Morte e Vita

Vi trascrivo una poesia della scrittrice polacca, Wislawa Szymborska,  vincitrice nel 1996 del premio Nobel per la letteratura e scomparsa da poco, all’età di 77 anni; le sue poesie sono state pubblicate in Italia da Adelphi, nella traduzione di Pietro Marchesani.

Il testo  qui riportato si è inserito nella mia riflessione sulla morte a cui torno volentieri in questo periodo della mia vita, forse perché ho superato di gran lunga i sessanta e mio marito è mancato da poco più di un anno. E ho anche sperimentato che è un tema per niente deprimente:  affrontarlo mi dà forza e allontana da me tante paure, allargando la mia libertà.  Penso spesso che la vita senza la morte perderebbe il suo senso e la sua grandezza.

 

 

Il giorno dopo – senza  di noi

La mattinata si preannuncia fredda e nebbiosa

In arrivo da ovest
nuvole cariche di pioggia.
Prevista scarsa visibilità.
Fondo stradale scivoloso.

Gradualmente, durante la giornata,
per effetto di un carico di alta pressione da nord
sono possibili schiarite locali.
Tuttavia con venti forti e d’intensità  variabile
Potranno verificarsi temporali.

Nel corso della notte
Rasserenamento su quasi tutto il paese,
solo a sud-est
non sono escluse precipitazioni.
Temperatura in notevole diminuzione,
pressione atmosferica in aumento.

La giornata seguente
Si preannuncia soleggiata,
anche se a quelli che sono ancora vivi
continuerà a essere utile l’ombrello.
Da “ Due punti”,  2011

Bisogna quindi arrivare alla fine del componimento per superare la prosaicità analitica delle previsioni meteo. E  masticare il nocciolo della questione annunciato dal titolo.

Il giorno dopo la nostra e l’altrui morte tutto continuerà come prima, le cure quotidiane si presenteranno con tutti i loro particolari e occuperanno l’attenzione dei vivi. La morte, l’evento più straordinario e forse più temuto per tutti noi, non turba la realtà quotidiana. Ed è giusto così.
Cos’è la morte che ci riguarda rispetto all’intera realtà? Gli eventi per i vivi continueranno a scorrere. Pensare così è forse il modo più saggio: non siamo noi e i nostri cari una briciola infinitesima della realtà? Può dare un certo sollievo riflettere sul fatto che la morte, l’evento che si presenta come il più tragico della vita,  non cambia il cosmo, soltanto semmai  la morte altrui, sconvolge la nostra piccola realtà affettiva.

Se crediamo e speriamo che i morti continuano a vivere, ma in un’altra dimensione, fuori dallo spazio e dal tempo e perciò mantengono un loro grande silenzio: non possono più parlare parole umane, allora, dopo di loro, la realtà storica, terrestre, deve necessariamente restare uguale, come ha anche,  con un certo humor, precisato  la nostra poetessa.

Per la completezza del discorso propongo alla vostra riflessione stralci di un altro suo componimento, in cui si affaccia, e qua e là si fa presente anche il altri suoi testi, qualcosa che sembra non essere sottoposto alla morte:

   Nulla è in regalo

Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
Con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

E’ così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

E’ troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.

(…)L’inventario è preciso,
e a quanto pare ci toccherà restare con niente.
Non riesco a ricordare
Dove, quando e perché
ho permesso che aprissero

questo conto a mio nome.
La protesta contro di esso
Noi la chiamiamo anima.
E questa è l’unica voce che manchi nell’inventario.
Da “ Vista con granello di sabbia”

Secondo me la Szymborska., nella sua disarmante semplicità,  è stata una grande mistica e per voi?

 

 

Comments

  1. Bellissime Maria Pia, risollevano lo spirito.
    Mi ritrovo molto in questi versi:

    “La giornata seguente
    Si preannuncia soleggiata,
    anche se a quelli che sono ancora vivi
    continuerà a essere utile l’ombrello.”
    Il mio ego fatica a morire per vivere IL PRESENTE godendoselo: così, pur “pensando positivo” mi attacco all’ombrello.
    Un abbraccio di cuore (per quel che posso) e BUONA GIORNATA
    Rosella

  2. Non so se è stata una grande mistica – non la conosco a sufficienza – ma so che molte delle sue poesie mostrano quello sguardo rovesciato sul mondo che assomiglia molto allo sguardo dei mistici, dei santi, dei bambini. Uno sguardo prosaico e creaturale, che sembra aver rovesciato l’ego con l’apparente semplicità con cui il Maria nel magnificat rovescia i potenti.

    Da parte mia vi segnalo queste 2 poesie:
    La fiera dei miracoli
    (http://alessandroiapino.blogspot.it/2012/02/la-fiera-dei-miracoli.html)

    e La cipolla (http://alessandroiapino.blogspot.it/2012/02/la-cipolla-e-unaltra-cosa.html), utile quest’ultima anche come riflessione sul lavoro di ‘spogliamento’ che pratichiamo nei nostri corsi.

    Grazie dello spunto

  3. Filomena says:

    Cara Mariapia,
    grazie per questi versi così trasparenti!
    E grazie per la tua riflessione sulla morte e sulla vita. Che condivido appieno.
    Quando mio padre è morto, soltanto 4 mesi fa, nella disperazione che mi stringeva si è fatto largo in me un pensiero che potrebbe essere considerato macabro, deprimente, ed invece inaspettatamente mi ha dato una grande forza. Spesso si è portati a pensare: ” non lo/la rivedrò mai più, mi mancherà per sempre” ma quanti anni può durare questo’per sempre’, questo ‘mai più’? Anch’io prima o poi morirò, non sono immortale su questa terra, dunque si tratta solamente di avere pazienza e di utilizzare nel modo migliore per me e per chi mi è vicino il mio tempo terrestre. E poi saremo ricongiunti in eterno nell’Eterno!

    ti abbraccio con affetto
    Filomena

  4. veramente una grande poetessa che con delle ironiche “previsioni meteo”, ha parlato della precarietà della vita e anche della morte…
    io alla morte sono costretta a ‘pensarci’ perchè me la sento dentro da tanti anni(depressione? angoscia di morte? angoscia di vita?): alle volte mi sento così male che mi viene il terrore di morire, ma poi mi dico “non c’è motivo di aggiungere la paura alla sofferenza…per male che vada morirai e la sofferenza finirà”
    non so se esiste un oltre, ma anche la mia “protesta” contro questo dover rendere tutto, è quella di cercare di coltivarmi un’anima e curandomi di lei trovo un nido in cui rincuorarmi…
    grazie per averci offerto questa occasione
    con tenerezza
    ennia

  5. Giuliana says:

    Carissima Mariapia,
    grazie per le poesie e per la tua riflessione.

    Mi sto avvicinando alla soglia dei sessanta ed il pensiero della morte è presente, più di un tempo, e mi sembra più per la sua realtà che per la paura che anni addietro mi suscitava.
    In fondo mi pare che per vivere davvero bisogna morire. E forse siamo qui, sulla Terra, per imparare a farlo.

    Torno spesso a leggere il capitolo “Aldilà” in “12 parole per ricominciare” di Marco Guzzi, così come amo rileggere la conclusione del libro “Il pane di ieri” di E.Bianchi:
    “Ma il mio compito, il compito di ciascuno di fronte alla vecchiaia che incalza non è prevederla, bensì prepararla, colmando la vita di quanto può sostenerci fino alla morte.”

    Approfondire il lavoro in dP è vedere con maggiore chiarezza ciò che in me deve morire e imparare a lasciarlo morire nella speranza che questo mi sostenga e mi prepari al passaggio finale verso “il prato rifiorito preparato per noi come una festa.” (In eterno, M.Guzzi)
    Che vivremo in eterno.

    Ti abbraccio.
    Giuliana

  6. A me pare che forse dovremmo vivere di più nella prospettiva del dover morire, per poter posizionare le priorità nella nostra vita. Infatti, mi sembra che spesso ci facciamo prendere la mano da un bias cognitivo che la psicologia chiama dell’ottimismo irrealistico, per cui pensiamo di essere invincibili, che non ci potrà capitare nulla di male, che andremo avanti nei nostri progetti senza intoppi. Ma nel tentativo di soddisfare il desiderio di vita che preme in noi, facciamo un po’ di confusione e rimaniamo invischiati in una corsa di cui facilmente perdiamo la destinazione (forse perché in effetti non ne abbiamo chiara nessuna). E così corriamo come pazzi tutto il giorno, come nella bella descrizione del papalagi che talvolta Marco G. cita, nell’affannosa smania di ingoiare un’illusione di felicità perdendo di vista le reali priorità, a partire da un mondo relazionale sereno, da cui piano piano togliere gli strati di rabbia, invidie, gelosie, rimpianti, paure. Ma in fondo mi pare che sia (anche) per questo che sono nati i gruppi dP e del cui operato sono grata.
    Un abbraccio affettuoso a tutti
    iside

  7. Grazie Iside, concordo con te.
    Con poche precise parole hai chiarito meglio di quanto io abbia saputo fare, ciò che penso e sento.
    Ricambio il tuo abbraccio augurandoti: buona giornata.
    Rosella

  8. Grazie a tutti per la vostra attenzione e per i vostri commenti che mi hanno fatto riflettere ancora più profondamente sul rapporto vita- morte. Il modo migliore per prepararsi alla morte è vivere bene, in profondità.
    Per quanto mi riguarda, constato che la paura della morte che prima mi ossessionava , oggi è minore, è più accettabile. Forse ho imparato a vivere un po’ meglio? Il metodo del darsi pace di ridimensionare l’io , io credo sia un ‘ars moriendi. Morire ogni giorno ai nostri attaccamenti mondani è un esercizio che ci prepara a vivere il grande evento venturo, l’unico su cui abbiamo una certezza assoluta.
    Ho riflettuto sull’uso di dire che un defunto è scomparso; è giusto, a mio parere, usare questa espressione: se è scomparso, vuol dire che non è più visibile, che non abita più le nostre stanze, ma nessuno può dire che non c’è più, può essere altrove, là dove noi non possiamo andare e che neppure, forse, possiamo immaginare.
    La fede ci aiuta a pensarlo in un cammino di trasformazione e tra le braccia di Dio.

  9. Scusate se ho dimenticato di firmare il commento precedente! Per fare ammenda, trascrivo anche i vostri nomi perchè mi sono cari:
    Rosella, Filomena, Ennia, Giuliana, Iside!
    Mariapia

  10. Hai ragione, carissima Mariapia, in fondo il nostro metodo è anche un’ars moriendi, intesa proprio come apprendimento della vita libera:

    imparare a morire ADESSO in questo espiro, mi libera dal passato, dalle sue costrizoni, dai suoi automatismi, e così mi rende disponibile per l’inedito, per la vita nel suo sorprenderci, nel suo rinnovamento continuo.

    Un abbraccio. Marco

  11. GRAZIE a tutti voi,le poesie, i testi e i vostri commenti mi sono d’aiuto e di riflessione in qesto periodo di lutti familiari
    grazie ,con affetto IRENE

  12. Mariapia says:

    Cara Irene! Mi fa piacere che in questo blog tu abbia trovato parole di conforto e di crescita personale. Saremo contenti se continuerari a seguirci! Un abbraccio, Mariapia

Speak Your Mind