Passare dalla morte alla vita

Commenti

  1. Uno scritto che per me è molto chiarificatore e benefico. Direi benissimo! Chiarisce , illumina e presenta vie nuove e che troppe volte non riesco a vedere in nessun modo. Devo perciò ringraziarti davvero molto perchè, ritrovandomi in un corpo gravato da impedimenti fisici importanti, leggendoti, sono sollecitato a rendere viva quella vita che sembra continuamente svanire e invece, nella fede del Cristo vivente e presente in noi, risorge, riappare e costantemente continua.
    Grazie, un abbraccio
    Fabio

  2. Claudio Rampazzi dice

    Grazie. Come sempre i tuoi scritti mi aiutano ad approfondire meglio ciò che si fa pressante ed esige delle risposte. Risposte che non vogliono venire alla luce, si nascondono nelle pieghe del corpo di dolore che veste la mia anima. Allora mi chiedo, cosa voglio gettare nella fiamma violacea della trasmutazione, quale lavoro alchemico cerco di rimandare ad un futuro che non si fa mai presente? Il personaggio che metto in scena deve imparare sempre nuove battute, l’Autore è instancabile e scrive per me costante-mente nuovi copioni. Così mi ritrovo a rispondere alla vita sempre allo stesso modo, nell’instancabile tentativo di crocifiggerla. E’ vero…”ognuno di noi sa di cosa sto parlando”. Nell’attimo in cui provo l’emozione di un’insight, dello svelamento, ecco che nel tentativo di aggrapparmi a questa speranza la sua forza rigeneratrice si disperde. Tuttavia la fiamma è accesa, va protetta giorno per giorno in modo che diventi sempre più viva. Così che illumini finalmente quella notte oscura che sembra non finire mai. Questo spiraglio verso la liberazione è accuratamente camuffato, da qualcosa che W. Reich ha definito “la peste emozionale dell’uomo”, l'”evasività” umana nei confronti della Vita vivente. Nel suo libro “L’assassinio di Cristo” dice…”cinquant’anni di tecnologia, più duecento cinquant’anni di scienza naturale hanno portato l’uomo dalla carrozza a cavallo ai missili. Ottomila anni dedicati ai gravi problemi della natura umana non hanno avvicinato l’uomo di un millimetro alla comprensione di se stesso”.

  3. Dario Milani dice

    Grazie Francesco, solo 2 chiarimenti: quando dici “L’io umano, ciascuno di noi è Figlio di Dio.” è una potenzialità, perché alcuni, ma anche alcune parti di noi sono più figli delle tenebre che di Dio.
    Come infatti dici sotto: “Nella misura in cui incarno la nuova umanità di Cristo, divento Figlio di Dio”.

    Inoltre, in che senso dici che “Dio cioè non ci ha donato la libertà, perché una libertà consegnata sarebbe un controsenso”?
    Grazie e ciao

  4. ivano caminada dice

    In verità, in verità io vi dico:
    chi ascolta la mia parola
    e crede a colui che mi ha mandato,
    è passato dalla morte alla vita.
    (Gv 5, 24).
    Da questa sorgente di fede si rinasce alla vita , dopo aver creduto di morire.
    Da questa fede sono nate e nascono tutte le rivoluzioni della storia, per la libertà e la verità di ogni essere umano, figlio della creazione e del suo Creatore, unico vero potere al quale piegandosi non ti sfrutta, ma ti libera e rendere figlio erede del suo potere , creatore di mondi .

    Da qui inizia ” il vero dramma di chi si dice cristiano “, come in questa preghiera di Padre Davide Maria Turoldo – che nasce da un fatto veramente avvenuto nella storia – un avvenimento che ha per protagonista Gesù salvatore, morto e resuscitato dai morti . Da qui trarre una conseguenza pratica: SI DEVE SCEGLIERE E DECIDERE SE CREDERE O NON CREDERE, pro o contro , fidarsi o restare nelle proprie tenebre credendo di poter bastare a noi stessi, con la nostra sufficienza o supponente cultura.

    Preghiera
    “Signore, inizia il vero dramma del cristiano
    RIUSCIRE A CREDERE che tu sei risorto,
    testimoniare al mondo che tu sei vivo,
    l’unico tornato dal regno dei morti.
    Perchè credere alla resurrezione
    significa cambiare ogni cosa,
    cambiare il modo di pensare, modo di vivere,
    perchè diverse sono le stesse cose:
    Signore, donaci di credere ! ”
    Amen.

  5. Grazie di cuore, Francesco.

    Questo post bellissimo nella sua sinteticità, nella sua asciuttezza anti-retorica (o meglio, post-retorica), chiarisce la drammaticità della nostra scelta, della nostra attitudine in ogni minuto, in ogni secondo del nostro tempo di vita. E’ resa finalmente chiarissima la natura dell’opposizione che Cristo si trova di fronte, la conosco bene: è nella mia carne e nelle mie viscere, ogni volta che cerco di “non vivere”, di ritrarmi indietro (paradossalmente, ma non troppo, molte volte con tante giustificazioni “morali” o “cristiane”).

    E’ un’opposizione gigantesca, misteriosamente gigantesca. Verrebbe da disperare a volte se non ci fosse la rassicurazione che le forze del bene – del vivere – hanno vinto: e possiamo invocarle.

    Capisco ancora meglio la frase di Giussani, “L’unica condizione per essere sempre e veramente religiosi, cioè uomini , è vivere sempre intensamente il reale.” In fondo, mi pare che nel post – e nei significativi brani finali – si parli di questo.

    “Se vivo allora accade. Altrimenti non succede nulla. È matematico.”

    Averlo di nuovo capito è già un soffio d’aria pura.

  6. Andrea Blasutta dice

    Grazie Francesco per questa chiara visione delle cose. Ed ora il mio intento è che rendermi conto di quanto dici mi faccia stare bene e mi dia la spinta per evolvere, piuttosto che farmi fermare dal senso di colpa, dalla paura, dalla pigrizia.

  7. Francesco Marabotti dice

    Caro Dario,
    diciamo che la mia vuole
    essere anche una provocazione.

    Mi sembra infatti che abbiamo
    troppo insistito, come cristiani,
    nel porre l’accento su ciò che Dio
    ci dona, come se fosse qualcosa
    di esterno a noi, nei confronti
    del quale ci troveremmo
    in un rapporto di sudditanza.

    Dio si è incarnato come uomo.
    La libertà, l’essenza divina
    che siamo non ci è stata
    perciò elargita, perché altrimenti
    dipenderebbe da un’entità esterna.

    Sarebbe una libertà condizionata.

    Invece siamo della stessa sostanza
    del Padre, e perciò liberi in quanto figli.

    Un caro saluto
    Francesco

  8. Caro Francesco,
    grazie per il tuo chiarimento,
    un caro saluto anche a te.

  9. giancarlo salvoldi dice

    La tua riflessione, Francesco, si dimostra vera perchè si sente che l’hai passata al vaglio della tua vita, l’hai incarnata.
    La prima volta che ho letto sono rimasto stupefatto di come mi risuonavano nuove le tue parole: la novità è al tempo stesso nel tuo dire e nel mio sentire, perchè è vita, vissuta e non schiacciata.

    Quando ci si fa canali aperti, come fai tu, lo Spirito scorre scintillante e variegato in ciascuno di noi.

    “Non vogliamo morire e perciò moriamo ogni giorno”. “Siamo omicidi della nostra vita”.

    Hai favorito la confessione a cuore nudo di Castellani, in cui mi ritrovo.

    Allargando lo sguardo all’umanità concordo che questo momento storico è manifestazione apocalittica della Pasqua.
    L’umanità sta ancora resistendo all’ascolto e alla conversione e tratta a calci non solo il suo ecosistema ma anche il mondo spirituale che la sostiene: anche se ancora non l’ha ben chiaro, ha fame di “resurrezione”.

    Devo ascoltare, quindi convertirmi, quindi essere me stesso: per poter vivere, e vivendo salvarmi.
    ” Se vivo allora accade. Altrimenti non succede nulla. E’ matematico”

    Grazie di cuore, GianCarlo

  10. Francesco Marabotti dice

    Grazie Giancarlo,
    in questo cammino
    sto imparando che la relazione
    con Dio è una corrente alternata.

    La fede è sempre un bene scarso,
    precario, che spesso sembra
    svanire e cancellarsi.

    E quanto più ti apri
    nella tua verità
    tanto più ti si dona.

    E ci aiutiamo assieme.

    Un abbraccio
    Francesco

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