” 9 febbraio 2025: Quanta fame ho, quanto pane riesco a chiederti.
Sono una cristiana che non sa pregare.”
Ascolto ancora, rileggo, poi la poesia delle parole mette insieme mente e cuore permettendo intuizione, rivelazione.
È fare un salto verso l’alto: succede qualcosa senza alcuna causa.
Qualcuno da fuori parla, dice, rivela, e io ascolto, ascolto, ascolto, finché non sono anch’io quella stessa voce, quella stessa parola; la pronuncio abbandonandomi, dissolvendomi in essa, ci credo e nel pronunciarla avverto di realizzare quello che dice, sento con tutta me stessa che è vera come lo sono io. Sento di essere FIGLIA in quel nome dal suono dolcissimo: GESU’, che lui è un Tu con me. Con me presente. E anche che siamo un Uno, un tutto che si dilata infinito e presente.
E questo è reale, concreto, organico nello stato di un corpo che cambia, si fa caldo, apre la cavità del cuore per contenere sangue, fuoco, anima e Spirito, e poi dagli occhi lacrime come acqua battesimale in cui risorgere.
Uno stato di mistica contemplazione, di ordine, bellezza che modifica parole e pensieri. E fa stare bene!
Così mentre mi trasformo e trasformo credendo alla verità di ciò che ascolto e accade, scopro la preghiera.
Prego e scrivo (io “bambina grande”, che per il continente dell’infanzia giravo chiedendo al silenzio: “ma chi è questo Gesù, e Cristo e Dio, e lo Spirito Santo? Sono uno, due, tre??? E poi nel dubbio declamavo le orazioni al Dio delle suore, quello austero con la barba che a volte si affacciava dai batuffoli di nuvole, promettendo il Paradiso se buona mi facevo!”).
Prego e scrivo. Dal diario dei miei passi: 3 marzo 2025
“Commuove la bellezza, il mistero di una fede, la verità di sentirsi generata,
la bambina che la sera sopra il cuscino inginocchiata pregava.”
“Forse è così: magnifico questo forse affacciato sul mistero”
“Oggi riposo nella gioia sconosciuta
Vivo vivo vivo nell’abbraccio del creare”.
“Tendere l’orecchio al soffio dello Spirito.
Diventare Spirito”.
“E nella gioia essere una voce che prega.”
“Spazio celeste all’infinito si offre, per benedire, un grazie pregare.”
“O Gesù, quanto mi è caro il tuo nome, e anche il mio e ogni cosa del mondo.
Imparo la vita delicata, amorevole”.
Dal silenzio, dal mistero parole mie, non mie. Trascendere lo stato interiore ordinario, l’ordinaria apparenza delle cose, farsi orecchio, accorgersi di quel soffio impercettibile ma così nitido e purissimo dello Spirito che passa e tocca; luce che dentro subito irradia, piccoli barlumi le parole che spuntano così, semplici e nude, bianche di candore e innocenza.
Nessuna regola, tecnica, o metrica, scritte solo perché ci credi, perché scaldano e servono mentre si scrivono. Ma presto, presto, perché basta un battito di ciglia per raffreddare il corpo, ritirare il cuore, leggerle ridicole, umiliarle, separarle.
E ogni senso si perde.
E Gesù, non lo puoi chiamare, perché non lo conosci!
La bambina si è rinfilata subito il pigiama tornando alle sue domande, a chi credere pregare ….
Dalla ricerca del cuore, dall’officina della mia scrittura, l’esperienza spirituale del comprendere credere e realizzare parole. Un processo creativo che muta lungo il percorso di DARSI PACE.
“Pensare significa spostarsi, camminare, viaggiare, se non ci spostiamo non pensiamo, “dice Marco Guzzi. E dunque considero questa testimonianza uno spostarsi un passo più in là, uno sporgersi in avanti.
Affatto facile presentarla, ma questo gesto di condivisione è un esercizio di viva fiducia nella propria trasformazione, nella possibilità di esprimere, far dono di sé
È anche la scelta di una responsabilità, non legata alla necessità, alla pesantezza dei condizionamenti, ma unaresponsabilità leggera e più alta, verso la vita nella sua essenza, responsabile di irradiare energia vitale, di contagiare, moltiplicare.
È stato un istante, solo un poetico istante?? Ma era così viva intensa estatica, la vita!! E tutta per me!!!
Un pensiero leggero, una conoscenza innocente magica luminosa…
E solo rivolgendo occhi e cuore all’intensità, all’essenza dell’esistere!!!
Ma presto, presto, che anche questo scrivere è solo un poetico istante: una rilettura ancora, e tutto fugge di nuovo.
E nessuna libera voce si alza per essere ascoltata.
Grazie dell’attenzione, grazie a Darsi Pace che fa crescere vita in me.
Serena
2 risposte
e poi dagli occhi lacrime come acqua battesimale in cui risorgere.
Uno stato di mistica. …..grazie Serena per questa tua condivisione che mi ricorda molte mie sensazioni
…e un paio di grandi lacrime risananti e purificanti le hai strappate anche a me, cara Serena. Un caldo abbraccio e buon percorso