LA LIBERTÀ DEL NASCENTE – UNA TESTIMONIANZA

Commenti

  1. giancarlo salvoldi dice

    Certo, “sono un corpo e parlo”, e dai voce, adesso, a quell’Universo che ti si rivela attraverso la ricerca filosofica e la cardiacità accompagnate da insopprimibile anelito alla libertà. Non ti lasci intrappolare dalle gabbie del razionalismo arido e non ti fai travolgere da tormenti esistenziali perchè vedi la luce e la “senti” in te: così diventi a tua volta un faro.
    Hai avuto la grazia di avviare un cammino iniziatico che pacatamente ti riempie di speranza e di forza.
    La nostra speranza è confermata dal fatto che un infinito numero di persone giovani non sopportano più l’inganno e l’apparenza del mondo e appena trovano proposte di Via, Verità, Vita, corrono ad abbeverarsi a quell’acqua che disseta e che diventerà sorgente di vita eterna, e cioè di salvezza.
    Chi va in quella direzione verrà contrastato, ma riceverà anche la forza continuare. Grazie e buon lavoro.

  2. Cara Ida, giustamente scrivi “Fortunatamente sono nata in un periodo che può anche godere delle scoperte della fisica quantistica del secolo scorso, quindi cerco di non dimenticare che la scienza ha dimostrato la consistenza sostanzialmente vuota della materia” e poi più avanti “Quanto ancora vogliamo fare finta di sapere e di conoscerci ripetendo sempre le stesse re-azioni e lo stesso mondo meccanico? Il mondo di una fisica superata per certi aspetti…”

    Perdonami se leggo con “attenzione professionale” il tuo scritto che, peraltro, ha agganci consistenti in molte altre direzioni. Ma questo mi riporta a pensare che una vera riformulazione dell’io, il lavoro che proviamo a fare qui (e in tanti altri posti), una “riscrittura in bella” (per dirla con Guzzi) delle nostre storie, secondo un’angolatura più ariosa e meno autopunitiva, è un’opera “tosta” che non può prescindere da come vediamo il mondo “fisico” e l’universo attorno a noi.

    Sì, cara Ida, la fisica già ormai da quasi un secolo ha fatto esplodere una “bomba” che rivoluziona tutto il nostro modo di pensare. La quantistica, con la mente vecchia, “non si capisce” assolutamente. C’è bisogno di fare un salto, stiamo correndo a fiato corto dietro i risultati della scienza che stavolta ci precedono in saggezza, e noi facciamo ancora fatica a cambiare mente. In verità la nostra mente è ancora quella della fisica tardo-ottocentesca: tutto azione e reazione e roba solida, come dici tu, da “afferrare”, da conquistare, da predare. Particelle come mattoni che costruiscono pian piano tutto quel che c’è, quel che si “tocca”.

    La nuova fisica invece dice che il “quanto” fondamentale della realtà è relazione. Dice che un ente che non si relaziona con altro non può avere alcuna proprietà – ogni caratteristica, colore temperatura, massa e via di questo passo – viene da una connessione con altri enti. In AltraScienza proviamo a ragionare su questi temi, con pazienza ed umiltà.

    Tornare al passo con quanto la fisica ci sta mostrando, è un lavoro arduo.
    Però anche, bellissimo ed esaltante.

    Grazie per il tuo bel contributo, auguri di buon cammino.

  3. Si, il mondo di oggi è proprio in crisi. Basta parlare e fare qualche domanda a qualche conoscente molto ottimista, per trovare un silenzio senza replica. Ascoltando commenti sui social di persone autorevoli, si può leggere una visione attuale della società estremamente negativa e buia.
    Anche in ambito religioso, in particolare questa domenica, con il personaggio di Giovanni Battista, vestito di stracci, abitante nel deserto, non certo allineato alla società di allora.
    Certo, un cammino di uscita da questo tunnel è apparentemente impensabile, come impensabili sono alcune esperienze fatte nel corso degli esercizi nei gruppi Darsi Pace
    Anch’io praticante del 2 anno

  4. Grazie a voi Giancarlo, Marco e Francesco. In effetti l’alternativa oggi non può più prescindere dal piano spirituale, fisico e politico, come molto brevemente posso riassumere dai vostri commenti. Siamo chiamati ad una nuova modalità relazionale, sì. Il vecchio io è scaduto e marcio e ne stiamo subendo quotidianamente gli effetti e i contraccolpi. Una nuova sovranità erediterà questo mondo. Esistere-per-occupare il tempo e lo spazio ha fallito. Questo io omicida e suicida ci ha mentito “fin dal principio”… Oggi credo che sia un tempo sempre più propizio per ricevere la Grazia e il coraggio di smascherare, gradualmente e irreversibilmente, questo fallace teatro decadente. È estremamente difficile, ma il gioco facile è durato anche troppo secondo me. Possa una nuova speranza fondata accompagnarci pazientemente in questo cammino.

    Un caro saluto, Ida.

  5. Dario falconi dice

    Grazie di cuore cara Ida e “collega” di secondo anno.

    È bello sapersi sodali di questo faticoso cammino verso quel teatro “rinascente” che già si anima in noi.

    Un abbraccio,

    Dario

  6. Ciao Ida! Complimenti. Volevo chiederti se ho veramente capito ciò che stai cercando di dire. Dalle tue parole, per quello che ho potuto cogliere da esterna al tuo (e vostro) percorso, emerge una nostra dimensione interiore che è, al momento, una sorta di io di qualcun altro, ovvero è come se noi stessimo vivendo la vita di un grande essere che è, detta semplicisticamente, il meccanismo sociale (in tutte le sue sfaccettature, dalla politica alla famiglia). È per questo che, detta ancor più semplicisticamente, “tutto fa schifo”, perché tutto devia da ciò che si è naturalmente, essenzialmente. Questo percorso che stai (e state) facendo ti sta aiutando a capire che l’io non è solo uno, appunto, ma sono tanti e che per cambiare un mondo che ci sta lentamente uccidendo dobbiamo scegliere un io diverso, un io direi… “spirituale”? Noi dobbiamo cercare una connessione con le cose che non sia gestuale, ma spirituale: sentire non con le orecchie o il tatto, ma con l’anima. Educarci a questo renderebbe ogni cosa più primitiva, realmente vissuta. E in questo senso vivere il silenzio, e in questo senso percepire una materia vuota: vivere il silenzio esattamente per quello che è, vivere la materia esattamente per quello che è: non vuota, forse questo termine è un po’ fuorviante, ma relazione, connessione, inter-connessione. Credo che il senso sia spostare il nostro baricentro dall’esteriorità all’interiorità per connetterci con l’essenza di un mondo che così, spogliato di ogni sovrastruttura (dove Dio è morto, ovvero dove è crollata ogni nostra certezza), ci restituisca consapevolezza del nostro corpo, del nostro pensiero, di tutte quelle cose di cui la società ci ha completamente privato, di cui, aggiungerei io, noi ci siamo privati. Nietzsche diceva una cosa come “danzare sul mondo”, Wittgenstein parlava di una scala da abbandonare una volta raggiunto “il Mistico”. Dobbiamo tornare a noi stessi, noi come esseri umani, non come lupi tra gli altri lupi, ma come umani che, appunto perché tali, vivono l’irrazionale quanto il razionale, e una muta unione con il Tutto.

  7. Maria Carla dice

    Sì Ida, dalle tue “righe” si percepisce benissimo l’ aria che proviene dalla “brezza ignota che è la vita”…un desiderio forte di novità rigenerante, di nuova nascita, appunto, che si apre al rischio ma anche alla speranza…grazie di cuore e buon Natale !
    mcarla

  8. Cara Ludmilla, c’è molta carne al fuoco nel tuo commento e non posso risponderti quì in modo esaustivo, ma almeno vorrei sottolineare alcuni aspetti che poni perché appunto ambigui e meritano di essere messi un po’ più a fuoco.

    Innanzitutto tu dici “tutto devia da ciò che si è naturalmente, essenzialmente”. Ecco, io intanto direi che siamo costitutivamente il frutto di ciò che ci è dato naturalmente, in modo molto semplice ed evidente, vedi il corpo. Parlare di essenze già ci fa un po’ sconfinare dall’ambito naturale immanente. Quale è la mia essenza più propria? Io nel rispondere mi limiterei a prendere atto di ciò di cui ora sto facendo esperienza, perché credo che un sapere veramente fecondo parta solo da lì, dalla terra. Per conoscere il mio stato partirei da un semplice ascolto interiore molto concreto. Ad esempio potrei chiedermi: sto pensando i miei pensieri o quelli di qualcun’altro? Inoltre posso ascoltare, per esempio, come ogni pensiero agisca inevitabilmente nel mio corpo, mi contrae le spalle o mi distende i muscoli addominali. Posso quindi mirabilmente scoprire che le parole vissute e calate nel corpo, incarnate, plasmano la realtà fisica. Le parole hanno un grande potere reale! Una volta familiarizzato un pochino con ciò che mi blocca fisicamente ed energeticamente, posso imparare a riconoscerlo e solo dopo, ognuno a suo tempo, possiamo “scegliere” di sottrarci a questo io sofferente. Un io diverso, che rimane comunque misterioso, potrà emerge per sottrazione dal surplus dei nostri pesi, personali e collettivi. Io posso scegliere solo di non essere quell’io tanto indolenzito e disperato e imparare ad accoglierlo molto gradualmente e delicatamente. Per natura quindi ci troviamo in uno stato compresso e fondamentalmente violento, ma per il mistero della libertà possiamo a un certo punto decidere, reiteratamente, di abbandonarlo per farci abitare da un altro io, figlio di uno spirito donatore di vita e forza, di protezione e di salvezza direi. In quello stato l’io è un altro, come diceva Rimbaud: “Je est un autre”.

    La connessione col mondo di cui parli sarà conseguenza, sul piano naturale, di questa scelta. Ma non può essere causa di questo stato, perché non posso oggettivizzarla e afferrarla. In verità posso solo viverla ricevendola passivamente nella sua incondizionatezza quando mi abbandono sul fondo abissale del mio essere.

    Dici che “noi ci siamo privati” di ciò che il mondo ci ha tolto. Beh, intanto anche quì, cerchiamo di vedere di cosa la natura ci priva già di suo. Se ne fossimo un po’ più consapevoli di certo ce ne priveremmo in minor misura. Ci troviamo così dalla nascita, la colpa misteriosa di questo stato nel cristianesimo prende il nome di “peccato”. Già ascoltare un minimo questa ferita in noi è un dono che sorpassa di gran lunga l’infinita concatenazione di cause e di sofferenze. Nell’ascolto possiamo proprio bucare il tempo-dolore e rigenerarci in questo stato di grazia.

    Questa passività è ciò che il cristianesimo ha sviluppato particolarmente ad esempio rispetto all’oriente. “Una volta raggiunto il mistico” possiamo scendere a terra più fortificati e comunicare al mondo uno stato concreto dell’essere capace di trasformarlo per davvero. Non solo parole astratte, ma parole che si fanno carne!

    Scusa se mi sono dilungata un po’, ma molto si potrebbe dire ancora per spiegare meglio. Spero di essere stata abbastanza comorensibile. Ad ogni modo concludo riprendendo il tema duale di ragione Vs sragione o irrazionale che citi alla fine del tuo commento. Onestamente, e questo è il mio pensiero, credo che anche ciò che è apparentemente irrazionale abbia le sue ragioni in fondo. Le ragioni del cuore, di cui parlava Pascal, sono complesse da sviscerare, lo lascio fare agli psicologi, ma ci sono e già questo mi basta. In Darsi Pace infatti impariamo proprio ad accoglierle così per come sono e a liberarcene un po’ alla volta, goccia a goccia, trovando momenti di profondo sollievo e prendendo finalmente boccate d’aria nuova e di vita!

    Un abbraccio

  9. Grazie Dario e Maria. Un abbraccio ricambiato e buon proseguimento!

  10. GRAZIE Ida, Giancarlo, Marco, nomi che corrispondono a dei volti di compagni di viaggio che conosco e mi sono ben presenti per gli incontri più o meno recenti che ci uniscono al percorso che faccio da tempo in DP (anch’io sono al 2. anno, ma ripetente di lungo corso.)
    La tua testimonianza ,cara Ida, mi ha colpito soprattutto per la tua attenzione all’ascolto del corpo e del Silenzio da cui possono nascere parole ed esperienze vere, profonde e inedite che provengono da un coraggioso e fidente “corpo a corpo” con un io che sente sempre più di non essere Dio.
    Grazie perchè la nostra speranza brilla nella convinzione che sempre più tanti giovani come te, iniziano a scegliere di uscire dalla trappola dell’auto inganno, convinti che vale la pena tornare ad abbeverarsi alla Sorgente della Luce per essere fari di Luce.
    Buon Cammino di Libertà nel Nascente che è già venuto e che continua a venire per trovare dimora in ognuno di noi per DARCI PACE.
    Giuseppina Nieddu

  11. Ciao! Ho letto il tuo articolo tutto d’ un fiato, e trovo che giá al secondo anno hai colto chiaramente l’ importanza di questo percorso, e la preziositá di un possibile altro! Condivido il tuo punto di vista, e non aggiungerei nulla.
    Solo, forse ti potrebbe interessare un libro che sto leggendo ( citato da Marco) che affronta in modo particolare, soprattutto, la cristianitá.
    E quel che ne consegue. Di: Dominique Collin – il cristianesimo non esiste ancora – Buon Cammino!

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