DarsiSalute: unificare i frammenti

Commenti

  1. Maria Letizia Santi dice

    Ciao, Iside.
    La mia salute è sempre stata molto precaria fin dall’infanzia: ansia, depressione, crisi di forte emicrania. Con i farmaci, la psicoterapia e con l’età (ho 64 anni) qualche miglioramento c’è stato: attualmente posso dire di stare “abbastanza bene” anche se, come succede anche a chi è in salute, attraverso periodi di alti e bassi.
    Devo dire che il percorso di Darsi Pace (sto ripetendo la terza annualità) è per me un’esperienza positiva, anche dal punto di vista della mia salute: la pratica meditativa e contemplativa mi aiuta a contrastare l’ansia e a raggiungere una maggiore serenità e leggerezza e gli esercizi di auto-conoscimento tendono ad aumentare la consapevolezza delle mie problematiche interne e quindi mi accompagnano verso uno stato di sempre maggiore equilibrio.
    A motivo di questi problemi personali, seguo con molto interesse il lavoro di Darsi Salute e ne condivido in pieno le finalità. Sono d’accordo con te quando affermi che “la salute è un impegno che dura tutta la vita” e che “non è uno stato già dato, ma una condizione sempre da ritrovare, che ci dobbiamo dare-donare a vicenda, una faccenda relazionale”.
    Complimenti a Pier Luigi per il bellissimo logo che esprime molto bene i contenuti del manifesto!
    Grazie per il vostro prezioso lavoro!
    Un abbraccio
    Maria Letizia

  2. Grazie Iside, sempre chiara e incisiva!
    SÌ, davvero molto bello il logo con le mani che sorreggono l’uomo e la creazione tutta in un’apertura totale “verso una luce che da Altrove dona la vita”.
    Molto volentieri mi rendo disponibile al dialogo con DarsiSalute perché è troppo bello e importante far parte di un progetto che vuole annunciare una “Nuova Umanità sana e salva”.
    Intanto AUGURI, maria carla

  3. Apprezzo molto questa idea della costituzione di un gruppo DarsiSalute. A causa delle condizioni ambientali sempre peggiori in cui viviamo e delle relazioni umane spesso scadenti, oggi siamo sempre meno sani e le strutture sanitarie scoppiano. I medici non hanno più tempo di ascoltare ed osservare e per lo più operano per protocolli prestabiliti alla faccia di una medicina sempre più personalizzata che non é mai stata così lontana dall’essere praticata come oggi. Ben venga quindi questa iniziativa che tocca un’altra grande emergenza dei nostri tempi. Anche io sono disponibile al dialogo. Buon lavoro !

  4. Che bello, cara Iside. Leggendo comincio a sentire che la tensione si può allentare, un pochino almeno si può allentare.

    Non siamo in corsa pazza verso un obiettivo che non conosciamo, non lo siamo – intendo – necessariamente. Interventi come questo tuo, qui, mi mostrano che si può allentare, si può allentare la presa, aprire la mano, girarla verso l’alto a lasciare le palme aperte – come in meditazione, come raccomanda la mia insegnante di Yoga – per ammettere innanzitutto il proprio grande bisogno di essere curati, di guarire, o meglio (perdonate), di “imparare a guarire”. E lasciare aperta questa fenditoia, sanguinante questa ferita, in modo da poter essere raggiunti, toccati, curati.

    Le premesse sono buone, il bisogno è forte, i tempi sono questi.
    Coraggio.

  5. stefano sandron dice

    Grazie per questo rimando alla nostra (mia) preziosa e precaria salute.
    Precaria e preghiera hanno la stessa radice, la salute è sempre precaria, forse è sempre preghiera… un ascolto in un punto di bilico, come il punto di scissione in cui viviamo come esseri umani.
    Facendo il percorso in darsi pace, mi sembra di intravvedere che la mia salute è legata al rapporto con quel vuoto che sento di avere nell’anima. Sembra quasi che mi attenda al di là di quell’abisso che stento anche solo a guardare, una continua conversione verso quel punto e qualche piccola esperienza di abbandono, mi fanno percepire che non solo la mia salute sta al di là, ma io stesso nella mia natura più profonda e misteriosa sono là. La relazione con questo “altro punto”, che mi pare di intuire nel tuo post, credo sia alla base di un approccio umano alla salute.
    Questo mercato bulimico si ingoia tutto, prima si appropria dei valori delle cose, poi attribuisce un prezzo, e in questa misura così piccola e triste ci vuole confinati.
    La nostra vita non ha prezzo, ma un valore assoluto.
    Ieri il ricco nordest (nel quale vivo), ha sacrificato la sua ennesima vittima al dio mercato. Un buon lavoro, ereditato dal padre, senza problemi economici, un uomo di 45 si è lasciato cadere dal 7° piano di un condominio, ha lasciato moglie e due figli. Lo “conoscevo”. La maschera di apparenza, perbenismo e ipocrisia, che questo nostro mondo distribuisce a pacchi, ha compresso nell’anima di questo pover’uomo, montagne di dolore. Nessuno si era accorto di niente, una persona sempre molto disponibile, gentile, ed affabile, rispettoso di tutti i più alti “valori” proposti da questa società. Godeva di ottima “salute”.
    Scusate lo sfogo.

    Stefano

  6. Alessandro C. dice

    Grazie Iside, avete formato un gruppo di coraggiosi ricercatori disposti a mettersi in gioco su un ambito di fondamentale importanza, spesso siamo portati a pensare che la salute sia il bene di primaria importanza.
    Ce ne accorgiamo sopratutto quando viene meno.
    Spero vivamente di affrontare con voi tutti riflessioni che ci permettano di capire sempre meglio le distorsioni presenti anche in ambito sanitario ormai divenuto un vero e proprio potere in mano a pochi.
    Complimenti per il logo che rappresenta sapientemente il manifesto guida.
    Io ci sono. Ale

  7. Maria Rosaria dice

    Sono veramente felice che ci sia questo gruppo, così possiamo far chiarezza sul concetto di Salute e soprattutto su come affrontare i momenti di “non salute”, definiti, affrontati e curati (!) dalla medicina ufficiale in base a generali protocolli che non sempre rispondono alle reali esigenze/peculiarità del singolo. Ci hanno indotto paure, sensi di colpa e creato dipendenza/bisogni ( ricorriamo continuamente alla medicina o per curarci o per prevenire), ci hanno spezzettato con ricerche specialistiche di parti di noi che non trovano quasi mai raccordi, ci hanno confuso le idee per cui non sappiamo più ( a parte oggettive e conclamate situazioni di malessere) quando è realmente necessario ricorrere al medico e quando invece si può anche, con una lettura serena del proprio stato, affrontare la situazione da soli. Sicuramente vi seguirò, cara Iside, e vi ringrazio fin da ora per il sicuro prezioso contributo che ci darete.

    Buon Natale a tutti Maria Rosaria

  8. In effetti, con un argomento come la salute, il gioco sembrerebbe facile, dato che tutti più o meno ne siamo coinvolti. Eppure ci stiamo accorgendo in queste nostre riflessioni di Gruppo di Creatività Culturale, come non sia affatto scontato provare a mettere a tema il significato di salute, malattia, cura ecc. Per questo abbiamo voluto, fin dalla fondazione cioè scritto fin dal manifesto (per non correre il rischio di dimenticarcelo), che questo progetto fosse un tentativo di annuncio che andasse di là da specifiche scelte terapeutiche, non siamo un gruppo che intenda dare consigli di cura a nessuno.
    Vorremmo invece provare a declinare il senso di una umanità che sappia cogliere le sfide di questo tempo e lo voglia fare a partire da ripensamenti radicali, senza buttare via il bambino con l’acqua sporca: provare a discernere tra ciò che vale la pena tenere, come ciò che gli avanzamenti scientifici hanno permesso di raggiungere, e ciò che invece ha bisogno di cambiare rotta. Non ci sono ricette già pronte, il campo è aperto, spetta a noi assumerci la responsabilità dei tratti nuovi di questa umanità.
    Procedere insieme sarà la nostra ricchezza.
    iside

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