Che tempo è per essere scrittori?

Commenti

  1. Che bello caro Enrico!

    Purtroppo, non potrò esserci ma aspetto con vivo interesse il video, quando ci sarà.
    Nell’attesa dell’apertura di un ragionamento anche su Scienza e Rivoluzione, questo vostro incontro è preziosissimo.

    Un abbraccio.

  2. Brunella Lionetti dice

    Dispiacendomi moltissimo del non poter venire…tra l ‘ altro nella cittá in cui ho passato gli ultimi vent’ anni della mia vita…spero che gli aquilani colgano questa importante occasione, d’ incontrare Marco dal vivo! È vero ció che dici; anche questo è uno dei tanti segni dei tempi che viviamo.
    Carta scritta (e scritta a mano!)
    Mano che dialoga con la mente, con la sua voce piú profonda.
    Capace di raccontarsi e raccontare: essenziale per l’ umano, di ogni tempo! Per la sua conoscenza, crescita, condivisione. Leggere, scrivere, riflettere con calma; con piacere,
    con gratuitá. Non è questo un pericoloso moto rivoluzionario?
    Un silenzioso gesto, come quello di spegnere TV- PC- CELLULARE. E accendere la vita.
    Ciao, Aquila bella mè! Brunella

  3. Simone Compagnucci dice

    Davvero un gran peccato non aver potuto partecipare in presenza a un incontro del genere… Mi sarebbe piaciuto molto.
    Grazie a voi tutti, in ogni caso; a Marco e a Enrico, per quest’iniziativa. Attenderò con trepidazione che venga pubblicata.

    Anche la scrittura oggi purtroppo si è asservita alle logiche del profitto, mentre già Oscar Wilde diceva che “tutta l’arte vera è inutile”; non che non serva a niente, ma proprio in-utile, che non porta né frutta, cioè, alcun UTILE (aziendale). Quando lo fa, a mio avviso, quando cioè si mette al servizio del dio Danaro, c’è un problema. E infatti non a caso oggi c’è un grande problema culturale: notiamo attività nel campo della “industria” editoriale e culturale (come oggi la si chiama) spuntare come funghi in ogni dove. Molte delle quali sono interessate solo a far soldi. E vengono anche ad adularti, quando gli presenti un manoscritto: sono disposte a pubblicarti purché tu paghi una somma di …
    Il giovane Rimbaud era stato chiaro: “A me non interessa essere pubblicato; quello che conta è lo scrivere in sé”. Noi, specie noi di DP, potremmo tradurre tale frase anche con: “Importante è stare in e ricercare l’ascolto”.

    Per me personalmente credo che ciò che conti maggiormente sia lasciare, in quel che si scrive (che sia tanto o poco), una piccola impronta di sé.. Un frammento della propria anima.. affinché qualcuno si ricordi che siamo esistiti.. che abbiamo provato a vivere e che abbiamo fatto del nostro meglio per umanizzarci in un mondo sempre più dis-umano..

    Un immenso grazie ancora.
    Con riconoscenza,
    Simone

  4. Simone Compagnucci dice

    Davvero un peccato non aver potuto partecipare a un’iniziativa del genere. Grazie a tutti voi, soprattutto a Marco e a Enrico. Attenderò con trepidazione che venga pubblicata.

    La scrittura è una forma di arte; e, come diceva Oscar Wilde, “tutta l’arte è inutile”. Non nel senso che non serve a niente, ma che è in-utile, non genera, cioè, né frutta alcun utile. È gratuita. E quando invece è imperniata sulla generazione di un utile (o profitto), come accade oggi in questo neocapitalismo liberale, c’è un problema.
    Il problema è dato dal fatto che assistiamo a una proliferazione incessante di attività della cosiddetta “industria” editoriale e culturale (come la si chiama oggi), che spuntano come funghi sul panorama desertico della quotidianità occidentale e che puntano perlopiù solo a far soldi. Dove vengono persino ad adularti, allorché gli invii un tuo manoscritto, e che ti dicono di essere interessate a una tua pubblicazione.. purché tu versi una grossa somma di … tot Euro.

    Abbiamo fatto anche dell’arte un oggetto di LUCRO. Ecco il dramma.

    Il giovane Rimbaud diceva della scrittura che “l’importante non è essere pubblicati, ma continuare a scrivere”; noi in Darsi Pace diremmo, con altri termini, “continuare a restare in ascolto”. Poiché l’intelligenza universale, come la chiamava lui, non cessa di parlare.

    Personalmente credo che ciò che conti di più nella scrittura sia lasciare un’impronta di sé e della propria anima.. a qualche eventuale postero oppure anche no.. Lasciare un frammento del proprio viaggio terreno alla scoperta di sé e dell’incondizionato.. una testimonianza della propria presenza.
    E se non ci fosse nessuno a cui lasciare.. andasse pure tutto alla damnatio memoriae. Ma almeno per chi ha scritto avrà avuto un senso.

    Un immenso grazie, in ogni caso, a tutti voi.
    Simone

  5. Maria Carla Mangili dice

    Concordo in pieno con te, Brunella!
    Ciao a tutti, mcarla

Inserisci un commento

*