Sordi e ciechi sull’immigrazione

Quasi tutti i commentatori concordano che il tema centrale delle elezioni amministrative 2017 è stato quello dell’immigrazione, che ne ha determinato i risultati.

In Italia c’è un’area progressista che ritiene di essere “la Politica”, ritiene di essere depositaria della “Cultura” mentre le altre sarebbero subculture.

Spesso tale presunzione ha spinto i progressisti verso le più cocenti sconfitte, senza che abbiano imparato a chiedersi davvero il perché. Questo accade perché fa loro velo l’ideologia o perché soffrono nell’essere “scissi”, e rotolano nella frammentazione suicida.

Ascoltare i commenti ai risultati delle amministrative è stato desolante perché si considerano causa della sconfitta determinate scelte, ma non perché sono errate, ma perché non si è insistito di più nell’errore. Con questi risultati elettorali a me sembra che l’Italia reale, il Paese reale, abbia smentito il racconto che ne fanno gli apparati politici, mediatici e di alcune istituzioni.

Penso che gli italiani non siano affatto razzisti ed egoisti, ma che rigettino un fenomeno fuori controllo e gestito in modo disastroso da schiavisti arabi e mafie italiane.

Un paio d’anni fa Perugia, la rossa, eleggeva per la prima volta un sindaco di destra e mandava un segnale chiaro di rifiuto di un’accoglienza che creava solo degrado, e gli elettori perugini non erano rigurgiti di un passato fascista. La Monfalcone dei cantieri navali ha alzato bandiera bianca sull’integrazione fallita di 5000 bengalesi, ma non ha cambiato linea, e sei mesi fa alle comunali la Lega ha ottenuto un plebiscito da Monfalcone da sempre di sinistra.

Adesso le débacles di Genova con la sinistra unita (e quartieri dove gli italiani sono minoranza), e di Sesto san Giovanni (la ex città operaia detta Stalingrado d’Italia).

Davanti alla sequenza di disastri dell’integrazione fallita, regolarmente certificata da risultati elettorali in cui gli elettori di sinistra fanno vincere la destra, ci si comporta da struzzi.

Ma c’è di molto peggio, perché ormai la cultura “politicamente corretta” negli Stati Uniti (che anticipano quanto poi accade in Europa) si è arrivati a rivendicare il diritto di usare i mass-media per mentire all’opinione pubblica, subordinando la verità all’interesse politico.

Nella puntata di “Piazzapulita” del 2 marzo 2017, un giornalista di prima grandezza de “la Repubblica” si scandalizza che il New York Times sia arrivato alla durezza di dire la verità sull’immigrazione, ed esplicitamente denuncia l’errore di quel giornale che fino a poco tempo fa mai avrebbe rivelato dati di fatto reali ma politicamente sconvenienti. La chiamano “post verità”, e sostengono che ormai siamo nel tempo della post verità. Se ne deve dedurre che il “politicamente corretto” rivendicando il diritto alla falsificazione vuole spingerci anche verso la post libertà, e verso la post democrazia.

Ma non erano le religioni l’oppio dei popoli?  Gli araldi dell’illuminismo della “liberté” hanno fatto del laicismo giacobino una pseudo religione. E’ proprio vero che “il male divora se stesso”.

Agli italiani non è stato spiegato cosa sia “accoglienza”, se sia scelta libera o, cosa totalmente diversa, sia imposta, perché si dice che tutti “devono” accogliere. Questo ha fatto impazzire gli elettori che hanno reagito come vediamo: conta qualcosa in democrazia l’elettore pieno di paure derise e di rabbia disprezzata?

Ora è in discussione lo “Jus soli”: procediamo per astrazioni e per principi ideologici o teniamo conto della realtà delle persone e della società? La “sindaca” simbolo dell’accoglienza di Lampedusa non ha avuto un trionfo, e non è stata rieletta. Il trionfo l’ha avuto chi chiede immigrazione controllata e sicurezza: cosa si può fare in una prospettiva che voglia coniugare umanità, libertà e pace?

Chi non vorrebbe dare casa, lavoro e salute ai 250 milioni di persone del Sud del mondo che sognano di venire in Europa? Ma sarebbe come la bella favola raccontata da Rodotà su tutti i diritti per tutti, che ha il solo difetto di non essere realistica né sostenibile.

A monte di tutto ciò stanno tanti sconvolgimenti epocali, come il crollo delle ideologie (gran bene necessario ma con implicazioni negative), e come la globalizzazione (gestita dalla finanza speculativa). Il filosofo gramsciano Diego Fusaro spiega bene perché alla élite globale che si riunisce a Davos conviene la delocalizzazione delle industrie (vedi Sesto san Giovanni) e l’immigrazione selvaggia (che a Monfalcone ha fatto ridurre gli stipendi sia dei lavoratori italiani che dei lavoratori bengalesi, immigrati e sfruttati).

E’ drammatico che in questa tornata elettorale abbia votato il 45% degli aventi diritto che non hanno votato nemmeno M5S: significa che le persone hanno perso le illusioni sulle proprietà salvifiche della politica, che è un bene, ma hanno perso anche la necessaria pratica della politica, che è un male.

Per recuperare consenso, sempre sul tema dell’immigrazione, sarebbe necessario che la politica, anziché dire che stiamo facendo integrazione mentre non ce n’è neanche l’ombra, riconoscesse chiaramente il disagio di tanti, e dicesse che tutti i modelli di integrazione sono falliti negli USA e in Europa da Londra a Parigi, da Berlino a Bruxelles, e che non ce la passiamo per niente bene in Puglia, in Campania, a Roma e a Milano (da san Siro a viale Padova).

Alla fine delle conferenze che tengo su questi temi, in genere qualcuno mi chiede sbigottito: “Ma allora lei cosa propone?”. E io rispondo che bisogna studiare e ragionare, e partire dalla verità dei dati di fatto, che sono duri come sassi, perché invece se si fa una diagnosi menzognera e quindi sbagliata, sbagliata sarà anche la terapia, con conseguente disastro.

In “Darsipace” c’è consapevolezza che urge una riflessione sui temi dell’economia, del diritto e della politica, e sulle pre-condizioni necessarie per preparare quella che diciamo “l’insurrezione della nuova umanità”.

 

 

 

 

 

 

 

Commenti

  1. Il percorso “Darsi Pace” sarebbe davvero utile, forse gli intellettuali progressisti non vogliono rendersi conto.
    In questi decenni hanno esibito come fiori all’occhiello la globalizzazione, l’unione europea, l’euro, il rendersi conto delle devastazione sociali e economiche che invece hanno causato deve essere così angoscioso che non vogliono rendersene conto.

  2. Giovanna dice:

    Sul tema dell’Immigrazione segnalo questo link: http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it/leuropa-denunciata-per-genocidio/

  3. GianCarlo Salvoldi dice:

    A Leoluca Orlando che denuncia l’Europa per genocidio dei migranti.
    La mia preoccupazione è che quella denuncia arrivi in mano a un giudice di buon senso che la archivierebbe subito.
    Ma ci sono alte probabilità che arrivi in mano ad un magistrato politicizzato ( perchè l’Italia ha anche la “fortuna” di avere una magistratura di destra e una di sinistra), che decida di procedere contro l’Europa che ha dispiegato il più grande sistema di assistenza in mare dopo quello dello sbarco alleato a Dunkerque.
    “Ci sarà pure un giudice a Berlino” che spedisca in galera la cristiana Merkel della terribile Germania che ha accolto un milione di Siriani, neanche uno dei quali è stato accolto dalla vicinissima, grandissima, ricchissima, islamica Arabia.
    Caro Leoluca, forse mi è sfuggito, ma certo hai denunciato il socialista spagnolo Zapatero e il suo governo delle sinistre che nel 2005 ha fatto piazzare le mitragliatrici a Melilla e fatto strage di migranti ( come fece Bava Beccaris a MIlano).
    E certo starai stendendo denuncia contro il socialista Hollande e Melenchon e i Verdi per i fatti di Calais, in Francia.
    Incredibile: si denuncia chi ha fatto tanto perchè doveva fare di più, e non si denunciano i Paesi arabi islamici sul cui territorio è stato organizzato, a solo scopo di sfruttamento e di arricchimento, il più gigantesco sistema di reclutamento e di trasferimento di persone, che non può essere fatto senza il consenso delle autorità.
    Tutto sarà archiviato, e me ne dispiace, perchè se ci fosse un processo, alla fine bisognerebbe rendere onore all’Europa,
    non certo per tutto ciò che fa, ma per il tanto di buono che in questo campo ha fatto.
    Leoluca, se hai tempo per i genocidi, impiegalo bene, e prova a denunciare Cina per il Tibet e Turchia per l’Armenia.
    GianCarlo Salvoldi

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