Sordi e ciechi sull’immigrazione

Quasi tutti i commentatori concordano che il tema centrale delle elezioni amministrative 2017 è stato quello dell’immigrazione, che ne ha determinato i risultati.

In Italia c’è un’area progressista che ritiene di essere “la Politica”, ritiene di essere depositaria della “Cultura” mentre le altre sarebbero subculture.

Spesso tale presunzione ha spinto i progressisti verso le più cocenti sconfitte, senza che abbiano imparato a chiedersi davvero il perché. Questo accade perché fa loro velo l’ideologia o perché soffrono nell’essere “scissi”, e rotolano nella frammentazione suicida.

Ascoltare i commenti ai risultati delle amministrative è stato desolante perché si considerano causa della sconfitta determinate scelte, ma non perché sono errate, ma perché non si è insistito di più nell’errore. Con questi risultati elettorali a me sembra che l’Italia reale, il Paese reale, abbia smentito il racconto che ne fanno gli apparati politici, mediatici e di alcune istituzioni.

Penso che gli italiani non siano affatto razzisti ed egoisti, ma che rigettino un fenomeno fuori controllo e gestito in modo disastroso da schiavisti arabi e mafie italiane.

Un paio d’anni fa Perugia, la rossa, eleggeva per la prima volta un sindaco di destra e mandava un segnale chiaro di rifiuto di un’accoglienza che creava solo degrado, e gli elettori perugini non erano rigurgiti di un passato fascista. La Monfalcone dei cantieri navali ha alzato bandiera bianca sull’integrazione fallita di 5000 bengalesi, ma non ha cambiato linea, e sei mesi fa alle comunali la Lega ha ottenuto un plebiscito da Monfalcone da sempre di sinistra.

Adesso le débacles di Genova con la sinistra unita (e quartieri dove gli italiani sono minoranza), e di Sesto san Giovanni (la ex città operaia detta Stalingrado d’Italia).

Davanti alla sequenza di disastri dell’integrazione fallita, regolarmente certificata da risultati elettorali in cui gli elettori di sinistra fanno vincere la destra, ci si comporta da struzzi.

Ma c’è di molto peggio, perché ormai la cultura “politicamente corretta” negli Stati Uniti (che anticipano quanto poi accade in Europa) si è arrivati a rivendicare il diritto di usare i mass-media per mentire all’opinione pubblica, subordinando la verità all’interesse politico.

Nella puntata di “Piazzapulita” del 2 marzo 2017, un giornalista di prima grandezza de “la Repubblica” si scandalizza che il New York Times sia arrivato alla durezza di dire la verità sull’immigrazione, ed esplicitamente denuncia l’errore di quel giornale che fino a poco tempo fa mai avrebbe rivelato dati di fatto reali ma politicamente sconvenienti. La chiamano “post verità”, e sostengono che ormai siamo nel tempo della post verità. Se ne deve dedurre che il “politicamente corretto” rivendicando il diritto alla falsificazione vuole spingerci anche verso la post libertà, e verso la post democrazia.

Ma non erano le religioni l’oppio dei popoli?  Gli araldi dell’illuminismo della “liberté” hanno fatto del laicismo giacobino una pseudo religione. E’ proprio vero che “il male divora se stesso”.

Agli italiani non è stato spiegato cosa sia “accoglienza”, se sia scelta libera o, cosa totalmente diversa, sia imposta, perché si dice che tutti “devono” accogliere. Questo ha fatto impazzire gli elettori che hanno reagito come vediamo: conta qualcosa in democrazia l’elettore pieno di paure derise e di rabbia disprezzata?

Ora è in discussione lo “Jus soli”: procediamo per astrazioni e per principi ideologici o teniamo conto della realtà delle persone e della società? La “sindaca” simbolo dell’accoglienza di Lampedusa non ha avuto un trionfo, e non è stata rieletta. Il trionfo l’ha avuto chi chiede immigrazione controllata e sicurezza: cosa si può fare in una prospettiva che voglia coniugare umanità, libertà e pace?

Chi non vorrebbe dare casa, lavoro e salute ai 250 milioni di persone del Sud del mondo che sognano di venire in Europa? Ma sarebbe come la bella favola raccontata da Rodotà su tutti i diritti per tutti, che ha il solo difetto di non essere realistica né sostenibile.

A monte di tutto ciò stanno tanti sconvolgimenti epocali, come il crollo delle ideologie (gran bene necessario ma con implicazioni negative), e come la globalizzazione (gestita dalla finanza speculativa). Il filosofo gramsciano Diego Fusaro spiega bene perché alla élite globale che si riunisce a Davos conviene la delocalizzazione delle industrie (vedi Sesto san Giovanni) e l’immigrazione selvaggia (che a Monfalcone ha fatto ridurre gli stipendi sia dei lavoratori italiani che dei lavoratori bengalesi, immigrati e sfruttati).

E’ drammatico che in questa tornata elettorale abbia votato il 45% degli aventi diritto che non hanno votato nemmeno M5S: significa che le persone hanno perso le illusioni sulle proprietà salvifiche della politica, che è un bene, ma hanno perso anche la necessaria pratica della politica, che è un male.

Per recuperare consenso, sempre sul tema dell’immigrazione, sarebbe necessario che la politica, anziché dire che stiamo facendo integrazione mentre non ce n’è neanche l’ombra, riconoscesse chiaramente il disagio di tanti, e dicesse che tutti i modelli di integrazione sono falliti negli USA e in Europa da Londra a Parigi, da Berlino a Bruxelles, e che non ce la passiamo per niente bene in Puglia, in Campania, a Roma e a Milano (da san Siro a viale Padova).

Alla fine delle conferenze che tengo su questi temi, in genere qualcuno mi chiede sbigottito: “Ma allora lei cosa propone?”. E io rispondo che bisogna studiare e ragionare, e partire dalla verità dei dati di fatto, che sono duri come sassi, perché invece se si fa una diagnosi menzognera e quindi sbagliata, sbagliata sarà anche la terapia, con conseguente disastro.

In “Darsipace” c’è consapevolezza che urge una riflessione sui temi dell’economia, del diritto e della politica, e sulle pre-condizioni necessarie per preparare quella che diciamo “l’insurrezione della nuova umanità”.

 

 

 

 

 

 

 

Comments

  1. Caro Giancarlo,

    credo che hai centrato il punto. Io sono stata sempre molto sensibile nei confronti di questi temi e ho sempre difeso l’integrazione e la tolleranza. Però oggi mi pare che stiamo assistendo a qualcosa di diverso. L’immigrazione senza controllo e di massa non è integrazione ma suona più come un’imposizione. Penso che l’assorbimento di questi cambiamenti richieda, a livello personale ma anche collettivo, dei tempi molto più lunghi. Capisco anche bene che nel frattempo questa gente muore di fame e non mi sento affatto di condannarli per il loro tentativo di cercare speranza altrove, cosa che farei anche io. Solo che a volte chi fa leva su questa disperazione per influenzare l’opinione pubblica ha ben altri interessi, come molto bene hai detto anche tu. Quindi il tema è estremamente complesso, ha come sfondo scenari globali e cambiamenti epocali di cui va tenuto conto. Provare a ragionare in questi termini richiede di tenere insieme tutti questi elementi e di provare a fare delle consididerazioni molto più realistiche, che nulla hanno a che fare con l’essere razzisti o egoisti.

  2. Francesco Marabotti says:

    Caro Giancarlo,
    grazie di questa riflessione davvero centrale nel momento che stiamo vivendo.

    È fondamentale tornare a parlare di ciò che accade in una modalità nuova,
    come quella che sperimentiamo nei nostri gruppi. I potenti e in generale il sistema
    di distrazione di massa vorrebbe che non ce ne occupassimo, o tutt’al più che
    ce ne occupassimo male.

    Invece mantenere la lucidità, sperare, pensare a fondo e senza ideologie,
    senza drammi né rabbie controproducenti, ma tornando a mettere in discussione
    le cose e quindi a mettere in discussione se stessi è rivoluzionario.

    Rivoluzionario oggi è ciò che è apparentemente più elementare: farsi le domande
    giuste, ascoltare, parlare dicendo ciò che pensiamo veramente.

    La politica oggi non può che sgorgare da un desiderio
    infinito di liberazione.

    Grazie
    a presto
    Francesco

  3. Uno degli errori più eclatanti e destrutturanti, è stato a mio avviso, negare le radici cristiane del nostro mondo occidentale, radici che sono proprio a fondamento di quei valori che adesso vengono proclamati come essenziali per l’accoglienza e l’integrazione.
    Come conseguenza, caos e smarrimento in ogni azione. Certo tutto va rivisto e ri-generato, anche il cristianesimo degli ultimi secoli, come quello degli ultimi secondi, cioè il mio.
    Ma una pianta senza radici è una pianta instabile, che rischia di schiantare al primo colpo di vento.
    Sempre di più mi rendo conto che il cammino proposto in darsi pace è una via seria, perché se presa seriamente è “pericolosa”, nel senso del pericolo che percepisce l’ego, il rischio di vedere distruggere le proprie strutture si individuali che sociali collettive.
    Provo questo sulla mia pelle, una vita costruita sulla falsità, costruisce un mondo irreale e sempre insoddisfscente, incapace di dare risposte serie a qualsiasi problema.
    Questo a mio avviso è stato fatto. E stato tolto il vigore alle radici, ed ora L’albero è in sofferenza, incapace di dare riparo e cibo a chi ne ha bisogno.
    Bisogna piantare nuovi alberi, partendo da semi sani selezionati con cura e selezionando con cura il terreno.
    Cultura della conoscenza nei tre livelli da voi proposti, questo penso sia il seme da spargere.
    Una cultura della cooperazione, che non punti solo, al micro interesse personale (o di una parte) ed immediato, come se la vita fosse il singolo e non l’Uomo, come se la vita non avesse ne un principio ne un fine. La cultura di chi sa che non sempre chi semina raccoglie, tutto e subito (fama e gloria), ma la cultura dell’anima che sa, che tutto ciò che viene seminato darà frutto a suo tempo, la cultura dell’albero piantato lungo un corso d’acqua, che non teme la siccità, il corso d’acqua della vita che scorre, invece l’attuale cultura ha seccato le sorgenti (anche le mie) della vita e ora nel deserto pretende di fare fiorire un orto.

  4. Giovanna says:

    Caro Giancarlo, io credo che il tema centrale di queste amministrative sia invece la paura. Su questa, come Darsi Pace dovremmo centrare la nostra attenzione, avviare una riflessione ad ampio respiro, e suggerire precise, concrete, proposte per coniugare i processi di liberazione interiore con le prassi politiche di trasformazione del mondo.
    Nel post Paura un iceberg esplosivo (http://www.darsipace.it/2008/09/27/paura-un-iceberg-esplosivo/ ), pubblicato nel settembre del 2008, riflettevo su questa emozione che come un virus letale, contagiosissimo, sta attaccando un po’ tutti. Dicevo che bisognava fare una diagnosi e trovare rapidamente una cura adeguata alla gravità della malattia, pena la sopravvivenza della stessa umanità.
    E in un altro post Tsunami umano: catastrofe o liberazione? (http://www.darsipace.it/2008/11/02/tsunami-umano-catastrofe-o-liberazione/) del novembre dello stesso anno mi interrogavo già sul problema dell’Immigrazione: era assolutamente prevedibile quanto è ora sotto i nostri occhi. Cecità è stata non vedere, sordità è stata non ascoltare questi segni inequivocabili del nostro tempo per comprenderne il senso. La Vita cosa ci sta dicendo? Verso quale trasformazione vuole portarci? Quali paure profonde attiva il passaggio antropologico che stiamo vivendo?
    Quale azione ‘politica’ è richiesta a noi Darsi Pace consapevoli del passaggio antropologico in atto e impegnati quotidianamente nel processo di liberazione interiore? Dobbiamo scendere nella bagarre dell’accusa o offrire con umiltà e fermezza una proposta concreta per crescere nella consapevolezza di ciò che richiede il nostro tempo?
    Cecità è anche non comprendere a livello ecclesiale che la meta ‘ideale’ dell’accoglienza va preparata ascoltando le paure dei piccolo ego terrorizzati, e accompagnandoli verso il cambiamento richiesto dal tempo. Cecità è non attrezzarsi urgentemente per favorire il cambiamento richiesto.
    Il ‘dobbiamo’ accogliere lo sta richiedendo la Vita con modalità sempre più forti, è la meta della Nuova Umanità che preme per nascere in noi; possiamo certamente rifiutarci, chiuderci nelle nostre paure e difese e sopportarne le conseguenze letali.
    Caro Giancarlo, io credo che il flusso migratorio non potrà essere arrestato con muri e divieti, ma solo combattendo le scelte del sistema che lo ha generato: l’inquinamento causa dei cambiamenti climatici e della desertificazione di tante aree del pianeta, l’industria delle armi che porta i Paesi che richiedono sicurezza per sé a seminare distruzione e morte in altri Paesi, rifiutando poi le conseguenze dell’inevitabile esodo, e………tanto…… tanto altro.
    C’è chi sa cavalcare l’ondata vincente della paura per i propri interessi. Criticare la sindaca di Lampedusa, perché rifiutandosi di cavalcare l’ondata vincente della paura è stata sconfitta, mi sembra una negazione della lezione del Maestro che diciamo di seguire: finito inchiodato ad una croce.
    Sappiamo che questa è la via, non gli applausi, i facili consensi. Altrimenti dovremmo pensare che anche quella che ci ha raccontato il Maestro è solo una bella favola, non realistica, né sostenibile.
    Con affetto e amicizia. Giovanna

  5. GABRIELLA says:

    Troppo troppo facile puntare le elezioni sulla paura che crea questo processo continuo e, per me, inarrestabile dell’immigrazione. Mi chiedo perchè siamo sempre così bravi a puntare il dito su chi, a casa nostra, ha dovuto gestire tale fenomeno e non essere invece MAI stati uniti nel denunciare a gran voce che l’Europa ci ha lasciati soli.
    Credo che la sindaca di Lampedusa, a cui è stato dato il contentino del “Premio della pace dell’Unesco” abbia davvero peccato di ingenuità proclamando:
    “In un momento in cui c’è chi chiude le frontiere e alza muri parlando di una invasione che non c’è – aggiunge – essere premiati con questa motivazione ci fa sperare in una Europa solidale, dove l’umanità non è sparita. E’ su questi valori, su questi principi che si fonda l’Europa. Diversamente rischiamo di naufragare anche noi insieme a profughi e migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo”.
    Credo che siamo davvero vicini a tale naufragio……. di valori cristiani!

  6. Mariapia says:

    Il risultato del ballottaggio a Genova, per me, genovese, non è stata una sorpresa; mi bastava ascoltare alcune persone non particolarmente impegnate, né attente alla politica , ma inclini al mugugno per il degrado della città: sporcizia nei quartieri anche bene, riduzione di alcuni servizi pubblici e di posteggi, troppa burocrazia e ideologia, per capire che avrebbero scelto per un cambiamento. Dicevano: basta è ora di provare a rinnovarsi!
    Poi sentivo le considerazioni più esagitate sugli autobus: non se ne può più: troppi migranti, non li sopporto proprio , gli arabi ci soppianteranno, “ L’autobus ritarda? Non lamentatevi, vedrete di peggio: sarà istituita una linea di cammelli”. E così via con altre esternazioni, anche in modo meno pittoresco, piatto e banale!
    E’ andata come era prevedibile andasse!
    A Genova ci sono esperienze di buona integrazione dei migranti, ad opera soprattutto di associazioni e di parrocchie, non ci sono problemi eclatanti di ordine pubblico dovute agli ultimi flussi migratori, soprattutto dall’Africa, però si notano in centro città molti ragazzi , soprattutto neri, che chiedono l’elemosina, sempre gli stessi, nello stesso luogo. Ho provato a parlare con alcuni di loro, per chiedere dove abitavano, ma non mi hanno mai risposto, adducendo il motivo della lingua. Capisco che questi questuanti sono una spia negativa di una integrazione solo apparente, incompleta. Che il problema è complesso, ci sarà ancora molta sofferenza.
    E’ necessaria una vera politica, lungimirante e creativa. IL problema impegnerà molto tempo, molte generazioni di persone, molti cambiamenti di mentalità e di conoscenza, di operatività. Nella storia ci sono sempre state migrazioni di popoli, con molte sofferenze sia per chi si spostava, sia per chi era stanziale, attrezziamoci veramente anche noi!
    Mariapia

  7. Il fenomeno dell’immigrazione, risulta banale dirlo, è molto complesso richiede vari piani di lettura ed esige molti approcci, che lascio agli specialisti, da abitante del pianeta Terra e da cittadina italiana però faccio le mie semplici riflessioni e mi pongo delle domande.
    Se guardiamo al flusso migratorio alla foce, cioè al momento in cui concretamente queste persone sbarcano da noi, lo stato d’animo e le iniziative sembrano caratterizzate da un’impotente disperazione. Questo senza nulla togliere ai molti esempi di lodevole impegno umanitario, pare cioè di voler fermare l’acqua con le mani. Sono molto lontana dal sentirmi razzista e non è il mio desiderio di separazione nel senso di “ognuno a casa propria”, ma cercare di riflettere sul problema in modo non ideologico, libero e questo esodo sembra non essere, alla lunga, di aiuto a nessuno, non ai migranti che vivono esperienze traumatiche e violente, e sono sradicati dalla loro terra, dal loro clima, dalla loro cultura, che vorrebbero magari trapiantare da noi con il rischio di gravi tensioni e conflitti. O qualcuno pensa sia bello sancire una situazione in cui le persone sono costrette a fuggire dalle loro terre per fame, sete o guerra? E’ chiaro che proporre di regolamentare gli afflussi, di gestire in modo civile e dignitoso l’accoglienza sono tutte giuste istanze, ma
    forse si dovrebbe ampliare la visione e anziché piangere impotenti alla foce, cercando delle soluzioni a breve termine, e di breve respiro, risalire alla sorgente, cioè agire sulle cause.
    Se in prospettiva si parla della migrazioni di molti milioni di persone, da diverse nazioni verso diverse altre nazioni di destinazione allora è un problema internazionale.
    Il fenomeno delle migrazioni non ha cioè caratteristiche tali per cui se ne possa occupare l’Italia da sola, ma nemmeno la solo Unione Europea, ma potrebbe farlo un’organizzazione internazionale come l’ONU? Da dove arrivano i migranti? Dalla Siria e dagli stati del Medio oriente? Dall’ Africa sub-sahariana cronicamente assillata dalla siccità e dalla desertificazione? Queste persone si sposterebbero così massicciamente se nei loro paesi ci fosse sviluppo economico e non ci fosse la guerra? E allora si dovrebbe intervenire alla fonte cioè sulle cause.
    Per i paesi che soffrono per la siccità e la desertificazione ora ci sono anche le tecnologie per poterlo fare, penso ad esempi ai pannelli solari che possono produrre energia elettrica in ogni luogo e con essa scavare pozzi d’acqua e avviare tutte le attività economiche possibili.
    Credo che possa essere condiviso da tutti che il sole nel sud del mondo non manca, è vero sono problemi enormi, ma forse manca soprattutto la volontà.
    E’ una visione da sognatori, richiederebbe un piano d’intervento a lungo termine certamente, ma sarebbe un intervento veramente umanitario. Non è condivisibile? Io invece me lo auguro per il bene di tutti.
    Stefania

  8. Questo post mi ha turbato e concordo pienamente con Giovanna, in lei riconosco lo spirito del Maestro che diciamo di seguire

  9. Scusate non ho messo il mio nome sono Annapaola Boy

  10. Una prima soluzione pratica: se si devono salvare dal mare, si caricano sulla nave che pero’ li riporta immediatamente nel luogo da dove sono partiti.

  11. In Italia ci sono centinaia di migliaia di disoccupati, altri centinaia di migliaia di italiani se ne sono andati all’estero, significa che l’Italia non è stata in grado di integrarli.
    Come si può pensare che si possano integrare altre centinaia di migliaia di migranti, saranno disoccupati anche loro. Succederà come nelle altre città europee, si formeranno dei ghetti totalmente fuori controllo.
    Quello che negli ultimi 20/30 anni è stato presentato come un bene (globalizzazione, unione europea, privatizzazioni…) che frutti ha dato? Bisogna analizzarli bene, perché se sono stati negativi, se la condizione della maggior parte delle persone è peggiorata, andando avanti così la situazione non potrà che peggiorare.
    Grazie Giancarlo e a chi è intervenuto, leggere le vostre riflessioni e scrivere le mie, perlomeno lenisce le ansie che questi tempi non fanno che moltiplicare.

  12. Chiara De Dominicis says:

    Ecco mi sembra che come dicono Aldo e Giovanna la questione fondamentale siano le ansie e le paure ,coniugare i processi di liberazione interiore con le prassi politiche di trasformazione del mondo, significa in primis lavorare sulle nostre paure e non alimentarle ulteriormente con Fuochi non necessari .Ogni tempo ha le sue paure ,le sue guerre e le sue morti .Siamo in una dimensione terrena .L’integrazione è un lungo cammino e non possiamo come Cristiani dichiararci sconfitti .La soluzione politica in questo caso credo debba essere Europea e globale .
    Ma quello che oggi mi interessa ancora di piu’ della soluzione politica al problema dei migranti è in questo momento il destino delle anime di tanti italiani congelati e incattiviti dalla paura e dalle difficoltà .Se parliamo di Solidarietà o di Fratellanza ,di Diritti umani inalienabili possiamo essere tacciati di essere radical chic ,di appartenere a una cultura di sinistra che si crede dominante ,di non rispettare le paure . Purtroppo come descrive ben Primo Levi in Sommersi e Salvati l’animo umano davanti a un attacco esterno di dimensioni annientanti come fu quello nazista, e come puo’ apparirci adesso la situazione mondiale non sceglie l’unione contro l’aguzzino, ma la cosiddetta “lotta tra poveri”. L’autore infatti descrive così l’arrivo ad Auschwitz:
    “Si entrava sperando almeno nella solidarietà dei compagni di sventura, ma gli alleati sperati, salvo casi speciali, non c’erano; c’erano invece mille monadi sigillate, e fra queste una lotta disperata, nascosta e continua. ”
    Il cammino da Monadi a Fratelli è irto di Ostacoli e di Sfide continuiamolo Tutti insieme.

  13. Nel 1962 Bob Dylan componeva un testo straordinario, blowin’ in the wind:
    How many roads must a man walk down
    Before you call him a man?
    Yes, ‘n’ how many seas must a white dove sail
    Before she sleeps in the sand?
    Yes, ‘n’ how many times must the cannon balls fly
    Before they’re forever banned?
    The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
    The answer is blowin’ in the wind.
    How many years can a mountain exist
    Before it’s washed to the sea?
    Yes, ‘n’ how many years can some people exist
    Before they’re allowed to be free?
    Yes, ‘n’ how many times can a man turn his head,
    Pretending he just doesn’t see?
    The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
    The answer is blowin’ in the wind.
    How many times must a man look up
    Before he can see the sky?
    Yes, ‘n’ how many ears must one man have
    Before he can hear people cry?
    Yes, ‘n’ how many deaths will it take till he knows
    That too many people have died?
    The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
    The answer is blowin’ in the wind.
    Da molti anni ormai, dopo un lungo viaggio che sembrava non doversi fermare, siamo lentamente tornati indietro. A quel 1962 e forse ancor prima.
    Quante strade, oggi, deve percorrere un uomo prima che tu possa definirlo un uomo? … E quanti anni possono resistere gli uomini prima che sia consentito loro di essere liberi? E per quante volte un uomo può distogliere lo sguardo e fingere di non vedere? … Quante volte un uomo deve guardare in alto prima che possa vedere il cielo? E quante orecchie deve avere un uomo prima di poter sentire gli altri che piangono? E quante morti ci vorranno prima che (l’uomo) riconosca che troppi sono morti? La risposta, amico mio, non la sa più neppure il vento!

  14. Non è facile , affrontare il virus letale della paura che si sta diffondendo rapidamente, di cui scrive Giovanna, anche tra noi stessi. La paura condiziona non solo le elezioni, ma le stesse scelte politiche di chi ha l’onere di trovare soluzioni a queste continue migrazioni, non più eccezionali.

    Chissà per quale motivo, interessa solo l’Italia che si sta facendo carico di tutto, impegnando all’ estremo i nostri poveri governanti. Ad essi va certo il merito storico, di non aver ceduto alla disperazione , poiché fermi sul principio del rispetto della vita umana, tanto più se in pericolo e chiede aiuto.

    Italiani brava gente ? Credo di si, forse abbiamo meno paura degli altri, una qualità spirituale da utilizzare creativamente per associare il mondo in un lavoro più fiducioso e creativo, per intrecciare con tutte le Istituzioni del governo mondiale e gli stessi migranti, l’unico futuro umano ancora possibile ! Mi viene anche una battuta : cerchiamo di trovare qualche politico capace di questa visione e forza d’animo …altrimenti tocca fidarci ancora dei nostri politici tradizionali .

    Questo è certo un tempo in cui le verità non possono più essere nascoste: quella che si evocava come la “glasnost” di Gorbaciov , per la trasparenza nelle relazioni tra i poteri del mondo, si sta realizzando negli eventi di portata planetaria, quale le migrazioni. Perciò non è più tempo di menzogne, occorre parlare chiaro , non più il “politicamente corretto” che serve solo a far aumentare la rabbia di chi percepisce il proprio mal di pancia !
    Una buona notizia, dunque fare i conti con un mondo più vero, nel tempo del crollo delle menzogne, prima fra tutte quella della Economia che si è fatta nuovo opprimente Dio della terra, che da buone regole per l’economia domestica, si è trasformata in un mostro avido di rapina , in un potere totalitario come oggi è l’economia-finanziaria, causa prima dei guasti del clima e delle migrazioni.

    Ma cos’è questa economia che non produce più la ricchezza promessa di un tempo di sogni, ma produce invece nuove forme di dominio, di schiavitù , sommovimenti del mondo e di distruzione del futuro ? NON E’ CHE UN PENSIERO SBAGLIATO ( Vedi conferenza di Marco Guzzi su IL POTERE E’ SPIRITUALE – https://www.youtube.com/watch?v=5eufdNWa6sI – e dunque come tale, è un pensiero che si può cambiare, modificando il nostro pensiero impaurito in un pensiero più creativo.
    E’ su questo lavoro che bisogna porre l’attenzione, non sulla paura delle migrazioni.

    Sarà un bel lavoro, creare una nuova cultura più adatta al mondo che si va ri-voluzionando. Siamo tutti migranti antropologici, tutti, anche le Istituzioni e le discipline scientifiche, anche loro in cammino ,tutti migranti verso una a sapienza più profonda , o ne subiremo le conseguenze più negative.

    Unica via è affidarci alla Verità che ci farà liberi da ogni nostra paura ! Che farne allora delle nostre paure ?
    Tutti abbiamo paura: a destra a sinistra e anche in noi di Darsi Pace sempre sull’ abisso di credere nell’ efficacia del nostro lavoro interiore , o di cedere anche noi ai discorsi , sostanzialmente disperati del mondo.

    Ma pur essendo tutti noi portatori delle stesse paure , scopriamo la differenza tra quando ci lasciamo travolgere dalle nostre angosce depressive di non senso, e invece, quando siamo capaci di accogliere ogni nostra paura, di ascoltarne il dolore – e meravigliosamente anche di condividerle con i nostri compagni di viaggio, per trasformarle in una energia positiva , pacificata che poi ci consente di gustare i piccoli, essenziali miracoli delle nostre trasformazioni. E ciò nella luce di una fede che ci genera figli della vita, nella quale noi vogliamo credere – perché ne cogliamo l’energia autenticamente umana e perciò divina.

    Da questa fede noi cogliamo che pur soggetti fragili, impauriti, capaci di rabbie , di violenza e distruzioni, nella nostra realtà più vera, da far sempre più emergere, è che tutti noi aspiriamo ad un mondo pacifico, non più competitivo, contrapposto e bellico, e invece ad un mondo relazionale, collaborativo, solidale e in pace e in armonia con l’intero universo. Se alimenteremo questa nostra parte migliore, invece dell’altra triste e disperata, saremo perfettamente capaci di creare il mondo nel quale vogliamo vivere….basta crederci davvero, altrimenti il mondo diventa esattamente il mondo che ci figuriamo con le nostre paure.

    Noi di Darsi Pace ci stiamo già provando con il nostro lavoro interiore nel quale scopriamo che ciò che veramente ci fa paura non è il fatto che alla fine tutti dovremo morire, ma è più la paura di vivere che ci tiene bloccati e depressi. In fondo stiamo comprendendo , sotto la spinta della vita che ci propone le migrazioni di massa, che saremo tutti costretti ad abbandonare le nostre vecchie identità, le nostre convinzioni, parte del nostro benessere , per tener conto anche dei miliardi d i poveri della terra, che oggi hanno imparato a muoversi. Abbiamo paura perché saremo sempre più costretti, per non disperarci e trovare un nuovo senso alle nostre identità personali e collettive, ad elevare il livello delle nostre coscienze, come diceva il grande sociologo BAUMANN: elevarci ad UNA COSCIENZA A LIVELLO DELL’UMANITA’ .
    E sarà solo con questo tipo di coscienza che potremo accettare la realtà che descrive MARIA PIA :
    “IL problema , impegnerà molto tempo, molte generazioni di persone, molti cambiamenti di mentalità e di conoscenza, di operatività. Nella storia ci sono sempre state migrazioni di popoli, con molte sofferenze sia per chi si spostava, sia per chi era stanziale, attrezziamoci veramente anche noi! “

    Anche se questa accettazione ci sembra una resa alle incertezze angoscianti del futuro, è proprio da questa accettazione pacificata che ci testimonia Maria Pia, che immagino effetto del suo lavoro interiore, che possiamo stabilire un PUNTO DI PARTENZA per muovere ogni nostra azione culturale, sociale e politica, per ottenere qualche risultato efficace .
    Allora la domanda che Giovanna pone nella sua risposta a GianCarlo, trova qui , secondo me, il suo senso:
    Quale azione ‘politica’ è richiesta a noi Darsi Pace consapevoli del passaggio antropologico in atto e impegnati quotidianamente nel processo di liberazione interiore? Dobbiamo scendere nella bagarre dell’accusa o offrire con umiltà una proposta concreta per crescere nella consapevolezza di ciò che richiede il nostro tempo?”

    A ognuno la sua riflessione…la mia per il momento la fermo qui ….
    Ivano

  15. Barbara P. says:

    Siamo un po’ tutti o assuefatti o quando, esterrefatti, davanti ai comportamenti di politici che piuttosto che governare, divisi tra di loro come tra di noi, da bandiere e colori, si scannano tra loro con accuse e reciproche recriminazioni omicide tanto che, ancora a molti sembra “normale” che si debba vivere in questa costante battaglia.
    Uguali atteggiamenti sono ormai molto praticati in ogni ambito della comune quotidianità. A scuola, nel lavoro, tra le amicizie, in famiglia …
    Penso poi al grande numero di persone che, qui in Italia e nel mondo, sono solidali e si sentono profondamente motivate da slanci fraterni, indifferentemente da credo, colore o lingua. Alcuni facendone motivo di vita, altri in modi più semplici, ognuno per come può e sente.
    Molti invece sono razzisti e molti pure egoisti. Ed il permanere in questo o quello stato o condizione, dipende dal percorso che una persona intende intraprendere nella propria vita e da ciò che è disposta a trasformare in sé stessa.
    Questo per chi ne sia consapevole, altrimenti ci si lascia trasportare, per forza d’inerzia, dalla massa sofferente, disorientata e confusa, quasi sempre solo reattiva.
    O scelgo e creo situazioni che portino beneficio a tutti, come a me anche agli altri ed all’ambiente che ci ospita. Nella ricerca dell’integrazione che nasca già al mio interno, in un lavoro di trasformazione finalizzato al bene.
    Oppure: rimango nella corruzione, anche già interiore. Metto barriere, ostacoli e alzo muri. Qui il fine è, secondo me, l’ignoranza generale e la distruzione umana ed ambientale progressiva e certa.
    E, non si può neppure immaginare, pensando tutti noi, quando in modo –corrotto-, di produrre alcun nuovo –pensiero politico-.
    E’ necessario fare un salto. Cambiare modalità.
    A mio parere, penso che ciò che gli italiani rigettano più di ogni altra cosa; sia proprio il sistema -politico corrotto- che, guarda caso, -pretende- di “governarci” togliendoci la parola, il lavoro, i diritti, tenendoci nell’ignoranza in ogni ambito esistenziale e continua a tradirci usando oltre alla prepotenza anche minacce ed intimidazioni. In uno stato di regime sempre più evidente.
    Non si tratta, secondo me, di trovare chi abbia “ ragione” e “massacrare” i restanti che perpetrano “nell’errore”. Tutta la politica ne è responsabile. Come pure ogni uomo ed ogni donna.
    Gli stessi governi del mondo che hanno preteso di governare i popoli con dei criteri basati oltremodo su –prepotenza e sfruttamento- alimentando la corruzione, mantenendo le genti nella crescente paura, rabbia ed ignoranza, alimentandone l’annichilimento in un’apparente ben-essere tecnologico; fumo negli occhi per rabbonire alcuni popoli e gettando nella fame, nella miseria e nelle guerre altrettanti altri popoli … perchè?
    Le politiche attualmente al potere e forse da sempre … hanno usato e usano, lo sappiamo, molti strumenti per indebolirci, facendoci atterrire con costanti notizie terroristiche, avvelenandoci a livello globale con cibi finti e quant’altro, usando quando subdole o quando aperte minacce che ci toccano fino nell’intimità delle nostre case, … la lista delle nefandezze è molto molto lunga … E’ pure questa politica o è qualcos’altro?
    Con persone ridotte, sia interiormente che esteriormente a questo degrado, cioè gli italiani, gli europei e tutti “gli altri”… “ invasori” o meno … com’è possibile, quale fatica richiede ritornare a ri-trovare “ … la necessaria pratica della politica” di cui Giancarlo, giustamente dici? e, pure aggiungo, con la necessaria fiducia?

    Secondo me è indispensabile che una nuova politica nasca dalla strada, dalle persone comuni, da chi è rimasto -coerente con il senso della vita umana-. Da coloro che per questo lavorano. Senza corruzione. Da chi abbia in cuore principi etici umani tali da avere il potere di far sentire nel cuore delle persone una rinata fiducia, un naturale desiderio di collaborazione e partecipazione, quando ancor prima di naturale relazione.
    Quale attuale partito politico può dire, oggi, di presentarsi con queste qualità?
    Barbara

  16. giancarlo salvoldi says:

    Cari compagni di viaggio, grazie a Dio tutti cogliamo alcuni aspetti importanti di una riflessione che emerge dalla nostra esperienza personale di liberazione interiore e che proviamo a rilanciare per la trasformazione del mondo.
    Maila vede che oggi accoglienza suona come imposizione, mentre sappiamo che fare il bene non può essere obbligo né dovere moralistico, perchè innanzitutto non funziona, e poi finisce col taglio della testa dei ” non abbastanza buoni”.
    Francesco coglie la necessità di parlare con modalità nuova di questo tema: dobbiamo pensare con vocaboli nuovi, saper tradurre il nostro cambiamento personale anche in un linguaggio nuovo, e quindi in politica nuova.
    Stefano dice che aver tagliato le radici ( greco-giudaico-cristiane) ha desertificato l’Europa che ora inspiegabilmente dovrebbe diventare giardino: certo che potrà diventarlo, ma quelle radici vanno innaffiate di “Via, Verità, Vita”.
    Come vedete sto estraendo da ogni contributo criteri fondativi di una cultura e politica capaci di creare e ri-creare.
    Concordo con Giovanna che il tema delle elezioni è stata la paura, collegata ad un fenomeno irrompente e dirompente.
    Maria Pia, addolorata per la fallita integrazione nella sua amata Genova, constata che grandi cambiamenti devono prodursi, e che saranno dolorosi tanto per gli immigrati quanto per i nativi.
    E pone il tema della rabbia che emerge dal sarcasmo dei concittadini :” invece dei bus avremo i cammelli”.
    In “Darsipace” impariamo che paura e rabbia sono due componenti fondamentali del vivere umano, e noi ci lavoriamo assiduamente per conoscerle e riconoscerle e capire come ci conformano e ci deformano.
    Davanti alla situazione socio-politica attuale possiamo cominciare a mettere a frutto quanto stiamo imparando a livello personale anche a livello sociale e politico, chiedendoci:

    – Noi tendiamo ad esorcizzare e rimuovere la nostre paure perchè ci fanno paura: è così anche a livello politico?

    – La nostra maschera personale ha un corrispettivo nella cultura, nelle relazioni sociali, nell’ideologia e nella politica?

    -La consapevolezza della nostra paura personale, può essere analizzata per cercare di estrarne una consapevolezza della paura collettiva?

    – Se è necessario un doloroso cammino per la ricerca della nostra verità personale, non dobbiamo avere il coraggio e l’audacia di contestare e contraddire la cultura dominante, che non solo non cerca la verità, ma che teorizza la necessità della “post-verità” menzognera?

    Ispirandomi all’enciclica “Caritas in veritate” senza presunzione, propongo queste domande perchè so che molti vorrebbero contribuire ad elaborare “L’insurrezione dell’umanità nascente”.
    buon lavoro a tutti noi, GianCarlo

  17. giancarlo salvoldi says:

    Sto chiedendo a me stesso, e ce lo possiamo chiedere tutti, se il metodo “Darsipace”, che funziona bene per noi personalmente, possa funzionare anche a livello culturale e politico, ed ho posto alcune domande di metodo.
    Mi sembra utile affiancare alla questione del metodo qualche nota nel merito del dramma dell’immigrazione, e lo farò riprendendo pensieri non miei, ma di esperti e di politici che guidano le istituzioni in Italia e fuori.
    – Il Presidente Mattarella, ieri al “Corsera” ( quotidiano iper politicamente corretto), :” Così si rischia il caos”.
    -Il Ministro degli interni Minniti: “L’accoglienza ha un limite, costituito dalla capacità di integrare”.
    – Avramopulos, commissario UE : ” La situazione in Italia è diventata insostenibile”.
    – Diop, Ministro del Senegal:” Da noi non partono i disperati , ma quelli che vogliono migliorare”.
    -Di Maio, M5S, prossimo candidato primier: ” Distinguiamo tra navi crocerossa e navi taxi”
    Di mio aggiungo non miei giudizi personali, ma dati di fatto che il pensiero dominante o nasconde o, se non nasconde, poi non considera per le conseguenze logiche che implica:
    – Si denuncia il dato della disoccupazione giovanile al 35%, ma in questi giorni sulla costiera romagnola c’è bisogno di cinquemila giovani nell’industria del turismo, e i nostri rifiutano perchè devono lavorare di sera e al fine settimana.
    Domanda: “Ha senso ipotizzare di dare loro qualche sussidio e far lavorare i bengalesi?”
    – I mass media continuano a parlare di surriscaldamento del pianeta, che provoca desertificazione, da cui conseguono le migrazioni dall’Africa, e che sono causate dalle emissioni in atmosfera provocate dall’uomo.
    A proposito di verità dei fatti, non di teorie, e di “post-verità”, c’è un dato di fatto che molti scienziati nascondono, e lo nascondono perchè farebbe crollare la teoria per cui l’uomo è la causa dei mali del pianeta.
    E’ indubbio che le emissioni in atmosfera vanno ridotte, e che ci sono i cambiamenti climatici e lo scioglimento dei ghiacciai, ma altrettanto indubbia è la prova del nove costituita dalla “Groenlandia”.
    Negli ultimi due millenni i ghiacci della “Terra verde” si sono ritirati due volte e le sue terre sono state colonizzate e coltivate dai Vichinghi, e questo accadeva quando non c’erano emissioni in atmosfera causate dall’uomo.
    Domanda: “Preferiamo analisi complesse e difficili o preferiamo lo slogan che viene da automatismi ideologici?”.

    Non dobbiamo rischiare di dividerci perchè gli uni fanno riferimento ai valori evangelici e gli altri fanno riferimento alla possibilità della loro attuazione limitata a livello politico.
    Ricordiamo che noi di “Darsipace” abbiamo la chiamata specifica a portare un contributo di riflessione che parte dalla consapevolezza che l’agire umano, personale e politico, è dominato dalla paura e dalla rabbia dell’io egoico-bellico.
    grazie a Gabriella, Stefania, Aldo, Chiara, Piero, Ivano, Barbara.

  18. Barbara P. says:

    Ed ecco Giancarlo, a livello pratico, la dimostrazione di come subdolamente operi la divisione dell’io egoico-bellico.
    Possiamo andare avanti in questo modo che toglie ogni possibilità di confronto relazionale pacifico, nel rispetto delle “diversità”?
    Diversità che, del resto, continuo a non vedere seppur tu le sottolinei bene.

  19. Ganbriella says:

    Caro Giancarlo, nel mio intervento scritto molto di pancia per una insofferenza verso le false campagne elettorali che ormai non riesco più a tollerare, ho dimenticato di dire che anche io sono piena della paura di cui parla Giovanna. Paura del razzismo che è innato anche in me non tanto per il colore della pelle ma soprattutto per il timore che quello spazio prezioso in cui vivo e che a fatica cerco di proteggere sia invaso, insomma ammetto che non sono indenne dle paurr che hanno tutti.
    Ieri una signora che in un negozio stava lavando il pavimento si sfogava dicendo “Capisci? Hanno messo un centro di accoglienza vicino a un asilo”. L’ho guardata mentre l’altra rispondeva con mia soddisfazione  ” Mica sono degli appestati!”
    Poi ho pensato ” E se ci fosse mio figlio in quell’asilo?”.
    Non biasimo la divergenza di opinioni quando si tratta di persone per bene che non sfruttano la situazione……ho visto sulla signora occupata alle pulizie tanto evangelo…..ella rispecchiava solo i miei timori.
    Il lavoro di darsi pace mi ha reso consapevole di queste mie paure e lotto  perché  prevalgano gli ideali in cui ho sempre creduto e non mi darei pace se ci limtassimo a non vedere o a rimandarli “a casa loro”!
    Restiamo uniti per trovare il modo e per  cambiare il mondo; il metodo Darsi Pace ha questo fine ultimo altrimenti non avrebbe senso.
    Ti abbraccio!

  20. giancarlo salvoldi says:

    Cara Gabriella, dialogando con te, vedo prima la persona e dopo le parole, prima la compagna di un cammino liberatorio con condivisioni profonde e poi le tue riflessioni: in questo modo le diversità di opinioni contano quasi zero, e soprattutto non toccano il nostro rapporto di stima e di collaborazione.
    Le diversità sono connaturate al campo politico, sono del tutto legittime, e, lo dico a me stesso, dobbiamo accoglierle, dobbiamo lasciarle essere.
    Non possiamo raccontarci che non ci sono perchè siamo amici, e se io le nascondessi sarebbe altra paura, farei solo opera di rimozione che non solo non risolve ma impedisce di pensare e cercare un po’ di luce, un po’ di verità.
    Il problema non sono le diversità ma il modo di affrontarle, lo “stato” in cui riusciamo ad essere nell’affrontarle.
    Sono quasi due anni che non scrivo post ed ho avuto reticenza a scrivere questo, proprio nella consapevolezza che la politica è materia divisiva per eccellenza, ma ho deciso che qualcuno doveva pur fare la parte del “cattivo”.
    Perchè se è vero che noi dobbiamo evitare l’aggressività, e sono consapevole che il mio io bellico è sempre in agguato, allo stesso modo non possiamo cadere nell’irenismo, in quel “volemose bene” che poi diventa volersi male.
    Mio fratello ieri me ne ha detto una buona:” Gesù ci chiede di essere il sale della terra, non il miele”.
    Ti abbraccio.

    Barbara, hai visto il mio io bellico che subdolamente ti sembra togliere ogni possibilità di confronto pacifico.
    Evidentemente ho colpito la tua sensibilità personale volta all’accoglienza degli immigrati, o la tua sensibilità politica.
    Intendevo fare cosa buona a mettermi di lato e non proporre i miei giudizi, e invece, pur avendo fatto parlare persone favorevoli all’accoglienza e anche allo “jus soli”, in qualche modo son riuscito a disturbarti forte.
    Non è certo questione personale, né di chi abbia ragione o torto.
    Rifletterò sulla mia maschera personale e cercherò di vedere anche quella ideologica e quella politica.
    Auguriamoci buon lavoro.

  21. Barbara P. says:

    Non intendevo Giancarlo il tuo personale “io-bellico”, ho già un gran bel da fare con il mio, figurati … era inteso in generale, quando si tenti un confronto reciproco e nel constatare quanto questo risulti ancora, per tutti, complesso ed a volte molto pungente.
    Sono qui anch’io per imparare.
    Mi accomuno nell’augurio di buon lavoro ad ognuno e grazie per le tue parole, Barbara

  22. Ganbriella says:

    Ahimè anch’io vedo prima la persona e…….il “cattivo” mi era proprio sfuggito!
    Ricordo invece quando durante un esercizio dell’approfondimento guardandoci negli occhi ci siamo detti mi pare “Tutto ti è perdonato”.
    A presto

  23. Scusa Giancarlo, ma non ti sembra che quella notizia dei 5000 posti di lavori vacanti perché i giovani italiani non hanno voglia di lavorare, faccia parte di quei discorsi ripetuti infinite volte in questi anni: italiani bamboccioni, italiani evasori, corrotti, che hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità. Discorsi in parte veri, ma che non spiegano le vere cause della crisi economica, che come chiariva il professor Galloni, l’anno scorso a Trevi, sta negli accordi sul Sistema Monetario Europeo del 1979 e nelle altre decisioni degli anni successivi.

    Tornando ai migranti, guardando ai fatti degli ultimi anni e non alle parole degli ultimi giorni, vorrei fare questo esempio:
    Ci sono due nazioni, la nazione (A) e la nazione (B)
    La nazione (A) in vari modi devasta il territorio della nazione (B) rendendolo invivibile.
    Il popolo della nazione (B) per sopravvivere cerca di raggiungere la nazione (A)
    A questo punto la nazione (A) cambia atteggiamento, da spietatamente bellico a fraternamente accogliente
    Come si spiega questa contraddizione?
    Forse la nazione (A) vuole spingere il popolo di (B) a trasferirsi nel proprio territorio?
    Quale potrebbe essere lo scopo?

    E’ giusto osservare il mondo interiore, le paure che lo agitano, cercare l’aiuto di Chi ci può guarire. Ma mi sembra altrettanto giusto osservare, come hai fatto tu, il mondo esterno, confrontarsi e cercare di capire.

    Un caro saluto

  24. Anonimo says:

    Analisi politicamente scorretta ma vera:
    Nei paesi africani le donne, sottomesse, fanno troppi figli.
    Quando ci sono epidemie,che nel passato servivano per reiquilibrare le popolazioni, ora si interviene e si tampona la situazione.
    Avevamo il mareche poteva ostacolare l’invasione, orafacciamo ponti di barche.
    Quindiabbiamo il travaso di popolazione.
    Nei paesi africani non interessa allapopolazione costruire una nazione, come ha fattol’Europa nell’800, ma vogliono tutti i diritti europei senza averli conquistati e rielaborati nella loro mente.
    La popolazione europea si sente invasa.
    Quanto tempo passera’prima che si decida di trattare il problema come un’invasione e regolarsidi conseguenza?
    Oppure decidiamoche siamo unostato-mondo e abbiamo un governo globale, ma le due cose non possono convivere.

  25. LORENZO says:

    Caro Giancarlo Savoldi, mi sembra del tutto naturale che, al termine delle sue conferenze, qualcuno le chieda. “Ma, allora, lei che cosa propone?”
    Nel profluvio di dibattiti e analisi che, oramai da anni, si susseguono sui media, è proprio questo l’elemento decisivo che manca: soluzioni concretamente attuabili in tempi sufficientemente brevi per frenare l’ondata migratoria dei disperati – intere famiglie, uomini donne e bambini – che si riversa sulle coste del nostro Paese, ai quali non saremo in grado di offrire un futuro dignitoso.
    Le risposte che più frequentemente vengono date – per esempio, “Aiutiamoli a casa loro”, ” Riportiamoli da dove sono partiti” – suonano spesso più come slogan propagandistici che come strade percorribili.
    La cooperazione internazionale rivolta ai paesi cosiddetti “in via di sviluppo”, in atto da diversi decenni, incontra forti ostacoli di varia natura, in particolare la corruzione sia da parte dei governi locali che da parte dei soggetti incaricati di gestire i progetti. In quanto al “riportarli da dove sono venuti”, è ovvio che ciò non può essere inteso semplicisticamente come il riportarli immediatamente sulle coste da cui si sono imbarcati, mentre l’opzione dei rimpatri presuppone, come sappiamo, accordi con i Paesi dai quali i migranti provengono (ammesso che si riesca ad individuarli), cosa estremamente difficile per l’inaffidabilità o le richieste esose di qran parte dei governi di quei Paesi.
    Questa dunque, in estrema sintesi, la situazione. Ma prima di tutto, il problema dei problemi, è quello che affligge l’umanità fin dalle sue origini: l’egoismo. L’egoismo che, a cerchi concentrici, invade il mondo: l’egoismo degli individui, l’egoismo famigliare, dei gruppi sociali, degli enti territoriali, delle nazioni, delle aggregazioni di nazioni… Ognuno vuole stare tranquillo a casa propria, coltivare in pace il proprio orticello, magari qualche gesto di solidarietà che non disturbi troppo, tanto per mettere a posto la coscienza.
    Credo che sia questa l’amara verità che tentiamo di nascondere dietro tanti discorsi.
    Ci sono, per fortuna, lodevolissime eccezioni a questo stato di cose, ma sono, appunto, eccezioni e non possono bastare ad affrontare situazioni di enorme portata e complessità, come quella di milioni di persone che, rischiando una morte orribile e insensata, fuggono dalla guerra e dalla miseria.
    Persone in tutto e per tutto uguali a noi.
    Lorenzo

  26. giancarlo salvoldi says:

    Ringrazio Aldo e Lorenzo perchè le domande sono stimolanti e comunque le persone se le fanno.

    Prima però vorrei dire qualcosa sulla paura nel campo sociale e politico.
    Nel mio post introduttivo ho parlato di “PAURE DERISE E RABBIE DISPREZZATE”.
    Giovanna dice che bisogna trovare una cura adeguata alla gravità del virus letale e contagiosissimo della paura.
    Anche Ivano ha parlato di “virus letale” e poi di “verità che non possono più essere nascoste”: e le due cose si tengono.
    Poniamo il parallelismo tra le paure personali e quelle della società:
    La pura di ogni uomo è una malattia? se lo è, come dobbiamo curarla?
    Possiamo negarla, possiamo ignorarla, possiamo nasconderla, possiamo colpevolizzarci, possiamo disperarci, possiamo anche stringere i denti e provare a spegnerla: è questo che impariamo nel nostro percorso?

    La paura che emerge potentemente nella società, la paura dell’invasione degli immigrati, come curarla?
    Possiamo dire che deriva da una società egoista, da una società ignorante, da una società gretta che non apprezza la globalizzazione, da una società non progressista, culturalmente arretrata e che è diventata “di destra”.
    Credo che ci sarebbero motivi per concordare e motivi per approfondire: ma sarebbe semplicemente inutile.

    A me sembra che se vogliamo provare ad applicare a livello socio-politico il metodo “Darsipace”, dobbiamo:
    – interrogare quella paura per vedere cosa sconvolge;
    – accompagnare quella paura allo stesso modo in cui guardiamo e accompagniamo la nostra personale;
    – pensare se è possibile un nuovo modello di integrazione perchè quelli sperimentati finora sono falliti.
    E’ possibile? ne siamo capaci?

    Alla domanda dei miei ascoltatori e di Lorenzo rispondo che il primo lavoro da fare è il ristabilimento della verità storica del rapporto tra l’Europa e il mondo, per dare basi vere e reali al dialogo e al confronto con “l’altro” che immigra.
    Da questo potrà derivare una indispensabile purificazione della memoria che potrebbe disarmare i cuori e che di conseguenza disarmerà le braccia.
    Se Aldo è venuto a Trevi l’anno scorso e ci torna, potremmo approfittare della presenza di studiosi e storici per chiarirci alcune cose, e io comincio a fare qualche affermazione da sottoporre a verifica:
    – I governi europei, anche socialisti, hanno colonizzato l’Africa, l’hanno sfruttata, hanno commesso errori e orrori.
    – Da 20 anni l’Africa è spolpata in condominio dall’Occidente imperialista e dalla Cina comunista.
    – Gli Arabi dall’Arabia e dal Magreb hanno colonizzato e sfruttato l’Africa per secoli prima dell’Europa.
    – La Libia è stata colonizzata dall’Italia, ma prima era stata colonizzata dalla Turchia islamica.
    – Il commercio degli schiavi dall’Africa era praticato dagli Arabi verso oriente, molto prima della scoperta
    dell’America e della turpe tratta fatta successivamente in condominio da Europei e Arabi.
    – Doloroso e terribile, ma la prima tratta degli schiavi è stata praticata dai neri sui fratelli neri, che sullo schiavismo
    hanno fondato l’impero Ashanti.
    Purtroppo nei libri di storia troppe cose sono taciute, e cercare la verità storica liberatoria ci affatica e ci disturba.
    grazie, GianCarlo

  27. Il fenomeno della immigrazione dobbiamo sforzarci di giudicarlo non in termini ideologici o di compassione religiosa, ma analizzarlo freddamente e vedere bene a chi ha fatto comodo e quali guasti ha determinato in Europa. Insieme ai lavoratori sono arrivati anche molti delinquenti, attivi nel mercato della droga, della prostituzione, la mafia nigeriana a Mondragone e a Castel Volturno è stata attaccata dalla camorra con 7 neri uccisi perché tocca interessi camorristi, nei quartieri popolari ad alta concentrazione di immigrati la vita è impossibile e gli italiani che vi vivono votano la destra
    perché non ne possono più di questa situazione. In Francia e in Europa la insofferenza dei poveracci verso la immigrazione ha spostato il voto di questi verso destra e solo la Chiesa e una parte della “sinistra sparita” continuano a dire che bisogna aprire le porte a tutti.

    Ora sgombriamo il campo da quella leggenda metropolitana che sostiene che l’ immigrazione allevia la situazione demografica nei paesi di provenienza dei migranti e in qualche modo migliora le cose.
    Se ci limitiamo all’esempio dell’Africa (i dati sono dell’Istituto Geografico De Agostini), vediamo i numeri della situazione demografica, che ci dicono senza equivoci come vanno le cose:
    -nel 1950 nel continente africano vi erano 221 milioni di abitanti -nel 1990 ai è arrivati a 642 milioni -nel 2008, dopo venti anni di immigrazione in Europa, gli abitanti dell’ Africa sono 955 milioni

  28. Caro Giancarlo, grazie di questo contributo che ha suscitato una discussione molto ricca e profonda.
    Nel febbraio scorso è stato presentato l’VIII Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa dell’Osservatorio Card. Van Thuan, e l’arcivescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi ha espresso alcuni concetti equilibrati e capaci di tenere presente tutta la complessità spinosissima del problema. Spero che possano arricchire la discussione, e ti ringrazio di nuovo per la passione del tuo impegno.

    “Sia come vescovo sia come presidente dell’Osservatorio, devo notare che c’è oggi tra i cattolici una tendenza ad affrontare il problema delle migrazioni nella forma di una carità immediata senza però una prospettiva politica costruttiva vera e propria. Noto una positiva mobilitazione di sforzi e impegno per assistere l’immigrato e dargli immediata solidarietà, ma meno l’impegno di affrontare con realismo il problema in modo da approntare soluzioni non solo di solidarietà corta, ma anche strutturate e funzionali sistemicamente. La carità è la regina delle virtù sociali, come diceva già Leone XIII nella Rerum novarum, ma egli scrisse le sue encicliche sociali, alla luce appunto della carità, anche e soprattutto con l’obiettivo di costruire una società conforme alla dignità dell’uomo e secondo i piani di Dio. La carità immediata da volto a volto la Chiesa la esercitava già quando Leone XIII scrisse la Rerum novarum, egli volle che si cominciasse anche ad impegnarsi per una carità che potremmo chiamare “politica” nel senso ampio del termine. Le migrazioni ci chiamano alla solidarietà immediata ma, ancora di più, ad una solidarietà di più ampio respiro e di più lungo termine che richiede non solo lo slancio entusiastico dell’aiuto al bisognoso, ma l’utilizzo di tutto l’impianto della Dottrina sociale della Chiesa, realismo e lungimiranza, capacità critica e realistica di esaminare nella verità e non nell’ideologia tutti gli aspetti del problema, capacità politica di costruire il futuro senza che sia il futuro ad imporsi a noi.

    Il quadro del problema delle migrazioni è complesso e proprio per questo non richiede solo interventi sulla frontiera del bisogno immediato, ma un realismo cristiano, capace di speranza “strutturata”. In gioco c’è non solo il bene delle persone che premono per entrare nei paesi occidentali , c’è anche il bene delle persone che rimangono là, nei paesi di origine, c’è anche il bene dei cittadini dei paesi di accoglienza che conservano dei diritti a fronte dei nuovi arrivi, c’è il bene di quanti sono soggetti alle organizzazioni criminali, c’è il bene delle nostre società che non possono permettersi di importare soggetti destabilizzanti camuffati da immigrati e richiedenti asilo. C’è il bene di colui che arriva con la sua cultura di origine, ma c’è anche il bene della signora anziana che ormai è la sola autoctona nel condominio dove abita, attorniata da costumi e usanze che la fanno sentire estranea a casa propria. Come si vede da questi pochi esempi il problema della immigrazione va inquadrato all’interno della ricerca del bene comune, sul quale tema la Dottrina sociale della Chiesa ha detto tanto e ha ancora tanto da insegnare.

    Sarebbe sbagliato pensare che la generosa accoglienza e l’impegno, diciamo così, “sul bagnasciuga” fossero sufficienti. Una Chiesa e un mondo cattolico impegnato solo in quel senso farebbero certamente il loro dovere, ma non lo farebbero tutto. Interessarsi solo di chi arriva e poco o niente di chi rimane là, colpevolizzare prevalentemente i cittadini dei paesi di accoglienza, non distinguere le diverse situazioni tra gli immigrati, considerare con eccessiva faciloneria il problema difficile e arduo della integrazione, non sono atteggiamenti che si possano far risalire alla concezione del bene comune proposta dalla Dottrina sociale della Chiesa.

    Non bisogna poi dimenticare che del bene comune non fanno parte solo elementi di ordine sociale, come per esempio il lavoro, l’economia, la tenuta del sistema di welfare e così via. Il bene comune ha anche una componente etica ed una componente religiosa. Bisogna chiedersi con realismo se i popoli dell’accoglienza hanno diritto a conservare la propria identità culturale e religiosa, così come ce l’hanno i popoli della migrazione. E bisogna chiedersi come questo rapporto possa essere risolto in modo non di semplice giustapposizione. Tutti conosciamo i due pericoli incombenti: il primo è che tutte le culture diventino sottoculture rispetto ad una nuova cultura mondialista egemone in mano ai centri di potere transnazionali; la seconda è che si assista ad una balcanizzazione dell’Europa, divisa in tante enclaves autonome in tutti gli aspetti di autogoverno nella via reale seppure formalmente ossequienti alle leggi formali dello Stato.

    Noto un eccesso di irenismo quando oggi si parla di società multiculturale e multireligiosa. Non mancano esperienze di positiva integrazione, ma bisogna riconoscere che nella maggior parte dei casi la società multiculturale e multireligiosa ha recato con sé anche tanti problemi e sofferenze. Questo capita soprattutto quando tale società viene in un certo senso imposta e le migrazioni – accanto alle tante loro cause – hanno anche quella di obbedire a regie geopolitiche internazionali.

    Possiamo tornare allora al problema da cui siamo partiti. Anche il rilevante problema delle migrazioni ha bisogno della Dottrina sociale della Chiesa. Non può essere affrontato solo con interventi di carità immediata, ma con una visione d’insieme circa l’autentico bene comune. Ora, il bene comune, secondo la Dottrina sociale della Chiesa, ha tre dimensioni: una dimensione etica, una dimensione analogica ed una dimensione verticale. Nel conflitto delle visioni morali, nel centralismo burocratico e nel secolarismo prevalente, l’Occidente, e specialmente l’Europa, non trova le risorse interne per affrontare questo problema esterno. Ed è ancora la Dottrina sociale della Chiesa a chiedere che la ragione e la politica facciano il loro dovere. E’ ancora la Dottrina sociale della Chiesa a chiedere che anche la carità non sia cieca, ma realistica e lungimirante.”

  29. In Africa ci sono stati dopo la decolonizzazione degli anni ’60 troppi aiuti, troppi missionari, troppe carita’. Questo, insieme con il tribalismo ha contribuito a lasciare gli africani in uno stadio di attesa di chi ti fa il pozzo, chi ti da’ il cibo, chi ti insegna a coltivare, con gli errori compiuti da chi si impone da fuori su altre culture. Vorra’ dire qualcosa se l’India nello stesso lasso di tempo e’ passata da decolonizzata e morta di fame a potenza mondiale.

  30. La resistenza dell’occidente nei confronti del fenomeno migratorio è il sigillo della sua ipocrisia.
    Dovremo chiederci, invece, perché queste persone vengono da noi e se, veramente, siamo esenti da responsabilità circa quanto sta accadendo nei loro paesi di origine.

  31. giancarlo salvoldi says:

    Chiaro il contributo dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi nell’VIII Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa.
    Sant’Ambrogio è più esplicito :” Fare male il bene è fare il male”, ed egli era caritatevole e benefattore.
    Crepaldi nota che i cattolici puntano sulla carità immediata ma senza una prospettiva politica costruttiva.
    Terrò ben presente le sue riflessioni che coniugano fede e ragione valorizzando carità cristiana e politica di verità.

    All’amico anonimo vorrei dire che la Carità non è mai troppa, per cui su questo non sono d’accordo, mentre concordo che l’assistenzialismo è come un nuovo colonialismo che crea dipendenza ed incapacità di crescita.
    50 anni fa ( ahimè!) ho letto il libro “Poca terra nel 2000” che proponeva un quadro mondiale dove la Cina, l’India e l’Africa avrebbero vissuto in un’immensa irrimediabile carestia creata dalla “bomba demografica”: non è così.
    Ieri si faceva catastrofismo sulla demografia come oggi si fa catastrofismo sul clima.
    Certo l’Europa tristemente invecchia mentre l’Africa ha troppi figli, anche se così ci fa riscoprire l’amore per la vita.

    Ho voglia della settimana dell’Insurrezione dell’umanità nascente, a Trevi, dove con i temi proposti ci sarà spazio per riflettere anche sugli interrogativi che ci stiamo ponendo.
    In particolare sento bisogno di capire quali sono stati i punti di cedimento dei modelli di integrazione europei:
    – quello francese, dell’assimilazionismo;
    – quello inglese, del pluriculturalismo;
    – quello tedesco, del “gastarbeiter” cioè il lavoratore ospite.
    – quello italiano, cioè dell’improvvisazione nella mancanza di un modello.
    a presto, GianCarlo

  32. Maria Carla says:

    Davvero notevoli le considerazioni
    dell ‘ VIII rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa e quelle dell’ arciv. di Trieste…ma perché non vengono divulgate nelle parrocchie e nei centri dell’ associazionismo cattolico dove per lo più domina incontrastato (pena sentirti in colpa, brutto e cattivo) il pensiero della “carità immediata” …e basta?
    Carissimo Giancarlo, auguro a te e a tutti coloro che avranno la possibilità di essere presenti a Trevi , di approfondire in modo “lungimirante” i temi affrontati nel tuo post…da parte mia tutta la mia attenzione e la mia ‘vicinanza’ …
    Grazie anche a tutti coloro che hanno partecipato al dibattito, mcarla

  33. Marco Foschini says:

    Sono cose che vanno dette perché abbiamo bisogno della verità e non di semplificazioni ideologizzate o dettate dalla paura, di cui pure occorre tener conto. Bisognerebbe fare interagire tutte le spiegazioni e pesarle in una lettura di maggior respiro economico, politico e storico, alla luce della DSC. Negli anni e in contesti diversi ne abbiamo accumulate tante: da servono alla nostra economia, fanno i lavori che non fanno gli italiani, riparano alla nostra denatalità, fanno impresa e salvano le nostre pensioni, assistono i nostri anziani, a quelle critiche come sono funzionali all’importazione nel nostro mercato del lavoro delle stesse logiche della globalizzazione minando diritti e distribuzione del reddito ( ma sui diritti in Italia si sono costruite posizioni di rendita parassitaria, i voucher sono un’opportunità o uno strumento di sfruttamento, sempre e dovunque), tralascio quelle identitarie e culturali. Ancora: non sono tanti da mettere in crisi un’economia e una società come la nostra, altri paesi ne prendono di più, ..ma sono inseriti in zone che già hanno molti problemi anche senza loro (guerra fra poveri) e chi li vuole è chi non vede il lato impresentabile della situazione, arrivi massicci in certi paesi sono percepiti dai locali come un’invasione; in breve, il fenomeno è governato o è incontrollato? E’ controllato da chi non dovrebbe (mafie varie)?; ancora, siamo/saremo capaci di governarlo? E, che portata ha il fenomeno? Le ragioni di lungo corso, come abbiamo sfruttato quei paesi, abbiamo sbagliato le politiche nei loro confronti, anche se evidenziano colpe ed errori veri, non possono essere affrontate in termini moralistici di colpe da espiare. Così affondiamo tutti e non miglioriamo nulla, questa è cattiva politica, anzi mancanza di politica sostituita dalla retorica. Se la chiusura può essere tacciata di egoismo, il tirare la corda senza tenere conto dei nostri vicini, connazionali, può diventare una fuga in avanti pericolosa. Sappiamo amare chi non conosciamo, ma il nostro prossimo, che può esser anche brutto e cattivo, arrabbiato, o meglio incattivito, NO; quello è solo un egoista!! Confesso che non sono un estimatore di Mons. Crepaldi, ma non ho difficoltà a riconoscere che su questo punto ha molte ragioni ed ha il coraggio di dire cose che, se nascoste, riemergono dolorosamente. Uno sguardo rapido all’insieme delle spiegazioni e delle letture messe in campo, delle paure e delle situazioni nascoste, in presenza di una “non crescita economica” (che in ogni caso avrebbe il problema della sostenibilità ambientale) o di una crescita senza creazione di lavoro e redistribuzione del reddito, ci fanno capire che è un problema di lunga durata dove vengono al pettine nodi del passato, dove c’è da costruire una posizione italiana che non potrà essere sempre disgiunta da quella europea, dove la tattica non può essere disgiunta dalla strategia .. anche se tra le due possono esserci tensioni, contraddizioni … una può essere brutale (emergenza), l’altra vola troppo facilmente verso il win-win, in mezzo c’è quella fatica realistica ma senza la quale non c’è vera ricerca del bene comune che Salvoldi ha iniziato ad affrontare, alla quale ci richiama, grazie marco foschini

  34. I centri di accoglienza sono ormai centri di traffico dove si commercia di tutto incluso droga e prostituzione e questo è possibile ed accettato in un paese dove le regole devono essere rispettate solo da alcuni, “i fessi”, quelli che pagano le tasse e devono rimanere quieti evitando poteste ed i “populismi” che non sono graditi agli alti rappresentanti delle Istituzioni, come Mattarella, Grasso e la Boldrini. “Abbattere i muri, predisporre ponti e traghetti, accogliere tutti, integrare”, queste le parole d’ordine ripetute costantemente da tutte le TV , dai media per convincere la popolazione italiana dell’utilità di questo esodo.ì e di questa sostituzione.

  35. Io continuo a pormi queste domande:
    Perché Francia e Spagna possono chiudere i loro porti alle navi con i migranti e l’Italia non può farlo?
    Perché il presidente dell’INPS si preoccupa che la chiusura delle frontiere ai migranti causerà una perdita di 38 miliardi di euro e non si preoccupa dei miliardi persi per le centinaia di migliaia di italiani costretti a emigrare per lavorare?
    Perché lo stato spende 35 euro al giorno per assistere ciascun migrante, mentre i giovani italiani con un lavoro precario e malpagato non possono neppure pensare di mettere su famiglia e la nostra crisi di denatalità è gravissima?

  36. Anonimo says:

    Maria Carla tocca un tasto importante quando si chiede perchè non gira il rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa: forse molti cattolici impegnati si affidano a chi è in responsabilità, mentre dovrebbero studiare di più e interloquire, dovrebbero esprimersi con carità ma anche col coraggio di chi vuole vedere tutti gli aspetti della complessità.
    E’ normale che nella Chiesa ci siano posizioni diverse, ed è legittimo perchè non ci son dogmi di mezzo.
    Foschini tratteggia un quadro equilibrato e la consapevolezza che ciò che si nasconde riemergerà dolorosamente.
    Alberto esprime un’amarezza che è rischiosa, anche se comprensibile quando si incontra la retorica.
    Aldo fai bene a continuare a interrogarti e raccogliere le contraddizioni che la riflessione fa emergere.
    Certo diventa più difficile quando ci si confronta con posizioni politiche, ma noi dobbiamo immettere nel dibattito ciò di cui siamo portatori come praticanti di “Darsipace”: lo dico anzitutto a me stesso che dobbiamo provare ad applicare la nostra “vocazione” per metterla alla prova e renderla credibile.
    GianCarlo

  37. Vedo che le dichiarazioni di Emma Bonino (ex Ministro degli esteri, ex Ministro del commercio internazionale, ex Commissario europeo) hanno risposto alle domande che mi ponevo ieri.

    “Nel 2014 e 2016 abbiamo chiesto che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia, l’abbiamo chiesto noi. L’accordo l’abbiamo fatto noi…“

    Certamente nasce subito un’altra domanda: Perché?

    Un caro saluto

  38. Maria Carla says:

    Caro Aldo, mi associo a 360 gradi con te quando ti chiedi-rispetto all’ accordo sugli sbarchi in Italia- “PERCHÉ?”
    Condivido molto l’ analisi che fa Diego Fusaro sull’ immigrazione ma mi piacerebbe saperne di più
    sul ruolo dell’Italia in proposito…
    GRAZIE a chi volesse esprimere la sua opinione in merito, mcarla

  39. Giancarlo Salvoldi says:

    E’ la verità dei dati di fatto oggettivi, attuali e della storia passata, che ci deve orientare nella nostra ricerca.
    La prima indicazione che dà è che dobbiamo essere prudenti a santificare gli accoglienti e demonizzare gli impauriti.
    La cultura della sinistra italiana è rimasta indietro di 10 anni rispetto a quella della sinistra europea che da molto ha capito che l’accoglienza illimitata è impossibile, sbagliata, e dannosa per gli stessi immigrati.
    Infatti a minacciare i blindati al Brennero non è lo xenofobo Hofer ma il governo austriaco di centro sinistra.
    Ventimiglia e Calais li chiude oggi Macron ma li aveva chiusi Hollande e il governo delle sinistre.
    I mass media italiani bollano i muri xenofobi di Polonia, Ungheria, Bulgaria, Slovacchia, ma lo stesso ha fatto Obama, il laburista Blair, lo spagnolo Zapatero, e oggi la ex spalancata Olanda e perfino la Svezia ex Paese delle meraviglie.
    Papa Francesco dice che l’Europa si è arricchita col colonialismo, ed è vero.
    Ma un presente colonialista in Africa ce l’ha la Cina e da secoli l’ha il mondo arabo.
    Perchè l’Arabia immensa, ricchissima, non accoglie né i vicinissimi Siriani in maggioranza islamici né gli Africani?
    E i nostri telegiornali mostravano i volti dei neri sui barconi dicendo che erano siriani, e mentivano sapendo di mentire:
    per incoffessabili motivi.
    Oggi pensatori di indiscutibile fede di sinistra come Massimo Giannini e Domenico Quirico parlano diversamente.
    Renzi e Gentiloni dichiarano apertamente che è semplicemente impossibile andare avanti così.
    Minniti ha detto che è in gioco la tenuta del nostro tessuto sociale e addirittura il sistema democratico.
    Che fare?
    E’ possibile solo una politica in termini bellici, e quindi si deve rinunciare alla politica?
    Oppure esiste un modo non bellico di fare politica?
    Noi abbiamo dolorosamente imparato a fare i conti con le emozioni del corpo, con le difese, con le nostre maschere.
    E’ possibile individuare le emozioni, le difese, le maschere del corpo sociale e politico della nostra Italia, e analizzarle e cercare un eventuale modo di lavorarle secondo il metodo di “Darsipace”?
    Sono domande che questi giorni rendono urgenti.
    GianCarlo

  40. Caro Giancarlo, sì, si potrebbe fare, innanzitutto dovremmo individuare molto meglio come oggi la maschera egoica, dell’ultimo degli uomini, si stia manifestando, e cioè quale sia l’ultima difesa egoica (politico-culturale) sul pianeta, l’ultimo ed estremo modo per non convertirsi, magari assimilando parole proprie dell’uomo veramente nuovo, senza morire però … e restando subdolamente al centro del potere del mondo. Questa indagine potrebbe poi illuminare le modalità in cui l’ombra DI QUESTA maschera, e cioè prodotta dalla sua ipocrisia, si stia configurando e purtroppo manifestando. Solo questo inesausto lavoro culturale potrebbe aiutarci a distillare anche una politica inedita, di vera relazionalità, e cioè ispirata alla comunione umana autentica e concreta, la quale si costruisce sempre lentamente, faticosamente, e gradualmente … se ci pensi, nel nostro lavoro e anche nei nostri libri noi tentiamo di dare molteplici indizi sui pericoli di una estrema mistificazione postmoderna (dopo cioè quelle moderne dei totalitarismi…) della nuova umanità di Cristo. Ciao e grazie per la tua fedeltà al Reale. Marco

  41. Maria Carla says:

    Grazie per i vostri interventi!
    mcarla

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