovavo spesso ad agire come una marionetta, non come volevo o come pensavo fosse giusto, ma in modo da poter piacere agli altri pur di essere comunque accettata.

Nel manuale “Darsi pace “ (M. Guzzi a pag. 19) è ben descritta tale condizione in cui molte persone si trovano senza rendersene conto: “Si dilata in noi il divario tra ciò che sentiamo, ciò che pensiamo, ciò che diciamo e ciò che facciamo”.

Lavorando nel percorso, non senza fatica, mi sono riappropriata un po’ della libertà di sentire le mie vere emozioni, le mie necessità, ma soprattutto ho cominciato a sfatare tante “errate convinzioni”…: se Dio è amore incondizionato, non può volere la mia sofferenza ma la mia felicità, così ho ricreato il mio rapporto con lui, più autentico e più filiale; se agisco liberamente, in coerenza con le mie convinzioni, ma questo può non compiacere il mio diretto superiore, non succede niente…non muoio!

Non so come spiegare, ma spesso in alcune situazioni che prima mi sollecitavano oppressione e disagio, ora sorrido e dico a me stessa: “Tranquilla sei libera di decidere”!

Nella affermazione di Gesù rivolto a Pietro “…quindi i figli sono liberi” (Mt 17,26), è racchiuso il messaggio che Egli consegna a tutti i popoli e cioè la piena consapevolezza della libertà dell’uomo, non certo intesa come contrapposizione ad altri o come privilegio, ma come disponibilità che rende liberi non solo noi stessi ma anche chi ci è accanto.

Si rende più che mai opportuna la “necessità di dare vita ad una spiritualità dell’autentica liberazione, che dica con chiarezza e faccia sperimentare che solo un cuore pacificato nell’amore e alimentato dalla gioia può compiere il bene” (Darsi pace – M. Guzzi pag. 17).

Commenti

  1. Maria Letizia dice:

    Carissima Gabriella, ti ringrazio per aver voluto condividere la tua esperienza nei gruppi “Darsi pace”. Non so a quale anno del percorso tu ti trovi, ma io che ho appena terminato la prima annualità e sono quindi ancora all’inizio di questo entusiasmante cammino, sono rimasta colpita dalle tue parole: “ho imparato a riconquistare un po’ della mia libertà, quella di essere me stessa senza costrizioni mentali, senza i tanti condizionamenti che mi ero costruita col crescere, dovuti a continui sensi di colpa, al terrore del giudizio altrui, o ancor più del giudizio di Dio”. Mi ritrovo pienamente in questa situazione problematica che purtroppo non ho ancora imparato a superare e, leggendo il tuo scritto, mi sento incoraggiata a continuare questo percorso che, come tu dici, ci riserva momenti in cui sperimentiamo un anticipo di libertà, ad esempio nella pratica meditativa, ma ci richiede anche di lavorare molto su noi stessi, sulla nostra interiorità.
    Mi sento attratta anche dalla possibilità di riscoprire la mia scelta di fede in una dimensione di maggiore libertà e creatività, una fede più autentica, libera da inutili paure e sensi di colpa, che mi faccia sperimentare, come dici tu, nella citazione, “un cuore pacificato nell’amore”. Grazie e auguri per la prosecuzione del tuo cammino!
    Maria Letizia

  2. paolo f dice:

    “Debbo occuparmi di me stessa”. Così scriveva Etty nel suo diario. Mi è di grande monito questo suo occuparsi senza pre-occuparsi; questo suo non permettere a nulla e a nessuno di contaminare la sua anima. Ma soprattutto, questa sua adesione al reale fino a farsene crocifiggere…Io in questa fase della mia vita ho paura di impazzire. O meglio , paura di impazzire da una parte e richiamo della pazzia dall’altra. Anche la pazzia (quella patologica), ha il suo forte richiamo quando diventa un bypass per non aderire al realtà in tutta la sua complessità !!! Sono a chiedere a voi tutti una preghiera. ciao paolo

  3. Anonimo dice:

    Caro Paolo, lo stato d’animo che descrivi penso che sia molto comune, e questo è già un primo, positivo, punto di partenza. Di che cosa hai paura quando hai paura di impazzire? Se proviamo a scendere più a fondo, emergono aree di noi stessi tutt’altro che folli o irragionevoli. Possiamo avere paura per esempio di perdere noi stessi, di non avere più rapporti sani con gli altri, di perdere la nostra stessa integrità. In quella paura reale e profonda, in questa preghiera che è la nostra stessa vita, possiamo però ritrovare una sorgente autentica, una nuova risposta, riposta sotto tutti i cumuli di pietra delle costruzioni del passato, come dice Gabriella.
    Il lavoro quindi è sempre benefico, perché da un lato ci riporta alla consapevolezza, e dall’altro ci rende liberi per un salto di crescita in una nuova riformulazione, sempre linguistica, di noi stessi. Da qui nasce una nuova condivisione e una nuova armonia anche con gli altri.

    Un abbraccio
    Francesco

  4. GABRIELLA dice:

    Cara Maria Letizia frequento Darsi Pace da tanti anni. Io e mio marito abbiamo avuto la fortuna di conoscere Marco G. e Paola e di iniziare insieme a loro questa bellissima esperienza di vita che ci ha davvero cambiato.
    Talmente ha significato per me questo cammino spirituale che, quattro anni fa, decisi di aderire all’invito di Marco di frequentare il corso formatori, ciò con l’intento di trasmettere quanto di prezioso avevo ricevuto.
    Attualmente accompagno come tutor il gruppo del secondo anno che nel mese di ottobre passerà al terzo.

    La riflessione che ho scritto sulla libertà è dettata dal profondo, ciò non significa che anch’io non abbia, talvolta, momenti di dubbio o smarrimento, è normale, ma ho imparato nel tempo a riconoscere i pensieri distorti e a difendermi da essi con gli strumenti giusti. Buon proseguimento quindi con affetto.

    Vorrei consolare Paolo, perchè anch’io ho trascorso una fase di depressione nella mia vita con la forte paura di impazzire e mi colpì molto un video di anni fa in cui Marco G. presentava l’idea del suo lavoro di Darsi Pace dopo aver sentito troppe volte dalle persone esprimere quella stessa paura.

    Ma come si può vivere nell’ordinario senza impazzire?

    Ci vuole tempo certo, ma sono convinta che non vi siano alternative se non iniziare un cammino di ricerca, un lavoro “sempre benefico”, come dice Francesco, per apprezzare e godere di questa grande opportunità che è la vita, un vero dono a cui purtroppo non viene dato più valore.
    Vi abbraccio Gabriella

  5. Barbara dice:

    Ciao Gabriella, nel percorso anch’io sono giunta al punto che in alcune situazioni mi è necessario che mi ricordi di quel “Tranquilla sei libera di decidere”! e … non ultimo: “non succede niente … non muoio!” ed è vero anche per me che è altamente auto-liberatorio quanto semplice.

    Mi sento di dire qui una cosa, per le parole di Paolo riguardo la “ paura di impazzire … e richiamo alla pazzia …”

    Ho passato gli ultimi anni, parecchi, in cui in alcuni istanti ho sentito che se avessi scelto di lasciarmi andare ad essa, la pazzia cioè, forse … sarebbe accaduto. Alcuni attimi in cui il limite tra ragione e pazzia era sorpassato e sono subito con mezzo passo oltre il confine massimo, già nel campo della pazzia ma posso mantenere l’equilibrio sull’altro piede quel tanto che basta a spostare il corpo e rimanere più stabile che posso nel campo della ragione.

    Da tanto tempo questa chiara sensazione. A volte grave, a volte meno. A volte un istante, a volte un istante talmente pericoloso perchè sembra non finisca mai. Rimango in equilibrio su quell’unico piede che mi sostiene, in modo robusto sul territorio della ragione. Così almeno mi pare.

    Ho provato più volte a considerare cosa possa accadere in quegli attimi, perché.

    Non ho trovato, chiaramente, risposte. Solo altrettante sensazioni. Quella per esempio che in quegli attimi sembra forse accada qualcosa che assomiglia ad un “reset” … potrebbe … ?!? … la paura in quegli attimi l’ho vissuta, la vivo, in modo folle, è così tanta la paura d’impazzire che essa stessa si aggiunge alla sensazione terribile e paurosa di sentire all’interno di me uno spazio enorme ed allo stesso tempo pieno e pieno di caos, “un tutto e un niente” e allo stesso tempo sentirmi come sospesa ad un’altezza da capogiro.
    … …
    Un salutone a tutti, grazie 🙂 ciao
    Barbara

  6. Giovanna dice:

    Carissimo Paolo, grazie per aver condiviso uno stato d’animo che serpeggia nel cuore di tanti. La pazzia oggi la respiriamo nell’aria, e le esplosioni di follia omicida che la cronaca ogni giorno registra (e che i mass media amplificano) rendono visibile il livello di follia raggiunto oggi dall’umanità e l’urgenza di un salto di coscienza. Non ci sono altre vie d’uscita. Siamo alla stretta finale che richiede una decisione/recisione forte. So quanto lavoro hai fatto e stai facendo su te stesso. Abbi fiducia, non sei solo, procediamo in cordata, e ci sosteniamo reciprocamente con la preghiera in questo passaggio epocale, confidando nella Luce Gentile che illumina la notte oscura.
    Ti abbraccio con affetto e ti assicuro la mia preghiera. Giovanna

  7. Anonimo dice:

    Si impazzisce quando ci si disconnette con gli altri e con la propria fonte.
    Io penso che se Paolo vuoi parlare io ed altri ci saremo per connetterci

  8. luigi

  9. Giuseppina Nieddu dice:

    “Non so come spiegare, ma spesso in alcune situazioni che prima mi sollecitavano oppressione e disagio, ora sorrido e dico a me stessa: “Tranquilla sei libera di decidere”!!
    Che bella questa condivisione di un lungo percorso di liberazione interiore che illumina il punto di partenza e le dinamiche umane nelle quali, grazie al lavoro di consapevolezza possiamo ritrovarci tutti e vivere anche la paura della follia. Non so se arriveremo con Erasmo da Rotterdam a farne l’elogio. So che senza un pò di follia non potremo mai trovare il coraggio di rompere i nostri automatismi che ci inchiodano rendendoci tristi. Anche Gesù Cristo fu preso per pazzo dai suoi… personalmente so di essere un po’ folle e dopo che ho scritto e canticchiato dei versi a proposito, sono diventata un po’ capace di sorriderne …
    Mi fa piacere condividerli e magari chissà anche voi aggiungerete qualche strofa per farne una preghiera-canto collettivo… in più lingue.

    Sono folle e me ne infischio,
    me ne infischio dei dispiaceri
    me ne infischio dei piaceri
    della ricerca del tempo perduto
    della ricerca del tempo libero.
    E’ vero il blu diventa nero
    e il nero diventa blu,
    ogni sera, ogni mattina.
    Me ne infischio dei dispiaceri
    me ne infischio dei piaceri
    li dono al mare, mi dono al mare
    che mi abbraccia come una madre
    come un bimbo m’abbandono,
    all’oceano mi dono.
    Come palla dondolo
    giro in tondo tutto in torno
    tutto diventa gioco
    tutto gira come il mondo
    come il gioco di ogni bimbo
    tutto tondo come il mondo.
    Forse sono proprio folle
    perché è folle essere bambino.

    ME NE INFISCHIO
    JE M’EN FICHE

    je m’en fiche des chagrins
    Je m’en fiche je suis fou
    je m’en fiche des plaisirs
    de la recherche du temps perdu
    de la recherche des loisirs
    je sais que c’est vrai
    que le noir devient bleu
    et le bleu devient noir
    chaque matin, chaque soir.
    Je m’en fiche des chagrins
    je m’en fiche des plaisirs
    je les donne à la mer
    je me donne à la mer
    elle m’embrasse comme une mère
    à elle je m’abandonne
    comme un enfant qui se donne
    je me plonge dans l’océan.
    Avec ma balle je balance
    pour danser une nouvelle danse
    je tourne tout au rond
    tout se retourne en jeu
    tout tourne comme le monde
    comme le jeu de tout enfant
    dans le monde tout entier
    je suis peut-etre folle
    car c’est fou d’etre enfant.

    Grazissime Gabriella , Letizia, Paolo, Francesco, Barbara.Un abbraccio e un augurio di liberazione sempre riconquistata. Giuseppina

  10. paolo f dice:

    Questa vita è davvero un mistero grande, lo sono io a me stesso; lo sono gli altri per me. Forse ho bisogno di calarmi ogni giorno nella complessità della vita da questa prospettiva. Dandomi quindi maggiore fiducia e più respiro e un po’ più di tenerezza. E senza ingigantire e drammatizzare troppo i fatti che molto spesso non ci sono amici. Questa sera mi sono alzato dalla sedia con il desiderio di inserire ogni realtà, anche la più drammatica, nel mosaico del mondo. I periodi di maggiore stress sono un banco di prova importante; non c’è meditazione che tenga e che allevi questo stato di dolore/oppressione/disperazione/impotenza. Non ne sono ancora capace. E mi dispiace davvero per tutte le persone che ferisco quando mi trovo in questo stato. Eppure sento che qualcosa di inedito sta già avvenendo. La capacità di stare lì, fermo e stabile per una mezzoretta, e ospitare un po’ questa oppressione/disperazione/impotenza senza fuggire e cercare palliativi e mezzucci vari. Sentire, seppur a tratti e debolmente, il riverbero di questa mezzoretta che ritorna durante la giornata. Cosa impensabile fino a qualche anno fa. Buona notte e grazie paolo

  11. anche io spero di riuscire ad esserci sempre più integralmente in quella pratica che Paolo descrive, buona notte

  12. Giuliana dice:

    Da poco riconosco la disperazione mescolata alla rabbia che mi abita, vivo questa scoperta come piccolo passo di liberazione, ulteriore dono per conoscermi, per comprendere il mistero che sono e il Mistero in cui sono.

    Procedere nella conoscenza del Mistero richiede di accogliere quel “quid in me che non deriva da alcun fattore della fenomenologia sperimentabile, perché non dipende, non deriva dalla biologia di mio padre e di mia madre; esso è diretta dipendenza dall’ infinito, da ciò che fa tutto il mondo. (…) Ecco il paradosso: la libertà è dipendenza da Dio.
    L’uomo- l’uomo concreto, io, tu, – non c’era, ora c’è, domani non sarà più: dunque dipende. O dipende dal flusso dei suoi antecedenti materiali, ed è schiavo del potere; o dipende da Ciò che sta all’ origine del flusso delle cose, oltre esse, cioè da Dio.”
    (L. Giussani, Il senso religioso, pag.125)

    Riconoscendo, sostando e attraversando i moti del cuore ferito e scisso possiamo aprirci all’ infinito che fa tutto il mondo in cui ci sentiamo davvero liberi e ritornare più autentici nella relazione con noi stessi e con gli altri.

    La presunzione di fare in proprio, che si insinua sottilmente in me anche quando dico di affidarmi a Dio, mi riporta la follia e la menzogna dell’Io che vuole essere se stesso restando separato dalla sorgente, in uno stato di malessere e di dolore insostenibile.

    E’ sempre più urgente ritornare a noi stessi, nelle profondità interiori, la meditazione e la preghiera sono grandi aiuti per fare la nostra parte che è quella di dissodare il terreno, preparare la strada, unificare il cuore, aprire la porta e scoprire quel Dio che desidera nascere in noi, in ogni uomo “egli sta davanti alla porta del cuore e resta lì e aspetta ansiosamente…aspetta con più impazienza di te. Egli aspira a te mille volte più ardentemente di quanto tu aspiri a lui.” (Eckhart)

    Grazie Gabriella, Maria Letizia, Paolo, Francesco, Barbara, Giovanna, Luigi, Giuseppina, grazie a tutti i compagni di viaggio che con coraggio condividono la fatica della ricerca nel cammino verso la Via che ci rende liberi e perciò felici.

    Un grande abbraccio, giuliana

  13. Caro Paolo,

    conosco assai bene la sofferenza, anche e soprattutto psicologica, per preferire di astenermi dall’intervenire con frasette di circostanza, tanto facili a dirsi per chi le dice, tanto vergognosamente “incapaci” di cambiare la situazione. Eppure quanto scrivi mi colpisce nel profondo perché questo dell’impotenza, o meglio dell’accettazione dell’impotenza… che è una cosa estremamente “attiva”…

    ” La capacità di stare lì, fermo e stabile per una mezzoretta, e ospitare un po’ questa oppressione/disperazione/impotenza senza fuggire e cercare palliativi e mezzucci vari. ”

    è un tema profondissimo, trattato in maniera mirabile da Marco Guzzi a Santa Marinella (indegnamente resocontato dal sottoscritto, in questo stesso sito) e che – oso dire – la giusta eccitazione per Trevi ci fa forse correre il rischio di obliare, almeno al momento.

    E’ strano. Nei miei momenti più “bui” psicologicamente, il sollievo della “resa” alla situazione, per quanto parziale e imperfetta, mi ha sempre regalato una luce strana, insperata, misteriosa. In questo ho letto l’invito di Marco G. ad accogliere prima di tutto quello che viene, prima ancora di trovare strategie, come una liberazione profonda.

    Un abbraccio,

    Marco

  14. GABRIELLA dice:

    Carissimi, grazie per i bellissimi contributi, e per aver trovato in questo luogo un contesto dove condividere la vostra sofferenza e supportare quella degli altri.
    Io trovo questo già un miracolo!
    Riflettevo su quanto ha espresso Barbara quando dice di sentirsi in equilibrio su un piede solo! Durante le lezioni di yoga gli esercizi sull’equilibrio mi infastidivano non poco, ma con il tempo ho fatto progressi mi sono resa conto che è solo questione di come vedi la cosa. Se penso che non ce la posso fare e sono presa dalla paura di cadere…cado; in quei rari momenti in cui credo, mi rilasso, mi concentro sul respiro e sorrido, rimango nella posizione.
    Così è il modo di vedere la vita e Paolo lo ha espresso in modo chiaro…..se vogliamo, possiamo cambiare prospettiva, ma per far questo abbiamo bisogno anche di affidarci, di accogliere ciò che viene, come ricorda Marco C., e di abbandonarci alla preghiera. A tale proposito ringrazio Giuliana perché ha ricordato quella bellissima frase di Meister Eckart del Dio ansioso e impaziente. Quanto lo facciamo attendere!

    Vi saluto cari ricordandovi che un pizzico di follia serve per cambiare rotta, perché lo sapete che tutto va controcorrente quando cerchi di “rinascere” e allora sorridiamo rileggendo i versi di Giuseppina davvero troppo folli e veri!
    Gabriella

  15. Rosanna dice:

    La libertà da sè stessi è quella che anch’io ho imparato a comprendere e pian piano ritrovare in me stessa durante questi anni di ricerca e cammino in darsi pace. Prima l’ho sempre cercata fuori creandomi nemici, ostacoli , barriere contro cui lottare, nelle persone e nelle cose, senza capire che la prigione… era dentro.

    Oggi ogni azione ha bisogno di discernimento, di affidamento profondo, per trovare l’integrità che mi permette di vivere con la pace nel cuore,.
    In Lui ho ritrovato la libertà di scoprire ogni giorno chi sono per poi lasciare andare….e ricominciare.
    Grazie a Gabriella e a tutti i compagni di viaggio. Rosanna

  16. Gabriella dice:

    Grazie a te Rosanna ti abbraccio

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