Come vivere in un mondo di menzogne – Nuova visione nel sito di Marco Guzzi

Carissime amiche e carissimi amici,

in queste settimane di guerra umanitaria (?) nel Mediterraneo, di sbarchi continui a Lampedusa, di terrori nucleari crescenti, e di chiacchiere infinite sui soliti temi di casa nostra (giustizia, mister B., etc.), ho sentito più che mai l’assurdità in cui sta sprofondando la nostra società occidentale, la spessissima rete di menzogne in cui siamo sempre più imprigionati, come moscerini imbozzolati dentro la viscida bava di un Ragno Planetario.

Quasi tutti mentono ormai infatti, mentono i politici e gli scienziati, mentono gli economisti e i teologi, mentono i giornalisti, le mamme, i nonnini e le badanti, i profughi e i loro soccorritori, i buoni e i cattivi, mentiamo tutti, e mentiamo specialmente quando siamo convinti di dire la verità.

La menzogna è anzi la sostanza più autentica di quasi tutte le verità oggi proclamate.

“Resti fermo che Dio è verace e ogni uomo mentitore” (Rm 3,4).

Che fare quando una civiltà si sta dimenticando di avere dimenticato la verità?

Quando quasi nessuno sa più distinguere l’odore della rosa dal fetore delle latrine?

Quando cioè non puoi più neppure tentare di dire: guardate, fratelli, che abbiamo dimenticato l’essenziale? perché anche il ricordo della dimenticanza, il ricordo di avere perduto qualcosa di essenziale, svanisce nelle menti televisive e telematiche sempre più oscurate, in questa specie di black out universale di spiriti e di cervelli?

Che fare quando nessuno parla più neppure dell’alienazione, tema centrale negli ultimi 150 anni di riflessione filosofica, in quanto siamo ormai talmente fuori da noi stessi, talmente divenuti “altro”, alieni appunto, da non accorgerci più di questa estraneazione straziante, e da esserci perciò del tutto assuefatti alla pazzia, alla pura e semplice e ordinaria e “normale” alienazione mentale?

Verrebbe voglia a volte soltanto di gridare notte e giorno:

“Salvami, Signore! Non c’è più un uomo fedele;

è scomparsa la fedeltà tra i figli dell’uomo.

Si dicono menzogne l’uno all’altro,

labbra bugiarde parlano con cuore doppio”. (Salmo 11, 1-2)

Sono anche stanco di tutte le evanescenti e scontate prediche morali che ancora si sollevano sul pianeta in attesa del colpo finale. C’è ancora chi crede che il problema dell’uomo contemporaneo sia “etico”, che basti richiamarci ancora una volta, e con facce ancora più rosse di furore e “indignate”, alla responsabilità, al bene comune, o alla legalità. C’è ancora cioè chi non ha capito proprio nulla dell’intero XX secolo, chi parla e predica come se fossimo ancora alla fine  del XIX secolo, come se non avessimo già sperimentato fino in fondo l’incapacità della coscienza morale e razionale del nostro io ego-centrato, auto-mobile e mono-logico, di raddrizzare il mondo.

Ma è proprio questo io tracotante e sordo, sostanzialmente a-teo e pazzo, anche se politicamente corretto e tanto ragionevole, anche se magari cattolico e praticante, la causa di tutti i mali, di cui questi stessi moralisti sono poi pronti a lamentarsi dai palchi della loro puerile arroganza.

Vogliono scacciare la peste rafforzando la stirpe dei ratti che la diffondono…

Poveri illusi.

L’unica consolazione sta nella legge ineluttabile che regola il creato:

“Ecco, l’empio produce ingiustizia,

concepisce malizia, partorisce menzogna.

Egli scava un pozzo profondo

e cade nella fossa che ha fatto;

la sua malizia ricade sul suo capo,

la sua violenza gli piomba sulla testa.” (Salmo 7,15-17)

C’è ancora chi parla come se l’uomo ego-centrato fosse un soggetto del tutto padrone di sé e delle proprie scelte, e non quel coacervo di contraddizioni mostruose, quel mostro divino e infernale che la psicoanalisi e l’arte e la filosofia e le guerre del ‘900 ci hanno rivelato; ma che ogni sapienza ha sempre conosciuto, e che, ad esempio, san Paolo vedeva con chiarezza dentro di sé:

“Io non riesco a capire neppure ciò che faccio; infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.” (Rm 7,15-16)

E a questi “soggetti” a cosa possono servire altre prediche morali?

C’è addirittura chi pensa ancora di fare cultura creativa, arte, narrativa “civile”, suonando le trombe retoriche, sempre più stonate, stridule, e fastidiose, dell’etica della responsabilità, e cioè letteralmente dell’abilità a rispondere, senza spiegarci mai bene però a chidi che dovremmo rispondere, a quale messaggio dovremmo porgere il dovuto ascolto, e specialmente come si faccia per renderci capaci di ascoltarlo.

Non sussiste infatti alcuna etica della respons-abilità che, oggi più che mai, non debba farsi precedere da una formazione all’audio-abilità. Nessuno di noi, insomma, sa propriamente di che cosa rispondere, se prima non impara ad ascoltare una chiamata, per rispondere alla quale debba impegnare tutta la sua esistenza.

Nessuno può più rispondere di niente di buono, se non intraprende la lunga via della riformulazione radicale della propria identità, di tutto il proprio essere, se non comprende che è l’intero assetto ego-centrato della propria anima che deve essere rovesciato, se vogliamo rilanciare il progetto umano sul pianeta terra.

Gesù il Cristo lo continua a gridare, purtroppo invano, a tutti noi, credenti e non-credenti e altrimenti-credenti che siamo, a tutti gli uomini comunque imprigionati nella menzogna del loro io mortale, cieco e mortale: “Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna.” (Giovanni 8,43-44)

Questo mi pare oggi l’unico vero problema: tornare ad ascoltare una chiamata davvero essenziale, in cui cioè la mia essenza umana sia rimessa in gioco completa-mente, e farnecultura condivisa, linguaggio comune.

Solo questo ascolto, questa audio-abilità potrà rianimare anche una capacità di risposta, una respons-abilità all’altezza dei tempi.

Riporre l’ascolto a fondamento della vita personale e civile è oggi l’unico gesto realmentefondativo, l’unico atto culturale serio cioè, nel senso di una rifondazione della cultura umana su questa terra, e non nel senso dell’attuale industria culturale dello svago più o meno osceno dell’ego morente.

Rovesciare invece questo ego, centrato su se stesso e sul proprio sistema di menzogne, e rimetterci in ascolto delle profondità sorgive del (nostro) essere: questa è la RivoluzionePermanente da rilanciare a tutti i livelli.

Questo significa che un autentico atto culturale fondativo oggi non può essere soltanto intellettuale, un’elaborazione di concetti (egoici anch’essi), ma deve implicare una conoscenza e una trasformazione progressiva degli strati più o meno inconsci della nostra psiche ego-centrica, e un’attivazione concreta e consapevole delle dimensioni spirituali più profonde dell’anima.

Intuizione intellettuale, autoconoscimento psicologico, e conoscenza spirituale di sé si integrano in una prassi comunitaria che è al contempo liberazione personale e trasformazione del mondo.

Fare cultura creativa oggi deve significare aiutare gli uomini a modificare il centro del proprio essere, passando dalla sordità dell’ego all’ascolto di sé (in Dio). Dobbiamo perciò rinnovare tutte le forme di conoscenza e di trasmissione del sapere. Dobbiamo costruire una cultura iniziatica, radicata nel continuo processo di trasformazione della nostra identità umana. Dobbiamo, in altri termini “deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni menzognere, e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella sanità vera.” (Efesini 4,22-24)

E i nostri Gruppi Darsi pace sono in tal senso un vero e proprio esperimento di fondazione culturale, in cui cioè tentiamo di elaborare una conoscenza e una forma di trasmissione di questa conoscenza che sintetizzi i grandi filoni culturali che giungono fino a noi, dando vita e corpo ad una pratica condivisa di liberazione interiore, atta ad estendersi a cerchi concentrici verso tutte le dimensioni della vita sociale.

Il resto mi sembra un penoso tentativo di passare il tempo, prima della fine.

Vi propongo perciò come Nuova Visione nel mio sito www.marcoguzzi.it questa riflessione che approfondisce il tema di una nuova azione liberata:

Liberare l’azione a Occidente

Dal senso di impotenza

ad un nuovo slancio del cuore

http://www.marcoguzzi.it/index.php3?cat=nuove_visioni/visualizza.php

Potete guardare anche il video della relativa conferenza, nella sezione Video del mio sito:

http://www.marcoguzzi.it/index.php3?cat=video/index.php

Il 10 maggio, alle ore 15.30, terrò una relazione al Convegno su “Preghiera e Rito”, organizzato dall’Istituto di Liturgia Pastorale di S. Giustina (Padova) sul tema

Crisi della preghiera

Tra interiorità e mondo rituale

Sono già aperte le iscrizioni ai tre prossimi intensivi, quello di Santa Marinella dal 27 al 29 maggio, riservato ai partecipanti ai Gruppi, quello di Campello sul Clitunno (Convento Padri Barnabiti), dal 30 giugno al 3 luglio (aperto a tutti, info. 0743.521097):

Con tutto il cuore

Dalla follia del cuore diviso

all’integrità dell’uomo nuovo

e quello di Albino (Bergamo, Scuola Apostolica S. Cuore) dal 9 all’11 settembre (Info e prenotazioni 035.758740):

Ricominciare

Pensiero, autoconoscimento, meditazione e preghiera

per rinnovare la propria vita e il mondo

Vi invito a partecipare in modo sempre più attivo sia al sito dei nostri Gruppi

www.darsipace.it

sia alla nostra pagina Facebook

http://www.facebook.com/darsipace?ref=ts

Grazie di cuore della vostra vicinanza e della vostra amicizia, che accompagnano sempre il nostro impegno per un rinnovamento reale della cultura e della spiritualità contemporanee, e tanti affettuosi auguri di poter fiorire in quella verità, al di là di tutte le trame di menzogna, che il Cristo continua a donare a chi abbia sufficiente umiltà da desiderare la vita piuttosto che inseguire le proprie illusioni di morte: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”(Gv 8,31).

Marco Guzzi

Commenti

  1. Walter Mutton dice:

    Parole intelligenti! vere, dure e incisive. Parole rare e profetiche che non pronuncia quasi nessuno.
    Grazie Marco, che lo Spirito ti sostenga sempre e ti,ci benedica.

    Walter

  2. Marco Guzzi dice:

    Carissimo, grazie del tuo ascolto.
    E’ tempo di radicalità vera, e quindi di mitezza.
    E’ tempo di pensieri inauditi, e quindi sobri.
    E’ tempo di parole scandalose, e quindi semplici.
    Conosco il tuo cuore che risuona di queste vibrazioni, e non ne cerca altre.
    Un abbraccio. Marco

  3. luciana p. dice:

    Carissimo Marco, i nostri gruppi, cioè i gruppi che tu, con ragione, hai fortemente voluto, mi stanno facendo crescere molto. Ora riesco a leggere “anche” i tuoi libri che prima mi sembravano troppo difficili, non avendo mai studiato filosofia. Sto, finalmente cogliendo “il senso della vita”, anche se ci hanno rubato pure queste parole, come tu ci hai detto sabato scorso all’incontro! Grazie!

    Ora, tanto per ridere, ho chiesto a mio figlio cosa significasse per lui la filosofia. Mi ha risposto: Ogni filosofo manda a quel paese, tutti quelli che c’erano prima di lui e poi viene mandato a quel paese da tutti quelli che vengono dopo! Forse è per questo che ci parli di Apocalisse! Un caro saluto.

  4. Mariapia dice:

    Carissimo Marco!
    Grazie per queste parole che scuotono e scavano dentro, che esprimono molto bene il nostro sdegno, la nostra delusione quotidiana nell’ascoltare i consueti programmi televisioni, nel leggere gli articoli dei quotidiani e anche la maggior parte dei libri stampati recentemente, ma se ci dobbiamo mettere in ascolto di una Voce liberante, dobbiamo imparare ad ascoltarLa anche negli uomini del nostro tempo. Gesù si è fatto uomo, perché lo ritrovassimo negli altri, perché il discorso antropologico potesse diventare anche discorso teologico. Voglio allenare il mio sé all’ascolto anche delle voci comuni, anche quelle delle persone semplici; certe volte nei discorsi quotidiani si celano pagliuzze d’oro. La realtà è quella che noi sappiamo vedere , conoscere e valorizzare.
    Inoltre, anche nel disastro politico che ci affligge, dobbiamo esercitare il nostro discernimento. Per esempio, quando ci sono le elezioni ,io sento il compito di scegliere il partito e , quando possibile, la persona ,che ritengo il meno peggio.
    Insomma condivido pienamente l’analisi della situazione del nostro tempo e le proposte di rinnovamento con cui si conclude la tua visione, ma ho voluto esprimere anche le mie considerazioni, forse un poco terra terra. Mariapia

  5. Marco Guzzi dice:

    Carissima, hai pienamente ragione: i semi di verità vanno raccolti ovunque siano, e spesso non si trovano OGGI nelle rappresentazioni dominanti del mondo, che ci offrono la cultura o la politica, ma nei nostri scambi quotidiani, nelle nostre condivisioni personali, in tanti scambi che avvengono tra le persone, e anche nei nostri Gruppi.
    Quanto alla scelta del meno peggio nelle competizioni politiche….non è nemmeno questa sempre così facile…..ma qui il discorso si farebbe molto complesso, e implicherebbe un’analisi del rapporto tra le Maschere e le Ombre (dell’Ego) in questa fase terminale della civiltà egoico-bellica, e una valutazione delle loro potenzialità distruttive di volta in volta diversificate.
    Un abbraccio. Marco

  6. michele dice:

    Nella pienezza del suo senso la parola”rivoluzione” comprende due idee:anzitutto quella di una rivolta contro un dato stato di fatto;poi l idea di un ritorno,di una conversione,per cui nell antico linguaggio astronomico,la rivoluzione di un astro significava il suo ritorno al punto di partenza e il suo moto ordinato intorno ad un astro.Quindi l esigenza di un ritorno integrale a quei principi tradizionali cioè a quelli della Tradizione,questo a quanto dice Guenon” La crisi del mondo moderno”,e secondo me questo è il famoso cerchio zen in cui la fine corrisponde all inizio,pensi caro Marco che sia una linea di pensiero possibile tu che hai scritto il libro “Dalla fine all inizio”?

  7. Marco Guzzi dice:

    Carissimo Michele, grazie di questa riflessione sul pensiero tradizionale.
    Io apprezzo e conosco abbastanza bene il pensiero di Guénon sui cicli cosmici.
    Non condivido però del tutto l’idea di un ritorno al punto di partenza, come non condividevo l’idea nietzschiana dell’eterno ritorno dell’identico. Credo che questa fine ci stia riportando ad un Principio che è l’Inizio metastorico, l’Arché per intenderci, in cui è il Logos giovanneo.
    Non torniamo quindi alle origini storiche arcaiche, come se il bene fosse nell’antichità, ma torniamo al Principio Eterno per portare a compimento l’opera della terra.
    In tal senso il pensiero tradizionale, al quale mi pare che tu faccia riferimento, è molto più hindu che cristiano. Per i cristiani infatti il meglio deve ancora avvenire, non si trova cioè indietro, ma davanti a noi, e questa prospettiva rende il pensiero cristiano molto più complesso nella valutazione, per esempio, della modernità, che Guénon bolla semplicemente come oscuramento puro e semplice.
    Ciao, e auguri. Marco

  8. rosella dice:

    “Io non riesco a capire neppure ciò che faccio; infatti….” (Rm 7,15-16)

    Sono fermamente convinta che noi umani essendo relati gli uni con gli altri, e costantemente protesi in modo evolutivo, per quanto possiamo “progettare di…” (una qualunque cosa, anche il bene) non possiamo fare altro che riconoscere dopo IL RISULTATO.
    Ecco io penso che si possa anche dire, con Paolo, io non riesco neppure a capire quello che faccio, perchè POSSO RICONOSCERLO SOLO DOPO, guardandomi indietro, osservando la realtà di un fatto.
    Rivisitando brevemente la mia storia, ho cercato di cogliere quali possano essere le motivazioni profonde della menzogna la mia e quella che ci circonda, ed ho incontrato “la paura”.
    Ancora una volta la menzogna nasce dalla paura di essere condannati … a morte? Ricordiamo Adamo nell’Eden, dopo aver mangiato la mela e quando Dio lo cerca?
    Secondo me la questione potrebbe pure essere di tipo etico: noi siamo I MORTALI e quindi intrinsecamente incapaci di praticare la giustizia, visto che non vi è alcuna giustizia nel nascere per morire. Noi non possiamo proprio essere giusti in noi stessi e neppure da soli: possiamo praticare la giustizia solo perdonandoci a vicenda.
    Io leggo in questo senso, il comandamento di Gesù di rimettere i peccati settanta volte sette e lo ritengo ETICAMENTE umano e veritiero.
    Se non ti viene usata misericordia, ma la spada della condanna pende costantemente sul tuo capo, in modo così intenso da doverti guardare le spalle ad ogni respiro (farti un’assicurazione prima di praticare una professione… o di mettere al mondo figli, che possono fare danni a terzi… )
    In una società molto legalizzata e conflittuale all’interno della quale l’ipotesi del perdono non è considerata; mentre sarebbe eticamente valida nei rapporti che si vogliano definire “umani”, non può esservi una vera giustizia, ma solo paura e menzogna.
    Per inciso, a prescindere dalla matrice personale sulla quale si sono strutturate le nostre paure LA PAURA E’ comunque sia IL CONTRARIO DELLA FIDUCIA.
    Dove vi è timore, quel che è assente è la fiducia, sia nell’altro uomo che nella vita. E l’uomo si difende come può: coprendosi magari con una foglia di fico, arrampicandosi su dei vetri, mentendo.
    La fiducia si nutre di riconoscenza, di un GRAZIE elargito PER DONO.

    ciao Rosella

  9. Marco Guzzi dice:

    Carissima Rosella, grazie di queste tue considerazioni, che sgorgano dal “fuoco della controversia”, e cioè dal punto giusto, in cui dimorare e imparare anche a pensare.

    Hai ragione: la nostra menzogna nasce sempre da una paura.
    Noi lo scopriamo studiando le nostre strategie difensive, e cioè le strutture portanti del nostro mentire. Esse sono generate sempre dalla paura di essere rifiutati, non amati, e quindi, come dici, sostanzialmente AMMAZZATI.

    Queste tue riflessioni iniziatiche fanno giustizia tra l’altro del facile ottimismo di alcuni teologi che oggi vorrebbero convincersi e convincerci che l’idea del peccato originale sia venuta in mente a Sant’Agostino.
    Purtroppo invece è l’esperienza universale, dal Qoèlet a Platone, da Geremia a Buddha, fino ai Salmi e a Gesù stesso, che ci insegna quanto oscura e caotica e tragica sia la condizione umana, sia pure trafitta da un raggio di luce, da un’energia divina che ci spinge verso la verità e la pace.

    OGGI lasciamoci assorbire da questo raggio che ha trafitto le tenebre del mondo, e ha spaccato la crosta di tutte le nostre menzogne.

    Un abbraccio. Marco

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