L’ITALIA VINCE LA PACE 1948-1978 


Come l’Italia sconfitta nella II Guerra mondiale vinse la pace.
“La memoria veglia sulla dimensione del manifestarsi” G. Agamben


Oggi viviamo all’interno di una inarrestabile accelerazione storico-antropologica.
Il vecchio ordine bi-polare è ormai dissolto e, per noi italiani, diventa imperativo provare a tracciare una nuova linea da seguire.

80 anni fa l’Italia usciva sconfitta dalla II Guerra Mondiale, i cui vincitori ambivano a dividersene le spoglie.
Il lavoro di una nuova e giovane classe politica dirigente e l’indomabile volontà di alcune figure politiche in particolare:
Alcide De Gasperi che riuscì a garantire non solo l’integrità territoriale dell’Italia ma, attraverso il patto con Palmiro Togliatti, anche ad evitare che il Paese ripiombasse nella tragedia della guerra civile;
Enrico Mattei, che trasformò la perdita delle colonie nella opportunità di trasformare l’Italia in agente della decolonizzazione, con l’obiettivo del raggiungimento dell’indipendenza energetica nazionale;
e infine Aldo Moro che estese l’influenza italiana in tutto il bacino del Mediterraneo; fecero del nostro Paese uno Stato capace di garantire gli equilibri post-bellici anche nel vicino oriente.
Tutti, anche pagandone il prezzo con la loro stessa vita, contribuirono a far sì che, come ha mirabilmente scritto il giornalista investigativo e ricercatore G. Fasanella, “l’Italia, il Paese che era uscito sconfitto dalla II Guerra Mondiale riuscì a vincere la pace”.

Questa definizione ha ispirato il titolo di questo primo capitolo del ciclo che,  promosso da L’Indispensabile, abbiamo chiamato: L’ITALIA VINCE LA PACE,
dedicato proprio all’opera di questi tre straordinari statisti.

La visione strategica di quelle classi dirigenti della nostra storia repubblicana, che portarono l’Italia ad essere la quarta potenza economica e industriale del mondo e la seconda in Europa,
sia fonte, ispirazione e insegnamento per una nuova classe politica, capace di restituire al nostro Paese il ruolo di potenza mediterranea al servizio della pace, in una prospettiva di relazioni internazionali basate sui valori del rispetto e reciproco riconoscimento degli interessi nazionali.

Noi speriamo di offrire semi di riflessione, spunti di domande, per una nuova “grammatica storica”, per costruire una inedita sintassi interpretativa, per immaginare nuove logiche di convivenza tra i popoli.
Seguendo un cammino a ritroso, si vuole leggere l’oggi cercando nel passato le radici e le ragioni, per comprendere le cause determinanti l’assetto contemporaneo e i rivolgimenti che stiamo vivendo.
Questo il senso ed il significato del ciclo  L’ITALIA VINCE LA PACE!

A tale proposito sia utile ricordare una breve riflessione del filosofo Giorgio Agamben: “Noi pensiamo che le possibilità siano nel futuro, ma questa è una delle sciocchezze che ci dicono i potenti… e indirizzandoci al futuro ci situano in un luogo che non esiste.”
E’ quindi non per tornare indietro ma per andare avanti avendo per base radici forti, perché come dice ancora Agamben “La memoria veglia sulla dimensione del manifestarsi” e allora partiamo da qui dalla nostra storia, ricca e diversificata, come metafora rivoluzionaria della “Nuova umanità”.

La domanda che ci siamo ed abbiamo posto è se l’Italia conservi ancora in sé le conoscenze e le capacità creative per contribuire alla costruzione della pace, come nazione che incarni la relazione tra i popoli.

Accettare questa sfida è allora “impossibile ma indispensabile”, così come esortò Marco Guzzi quando venne lanciata la “Carta della nuova umanità”.

In questi primi tre episodi giovani economisti, poeti, e filosofi come Luca Cimichella, Gabriele Guzzi, Francesco Marabotti e Davide Sabatino; giornalisti investigativi, ricercatori e appassionati di storia quali Giovanni Fasanella e Franco Fracassi e storici della filosofia e del diritto come il Professore Geminello Preterossi, ognuno con la propria partecipazione e il proprio contribuito, hanno reso possibile la realizzazione di questo primo capitolo del ciclo “L’ITALIA VINCE LA PACE”.

Condividi articolo

2 risposte

  1. L’Italia è stata capace di fare quello non perchè era neutrale, come la svizzera le cui banche hanno sempre garantito una relativa sovranità, ma perchè era inserita saldamente dentro la NATO e dentro l’allora CEE (oggi UE).
    Senza queste due realtà (sicurezza militare una, e propulsione economica l’altra) non sarebbe stato possibile farlo.
    Oggi potrebbe giocare un nuovo ruolo sia in UE sia in modo indipendente ma haimé la classe politica di oggi ne è del tutto incapace perchè impreparata culturalmente ad affrontare le sfide storiche attuali. Come anche gran parte dei leader europei.

  2. Ciao Fabrizio, in realtà uno degli scopi di questo ciclo e’ oltre che ridestare l’attenzione sulla politica di quegli anni e anche, ma direi in particolare, quello di rivolgersi ai giovani da cui dovranno emergere le nuove classi politiche e dirigenti di domani.
    Grazie per le tue osservazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *