Come in cielo così in terra

Correva l’anno 1942, un momento della storia non esattamente scevro di preoccupazioni a livello mondiale. Proprio durante l’occupazione tedesca dell’Olanda, Etty Hillesum, una giovane donna di origine ebraica (che sarebbe poi morta l’anno seguente, nel campo di Auschwitz), appuntava sul suo diario questa frase significativa:

Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore.

Etty avvertiva assai limpidamente come tra quello che avviene nel cuore e quello che avviene in Cielo si giochi una trama di segreta e misteriosissima corrispondenza. Il Cielo e la Terra, ovvero l’ampio infinito e la materialità più concreta della nostra esistenza, si riverberano costantemente l’uno nell’altro: dentro di me come sopra di me.

La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima… Nel tuo petto sono le stelle del tuo destino.

E’ lo psicologo C.G. Jung (decisivo il suo pensiero, come sappiamo, per la formazione culturale e spirituale di Etty) a farci dono di queste considerazioni. Sono parole che possono farci ritornare a quelle del Padre Nostro, come in cielo così in terra. Una preghiera dunque che viene svelata piano piano, che viene arricchita di una trama di felici corrispondenze con il pensiero più moderno. Come la stessa Scrittura, in fondo, viene compresa in modo sempre nuovo, assecondando in questo l’inarrestabile intrinseco dinamismo della vera Tradizione, capace di svelare ogni momento nuovi tesori.

Non parrà troppo semplicistico, difatti, sostenere che la moderna psicologia – nella sua parte più aperta al “sacro” – riprenda e valorizzi un sapere millenario, facendone rifulgere degli specifici accenti, tratteggiandone con sensibilità moderna l’intrinseca e perpetua verità.

Cielo e Terra: insieme. D’altronde – la storia insegna – ogni tentativo di separare queste due entità è destinato al fallimento, ogni tentativo in questo senso rende l’uomo malato, alienato: ultimamente, violento. Di quella violenza verso la struttura del reale: la peggiore, probabilmente (perché scatena tutte le altre). L’uomo integro, invece, è quello che coniuga il Cielo “dentro di sé” con il Cielo “sopra di sé”, in una modalità naturale e non forzata. La topologia del cosmo è strana, infatti, ha una geometria peculiare: si intreccia profondamente con quella dell’uomo. Sono proprio impastate insieme. E’ una cosa che stiamo imparando ad esplorare compiutamente solo in questi anni. Qui possiamo appena azzardare un’analogia, un’immagine: rientrando dentro sé stessi non si giunge in un vicolo cieco, non si approda una zona chiusa, ma si può sbucare nell’universo intero, nello spazio sconfinato. Il viaggio dell’astronauta Bowman, indimenticato protagonista di 2001 Odissea nello Spazio, è un viaggio esteriore ed interiore insieme:  è il vero viaggio.

Del resto, anche a livello culturale, il modo di intendere il Cielo è legato al mondo di intendere il ruolo dell’uomo sulla Terra, il cosmo è intrecciato a doppio filo al nostro modo di sentire. Sempre. Per ogni diversa modalità di “pensarsi” vi è un cosmo “diverso”, che risponde a frequenze diverse, ci restituisce immagini differenti. Anche la scienza, nel suo aspetto più autentico, non ideologico, è in sé una costruzione “morbida”, che si adegua plasticamente al nostro modo di pensare.

La scienza oggi – come sappiamo – ci consegna un modello di universo che smantella e confuta gli irridimenti passati, spazza via il modello “stazionario”, ormai irrevocabilmente smentito dai dati. No, il cosmo non è sempre uguale a sé stesso, bloccato dall’uomo stesso per una fraintesa idea di disincarnata perfezione. Il cosmo ha una storia, come la ha l’uomo. Una storia in cui si modifica, globalmente e localmente. Un cosmo pensabile come come campo di eventi., che reagisce a quanto accade al suo interno, vibrandone nella struttura ultima. E’ dunque (finalmente!) perfettamente scientifico parlare di nascita, vita e morte del cosmo.

Ecco il punto di lavoro, dunque. Ecco che abbiamo la straordinaria opportunità, qui ed ora, di pensare un universo nuovo, più relazionale ed amichevole. Così come possiamo riprendere la speranza di un modo nuovo di vivere, lavorare, amare: qui sulla Terra. Come in Cielo così in Terra, dunque, e le cose non si possono dividere, come non si può dividere un quark, l’elemento ultimo della materia. Andando al fondo, la molteplicità si sfalda, le diverse forze si unificano, tutto è irresistibilmente legato. Ce lo dice la fisica, nella sua forma più asciutta: sono dati.

Non sarà fuori luogo richiamare che proprio nella festa dell’Epifania appena trascorsa, abbiamo modo di rintracciare un segno esplicito di questo gioco di corrispondenze: è proprio una stella che indica ai Magi (potremmo dire, agli indagatori del Cielo) dove cercare la luce in Terra. Anche a livello simbolico (senza negare l’interpretazione più letterale, perché tutto accade su diversi piani), è una indicazione molto potente.

L’uomo che guarda la Terra senza il Cielo è un uomo malato, un uomo da curare: elidere una parte così importante dalla sua esperienza non è senza conseguenze, personali e sociali. Il secolo che abbiamo alle spalle, è forse stato quello dove il tentativo di “fare a meno del Cielo” è stato più compiutamente e lucidamente portato avanti, ed è stato anche un secolo di atrocità inaudite, di una lotta dell’uomo contro l’uomo (e contro la creazione) di una efferatezza – si sarebbe tentati di dire – quasi infinita. Come non mettere in relazione le due cose? Parimenti, l’uomo che guarda il Cielo senza la Terra, senza sporcarsi di terra, compromettersi con la Terra, è un uomo incompleto, non equilibrato: un uomo che – per quanto possa ammantarsi di soffusa o sofferta spiritualità – è intrinsecamente violento, perché fa violenza alla struttura del reale, alla sua trama più intima. il reale è tale che il Cielo si è incarnato, è diventato Terra, ha voluto diventare Terra. La violenza è negare con ostinazione questo collegamento, questa connessione filiale, questa coniugazione carnale. Una violenza, ed un vero peccato. Certamente uno dei più pericolosi.

Cielo e Terra vivono dunque in un rapporto di mutua connessione, di reciproca evoluzione, di dinamismo simbiotico, di necessità reciproca. Respirano, di un respiro di potenziale, fecondissima alleanza. Feconda di un movimento unico, unito: quasi, coniugale. Siamo ancora troppo spesso bloccati all’interno di concezioni cosmologiche ormai superate, dove il movimento è solo un “accidente” e dove la realtà profonda è di assoluta stasi. Come registra Marco Guzzi, in una recente intervista, In superficie tutto è frenetica convulsione, ma nel profondo quasi tutto è stasi.

Operativamente, riscoprire il benefico dinamismo dell’Universo è riscoprire sé stessi, avere il coraggio di guardarsi dentro. In un processo di scoperta lungo, difficile, ma bello.

Non siamo mai più vicino all’eccelso mistero di tutte le origini che quando conosciamo il nostro io, che ci illudiamo di aver sempre conosciuto. Ma le profondità dell’universo ci sono più note che le profondità dell’io, dove possiamo udire quasi direttamente l’Essere e il Divenire creatori, ma senza comprenderli.

E’ ancora Jung che parla, proprio dalle pagine del diario di Etty: che ne riporta le parole, come fa in diverse occasioni, quasi con ammirata devozione.

Ecco, questa fede malata, ossificata in struttura cristallina di universo tristemente stazionario, confutato perfino dalla scienza, può cambiare. Deve cambiare, per la nostra salvezza. Possiamo lasciarci evolvere. E non sarà certo per un nostro sforzo, tanto meno di purificazione, di sublimazione: non sarà puntellandoci su noi stessi che questa evoluzione potrà compiersi. Cielo e Terra si impastano, perfezione e limite si cercano, si baciano. Ma lasciamo parlare Etty, attingendo ancora una volta dal suo preziosissimo diario:

I vizi più grandi non mi sono sconosciuti, ma conosco anche la più grande fiducia in Dio e lo spirito di sacrificio e l’amore per l’umanità. E faccio esperienza di tutto, corpo e anima, attraverso il sangue e l’oscurità, in ogni angolo del mio essere.

Si intravede dunque un percorso, per fare propria questa coniugazione. Come il cielo è trapuntato di stelle e nello stesso tempo oscuro, una oscurità che dobbiamo penetrare, così dobbiamo scendere a Terra, trapassare la nostra specifica e personale oscurità. Non per il gusto di caderci dentro, con nichilistica voluttà, ma come un passaggio da compiere. Per un percorso da fare, un percorso che si impernia sulla conoscenza di sé stessi senza più infingimenti, che promette una riconiugazione del Cielo interno con quello esterno. Che adombra, in un già e non ancora, la possibilità di guarire. Tornando a guardare e studiare il cielo come traccia per capire qualcosa di noi stessi, in una sorta di inedita (e tutta da esplorare) astrologia scientifica.

Su tutto, poter coltivare l’idea così cara, così di nuovo possibile, così finalmente avvertita possibile, di ritornare autenticamente in sé stessi, ricercandovi un segno di Luce. Che brilla, anche, nel cuore dell’universo più profondo.

Commenti

  1. Carla Ribichini dice:

    Caro Marco,
    i miei alunni (seconda media ) ed io siamo molto affezionati al tema dell’unione fra Terra e Cielo.
    Consapevoli che la vita degli esseri umani è una storia in costruzione, percepiamo il bisogno di conoscerla in profondità. Insieme abbiamo intrapreso questo affascinante viaggio di ricerca, in un movimento continuo tra quella terra e quel cielo che abbiamo scoperto dentro e con lo sguardo romantico del viandante abbiamo ritrovato una Terra nuova e un Cielo nuovo che continuamente si apre, si dilata e si dona per contenerci e salvarci.
    Grazie dello stimolo interessante che ci hai offerto.

    CHI HA RUBATO IL CIELO AI RAGAZZI?
    Sto per entrare in classe e… un improvviso raggio di sole mi colpisce; si fa strada prepotentemente tra i rami di un castagneto, attraversa le grandi vetrate dell’aula ed entra illuminando i volti dei ragazzi che, raggianti e affascinati da questo inatteso evento (è una fredda giornata invernale) rispondono prontamente.
    Eccoli, sono tutti orientati verso la fonte di luce, il vocio è quasi insopportabile, con poco hanno fatto il pieno di energia e di spensierata allegria.
    Una voce si insinua dentro di me: ” Chi ha rubato il cielo ai ragazzi?”. Il loro credo è l’entusiasmo, il loro mondo è fatto di cose semplici, ma vere, di sogni, di poesia e di celeste magia.
    Qualcuno lo ha contaminato e vi ha introdotto il timore e la delusione, nei casi più gravi, ha spento il raggio di sole.
    Nel diario di Anna Frank si legge: “La gioventù è più solitaria della vecchiaia”; ciò sarà vero fino a quando non impareremo a penetrare con rispetto nei cuori dei ragazzi, ricordando che ogni creatura ha un dentro che la distingue da tutte le altre. Con loro l’impossibile si può realizzare, nei loro sorrisi c’è una grande umanità e nei loro gesti semplici c’è l’essenziale, il loro cielo.
    Non derubiamoli e non facciamoli morire dentro perché è il dentro che dà vigore e forza; diamogli una mano a capire che il modello di perfezione che cercano è nella fiducia assoluta, nella speranza, nonostante tutto, e nella purezza dei loro cuori.
    Si avvicina Giulio, è portatore di un grave handicap psicofisico, è stato abbandonato dai genitori e vive in istituto, parla con grande difficoltà, ma sorride. Mi stringe una mano, percepisco appena ciò che mi dice: “Carla entra, oggi è una bella giornata”.
    Grazie, anche nelle giornate più buie, c’è sempre qualche inaspettato spicchio di cielo.

    IL CIELO LIMPIDO E AZZURRO TACE…A TERRA LE FOGLIE GIALLE NON MORMORANO
    Il silenzio regna
    su di una terra bagnata
    da un temporale passeggero,
    popolata da foglie gialle,
    immobili, silenziose
    come immerse in un profondo sonno:
    Su di essa un cielo
    ora limpido e azzurro,
    e nell’aria il buon profumo
    della vita. Cristina

    I miei occhi sono rivolti al cielo
    e fanno piano per non svegliare il silenzio.
    Intanto la terra sotto di me
    sprofonda, si sfoga,
    non vuole più essere prigioniera.
    Si libera, si ammutolisce,
    gli uccelli non cantano più,
    il vento non soffia più
    e tutto sembra essere morto.
    La terra e il cielo si avvolgono
    in una nebbia
    e questa mi stordisce,
    crea un urlo dentro di me,
    vuole uscire, vuole liberarsi,
    vuole scappare lasciandomi
    immobile
    a guardare il cielo. Moreno

    DAL VERSO DI UN POETA, PABLO NERUDA
    E vidi d’improvviso il cielo sgranato

    E vidi d’improvviso il cielo sgranato,
    volando arrivo da ogni parte,
    riesco persino a toccare le stelle,
    non sono più un granello di sabbia
    di una desolata spiaggia,
    sono tutta la spiaggia. Filippo

    CIELI GRIGI E SQUARCI AZZURRI
    Tutti dicono che in un freddo e cupo cielo
    non si può trovare nulla di speciale,
    fulmini e tuoni governano quel regno,
    timori e paure sovrastano i cuori,
    ma anche un bambino può accorgersi
    che in un luogo così desolato
    si può trovare uno squarcio azzurro.
    Non voglio un cuore triste e chiuso,
    voglio essere felice
    come quello squarcio azzurro. Eliano

    Inafferrabile, ma se vogliamo
    possiamo portare il cielo in terra.
    Ognuno contiene dentro di sé uno spicchio di cielo
    che deve saper estrarre e unire agli altri spicchi
    come in un meraviglioso puzzle
    e così costruiremo il cielo sulla terra
    e potremo afferrare le stelle
    che prima credevamo così lontane. Filippo

    I ragazzi non vogliono rimanere “a terra”, chiusi nei limiti delle loro gabbie dorate, ma senza cielo.
    Le risposte parziali e le scorciatoie non li soddisfano, tesi come sono verso il senso profondo della vita.
    Poniamoci insieme a loro davanti al mistero dell’esistenza e, passo dopo passo, scopriremo che un cielo infinito ci aspetta.

  2. Maria Carla dice:

    Che meraviglia questi testi!
    “Non rubiamo il cielo ai ragazzi (e a ognuno di noi)”…potrebbe essere un motto della Nuova Umanità!
    Grazie Marco e grazie Carla😊
    mcarla

  3. Ringrazio di cuore la prof. Carla Ribichini, per il suo commento al mio post.

    Il suo lavoro appassionato di educatrice (che si dedica con pazienza ed entusiasmo ad un’Opera che, tra l’altro, presenta sbalorditivi punti di contatto con il pensiero e la prassi di Darsi Pace) mi ha affascinato immediatamente, tanto da coinvolgermi in una serie di incontri nel suo istituto (ICC Corradini, Vermicino, provincia di Roma), con i ragazzi e con i genitori. Fin dall’inizio l’impostazione di questo lavoro mi è parsa affascinante, per come appare centrata sulla scommessa verso una nuova umanità, declinata molto concretamente nel suo aspetto di formazione ed educazione https://blog.marcocastellani.me/una-scuola-visionaria-e-bella-7f2cfbd8f3f0

    Esattamente il pomeriggio prima che fosse pubblicato questo post, nell’incontro pomeridiano con i genitori, alla scuola, si risuonava – direi con notevole sincronicità – su questa dinamica di coniugazione tra Terra e Cielo. E quel che ci ritorna dai ragazzi, è un testimonianza vera e commovente dell’utilità di questo lavoro, oggi più che mai. Credo che sia veramente questione di vita o di morte, investire su questa scommessa educativa.

    Nella bella storia che ci riporta Carla, vediamo che “anche nelle giornate più buie, c’è sempre qualche inaspettato spicchio di cielo”: proprio quel cielo che ammirava Etty, fuori e dentro di lei – in un luogo e un momento dove si stava abbattendo la catastrofe storica, che sappiamo. Lei già vedeva oltre, scommetteva in qualcosa di più, della circostanza pur tragica.

    In questo mondo in caduta libera ed insieme in profondo ri-cominciamento, questa scommessa è un investimento per il nostro futuro, un investimento tra i più preziosi.

    Grazie.

  4. Grazie Maria Carla, è proprio un laboratorio di “nuova umanità”, quello su cui stiamo ragionando.
    Un laboratorio esaltante e rincuorante!

  5. Mariapia Porta dice:

    Auguri per questo bel lavoro didattico, molto promettente, Mariapia

  6. Caro Marco,
    Grazie mille per questo interessantissimo articolo!
    Da non-scienziata, mi permetto di farti una domanda tecnica (che pero’ per me e’ molto importante) riguardo a quando scrivi: “come non si può dividere un quark, l’elemento ultimo della materia”. A me era sembrato di capire da quel poco di fisica per dilettanti che ho letto, che non solo non si e’ scoperto ancora l’elemento ultimo della materia.. ma che addirittura si inizi a dubitare della sua esistenza. E da quello che ho capito, questo suggerirebbe che la “solidita’” della materia e’ in realta’ un illusione… Forse mi sbaglio? Ho fatto probabilmente confusione?
    Un chiarimento al riguardo mi sarebbe davvero utile. E’ difficile trovare online delle risposte affidabili e convincenti.
    Ti ringrazio ancora per l’interessante spunto di riflessione,
    Lea

  7. Gentile Lea,

    ti ringrazio per il commento molto interessante: ti dico subito, che non è senza ragioni quello che scrivi. In effetti nel post ho dovuto forzatamente semplificare (poiché l’argomento “portante” era appunto un altro) e ho accennato alla faccenda dei quark solo di sfuggita, non descrivendo la situazione nella sua completezza. Qui non posso approfondire la cosa oltre un certo limite, perché il focus del blog DarsiPace è certamente un altro. Però possiamo certo fare un po’ di luce.

    Il quark, nel “modello standard” della fisica (ricordiamoci che non parliamo mai della “realtà”, ma di modelli interpretativi della stessa, la cosa è abbastanza importante), è considerata una “particella elementare”, in quanto non si dà alcuna sottostruttura al suo “interno”. In più – ed è a questa proprietà che accennavo di passaggio nell’articolo – il quark non ammette di essere “nudo”, o se vuoi di essere “solo”. Mi piace vederla in questo modo: è una particella relazionale, perché si può presentare solo unita ad altre, secondo certi schemi logici che sarebbe complicato ora descrivere, ma che sostanzialmente poi vanno a comporre le particelle “usuali”, come protoni e neutroni.

    In un certo senso, però, l’idea di “mattoncini ultimi” della materia – come ben dici tu – è un prodotto illusorio della mente, che estrapola un modello oltre la sua ragionevole portata. Infatti questi costituenti della materia, quando si cerca di enuclearli, o di studiarne a fondo le proprietà, si trasformano continuamente in altre particelle, di diverso tipo (segnalo che ci sono alcuni capitoli del famoso libro di Capra, “Il Tao della Fisica”, dove la enorme portata culturale – ancora non percepita – di questo è descritta molto bene).

    Insomma, è come se la realtà ti sfuggisse di mano, quando ci vai dentro con intento troppo “divisivo”… “Dividendo la materia in unità sempre più piccole, non giungiamo alle unità fondamentali e indivisibili; giungiamo però a un punto in cui la divisione non ha più senso.” diceva già Heisemberg (uno che la fisica la sapeva abbastanza bene…). Quindi, più che dubitare dell’esistenza di un elemento ultimo, dubitiamo della sensatezza dell’accanimento nel cercarlo (lo so, sembra una battuta, ma è uno spostamento culturale decisivo).

    C’è, difatti, come uno strato “morbido” e cangiante, al fondo del fondo della materia, e non una struttura rigida di mattoncini sempre uguali. Uno strato in cui poi la materia si trasforma continuamente in energia e viceversa, in cui l’energia stessa che “spendi” nel tentativo di separare le particelle per cercarne la struttura ultima si trasforma – ironicamente – in altre nuove particelle, con una abbondanza mirabile. Trasmettendoci l’ultima evidenza che non la materia – ma la “materia-energia” riempie il cosmo, ed è cosa diversa da una struttura “solida” perché muta continuamente. La materia è, in altre parole, “energia organizzata”, la cui “solidità”, a livello microscopico, appare del tutto illusoria.

    Mi rendo conto che una risposta così “riassunta” sia lungi da ogni pretesa di completezza di esposizione, ma non voglio caricare troppo questo ambiente con spunti che richiederebbero una trattazione in sede separata. Se hai altre domande o richieste di chiarimenti, a cui pensi io possa rispondere, puoi sottometterle qui http://www.marcocastellani.me/ask.

    Un caro saluto!

  8. Caro Marco,
    Intanto nn grazie di cuore per l’esauriente sintesi e chiarimento! E poi con calma mi studiero’ il tuo sito. Questi sono argomenti che mi piacerebbe approfondire: mi appassionano perche nutrono profondamente la mia ricerca spirituale.
    Cari saluti,
    Lea

  9. Giuseppina Nieddu dice:

    Che gioia cari Marco e Carla toccare con mano con voi e con i ragazzi un cielo che si abbassa e si mostra rispondendo ai viandanti assetati che mai si sono arresi nè si arrenderanno lasciandosi “rubare il cielo” dagli Erodi di turno! Per tanti anni ho insegnato alla Scuola Media. Da pensionata più che settantenne, sono sempre innamorata dei bambini e degli adolescenti e faccio laboratorio di poesia nella scuola primaria.
    A saperli guardare, a saperli accogliere, ascoltare ed accompagnare, gli adolescenti di oggi inquieti più di sempre sono davvero i nostri nuovi profeti, il luogo dell’Utopia dove insieme possiamo veder fiorire il sogno dei sogni: quello di imparare a coniugare il cielo con la terra e di iniziare a fare insieme il viaggio più fecondo e sapiente.
    Quando i ragazzi, che arrivino da Occidente o da Oriente, famelici e audaci, belli e ribelli, insieme a noi vedono e seguono una stella, si apre un nuovo scenario e procede lo stupendo incontro tra la mente e il cuore mostrandoci “il Bambino”.
    Come i pastori e i Re magi, mettendoci in cammino e in ascolto delle profondità dell’ essere, iniziamo a ritrovare e custodire una inalienabile gioia bambina e gli adolescenti diventano i nostri provocatori e preziosi compagni di una insurrezione poetica salvifica che semina cieli nuovi e terra nuova.
    Forse la sfida epocale che ci riguarda tutti, specialmente gli “adulti”, il nostro unico compito , così altamente compiuto da Etty Hillesum, è quello di “portare ordine e armonia nel caos che regna in me” per poter essere testimoni e guide autorevoli con gli adolescenti.
    Potremo così nel laboratorio di nuova umanità, pregustare cieli nuovi e terra nuova e talvolta arrivare a sperimentare l’armonia del canto celeste come rispecchiamento della bellezza delle relazioni risanate e coniugate col Cielo.
    Grazie ancora a Marco, a Carla e ai suoi ragazzi perchè quando intravedo questa Nuova Umanità in cammino, il cuore mi si riempie di gioia…
    Un caldo saluto
    Giuseppina

  10. Caro Marco ti ringrazio per il post e per la risposta che hai dato a Lea, molto chiara, illuminante e rincuorante.
    Scusami se ti spingo ancora ad andare fuori tema, ma questa materia-energia comune al cielo e alla terra, questo “strato morbido e cangiante, al fondo del fondo della materia” ha dato scientificamente anche indizi di “Intelligenza” ?

    Un caro saluto

  11. Filippo Tocci dice:

    Grazie Marco per questo tuo articolo. È davvero incredibile pensare a come stanno le cose: noi siamo un dono dell’Universo, e siamo liberi, sempre e in ogni condizione, come ci insegna Etty, di rispondere (corrispondere = rispondere con, insieme) al suo appello a realizzarci come esseri umani. L’Universo non è fisso, immobile, la realtà non è già data, ma ci è affidata, non esiste al di fuori della nostra risposta. Non esiste un Universo là fuori, fatto in un certo modo, magari male, a cui noi possiamo o meno adeguarci, rassegnandoci perché “la dura realtà è questa”. E quindi Etty ci illumina dal campo di concentramento, e Primo Levi tiene lezione su Dante ai compagni. Questa è la libertà radicale che ci è affidata, e da cui spesso sfuggiamo per timore e pigrizia. Nulla ci può ridurre all’impotenza, dipende da noi, sempre: come rispondiamo alla vita che ci provoca? Il “mondo”, con i suoi assurdi metodi repressivi e violenti, ma oserei dire anche con le sue leggi meccanicistiche, fisse, inevitabili e necessarie, è già stato vinto…
    Filippo

  12. GianCarlo Salvoldi dice:

    Caro Marco astronomo, hai la Grazia di coniugare in te fede e scienza, e sei una modalità di coniugazione di Cielo e Terra: grazie per il dono che hai ricevuto e che condividi creativamente con noi.
    Il Cosmo ha sempre parlato all’uomo anche quando lo considerava “Firmamento”, cioè fermo e stabile e statico.
    Anche il pastore senza scienza né filosofia, quando guardava il cielo stellato, si sentiva connesso all’infinito e alla sua vita e lo desiderava.
    Infatti il termine “desiderio” che deriva dal latino “de-sidera”= dalle stelle”, significa la spinta potente che l’uomo avverte in sé a rispondere ad un richiamo che viene dalle stelle.
    Guardando il cielo stellato l’uomo avverte poeticamente “nostalgia”, termine che deriva dal greco antico
    “nòstou-àlgos=dolore del ritorno”, e significa anelito a ritornare.
    E ritornare dove, se non dove sei già stato, da dove cioè provieni, da qualcuno di cui sei figlio, e con cui sei Uno?
    L’uomo è vivo nel Cosmo e non gettato a caso, ed è in un’unica Storia che ha un Senso.
    Marco ci stai dicendo che il Cosmo ” vivo, plastico, morbido” che intravediamo parla ancora all’uomo e più di allora ed anzi ci chiama al dialogo ed alla relazione.
    Se nella fede crediamo che tutto è Uno nell’unico Spirito, con la visione scientifica che tu ci offri diventa meno assurdo il mistero dell’Incarnazione, scandalo per i sapienti del “mondo”.
    E le dicotomie anima/corpo, cielo/terra, spiritualità/materialismo si indeboliscono.
    E in misura direttamente proporzionale al loro indebolimento cresce la bellezza dell’integrità, dell’Unità nella distinzione tra Padre e Figlio, cioè tra Dio e l’uomo.
    Vede il cielo come un cieco chi guarda il Cielo senza la Terra o la Terra senza il Cielo: non può abitare realmente, in pace e con gioia, né l’una né l’altro.
    In “Darsipace” abbiamo la possibilità di cercare e cercarci nella terra profonda del nostro io affidandoci ad un “Cielo”, del quale oggi anche la scienza intravede che qualcosa condividiamo.
    Un abbraccio, Giancarlo

  13. Gentile Aldo,

    perdonami la apparente “paradossalità” della risposta, ma ti assicuro che non è – nella mia intenzione – una “boutade”. Direi proprio di sì, questo strato che io voglio pensare come morbido e cangiante, ha dato chiaramente segnali ed indizi di intelligenza. Li ha dati da tempo.

    Siamo noi stessi.

    Un caro saluto!

  14. Caro Filippo,

    mi sento di sposare al 100% le tue considerazioni. E’ questa la portata enorme di questa rivoluzione che abbiamo in potere di compiere. E che ci fa tanta fatica, perché è un diverso modo di guardare, prima di tutto, ed è necessaria una buona palestra: una guida e una palestra. E poi quando finalmente arriveremo a capire di poterlo fare, di potercela fare, capiremo, come dici tu, che “il mondo è già stato vinto”. Arriveremo a comprendere dall’interno le traiettorie di Etty, e di Levi.

    Ma credo sarà un capire “attivo”, fatto con la pancia e la carne e tutto il resto, non appena con la mente.
    Una vera rivoluzione.

  15. Cara Giuseppina,

    tu ben scrivi, “iniziamo a ritrovare e custodire una inalienabile gioia bambina e gli adolescenti diventano i nostri provocatori e preziosi compagni di una insurrezione poetica salvifica che semina cieli nuovi e terra nuova.”

    Ed hai proprio ragione! E il tuo lavoro appassionato con i ragazzi, come quello di Carla Ribichini, mi riempiono di speranza proprio per questi piccoli uomini che si affacciano adesso al mondo degli adulti. Che in questo (pseudo)universo morente, che è in travaglio acutissimo verso il nuovo, siano esposti ad una parola “diversa”, che è essenzialmente, prima di tutto, una “bene-dizione” su sé stessi, è una cosa quasi dell’altro mondo. Dell’altro mondo, in questo mondo. E come ho detto a Carla, e ne sono convinto, una cosa di una portata potenzialmente altissima, che può letteralmente salvare delle vite.

    Grazie per questo lavoro che fate, un abbraccio!

  16. Caro Giancarlo,

    mi dici “Vede il cielo come un cieco chi guarda il Cielo senza la Terra o la Terra senza il Cielo: non può abitare realmente, in pace e con gioia, né l’una né l’altro”, è proprio quello che mi sentivo di esprimere nel post. Ci sono laboratori che insegnano che “vivendo nella carne” (per rubare il titolo ad un libro di Luigi Giussani) è l’unico modo di vivere su questa Terra: un vivere nella carne riempiendo il cuore di cielo, di stelle. Appena si può. Come faceva Etty, ragazza carnalissima e piena di cielo, allo stesso tempo.

    E Darsi Pace è un laboratorio benedetto, in questo senso. Una grande opportunità, davvero per tutti.

  17. Grazie per la tua risposta sorprendente, ma così vera, così semplicemente VERA.

    Tante volte ho ascoltato Marco Guzzi dire che noi siamo forme dell’universo, forme attraverso le quali l’universo diventa consapevole di se stesso.
    Sono una goccia di universo che, chissà per quale miracolo, ha coscienza di sé, del proprio esistere e si interroga sul perché.

    Ma dimentico subito di guardare la realtà con questi occhi nuovi.

    Un caro saluto

  18. Grazie a Marco C. per il suo affascinante post e per i successivi commenti, uno più interessante dell’altro!
    La scienza mi appare più” vicina” e più” umana” ( parlo ovviamente da profana) dopo queste riflessioni, nelle quali possiamo in un certo senso rispecchiarci tutti!
    Un caro saluto
    Eliana

  19. Grazie a te Eliana!

    Sì, la scienza è propriamente “umanissima”, e vorrei dire “ma è tutto un malinteso!” (oppure la classica “posso spiegare tutto, non è come pensi”, spesa a volte in altre situazioni) quando questa idea, purtroppo ancora molto radicata, di scienza come “apparato tecnico-matematico” decisamente molto poco morbida e relazionale, ci viene ancora incontro o ci viene proposta dai media.

    Per questa immagine, che mi ha fatto molto soffrire, sento l’esigenza di trovare una parola risanante sull’impresa scientifica, di seguire con passione la trama di articolazioni e di rimandi che la scienza “vera” intrattiene con tutta l’avventura umana, nel suo senso più pieno. Perché riappropriarci della scienza, riscoprirne anche gli agganci più “spirituali”, è una operazione culturale potentissima, che avviene a beneficio di tutti.

    Un abbraccio

  20. Grazie davvero infinite, caro Marco C., per questo tuo post, che mi giunge in queste giornate della mia vita (ho 66 anni) in cui sono visitato da Kairos in una maniera così stupefacente da sembrare incredibile. E in questo contesto le tue note si inseriscono alla maniera di un potente rafforzativo, della serie “capiscila dunque!” Per favore, come ti ho già detto in una precedente occasione, continua a scrivere su questa rubrica, e che Dio ti benedica.

  21. Grazie Benigno,

    sono proprio contento delle tue parole, che danno sostegno e alimento al mio piccolo lavoro.
    Sentirne l’utilità è l’emozione più bella, ed è qualcosa che rimane.
    Grazie e seguici, se già non lo fai, anche su altrascienza.it

    Dio benedica te, ci benedica tutti.

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