Tradimento

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Il lavoro che facciamo nei nostri gruppi ci porta a scendere nel baratro delle nostre emozioni, negli abissi dei nostri inferi; compiamo questa discesa nella fede/fiducia che il fondo del baratro non è l’annientamento temuto dall’ego, ma apertura verso la Luce. In questo lavoro da speleologi apprendiamo a conoscere divenendo, scopriamo teologie scritte nella nostra carne.

La condivisione dell’esercizio in 9 Punti (‘Per-donarsi’ p.121-128) di una dei partecipanti al piccolo gruppo mi ha rivelato qualcosa del vissuto originario della scissione, del Mistero della Ferita di Origine.

L’Esercizio in 9 punti chiede di: 1) descrivere una situazione di difficoltà, di conflitto, e dire cosa ci ha turbato o ferito; 2) contattare emotivamente la rabbia suscitata dalla situazione ed esprimerla in forma diretta, senza censura; 3) indagare le paure che si nascondono dietro la rabbia chiedendosi: di cosa ho paura? di cosa ho veramente  paura quando ho questa paura?  4)continuando la discesa nelle paure si arriva ad un punto di puro dolore caratterizzato da profondissima tristezza, abbandono disgregante, cupa disperazione, infinita solitudine, angoscia di annientamento. Nella forma ridotta l’esercizio prosegue al punto 8) con la richiesta umile e sincera di aiuto a Dio e al punto 9) con l’ascolto della Voce che sempre bene-dice, incoraggia, da sollievo, ri-genera alla vita.

Nella condivisione dell’esercizio, al punto 4, nel fondo del baratro, è emerso un vissuto angoscioso di tradimento:  Dio non mi ha protetta, Dio mi ha abbandonata.

Questo vissuto di tradimento emerso in quello che chiamiamo Punto di Scissione, il punto della nostra separazione dalla Vita, dal Principio della Vita che è Amore, ha avuto grande risonanza in me e mi ha fatto riflettere.

Il tradimento è emerso al fondo del baratro come vissuto basico della scissione.

Vedo la scena nel Giardino dell’Eden, le insinuazioni di Satana (Genesi 3): Dio ti ha mentito, non è tuo amico, ti vuole sottomesso; Dio non ti ama, Dio ti tradisce,  non ascoltare, dis-obbedisci (ob-audire=ascoltare).

Cedendo alla tentazione, dando credito a parole false, male-dette, l’uomo esce dalla sfera dell’Amore che è unione, relazione, fiducia, donazione, e precipita nella Scissione, nella sfera di Satana che è sospetto, diffidenza, paura, odio, orgoglio, invidia.

La mente inquinata dal sospetto diventa difensiva: iniziano gli attacchi al legame, i primi meccanismi di scissione e proiezione. L’uomo si separa da Dio, Fonte del suo essere e precipita nel mal-essere della scissione (disperata solitudine, smarrimento, impotenza, paura, vergogna, colpa), comincia ad espellere tutte le emozioni negative, a proiettarle su un oggetto esterno, e a difendersi da esso. Proietta su Dio il suo mal-essere, pensieri male-detti: Dio mi abbandona, Dio non mi ama, Dio mi tradisce; quindi: non sono degno, non valgo nulla, non esisto;  copre la vergogna del suo non-essere con maschere, simulando forza e potenza: la bugia diventa il modo naturale di funzionare della mente.

Dalla Scissione di Origine il vissuto di tradimento è l’esperienza fondante della nostra ferita che si trasmette di generazione in generazione. Nasciamo dalla diffidenza e dalla paura, ci strutturiamo sulla difesa già dai primi mesi di vita quando non adeguatamente tenuti/con-tenuti in braccio impariamo a tenerci/con-tenerci da soli, a contrarci.

I primi pensieri del bambino sono sensazioni corporee di non contenimento, di cadere nel vuoto, di abbandono disgregante. Questi primi pensieri somatici strutturano la mente in forma difensiva, controllante. 

Tutta la storia umana, la storia di ciascuno di noi, è storia di tradimenti, sospetti e sfiducia, paure e difese: una storia che attende salvezza, una storia sacra.

Scendendo nel baratro troviamo scritte nella nostra carne emotiva i pensieri male-detti della scissione, teologie sataniche del Dio persecutore e del Dio Assente.  L’ego si difende dal dolore insopportabile della scissione, fugge dal baratro, aggiunge così dolore a dolore perchè evitare di soffrire il dolore aggrava la piaga.

Portare alla luce le emozioni della Scissione, sentire risuonare le accuse a Dio che l’Accusatore insinua nella mente, tirarle fuori dall’indistinto caotico, dal magma che ribolle sotto i nostri ghiacciai, è via di salvezza. Siamo un vulcano coperto di ghiaccio: un fuoco di vita attende di esprimersi. Scendendo nel baratro facciamo sfiatare la lava che scioglie il ghiaccio emotivo e fa rifluire la vita.

Più ci difendiamo dal dolore negando, spostando, proiettando, più la Vita, in una sorta di coazione a ripetere, presenta situazioni che ci riportano al nodo. Le situazioni di scacco della vita, in cui ci confrontiamo drammaticamente con la nostra impotenza, sono le occasioni favorevoli che la Vita ci offre per realizzare l’abbandono fiducioso a Colui che ci ri-genera nell’Amore.

Con sovrabbondanza d’amore, così Dio risponde al tradimento dell’uomo: si incarna, assume su di sé il tradimento, ne soffre il dolore, ne beve il calice amaro, ne sopporta gli effetti di morte. 

Il tradimento è centrale  nella Passione di Gesù. Gesù  soffre il tradimento dei suoi più intimi amici: “Uno di voi mi tradirà”, “Con un bacio tradisci il tuo maestro”, “Prima che il gallo canti mi  rinnegherai tre volte”, e risponde al tradimento per-donando, donando tutto di sé:  “Nella notte in cui fu tradito prese il pane, rese grazie con la preghiera di benedizione, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: prendete e mangiatene tutti questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi”.

Gesù soffre sulla croce anche il silenzio del Padre: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”; tentato da Satana a dubitare di Dio risponde alla tentazione con un atto di totale affidamento: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”, cioè: Padre mi abbandono a te, mi fido di te, io ti conosco, tu sei Amore, tu non tradisci, tu non punisci, non mandi le croci; il dolore non viene da te, piuttosto ti carichi il dolore dell’uomo, perché il tuo amore è fedele, totale, e per sempre. Gesù ci rivela il vero volto di Dio, che è Padre, e risponde al tradimento con rinnovata fiducia, innalzando l’uomo alla dignità di figlio, facendolo coerede del Regno.

Padre mio,

io mi abbandono a te:
fa di me ciò che ti piace!
Qualunque cosa tu faccia di me,
ti ringrazio.

Sono pronto a tutto, accetto tutto,
purché la tua volontà si compia in me
e in tutte le tue creature.
Non desidero niente altro, mio Dio.

Rimetto la mia anima nelle tue mani,
te la dono, mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore
perché ti amo.

E’ per me un’esigenza d’ amore

donarmi a te,

rimettermi nelle tue mani senza misura,
con una confidenza infinita,

perché Tu sei il Padre mio.

(Charles de Foucauld)

Commenti

  1. Grazie Giovanna hai descritto con profondità la teologia della carne dove è possibile leggere e sentire operante la scissione originaria. Lavorare con l’esercizio a 9 punti è accorgersi a poco a poco con inaudito stupore che Dio ci sostiene, ci avvolge, ci contiene e che sono io ad essere scissa da Lui. Nell’espiro i nodi emotivi e contratti gradualmente si sciolgono e lacrime di gioia solcano il volto mentre ascolti dentro di te la Presenza di un Padre che non sta in Cielo ma è saldo in noi da sempre. È profonda la mia lontananza dentro la sua Presenza , ma se mi abbandono io e Lui combaciamo . Grazie infinite per la tua riflessione.

  2. cara Giovanna, grazie.
    Sono poco incline a parlare della mia immagine di Dio, mentre in tutti questi anni di corso mi son sempre chiesta E ANCORA: ma come si accoglie un dono?

    Qualche anno fa, al “cuore del mio cuore”, è stato donato un fratellino e lui si è sentito tradito e colmo di rabbia e, stante la mia età, anch’io spesso mi sento ANCHE TRADITA e ci faccio i conti ogni giorno.

    IN PACE, ho lavorato molto su me stessa, secondo le modalità proposte nel corso dp: sono al mondo per imparare ad amare e per fare cogliere/sperimentare al “cuore del mio cuore” che la sua essenza è nell’ ESSERE PER DONARE amore: questa è la sola esultanza.

    L’unica modalità che io conosca per essere/sentirmi compiuta (ciao Giuseppina Francesca).

    Io non so donare nel modo corretto l’amore che intuisco costituirmi. In questa valle di lacrime, ogni mia azione è solo in parte risanata, ma è bello vedere e gustare, anche se limitatamente, la luce che brilla riscaldando il cuore della vita.

    A mio parere questo dona dignità alla mia azione; è UN’ANCORA SALDA in un mare in tempesta.

    ciao un abbraccio

    Rosella

  3. Francesco Marabotti dice:

    Cara Giovanna,
    grazie di questi spunti davvero interessanti.
    Al fondo del dolore puro del quarto punto dell’esercizio a 9 punti anch’io ho sentito quello che tu descrivi, di come cioè la paura fondante dell’annullamento totale riveli la sua filiazione da uno stato originario di caduta, da una ferita per la quale è nato un “vissuto angoscioso di tradimento: Dio non mi ha protetta, Dio mi ha abbandonata.
    Guardando dentro questo dolore originario:
    “Il tradimento è emerso al fondo del baratro come vissuto basico della scissione”.
    Lo sento profondamente in me, tutte le mie ferite mi hanno condotto a rinnegare Dio, a pensare che Lui mi abbia abbandonato, perché se fosse veramente Dio non mi avrebbe fatto tutto il male che ho subito.
    Esiste una ferita profonda e questa viene proiettata su Dio, che comunque l’ha causata, tradendoci, facendoci del male.
    Allora forse il primo modo per rimettersi in moto è provare ad ascoltare una parola diversa. Un nuovo stato che guardando in quella ferita, in quel vissuto di tradimento attenda una nuova risposta.
    Con lo svelamento del tradimento(“uno di voi mi tradirà) ha inizio la passione e il risorgere del Cristo.
    Possa la sua parola aiutarci in questo cammino di rigenerazione e trasformazione profonda.
    Grazie,
    a presto,
    Francesco

  4. Anonimo dice:

    Grazie Giovanna!
    “Le situazioni di scacco della vita, in cui ci confrontiamo drammaticamente con la nostra impotenza, sono le occasioni favorevoli che la Vita ci offre per realizzare l’abbandono fiducioso a Colui che ci ri-genera nell’Amore”

  5. Walter Mutton dice:

    Ciao Giovanna, anch’io mi congratulo sinceramente con te per questo tuo post che ad una prima lettura mi ha colpito per la chiarezza e la bellezza dell’esposizione.
    Lo rileggerò e lo mediterò, ma adesso a caldo vorrei aggiungere un piccolo contributo in merito a quando scrivi che Gesù soffre sulla croce anche il silenzio del Padre: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”:
    certamente Gesù come Uomo soffre e patisce anche questo silenzio, ma anche come Dio! Cioè quando noi Cristiani riusciamo veramente a credere, crediamo che l’Uomo Gesù è figlio di Dio, è Dio! Nei quattro vangeli vi sono molti passi in cui Gesù si dichiara esplicitamente come Dio, come suo Figlio, come sua Immagine. Non riesco in questo momento a citare alcuni di questi inequivocabili passi che dovrei ricercare sui testi e non sono al momento in grado, ad eccezione però di Gv. 8,58 quando Gesù ai giudei che lo stanno violentemente contraddicendo risponde “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono (usa il nome di Dio)”.
    Quindi in Gesù sulla croce non patisce solo il Figlio (l’Uomo) ma anche il Padre (Dio). Il “silenzio del Padre” non pesa solo sul Figlio. Non posso pensare ad un Padre che osserva con “dolore distaccato” la sofferenza del suo “emissario – rappresentante -ambasciatore – figlio” sulla terra. Mi piace, mi convince invece il pensiero che questo “silenzio di Dio” pesa e sanguina in Dio stesso che è, nello Spirito, tutt’uno col Figlio incarnato! Perché nel grande mistero della croce, l’Uomo e Dio, e Dio e l’Uomo, sono una cosa sola.

    Ho anche una domanda per Marco Guzzi:
    ho appena letto sul giornale Città Nuova un articolo interessante sul diavolo intitolato “Satana: l’avversario di sempre” in cui si scrive: “La parola satana deriva da una parola ebraica che significa avversario”. Anche sul vocabolario ho trovato il significato di avversario, nemico. Questi significati mi soddisfano, ma mi sono anche affezionato al significato “ostacolo” (cioè nel senso di “colui che continuamente pone “ostacoli”) perché tu , Marco, in qualche occasione avevi parlato del verbo ebraico “satan” che avrebbe anche il significato di “ostacolare”. Mi potresti per favore chiarire questa cosa? Ne approfitto anche per esprimere il desiderio, prima o poi, di sentire o leggere un tuo significativo contributo sul tema del Diavolo oggi, nella nostra attualità.
    Un caro saluto a tutti
    Walter

  6. Marco Guzzi dice:

    Carissimo, il significato di avversario infatti è secondario e successivo, è una sostantivazione della radice verbale s/t/n, come chiarisce bene la Treccani: “Il sostantivo ebraico, sāṭān, è una normale derivazione della radice s ṭ n, che ha il significato di “osteggiare”, “aggredire” anche solo moralmente, e quindi pure di “accusare””.
    Ciao. Marco

  7. Anonimo dice:

    Il 4°punto ad ognuno di noi, in forme diverse, fa fare esperienza di abbandono/separazione del/dal Divino.
    Perfetta e utile la sintesi dell’esercizio a 9 punti e quanto mai vere/necessarie l’analisi e la conclusione dello scritto. Mi sembra una pagina che va riletta periodicamente e che ci può far compagnia e sostenere ogni volta che cadiamo e/o quando qualcosa da dentro spinge, e ci accingiamo appunto all’esercizio a 9 punti!
    Grazie Giovanna, e se non ci vediamo a Santa Marinella, ti abbraccio così! Ciao ciao Maria Rosaria

  8. Giovanna dice:

    Carissimi, grazie dei vostri contributi e delle vostre risonanze.

    – Rosella: come si accoglie un dono? Credo con stupore e gratitudine, bene-dicendolo, cioè riconoscendolo come dono: dono della Vita. Nello stato di ferita siamo sospettosi, chiusi, difensivi, non siamo in grado di riconoscere ed accogliere un dono, che è novità, incremento di vita che spaventa. Sto scoprendo che i veri doni non sono quelli che mi gratificano, che immediatamente riconosco come tali, ma proprio quelli che non riconosco come doni, che vorrei respingere al mittente; sto scoprendo che spesso è proprio quello che mi fa male un vero dono: mi segnala che da qualche parte la mia vita è bloccata, che c’è una ferita che chiede cura. Mi sto accorgendo che i grandi e piccoli tradimenti che vivo quotidianamente nelle relazioni sono dono: mi insegnano la via per imparare ad amare vera-mente, a per-donare.

    – Francesco: “Con lo svelamento del tradimento (uno di voi mi tradirà) ha inizio la passione e il risorgere del Cristo”. Si, il tradimento va svelato, portato alla luce, nominato, sofferto. E’ quello che fa Gesù nella sua Passione: lo nomina, fa Verità. Tradimento è il nome di Satana; snidarlo dal suo nascondiglio nel cuore dell’uomo, riconoscerlo, è via di Luce, di salvezza. Spesso abbiamo paura di nominarlo, di fare chiarezza, ci fa troppo male; ne viviamo gli effetti di morte (rabbia, paura, vergogna, colpa), ma non lo nominiamo, non lo tiriamo fuori dal nascondiglio, non lo soffriamo. Eppure è solo nominandolo che entriamo nella verità, è soffrendolo che impariamo ad amare.

    – Walter: certamente il Padre soffre della sofferenza del Figlio; qui ho voluto mettere in evidenza la risposta di Gesù alla Tentazione : non cede al dubbio, interroga, e si abbandona incondizionatamente al Padre che conosce essere solo Amore.

    Carissimi Anonymus (??), Rosella, Francesco, Walter, Maria Rosaria, grazie dei vostri commenti. Un grande abbraccio. Arrivederci a S. Marinella. Giovanna

  9. Walter Mutton dice:

    Sì, Giovanna, sono d’accordo, infatti intendevo fare solo una ulteriore sottolineatura di un significato già presente nelle tue parole.
    Ti abbraccio, ci vediamo a S. Marinella…
    Walter

  10. rosella dice:

    “Un dono lo si accoglie RI CONOSCENDOLO”

    Giusto

    E’ facile esultare sorridendo alla Vita che ti dona nell’abbondanza di gaudio i suoi misteri.

    Più complesso è ri-conoscere che TUTTO E’ DONO.

    Non nasce spontaneo il sorriso davanti al tradimento, all’incomprensione, al rifiuto, alla malattia o alla morte.

    Ci vuole un altro tipo di ri- conoscenza, una conoscenza per così dire fatta di un doppio legame: “tutto è dono” quando il mio limite è svelato e offerto alla misericordia di chi salva e quando il mio cuore sprigionato, pacificato, risanato, S’OFFRE/PERDONA l’offesa ricevuta.

    Sì! questo lavoro consente, almeno a tratti, di fare l’esperienza di “come si accoglie un dono”.

    Grazie Giovanna
    Ciao
    Rosella

  11. Grazie Giovanna! Al termine della lettura della tua condivisione mi è affiorata alla mente l’antifona quotidiana di Compieta:
    “Nella veglia salvaci, Signore,
    nel sonno non ci abbandonare:
    il cuore vegli con Cristo
    e il corpo riposi nella pace”.

    E’ bella questa sapienza antica di chiudere ogni giornata con l’orante affidamento a Colui che non ci abbandona mai.

    Colgo l’occasione di questo spazio per augurare a tutti gli amici di DP un fruttuoso lavoro a Santa Marinella. Quest’anno non posso essere con voi. Vi penso e vi accompagno con il mio ricordo.
    Un abbraccio Corrado

  12. Caro Corrado, ci mancherà il tuo bagno a mare di prima mattina, mentre tutti ancora dormono (i bergamaschi sono proprio forti!). Comunque tutti quelli che non potranno venire saranno spiritualmente con noi e presto metteremo on line l’intero intensivo. Un saluto! Paola

  13. Giovanna dice:

    “tutto è dono quando il mio limite è svelato e offerto alla misericordia di chi salva e quando il mio cuore sprigionato, pacificato, risanato, S’OFFRE/PERDONA l’offesa ricevuta”. Grazie Rosella, hai sintetizzato in una massima il segreto per vivere in rendimento di grazie. Mi dispiace non poterti riabbracciare a S. Marinella.
    Grazie anche a te Corrado, ci mancherai a S. Marinella.
    Vi abbraccio. Giovanna

  14. Cara Giovanna tocca il cuore e l’anima il punto 3) e 4)
    Non sono preparata a un commento adeguato
    ma, posso dirti grazie e sei molto profonda nell’esprimerti.

  15. Cara Giovanna,
    il punto 3 e 4) tocca il cuore e il profondo dell’animo alla ricerca della paura.
    Complimenti a voce mi dovrai delucidare .
    buon lavoro

  16. Giovanna dice:

    Carissima Antonia, benvenuta! L’esercizio a 9 punti, di cui ho parlato nel post, è uno strumento fondamentale del nostro lavoro, impariamo ad usarlo al secondo anno, quando nel lavoro di autoconoscenza impariamo a scendere nel profondo, nel baratro delle nostre paure, consapevoli che solo attraversandole possiamo uscire dalla gabbia in cui ci costringono e respirare la vera libertà. Tu quale annualità segui?
    Un grande abbraccio. Giovanna

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