Darsi Pace – Per uscire dalla crisi

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I Gruppi “Darsi Pace” nascono per accompagnare il cammino di crescita umana e spirituale cui siamo chiamati in quanto uomini del nostro tempo. Il vuoto nichilistico che si è spalancato con tutta la sua potenza distruttiva nel XX secolo, la crisi delle istituzioni umane, la perdita di un significato condiviso, sono segni di un mutamento profondo, all’interno però di una dinamica evolutiva.

Nello Zarathustra, Nietzsche annuncia la natura del cambiamento antropologico in atto, descrivendo le tre metamorfosi dello spirito. Lo spirito del cammello venera il drago del “Tu Devi”, rispetta dei valori imposti, un senso da cui è orientato, ma anche sottomesso. Così lo spirito del leone si ribella, rivendica la propria libertà, tuttavia non sa come trovarla. Crollate tutte le rappresentazioni ideologiche del mondo, politiche e religiose, vaga smarrito in un mondo frammentato in milioni di pezzi, e urla disperato, come nel famoso dipinto di Munch. Infine lo spirito si muta in fanciullo: “Innocenza è il fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì”. Lo spirito del fanciullo esprime il bisogno interiore di “un nuovo inizio”, un rinnovamento interiore profondo, e sceglie di collaborare alla creazione di un pensiero nuovo, un senso realizzato in modo autentico e libero.

Nel XX secolo solo pochi poeti e artisti riescono a cantare questo “nuovo inizio”, cioè a concepire ed esprimere le parole del Nascente. Molti autori, invece, si arrendono al nichilismo, e come nei versi di Montale, sembrano affermare: “Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Il canto del poeta è strozzato, lo scrittore proietta sulla pagina i lamenti di un io morente, l’artista produce rappresentazioni frammentate o deformate di una realtà che sfugge alla comprensione.

La visione elaborata nei Gruppi “Darsi Pace” può fornire un’interpretazione di questa crisi, proponendo un percorso di rigenerazione. L’io ego-centrato, chiuso in se stesso, non ha più nulla da dire in una fase storica che segna proprio la fine dell’io “che ignora la propria connessione sostanziale con gli altri, con il creato e con il principio divino che lo anima” (M.Guzzi, La nuova umanità ). A questa morte si accompagna però la nascita di un nuovo io, che sceglie di mettersi in ascolto, entra in relazione con la fonte dell’Essere, e sperimenta il risveglio della propria creatività.

La trasformazione verso una figura più creativa, piena e realizzata di umanità, può essere favorita da un processo di liberazione interiore, come quello proposto dai Gruppi “Darsi Pace”. Scegliendo di intraprendere questo percorso iniziatico, l’autore può riuscire a esprimere la voce del Nascente, l’uomo che canta gioiosamente un nuovo inizio. Oggi preme quindi nella storia un’insurrezione poetico-spirituale. L’arte, la poesia, la letteratura sono chiamate ad accompagnare l’umanità in questa fase di passaggio, a trasmettere un pensiero vitale, un senso concreto, una visione autentica della realtà, attraverso un linguaggio semplice ma profondo.

Commenti

  1. Anonimo dice:

    L’uomo nuovo può nascere solo se desidera riconnettersi alla Propria Fonte Divina. E’ questa ri-unione che ci consente di entrare veramente in comunione con gli altri esseri e con il creato! Il lavoro DP aiuta in entrambi i percorsi che si intessono poi in un’unica continua danza!
    A volte sono amareggiata dalla stupidità umana: in fondo basta volerlo, e Dio, ci aiuta! Questa Grande Coscienza Che avvolge e contiene tutto, può plasmare il nostro essere trasformandolo nel meglio di noi stessi. E così tutto, ogni cosa del creato acquisterebbe i colori dell’arcobaleno e della pace! Condivido perciò che “l’arte,.”. ” devono accompagnare l’umanità in questa fase di passaggio…”
    Grazie Filippo per le tue parole “semplici e profonde”, aggiungerei belle e concrete! Maria Rosaria

  2. massimo dice:

    parole chiare, pulite, i poeti (coloro che producono, fanno) certo il loro compito è anche quello di “svegliare” l’umanità dormiente, condivido e me lo auguro, anche se il vangelo di Giovanni di ieri non mi fa ben sperare.
    ” la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce……” però in fondo Gesù ha detto anche che molti sono i chiamati ma pochi gli eletti e non senza sforzo!
    concordo pienamente sul valore dei gruppi, ai quali appartengo, qualcosa stiamo smuovendo nel piccolo cerchio, one by one, come dice giustamente Marco. per cui allegria ed intonazione alle alte frequenze.
    ciao e grazie Massimo

  3. Ciao Filippo,

    grazie per aver spiegato il lavoro dei gruppi attingendo anche dalla sapienza filosofica, riuscendo quindi a legare insieme ricerca filosofica e ricerca spirituale e dimostrando quindi la loro intima connessione. E’ una cosa che apprezzo molto e che ho anche a cuore.

    Ciao

    Maila

  4. Marco Guzzi dice:

    Grazie, Filippo, è proprio vero, è il pensiero l’ambito da rigenerare, da cui ripartire, e c’è molto lavoro, che ha bisogno però di molta luce. Ecco perché ormai il lavoro interiore non è più scindibile dalla autentica creatività culturale. Ciao. Marco

  5. Filippo dice:

    @Maria Rosaria, sì è così, lo stato di alienazione ci allontana da noi stessi e quindi dagli altri, ora stiamo scoprendo che è possibile vivere le relazioni in modo pieno e autentico, ma è necessaria una pratica quotidiana. Tra qualche secolo spero che il riconoscimento nell’altro/a di questa comune origine possa essere più immediato.

    Ciao Massimo, è vero “La luce è venuta nel mondo” ma è stata testimoniata ben poco negli ultimi due millenni, solo da santi, alcuni poeti e artisti, uomini e donne di cui magari non ci resta memoria ma comunque una minoranza. Ora come scrivi tu siamo tutti chiamati a compiere questo salto. Ognuno di noi può diventare poeta, artista, santo, e trasformare la propria vita in opera d’arte… L’alternativa sarà una disumanizzazione sempre più accentuata e insopportabile.

    Ciao Maila, per me infatti una delle migliori definizioni di filosofo la fornisce Nietzsche: “L’uomo filosofico ha persino il presentimento che anche dietro a questa realtà in cui viviamo e siamo ce ne sia una seconda del tutto diversa”. La vocazione iniziale è avvertire con inquietudine il richiamo verso una realtà più vera ed essenziale, eterna, invisibile (che corrisponde alla dimensione spirituale). Un’attività filosofica che non nasca da qui non so di cosa voglia parlare…

    Grazie a voi per aver letto il mio post e commentato, e a Marco per questa possibilità.

    Filippo

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