Percorsi di liber/Azione

Ci pensavo anche questa volta. Descrivere un Intensivo, descrivere un’esperienza come questa, è sempre una sfida. È sempre un obiettivo mancato in partenza. Felicemente mancato, potremmo dire. Sono sempre troppe le cose lasciate fuori, troppe. Eppure mi consolo, saranno sempre troppe. C’è qualcosa che non può dirsi a parole. Essenzialmente, un percorso esperienziale – intrinsecamente iniziatico – non si può dire a parole. Si corre il rischio, appunto, di dare l’illusione di comprendere una cosa, appena leggendo. Di farla propria attraverso lo studio, asettico, distaccato. Che è un pericoloso fraintendimento.

Perché le parole cadono, qui più che altrove? Perché un intensivo ha una sua specifica natura. Per me, fin dal primo a cui ho partecipato, ha la natura specifica di avvenimento. Qualcosa in cui magari arrivi pensando di giocartela da spettatore e invece – da subito – ti trovi immerso, la vivi da protagonista. Esattamente come gli altri. Sei in qualcosa di morbido, in cui interagisci continuamente.

Non saprei spiegare in altro modo, se non percorrendo (e ripercorrendo) con rinnovato stupore questa felice indicibilità. Non saprei dire perché questo percorso di liber/Azione – per riprendere il titolo dell’intensivo – non avviene semplicemente assistendo a qualcosa, ma partecipandovi. Perché la rete di amicizie e di incontri, di dialoghi, in cui cadi dentro, gioca da subito a sfiancare ogni tua pretesa (egoica?) di controllare il gioco, magari di tenerti “saggiamente” ai margini.

No, nessuna saggezza sterile vince l’abbondanza, la felice abbondanza. Ne parlavo con qualcuno, a Trevi. Chi ha fatto l’Universo ci ha insegnato l’abbondanza. Miliardi di miliardi di stelle, di galassie, innumerevoli sistemi planetari (e non per caso, la cosmologia è stata ripresa da Marco, in vari punti delle lezioni). Non viviamo in un cosmo di felice abbondanza, di sapiente spreco? E mi dico, tu vorresti fare gioco di sponda, metterti a margine? Ma come fai, senza violentarti, senza violare le leggi dell’universo?

Per di più, negli incontri di questi tre giorni, quello che dice Marco Guzzi si salda con quello che vivi, e negli stessi esatti momenti. E si propone alla tua coscienza come un flusso ininterrotto e benefico. Un’occasione privilegiata dove con più consapevolezza sei messo davanti alla grande scelta: dare un significato alla tua vita, percorrerne e viverne un significato e dunque – intimamente –gioirne, oppure trascorrerla nella sterile distrazione.

Lo sai. Già vedere che la scelta esiste – è concreta – è una gioia. Poi tutto avviene gradualmente, per carità:

Sopportare la gradualità dei processi, questa è la pazienza e la gentilezza. L’ego vuole tutto e subito, noi non crediamo in niente che non sia graduale. Oggi una più libera azione è possibile e necessaria. È una grande lotta, interiore ma anche esterna. C’è bisogno di un cuore e di una visione:

È stato questo l’esordio di venerdì sera, che ha predisposto subito le coordinate dell’intensivo, definendo uno spazio, uno spazio morbido e accogliente. Già mi sento a casa, con questo accenno iniziale alla gradualità. Sì, sono a casa.

Continua Marco:

Se non siamo occupati sul cuore dalla mattina alla sera cadiamo nell’ideologia buonista. Il buddismo ci dice che non puoi avere una compassione vera per gli altri senza una mente purificata.

Di fatto, il percorso che ci ha fatto fare Marco in questi tre giorni è stato trapuntato di accenni ed estrapolazioni dalla consapevolezza buddista (come l’accenno alla Nibbidà, uno stato di stanchezza promettente e nuova). Sempre però in questa chiave consapevole e matura, per la quale non ci sono veri ostacoli e separazioni, ma tutto si integra dolcemente e piacevolmente nel nostro percorso: tutto trova una eco ed una corrispondenza nell’esperienza spirituale a cui apparteniamo, per geografia e per storia, ovvero quella cristiana.

La liber/Azione corre sempre sul filo di un doppio registro, una liberazione personale ed una strategia politica, secondo questa feconda connessione, per cui una non può mai darsi senza l’altra. Stando qui, ascoltando, capisci che questi due ambiti – il personale ed il politico – non sono che due aspetti della stessa cosa. Ad alta energia tutto si unisce, e qui si è facilitati ad elevare la frequenza, a stare su un pensiero sano, energetico. E questo pensiero unisce, sempre. Non divide mai. Unisce.

Il percorso che ha esposto Marco è pienissimo di agganci e sfaccettature. Come il suo libro più recente, Fede e rivoluzione, si è mosso su un registro polifonico, ricco di accenni e spunti per approfondire in tantissime direzioni. Un registro che aderisce perfettamente ai miei recettori, e sospetto che lo faccia con quelli di chiunque, perché è capace di parlare ad ognuno, singolarmente: non è rigido, univoco, perentorio, ma fibrillante di possibilità. Sono per te, queste parole che senti. Espressamente, sono per te.

Ma voglio prendere ancora dai miei appunti, come semi sui quali lavorare, ancora e ancora. Imperfetti, ma preziosi. Come unguenti per la mia ferita. Per questa mia misteriosa ma fortissima esigenza di essere sempre consolato. Qui sì, qui sì che le parole aiutano, danno un indirizzo, una strada. Leniscono. Curano:

In certi casi, bisogna accettare che non siamo in grado di superare un limite. Dove quello che sento vero è che “è colpa mia”. Il mio passaggio allora è “accetto questa mia impotenza, accetto di avere questo limite”. Bisogna avere un punto di accettazione. Questo sentirsi sempre in colpa di qualcosa di te che non accetti produce un circolo vizioso, che ti blocca. Se non mi accetto, se non accolgo questo mio limite con relativa serenità, se mi colpevolizzo, cosa accade? Sto contattando l’antica ferita. Come mi difendevo da bambino? Cosa ha portato questo senso continuo di inadeguatezza? () Dobbiamo trovare un punto di rottura, è una questione energetica.

E non è solo questo. È altro, immensamente altro. È l’umanità delle persone che incontri, che vedi, che tocchi. Tocchi con le dita l’umanità di chi ti sta accanto, magari (apparentemente) per caso. Chi ti saluta. Chi ti ringrazia per un post. Chi ti confida un suo cruccio (e ti domandi, ma chi sono io per meritare una confidenza così?), chi ti sorride appena, con un sorriso vero però. Quasi mai accade di mettere le dita dentro l’umanità degli altri così come nell’intensivo, quasi mai. In maniera profonda e rispettosa insieme (felice apparente contraddizione, anche questa).

È questo, e immensamente altro. È tornare a casa sentendo che la tua ferita esiste, è innegabile. C’è. Per questo sei qui. Per questo sei in Darsi Pace, mica per l’estro di una astratta curiosità culturale. Per la ferita. Ma c’è chi se ne prende cura, chi non se ne scandalizza. C’è un percorso per curarla, per amarla, perfino, per amarla fino a che non si cura, e anche per quella parte che resiste alla cura, c’è questa cura quasi ultraterrena, ultraterrena e bellissima di comprensione, di accettazione ed amore.

È tornare a casa sentendo misteriosamente una cosa che è – davvero – la più strana di tutte. Che la tua ferita esiste per un motivo, tu certo non la vorresti ma esiste per un motivo. Tutto è perché una gioia si manifesti. Un ordine profondo abbia spazio, tempo e spazio, nel cosmo. Lo scrivo e quasi non lo capisco, non capisco le mie stesse parole, mentre le scrivo – ma le sento.

Sei partito magari pensando “devo togliermi questa spina”, “devo risolvere questo problema”. E ritorni con una prospettiva molto più grande. Grato che tutto avviene dentro te stesso esattamente come sei. Quello che avviene: una sequela di meraviglie, una trama di incontri. A te è chiesto solo quello, di starci.

Starci. Grato per quel percorso dove ritorni a contemplare quello che prima avevi creduto impossibile, ritorni ad avvertire quel profumo di bella novità nella tua vita. Sgorgato proprio in mezzo alla tua sofferenza, alla tua fragilità. Che – lo capisci – potrebbe iniziare a farti perfino compagnia. Davvero.

Comments

  1. Grazie Marco! Sei stato molto bravo a descrivere l’intensivo. Non saprei cosa aggiungere, se non ricordare tre cose che tu hai scritto e che ho sentito anch’io. I sorrisi appena accennati ma veri, mi ci sono rivista, perché nonostante l’età, sono sempre un po timida. Mettere le dita dentro l’umanità degli altri…si..mi sono rivista anche sul video mentre seduta davanti alla piscina, condividevamo le NS ferite, con persone sconosciute, facile. .ma anche con le persone che conosci, che è molto più difficile…in NS cuori a nudo. Ciao Luciana.

  2. Grazie Luciana per il tuo commento!

    Mi colpisce molto, perché anche io ho avuto un episodio proprio a bordo piscina, dove mi sono trovato in una inaspettata condivisione di ferite con una persona che conoscevo, fino ad allora, soltanto superficialmente. Lì per lì ho archiviato la cosa, poi però più ci pensavo più mi colpiva.

    E mi colpiva con stupore, come di cosa preziosa e fragile insieme.

    Ho capito che questa “condivisione spontanea” non avviene per caso, è una cosa delicata che avviene se l’ambiente intorno è parimenti delicato e non giudicante. Da questi episodi, insomma, si trae molto sul clima dell’intensivo. Dove si è veramente accolti come si è, esattamente come si è. E questo è una meraviglia, una vera meraviglia.

    Ciao,
    Marco

  3. Elisabetta Galli says:

    Grazie infinite Marco,leggendoti sento che mi fa bene! Volevo partecipare ( almeno per un po’) all’intensivo a Trevi,ma non ci sono riuscita. Sono molto sensibile e il frastuono mi da fastidio,ho paura della gente e quindi mi sono bloccata.Pensa che abito vicino a Trevi e’ incredibile! Cerco di accettare questo mio limite con la speranza che forse un giorno riusciro’ a superarlo. Per ora leggo e ascolto i video di Darsi Pace e ho frequentato la seconda annualita’ per via telematica e’ gia’ qualcosa, quello che vorrei e’ sentirmi a casa. Grazie di nuovo per quello che hai scritto e per come lo hai scritto. Un caro saluto. Elisabetta.

  4. Cara Elisabetta,

    grazie per la sincerità del tuo intervento., e per le gentili parole che regali al mio tentativo… di dire “ciò che non può dirsi a parole”. Vorrei dirti, non ti colpevolizzare, non stare al gioco del grande Accusatore, non vale la pena!

    Dal lato positivo, invece vedrai che bellezza poter vedere i video degli interventi, sono certo che potrai verificare che ricchezza c’è nell’Intensivo. E poi… Questo senso di trovarsi a casa, come lo capisco! Io ho una sensibilità quasi esasperata (vabbè, diciamo sottile) su questo. E credimi questa è un’occasione per sentirsi a casa, davvero.

    Un abbraccio,
    Marco

  5. Marco Turianelli says:

    Molto bello quello che hai scritto Marco. Fra le tante cose mi è venuto in mente Darsi Pace, parafrasando qualcosa
    che ho letto da qualche parte, come una comunità di cristiani che si amano, si vogliono bene, e che possono essere di esempio per gli altri. Forse esagero, ma forse non tanto, perché il cuore a Trevi era finalmente pensante e dialogante.

  6. Carlo Gigliotti says:

    Un saluto a Marco , non abbiamo avuto occasione di conoscerci a Trevi , un esperienza che mi sembra ci abbia entusiasmato e toccato il cuore. Oggi ripensandoci (fatico a tornare da Trevi a Fiumicino) ho percepito come la sensazione di aver fatto insieme a tutti voi, una piccolissima esperienza, un piccolissimo accenno, di come potrebbe essere la nuova umanità. Un umanità un po’ più accogliente, un po’ meno giudicante e quindi un po’ meno impaurita , un po’ più libera, quindi vera. Siamo stati noi , tutti insieme, un piccolissimo accenno di nuova umanità. Un abbraccio

  7. Marco, Carlo,

    grazie per le vostre parole. Veramente leggo dai commenti e imparo da ognuno di essi. Marco, forse non esageri. Come dice Carlo, un accenno di nuova umanità. Come diceva Calvino, “Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone.” Mi pare che l’opposizione sia al non-senso e alla durezza del cuore, ovvero al cuore non lavorato (tanto “credente” quanto agnostico), così che finalmente… si respira.

    Si respira, ed è uno spettacolo. E’ bello, respirare.

    Un abbraccio.

  8. giancarlo salvoldi says:

    E’ vero, caro Castellani, le parole sentite all’intensivo “sono per te, espressamente per te”. Sempre mi abbevero alla loro abbondanza, ma mai come questa volta ho sperimentato che quelle parole hanno trasportato verso la piena pacificazione il mio cuore agitato: mi hanno distaccato dai miei pensieri e mi hanno portato verso l’incondizionato.
    L’ho sentito che dentro il mio cuore c’era un altro cuore che crea.
    L’esperienza che Castellani descrive mi dice che probabilmente le parole di Marco sono planate sulle menti e sui cuori di ogni singolo con modalità pentecostale, ognuno le ha sentite “nella propria lingua”, perchè:
    ” tutto ciò che nasce dallo Spirito è Spirito”.
    Hai ben sottolineato la verità della connessione tra liberazione personale e politica: quando nella meditazione superiamo lo stato egoico e passiamo sulle frequenze elevate, capiamo, e se ne fa esperienza, che ad alta energia tutto si unisce. Dobbiamo tenerlo presente che il pensiero sorvegliato, in un cuore dilatato, è energetico e non divide mai.
    Sarà utile questa riflessione quando decollerà il gruppo di creatività giuridico-economico-politico.
    Grazie a tutti i 200 presenti per l’immersione consentita, e a te Marco la cui riflessione è stata la mia meditazione di questa mattina, un abbraccio GianCarlo

  9. Queste esperienze sono sempre molto incoraggianti, fanno assaporare “come potrebbe essere” se abbassassimo un po’ le difese. Non ero a Trevi, ma ricordo quando in passato ero riuscita ad andare a Santa Marinella e ad Albino. In fondo, dato il clima “intensivo” appunto, dove tutti sono lì ad intenzione unificata, è piuttosto facile provare certe emozioni. Il difficile è trasportare questa esperienza dentro la quotidianità. Non cadere nella tentazione di voler fare tre tende in disparte, ma lasciarsi immergere nell’ordinario del quotidiano per trasformarlo un po’ da dentro. Tenere alla distanza, quando si è sotto attacco, quando mille distrazioni fanno capolino, qui è la vera sfida. La nuova umanità la intravedo possibile in esperienze forti, ma poi la sfida è tenere duro nell’opaco del vivere giorno per giorno, quando la tavolozza ha finito i colori brillanti e me la devo giocare solo con i toni del grigio.
    iside

  10. Quando ci saranno altri corsi intensivi nel fine settimana ?
    Grazie per info
    Un saluto Sandra

  11. Dici bene, “ma poi la sfida è tenere duro nell’opaco del vivere giorno per giorno, quando la tavolozza ha finito i colori brillanti e me la devo giocare solo con i toni del grigio.” E’ una cosa che ho sempre aspramente avvertito, anche in relazione ad altri eventi “forti” del movimento in cui bazzico da un trentennio… in certi momenti vivi una fase di “collimazione” in cui sembra veramente che tutto sia chiaro, sia più semplice, finalmente tutto abbia più senso, quel senso che cercavi da tanto.

    E penso che sia vero, non sia una “illusione ipnotica” del momento. Sia reale. E’ solo che sei in un ambiente privilegiato per comprenderlo, per avvertirlo. Per questo sei lì.

    Poi comunque ritorni alla tua condizione ordinaria, piena di tante cose che vanno bene e tante cose che non vanno bene (moglie, marito, mamma, figli…). Dove combatti con le tue fragilità, con le tue aridità. E quelle di chi ti sta vicino. La tua voglia insopprimibile di essere felice, MOLTO felice. Ed è per me facilissimo smarrire il contatto, perdere la connessione. Ci metto un attimo.

    Anzi, a volte la perdo così velocemente che mi dico “che sono andato a fare?”. Questo veramente mi è capitato più e più volte, anche dopo tanti incontri DP. Una minima incomprensione familiare, poniamo, e sono a terra. Anzi, sotto.

    Però non riesco a convincermi del tutto, di aver sbagliato.

    Se ho visto “qualcosa”, è per un motivo. Posso farne memoria, chiedere che riaccada. Avendo visto, anche se sto nel fango, non posso più dire “tutto è fango”. Posso perfino maledire questo struggimento della felicità, che mi dà tanta pena, ma non posso negarlo. Non posso negare di aver visto qualcosa oltre il mio grigio, oltre il mio fango.

    E sempre, ritornarci.

  12. Ciao Sandra,

    i corsi intensivi sono in frequenza di uno all’anno, per tutti gli iscritti alle annualità Darsi Pace.

    Ti segnalo comunque, sempre a Trevi, l’iniziativa con Guzzi e Scardovelli
    http://www.mauroscardovelli.it/blog/linsurrezione-della-nuova-umanita-settimana-intensiva-di-trasformazione-24072016/

  13. giuliana says:

    Caro Marco,
    spero continuerai a scrivere parole che senti anche se non capisci, le sento anch’io e le sentono le persone che hanno partecipato a Trevi e credo chi, pur non presente fisicamente, non vuole più giocare da spettatore.

    L’intensivo che chiude il percorso delle singole annualità ci rende più consapevoli di essere dentro un morbido gioco relazionale in cui conoscere non è accumulare astratte e sterili nozioni ma ricevere vita, curare la ferita che ci toglie dal gioco.
    Stare dentro noi stessi ci regala la gioia di tornare a casa, gioia piena che si espande in noi e fuori di noi.
    E se fatichiamo a trovare parole che spieghino in modo esauriente la “felice abbondanza” della casa, sentiamo il desiderio di farlo accettando la limitatezza di comunicare un’esperienza indicibile eppure reale.

    Gli strumenti che imparo ad utilizzare nel laboratorio Darsi pace mi aiutano a rileggere la mia vita e a comprendere che proprio la fragilità e la sofferenza possono diventare amiche di viaggio verso la felice abbondanza di Chi ha fatto l’Universo.

    Grazie in un abbraccio, giuliana

  14. Grazie Giuliana,

    sì credo proprio che continuerò a scrivere cose che… non capisco! L’intuizione mentre scrivo è superiore e più potente della mente che ragiona in astratto. Posso confidarti che a volte rileggendomi dico “ma guarda, mica l’avevo capita questa cosa qui…” come davvero se a scrivere fosse stato un altro. Sarò un po’ … dissociato? 😉

    Hai proprio ragione, gli strumenti del laboratorio DP che apprendiamo sono dei “tool” per rivedere la vita da un angolo più morbido e benedicente. Non risolvono magicamente la vita, ma sono strumenti che possiamo tornare ad applicare, sempre e sempre, con pazienza e gradualità.

    Un abbraccio,
    Marco

  15. La meditazione stamane inizia sulle dolci note del clavicembalo magistralmente suonato da Silvia che insieme all’essenzialità delle parole scritte da Marco e alla risonanza delle tue mi riportano al clima di Trevi che risento nelle profondità.
    Porto dentro di me la parola accettazione del mio limite..dove quello che sento vero è che “è colpa mia”. Il mio passaggio allora è “accetto questa mia impotenza, accetto di avere questo limite… e tutto diviene fluido.. entro in un Flusso che mi da pace, c’è un altra voce che parla in me …
    Grazie di queste parole calde e umane che mi fanno sentire in comunione, anche se non ci conosciamo di persona, e mi fanno percepire ancora quell’ energia liberante che ha accompagnato l’intensivo.
    Ciao. Rosanna

  16. Daniela Rondina says:

    Caro Marco,
    sì sei “dissociato” dal tuo io egoico, dai soliti pensieri automatici che ti determinano, da “questo mondo” per dirla in maniera biblica!
    E sei collegato con altro da te, molto molto più vero e incredibilmente libero!
    Questo mistero della scrittura da un altro punto di vista la provo spesso anche io e anche praticanti di cui mi sono presa la responsabilità nel mio gruppo mi hanno riferito lo stesso stupore nel rileggere ciò che avevano scritto.
    “C’è un altro cuore che parla dentro il mio cuore” l’intensivo finale ci aiuta a mantenere il filo labile di un discorso fuori dall’ovvietà dell’io ordinario, un discorso che ci stupisce e ci rivitalizza in una rigenerazione e un cambiamento continui.
    Non c’è stagnazione nella vita spirituale! Queste parole accompagnate dalla dolcezza della gradualità ci muovono verso una pacificazione che è pura gioia!
    Un caro saluto
    Daniela

  17. Interessante la lettera apparsa su “D di Repubblica a cui risponde Galimberti. 10 giugno 2017. Qualcuno l’ha letta?

  18. Maria Carla says:

    Carissimi, non ero a Trevi (purtroppo) ma mi stanno interessando molto i vostri commenti a riguardo…in particolare là dove si tocca un punto critico che ognuno di noi, penso, viva: come portare nel nostro quotidiano -spesso grigio e opaco- un po’ di quei colori brillanti di cui scrive Iside, la cui tavolozza si dispiega in pieno durante eventi speciali come l’ intensivo di Trevi.
    Insomma, come continuare a vivere (almeno un po’) nello ‘stato di grazia’ di quei giorni?
    Che è poi ciò che si chiede anche Marco C. quando scrive che per lui è facilissimo (un attimo!!!) “smarrire il contatto, perdere la connessione”.
    Personalmente trovo molta difficoltà soprattutto nell’ accettare pienamente i miei limiti e nel poter pensare di dire a me stessa: “Benvenuta tristezza, angoscia, benvenuta rabbia…” (come ci suggeriva Marco, se non ricordo male, in una delle video-conferenze dell’ approfondimento 1-)…No, ancora no, non riesco!
    Forse lo ‘stato di grazia’ sta proprio lì, in quell’attimo di accettazione totale che riguarda te e il mondo fuori di te…è lì che ti togli gli occhiali sporchi di fango e finalmente vedi la realta’ della vita attraverso la gamma dei vari colori!
    Quindi….perseverare nella pratica meditativa per ‘resistere’ sempre meno.
    E’ l’ unica risposta che mi so dare!
    Ciao a tutti, mcarla

  19. Maria Carla says:

    Una lettera di Galimberti…su quale tema, sig. Anonimo?
    mcarla

  20. Non ho detto lettera di Galimberti, ma a Galimberti
    Titolo:
    L’uomo e’ ancora irrisolto. E per certi versi, e’ meglio cosi.”
    Lettera di A. Toschi

  21. Stefania says:

    E’ vero la Parola è per tutti, le vostre hanno molte risonanze in me e ognuno, come nell’intensivo, le sente per sé, mi avete richiamato alla mente un momento particolarmente toccante che avevo condiviso sul blog del secondo anno con queste parole

    Dolcezza nuova

    Io so di non essere io
    colui che parla nel profondo.

    Io so di non essere sola
    dentro me stessa
    e nel più vasto mondo.

    Risposta smisurata.
    Dolcezza nuova
    che smuove dentro.

    Cosa faccio?
    Nulla? Nulla.
    Ora ti dico,
    ora ti canto.
    4 Marzo 2015

    Grazie “Piccolo accenno di Nuova Umanità”, siete un dono.
    Stefania

  22. Carissimi, vorrei dire due parole su questo aspetto, veramente interessante ed importante, dell’impatto come “eventi” di Trevi e la vita quotidiana. L’intervento di Iside e poi i vostri, successivi, mi hanno spinto a riflettere, a cercare di capire. Vorrete essere indulgenti se dico cose che già sapete, ma che io sto scoprendo ancora con fatica.

    Ebbene, non c’è verso. Non c’è verso che i colori visti nel contesto privilegiato dell’intensivo non svaporino, poi, nella vita ordinaria (almeno nella mia, magari uno poi ne ha una molto molto colorata di suo…). E’ successo tante volte, succede anche adesso.

    Allora, è tutta una fregatura? Inutile andare? Stàmosene a casa?

    Non penso.

    E’ utile perché eventi come questo, appunto come dicevo, mostrano che “si può vivere così” (per citare Giussani). C’è un livello energetico che è possibile. La tua vita ordinaria non è così “rigida” ed “immutabile”, può cambiare. L’esperimento, è qui.

    Ma il trucco è, che non si può riprendere, ripristinare, senza una pratica costante ed umile. Io qui sono proprio l’ultimo a poter dire queste cose, la mia incostanza è clamorosa (veramente da… guardare con benevolenza, come sommo esercizio di accettazione). Eppure vedo che un minimo accenno di intenzione di praticare, cambia le carte, sposta la partita. E allora ritorna il senso dell’evento di Trevi. E di tutti gli eventi simili a questo.

    Partecipare a questi eventi, leggere certi libri (meraviglioso “Dare il cuore a ciò che conta” di Corrado Pensa, che sto attraversando ora), fa venire voglia di praticare. Di mettersi alla pratica quotidiana. Meditazione. Inspiro, espiro. Sorrido e lascio andare. Simple as that.

    Forse lo snodo tra “particolare” e “ordinario” è proprio qui. Finchè penserò di essere cambiato sulla strada di ritorno da Trevi, andrò incontro (presto o tardi – di solito, presto) a cocenti delusioni. Quando capirò che ciò che mi è stato mostrato, tutta questa ricchezza, si traduce in un invito alla pratica (unico “takeaway message” veramente da trattenere) di cui mi è stata mostrata la ragionevolezza – allora sono sulla strada.

    Sulla strada buona, bella, ricca. E, ovviamente, colorata!

    Abbracci,
    Marco

  23. Maria Carla says:

    Grazie Marco, grazie del riscontro (mi sento molto in sintonia con quanto scrivi)…e per la segnalazione del libro di Pensa!
    Un forte abbraccio, mcarla

  24. Stefania says:

    Perfettamente d’accordo sul messaggio da portare via.
    :)Stefania

  25. Grazie Maria Carla, Stefania!

    Un forte abbraccio, molto inclusivo 😉

    Marco

  26. Grazie Marco per le tue riflessioni, io ho frequentato il primo anno, l intensivo è stato per me il primo.Sono d accordo sul fatto che poi è difficoltoso mantenere l energia che trasmettono eventi come questo, infatti almeno per me questa energia si sta esaurendo, rimane però la certezza di quello che ho provato e imparato a Trevi, le persone che ho conosciuto, la conferma che ciò che intuivo è concreto , si può fare. Il cammino è lungo , e tante volte ricadro nel baratro, però sento che piano piano sto acquisendo delle conoscenze e sto facendo delle esperienze concrete, che per ora mi aiutano un po’ a vivere meglio, un grammo in più di serenità, per me e per chi mi sta intorno. Tutto ciò mi servirà come base per rilanciare nei momenti bui, questo per ora mi basta e non mi sembra poco. Un saluto a tutti.

  27. Carlo Gigliotti says:

    Sono Carlo Gigliotti, devo aver sbagliato qualcosa perché il commento è uscito come anonimo.saluti

  28. Fabio F. says:

    Caro Marco,
    magnifico video e ottima sintesi del seminario. Un post che mostra, ciò che si è vissuto e sentito, davvero in una esposizione bella, chiara, ampia, luminosa, autentica, piena di calore e di emozioni, e pertanto grazie davvero!
    Sabato sera dopo l’invito di Marco, in chiusura, è stato per me un vero piacere e una grandissima emozione poter esprimere e interpretare, fra le altre, anche una sua grande poesia come “MESSAGGI SENZA CODICE”.
    È questa una poesia che fin da subito, quando venne pubblicata nel 2005, mi aveva tanto colpito e continua ancora ad affascinarmi. So bene, e Guzzi me lo ha confermato, che è lunga e molto difficile, riguarda l’universo e la sua evoluzione cosmica.
    E allora mi fa piacere fare questa segnalazione proprio a te in quanto astrofisico che ti dedichi allo studio dell’universo,
    e di seguito ti indico il link nel quale M.G. parla di questo testo:

    Chi sono io? Chi parla in me?
    Ritrovare l’ascolto poetico nel tempo della sordità universale
    Misano Adriatico – luglio 2008

    http://www.marcoguzzi.it/video/misano200807/guarda-04.php

    Un caro affettuoso saluto

    Fabio

  29. Maria Carla says:

    Ciao Fabio, non riesco a scaricare il video…in quale raccolta si trova la poesia che citi?
    Grazie, mcarla

  30. Fabio F. says:

    Il testo lo puoi trovare nel libro “Parole per nascere” ed. Paoline 2014 a pag. 84 oppure nel libro “Nella mia storia Dio” ed. Passigli 2005 a pag. 105.
    Saluti

  31. Maria Carla says:

    Grazie Fabio, di sicuro la cerco!
    mcarla

  32. Carissimo Fabio,

    ascoltare la tua lettura delle poesie di Marco è stata una emozione molto forte, anche stavolta. In particolare ti sono grato per la tua interpretazione de “L’ultima lezione”. Per me è quella l’interpretazione “di riferimento”, in assoluto. E’ tanto connaturata alla poesia che non la riesco a pensare senza te che la leggi. Ogni volta che ti ascolto, su questa, è come se un peso dal cuore si smuovesse, una rigidità si allentasse, almeno per un attimo, e la luce che filtra mi porta alla vera commozione. Non so come ringraziarti per tutto questo. Non ci sono possibili parole.

    Sono rimasto molto colpito che tu abbia scelto l’altra poesia, “Messaggi senza codice”, con un pensiero al mio lavoro di astrofisico. Anche questo contribuisce, non poco, a creare e rinforzare quel ponte di senso tra le varie discipline, che ci prefiggiamo di esplorare con AltraScienza. Nel modo vivo e immediato e ricco di benefica “non linearità” della vera poesia, per cui non posso non ringraziarti di cuore anche di questo, di averlo pensato e di averlo fatto.

    Ti abbraccio,
    Marco

  33. Caro marco,
    Hai trovato parole esaurienti per descrivere L’esperienza di Trevi, l’apporto sapiente in cui nulla è lasciato al caso ,generoso del prof. Guzzi e l’energia speciale che si era creata fra noi. Leggerti e rileggere le condivisioni degli altri amici espande il calore benefico dell’intensivo e me lo fa rivivere! Mi ha commosso la tua osservazione sulla nostra ferita che “esiste perché un ordine profondo abbia spazio ” e anch’io spero ( a dir la verità molto timidamente al momento) si manifesti anche in una gioia. Questo sentire sta nascendo in me fra molte incertezze, marce indietro, ma anche se ha poco spazio , ha già una sua luce. Ed è la prima volta che posso condividerlo…grazie
    Marina

  34. Claudia Vignati says:

    Ciao a tutti, è la prima volta che percepisco il primo preludio del “Clavicembalo ben temperato” (scritto da Bach per provare come con la tastiera meno “umana”, ossia non modale,ossia con conti “fatti a tavolino” per distanziare i vari suoni….-anche se oggi ci appare “naturale” non lo è di certo- fosse possibile comporre in tutte le tonalità…..ok, mi rendo conto che son tecnica….!) come una musica eccitante! Adattissima all’argomento esaltante!
    Bello!
    Claudia Vignati

  35. Vista dall’esterno Darsi Pace mi richiama alla mente un vecchio romanzo di fantascienza: “La trilogia della Fondazione”di Isaac Asimov.
    L’ impero galattico sta crollando e la Fondazione segretamente con i suoi adepti cerchera’ di abbreviare il periodo di caos che seguira’.
    Cosi’ mi richiama il compito che Darsi Pace si assegna, il capo Hari Seldon interviene nel corso della storia e mi ricorda Marco Guzzi che compare in video, come Seldon compariva in ologramma
    Chi non lo conosce lo legga, e vedra’ che non esiste solo la Fondazione, ma c’e’ una sorpresa.

  36. Caro Anon, la trilogia di Asimov è un caposaldo della fantascienza, non posso darti torto.
    Non avevo però mai azzardato questo paragone, forse perché Marco Guzzi non lo vedo solo in video.

    Quello che mi sembra parecchio diverso è la storia della segretezza. Questa “fondazione” qui di segreto ha ben poco, anzi cerca di farsi sentire e vedere in tutti i modi, e in tutti i mo(n)di (informatici e non). Che poi il vero capo, dopo un po’ che la bazzichi, capisci che non si chiama Marco . E’ un tipo vissuto molti molti anni fa. Alcuni dicono che non sia nemmeno morto, o meglio sia addirittura risorto.

    Fantascienza? Qui c’è la vera scelta.

Speak Your Mind