Come in cielo così in terra

Correva l’anno 1942, un momento della storia non esattamente scevro di preoccupazioni a livello mondiale. Proprio durante l’occupazione tedesca dell’Olanda, Etty Hillesum, una giovane donna di origine ebraica (che sarebbe poi morta l’anno seguente, nel campo di Auschwitz), appuntava sul suo diario questa frase significativa:

Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. [Continua a leggere…]

Un mondo incantato, di nuovo.

L’universo è un luogo accogliente? Secondo Brian Swimme (professore di cosmologia evolutiva presso il California Institute of Integral Studies) questo è l’interrogativo fondamentale. Concordo. Non appena per gli scienziati, ma per qualsiasi uomo, in qualsiasi epoca. In effetti, è la domanda che mi ritorna, che mi ricircola come una sorta di processo di background, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Anche se non ci penso, qualcosa in me si interroga costantemente su questo, esattamente su questo. Il mio clock interno rientra su questa domanda con cronometrica precisione, rimarchevole costanza.

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Vivere in periferia

E’ interessante comprendere come ogni epoca abbia dei propri specifici paradigmi. Come vi siano degli schemi di percepire le cose, schemi che vengono spesso rinforzati dall’indagine del mondo reale: quell’indagine che si ritiene oggettiva, restituisce piuttosto una visione del mondo organica e coerente con quella già raggiunta dal pensiero umano. Del resto, il mondo è di una intrinseca complessità e non linearità tale, da farsi capace di risuonare su una molteplicità di livelli, eccitare diverse serie di autovalori. In ultima analisi, di accordare la stessa tonalità di risposta sulla peculiare modulazione della domanda. [Continua a leggere…]

Quella dolce purezza del sì

Attendere. Essere in attesa, paziente. Rinunciare. Rinunciare a seguire il filo implacabile del pensiero, del progetto, la catena irredimibile del fare. Essere nuovi, essere rivoluzionari, essere.

Essere nuovi ed antichissimi, essere autenticamente originali. Essere propriamente sé stessi, essere.
Essere in relazione, schiantare l’autosufficienza impaziente. Don’t carry the world upon your shoulder.

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In cerca di un nuovo universo

Credo che la chiave di lettura più utile sia partire proprio da questo, da questo cambiamento d’epoca che stiamo attraversando, da questo processo cosmico che stiamo subendo, stiamo anche – certamente – soffrendo nelle nostre vite, nelle nostre carni. [Continua a leggere…]

Percorsi di liber/Azione

Ci pensavo anche questa volta. Descrivere un Intensivo, descrivere un’esperienza come questa, è sempre una sfida. È sempre un obiettivo mancato in partenza. Felicemente mancato, potremmo dire. Sono sempre troppe le cose lasciate fuori, troppe. Eppure mi consolo, saranno sempre troppe. C’è qualcosa che non può dirsi a parole. Essenzialmente, un percorso esperienziale – intrinsecamente iniziatico – non si può dire a parole. Si corre il rischio, appunto, di dare l’illusione di comprendere una cosa, appena leggendo. Di farla propria attraverso lo studio, asettico, distaccato. Che è un pericoloso fraintendimento. [Continua a leggere…]

La libertà della non conoscenza

E’ partito tutto da qui, in fondo. Da quel sussulto di coscienza, da quel lampo – come una piccola ma significativa epifania – scattato quando mi sono reso conto di quanto sia vasto il campo (ma arabile, lavorabile) della non conoscenza. Di quanto sia ancora vasto, potremmo dire. O meglio, di quanto sia vasto soprattutto adesso.

Sì, adesso. Perché è proprio adesso – ovvero in questo preciso momento storico, in questa esatta epoca che stiamo vivendo noi – che si è verificato questo misterioso allineamento, questa convergenza astrale: che siamo arrivati ad un punto mai raggiunto prima. Davvero, in tutta la storia del pensiero scientifico, mai raggiunto prima. Mai. [Continua a leggere…]

Vivere, davvero. Cos’è la vita, se vale, se vale sempre

A prescindere da tante fredde “battaglie per i diritti”, non so se c’è chi può davvero sentirsi sollevato, da come si è tragicamente conclusa questa triste vicenda del Dj Fabo. Di come una società civile non abbia di meglio da proporre che una uscita anticipata dal gioco a chi soffre un disagio, sia pure un disagio enorme. Credo sia piuttosto un caso in cui perdiamo tutti, a prescindere dalle nostre idee sul fine vita, o sulla vita in generale. E in momenti come questi, non ritengo utile dare giudizi, tranciare sentenze. Sarebbe comunque ingannevolmente facile, vivendo in una condizione diversa. No. Non è questo il mio punto.

Il dolore umano è “sacro”. Ed è una domanda aperta, per tutti. [Continua a leggere…]

Ricominciamo?

Ebbene sì: confermo subito – se ci stavate pensando – che il titolo di questo post (vogliate perdonarmi) l’ho scelto anche come un omaggio tardivo alla famosa canzone di Adriano Pappalardo, alla sua energia semplice e ruvida, indubbiamente efficace. Vi rassicuro immediatamente, al contempo: non è tanto di questa che vorrei scrivere, o non esattamente. Per quanto vorrei declinare il suo ricominciamo in un senso che sento più completo e pertinente, questo sì.

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Consolazione

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E’ una parola importante, capisco bene che non può non figurare in questo mio personale dizionario, in perpetua formazione. E’ importante ma raramente ci penso – come se ci fossero sempre cose più decisive, più urgenti, da analizzare. Come se la priorità fosse sempre altrove. Meglio, come se la parola stessa racchiudesse un non so che, un sogno semplicemente troppo bello per essere una cosa reale, una cosa da adulti.  [Continua a leggere…]