Darsi Pace e lo Shiatsu del cuore: due vie, una sorgente

Quando la parola e il tocco diventano una sola preghiera

Nel 2021 stavo attraversando un periodo difficile e molto doloroso della mia vita. Tutto mi appariva confuso e privo di senso.

Cercavo una parola che non fosse consolatoria ma vera, una luce che non negasse il buio, un segno che mi dicesse che non tutto era perduto.

Fu allora che, quasi per caso, incontrai la voce di Marco Guzzi in un’intervista su YouTube.

Il titolo dell’intervista era: “La rivoluzione è dentro di noi”, una frase che mi colpì profondamente.

Non conoscevo né lui né il movimento Darsi Pace, ma sentii immediatamente che quella voce portava un messaggio nuovo. Diceva quel che inconsciamente sentivo ma che non sarei stato in grado di esprimere.

L’intervista, condotta da Margherita Furlan per Casa del Sole TV, cominciava con un’immagine che non avrei più dimenticato: “Bisogna essere completamente pazzi e avere completamente ragione.

In quelle parole riconobbi il paradosso del nostro tempo: la follia apparente di chi crede ancora nella trasformazione e la ragione profonda di chi osa guardare dentro di sé.

Guzzi parlava di liberazione interiore e trasformazione del mondo

come di due aspetti inseparabili della stessa rivoluzione.

Per la prima volta qualcuno mi mostrava con chiarezza che non esiste cambiamento sociale senza un cambiamento del cuore e che la crisi della Terra è la stessa crisi della nostra coscienza.

Sentii, ascoltandolo, che quella era la chiave che avevo sempre cercato: unire il cielo e la terra, la contemplazione e l’azione, lo spirito e la materia.

Passarono alcuni mesi. Continuai a seguire i suoi interventi, a cercare i video di Darsi Pace, finché nel settembre di quell’anno decisi di iscrivermi

ai gruppi.

Sin dal primo incontro compresi che non bastava ascoltare.

Le parole che venivano pronunciate erano troppo dense, troppo vere per lasciarle scivolare via.

Così, d’istinto, cominciai a trascrivere tutto. Ogni frase, ogni intuizione, ogni passaggio meditativo.

Sentivo che in quelle parole c’erano le pietre angolari della mia vita — proprio come i 36 incontri del triennio vengono chiamati nel percorso: trentasei pietre che costruiscono un tempio interiore.

Trascrivere divenne per me una pratica spirituale. Scrivevo lentamente, parola dopo parola, come si posa una pietra sull’altra.

Non era un semplice lavoro di memoria: era un atto di devozione, un modo per far sedimentare dentro di me ciò che stavo ricevendo.

Con il tempo le trascrizioni si fecero più precise, più ricche di sfumature. Ogni rilettura mi permetteva di ritornare a quella sorgente e di abbeverarmi di nuovo.

La pratica meditativa, intanto, cresceva.

All’inizio riuscivo a restare in silenzio solo per pochi minuti, poi — lentamente — la quiete cominciò a radicarsi.

Scoprii la verità delle parole di Marco Guzzi: “Mente di praticante, mente di principiante.”

In questo cammino non si arriva mai: si rinasce, ogni volta.

Un anno dopo, quasi senza rendermene conto, mi trovai a intraprendere un altro cammino: quello per diventare operatore Shiatsu.

Non saprei dire se questa scelta sia stata un effetto collaterale di Darsi Pace, ma oggi so che le due vie erano già unite da un filo invisibile.

Era come se una mano misteriosa mi stesse guidando in una direzione a me ignota — una mano che non si impone, ma che accompagna.

Con il tempo, la convergenza divenne chiara:

Darsi Pace lavora sull’energia della parola, lo Shiatsu sull’energia del

corpo, ma in entrambi si tratta di ascoltare, lasciar fluire, non forzare. La meditazione mi insegnava a respirare nel cuore; lo Shiatsu mi insegnava a toccare con il cuore.

La pratica dell’una nutriva l’altra.

Entrambe erano vie di guarigione, entrambe chiamavano alla stessa umiltà: diventare strumento.

Ricordo il momento in cui compresi che non erano due cammini, ma uno solo.

Fu quando ascoltai la Preghiera dei Figli di Dio, che dice:

“…Fa’ di me uno strumento gioioso e fiducioso della Tua grazia, fa’ che io possa portare guarigione e illuminazione a tutti,

così la nostra gioia sarà piena.

Quelle parole illuminarono il mio gesto che adesso chiamo: lo Shiatsu del cuore.

Ogni trattamento, ogni contatto, è diventato per me un modo per condividere con gli altri quella pace che trovo nella pratica meditativa. Un modo per sussurrare alle cellule che la vita è buona, che possono tornare a vibrare, che non sono separate, che tutto è Uno.

Oggi, guardando indietro, vedo che la mia vita non è fatta di vie parallele ma di correnti che si fondono.

La parola e il tocco, la meditazione e la cura, l’ascolto e la presenza sono solo diverse forme della stessa forza: l’amore che trasforma.

E così posso dire, con gratitudine silenziosa:

La vera rivoluzione è dentro di noi.

Ogni parola meditata, ogni respiro consapevole, ogni tocco che nasce dal cuore è un atto di pace.

E in questo gesto semplice, la sorgente non si esaurisce mai.

P.S.

Adesso sto frequentando il primo anno del secondo approfondimento di

Darsi Pace (quindi il sesto anno).

Continuo a trascrivere tutti gli incontri e quando completerò i sette anni del percorso ripartirò da capo!

Lo Shiatsu è una pratica giapponese di riequilibrio energetico che, attraverso la pressione delle mani, favorisce benessere e consapevolezza interiore.

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5 risposte

  1. Quando diciamo “avere tatto”, intendiamo delicatezza.
    Il tatto è un senso particolare, perché è l’unico esteso su / in tutto il corpo. Ci espone al mondo con tutto noi stessi. Perciòò abbiamo bisogno di essere toccati e di “toccare con il cuore”, dove la separazione si dissolve e l’esperienza diventa quella della relazione.
    Non è un caso che gli astuti fabbricatori di tecnologia digitale abbiano inventato il touch, per creare un’intimità con il dispositivo che così ci entra nel cuore…
    iside

  2. Grazie Carlo per la condivisione. Le tue parole sono energia che si rinnova nell’ascolto.

  3. Molto bello!

    Le parole mi hanno toccato profondamente esatto come i tuoi trattementi di shiatsu.

    Grazie per la condivisione!

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