La mia storia è la storia di tanti, ma…è la mia, quella pensata per me, ritagliata e cucita su di me con cura e quindi unica e irripetibile. È solo uno sguardo fuggevole sul mio percorso di vita, quello che sento di poter offrire qui, oggi, a voi.
Ho ricordi di me bambina, tranquilla, un po’ seriosa, attenta a tutto quello che succedeva fuori e dentro di me, innamorata della Vita, che vedevo fiorire così diversa in ciascuno.
Osservavo, ascoltavo, annusavo, filtravo e il cuore giovane, inesperto eppure dotato di una sapienza antica, che mi abitava per Grazia, era attratto e affascinato dalla Pace, che percepiva reale e viva e palpitante proprio nelle persone che, più di altre, sembravano riuscire a “stare nel dolore”, quelle forgiate a ferro e fuoco dai vari casi dell’esistenza.
Ho iniziato a scrivere piccoli e grandi pensieri, che ero ancora una bambina. Scrivere era necessario per me. Anche nelle turbolenze dell’adolescenza, mi sorgeva dentro il bisogno prepotente di ritagliarmi spazi silenziosi, in cui lasciare scivolare sulla carta, così, liberamente, senza filtri né censure, tutto quello che dentro di me traboccava e aveva l’impellente necessità di essere versato. Un po’ come quando si apre una diga: l’acqua raccolta viene giù, sporca o pulita, limpida o opaca, fredda o calda…così com’è. Non sempre rileggevo, ma quando provavo a farlo scoprivo del materiale per me inedito. Non mi sembrava la mia penna quella!
Mi sono circondata di persone “belle”, persone “piene”, con le quali provare a interpretare il Senso del Tutto, che coglievo vivo e profondo, ardente e penetrante, ma anche immensamente doloroso.
Ho potuto vivere esperienze, tante e diverse tra loro. Sono una persona timida, un po’ insicura, quando devo affrontare una novità non so farlo a cuor leggero. Ma avevo bisogno di imparare, di capire. Ho scelto di fidarmi e di affidarmi ai “profeti”, quelle persone, vive o morte, che profumavano di buono e avevano il dono di spingermi verso la Vita. Erano calamite per me e porto ancora nel cuore i loro occhi luminosi, colmi di quello sguardo sereno e pacificato che illumina chi si sente sempre e ovunque nel posto giusto.
Piano piano ho capito che volevo sperimentare vie tanto diverse, perché avevo intuito che quello che cercavo era l’Uno, vivido in ognuno.
Poi è arrivata l’età adulta, intensa, feconda. Mi ha offerto in dono la realizzazione di tanti sogni che covavo nel cuore da sempre: sono diventata moglie, madre, insegnante. Tutte occasioni vitali, piene di gioia e… di tanta tanta fatica, di tanto tempo donato, di infinite energie profuse a pieno cuore, per…? Perché ho creduto che la mia presenza dovesse essere LA risposta ai bisogni di chi amavo, ho pensato che se avessi fatto tutto il possibile, e magari anche un po’ di impossibile, per tutti quelli che mi gravitavano intorno, avrei offerto loro la possibilità di essere felici. Così, cercando di sopperire a tutto, ho cominciato a “correre”, a mettere in fila attività “indispensabili” una dopo l’altra, fino a riempirmi le giornate e crollare a letto sfinita ogni sera. Come un automa, forte, capace, inarrestabile, ero ovunque, sempre, salda, decisa, attiva e produttiva.
Non so se ho perso il desiderio di vedere negli altri, nei bambini soprattutto, quel gioiello speciale che ciascuno porta in dono. Forse no… Ma sono sicura di aver perso il mio!
Mi sono tagliata via, piano piano, un pezzo alla volta, tutti gli spazi che erano vitali per me, tutti i raggi di luce sul mio cammino. “Per forza” mi ripetevo “adesso servo qui, devo fare questo, è urgente”. E poi “Se dico “non posso” ai miei figli, solo per ritagliarmi un tempo mio, che madre sono?” E ancora mi giustificavo riflettendo che “tanto i figli cresceranno e allora avrò tanto tempo per riprendermi i miei spazi”.
Così ho smesso di leggere il Vangelo ogni giorno, ho smesso di avere contatti con i “profeti” della mia vita, ho smesso di scrivere… Brancolavo nel buio, era notte fonda e l’alba era sempre più lontana. Finché a un certo punto, in un giorno di tristezza, ho realizzato che non piangevo più. Io, che ero sempre stata di lacrima facile, che mi commuovevo anche leggendo “Pinocchio” ai bambini in classe, non piangevo più.
Non ho avuto choc, esperienze drammatiche, scoperte esistenziali, lutti. Niente di tutto questo. Ma ho percepito con chiarezza che la vita mi stava scorrendo addosso e io lasciavo che passasse senza gustarne il sapore. Perché a volte anche nel gesto di spalancare le braccia finché si può, nel tentativo apparentemente “buono” di offrire e offrirsi, si perde la capacità di “raccogliere” e abbracciare stretto il senso del dono ricevuto.
Avevo 43 anni e 4 figli. Agli occhi di tutti una donna “bella” con una vita piena e gratificante, ma avevo smesso di cercare e la Gioia era sempre nell’istante fuggevole o in un futuro indefinito.
Una mia amica mi chiese se volevo iniziare con lei un’esperienza nuova. Mi presentò l’idea di un corso di meditazione cristiana dal titolo semplice e accattivante “Darsi Pace”. Mi colpì l’insieme delle parole:
“Darsi”: verbo molto concreto, operativo, quotidiano. Verbo usatissimo e intriso di vita familiare. Declinato nella sua forma riflessiva, capace dunque di rimetterti al centro di una ricerca che è prima di tutto una scelta tua, consapevole, adulta.
“Pace”: parola abusata e svuotata di significato agli occhi di molti, ha sempre avuto un fascino particolare per me. È una parola piccola, dal suono dolce, che non indica la fine dei conflitti, ma qualcosa di molto più grande. Porta in sé tutta la potenza dei miti e dei nonviolenti dentro la logica di chi è armato, la luce dei puri di cuore dentro la nebbia delle prepotenze.
“corso”: quindi c’era qualcuno disponibile a prendermi per mano e condurmi verso il Silenzio, quel silenzio che sapevo essere per me ri-creativo e ri-generante, un’oasi favorevole di benessere, nelle continue dinamiche fra luce e ombra. Un silenzio non ancora sperimentato nella forma meditativa.
“cristiana”: Gesù, Amore incarnato, fratello che ha camminato a piedi scalzi sulle vie polverose della Vita. Uomo e Dio, Padre e fratello. Chi sei? Da quanto tempo alberghi nel mio cuore senza che ti guardi davvero negli occhi?
È nato così per me l’incontro con “Darsi Pace”. Le parole della mia amica sono state il “primo passo” verso una nuova alba, l’inizio di quella che senz’altro Marco definirebbe la mia “rivoluzione”, stasera vorrei immaginarla come i primi raggi dell’alba.
4 risposte
Storia molto bella
Chi si trova in questo stato ha bisogno di un certo aiuto che solo voi potete dare
Si comincia piano piano e con il vostro supporto si vede luce
Grazie per tutto ciò che fate
Carissima Serena
é bello leggerti, desideravo molto che accadesse perché ho sempre percepito la tua persona colma di vita da rivelare, anche il tuo silenzio non l’ho mai percepito banale ma colmo di presenza, di ascolto, di ricerca sincera.
Sono contenta di averti incontrata.
Un abbraccio grato.
Chiara
Non è facile condividere la propria vita come hai fatto te Serena, ma da quando ti ho conosciuta ho sentito un grande spirito dentro di te! Ti voglio ringraziare per questa testimonianza di vita che dai a tutti noi!
Cara Serena, sono molto contenta per la condivisione di questa tua riflessione aperta, forte, semplice ed essenziale, profondamente Serena.
Cara Serena Venanti, considero veramente un dono l’esserci incontrate quest’estate in un tuo contesto familiare allargato e molto accogliente che rivela la multiforme Grazia di Dio che sempre ci chiama a Darci e DarePace, in maniera rispettosamente Rivoluzionaria…
Un abbraccio grande ed estensivo a tutti i tuoi cari e a quanti hanno la Grazia di incontrarti.
Giuseppina